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Marchio CE, Conformità Europea o China Export?

domenica, 10 gennaio 2010

Spesso in modo quasi scherzoso si è sentito e si sente parlare di CE come China Export, tralasciando gli aspetti legali, vediamo l’origine di questo “scherzo”.

Tutte le direttive e tutte le normative Europee, dicono chiaramente che solo chi risiede all’interno della CEE o ha in questo ambito un legale rappresentante, può apporre il Marchio CE. Ne consegue che chi sta al di fuori della CEE non può apporlo!

Cosa hanno escogitato i simpatici cinesi, ma nella realtà tutti coloro che stanno al di fuori della CEE ed anche quelli che operando all’interno di questa, vogliono fare i furbi, eliminando di fatto la loro rintracciabilità?

Hanno apposto un Marchio CE simile a quello regolare, ma con lievi modifiche, di solito hanno avvicinato la C e la E, in modo da sembrare il marchio richiesto dalla Comunità Europea, però di fatto differenziandosi da esso.

Quando ad un eventuale e raro controllo, qualche autorità eccepiva che quel marchio non poteva essere apposto dal “cinese” di turno, questo diceva: non si tratta del Marchio CE, ma dell’acronimo di China Export, pensando e qualche volta riuscendo, ad eludere o evitare le giuste sanzioni.

La Comunità Europea ha chiarito in modo inequivocabile la forma e le dimensioni del Marchio CE, ed ha diffidato chiunque da appore marchi che imitassero o simulassero quello corretto.

Ricordiamo che la forma corretta del Marchio CE è quella presente nell’intestazione delle nostre pagine, dove la C e la E sono ricavate da due cerchi che si compenetrano e la dimensione minima in altezza deve essere di 5 mm.

A complicare le cose ci si mette anche la sbadattaggine e l’ignoranza, per cui anche prodotti certamente rispettosi delle norme e delle direttive sono marcati in modo scorretto e ATTENZIONE: non parliamo di prodotti di piccole aziende che non sanno ciò che fanno, ad esempio le chiavette Vodafone, per la navigazione in Internet, hanno il Marchio CE sbagliato, e Vi assicuriamo che non si tratta di un caso isolato.

Quindi tra coloro che vogliono fare i furbi, applicando il Marchio CE contraffatto e coloro che proprio furbi non sono ed applicano il Marchio Ce sbagliato su prodotti corretti, la confusione si presenta totale. Forse una soluzione draconiana, ma efficace sarebbe l’applicazione letterale della legge, cioè ammenda di 2.500 euro, e sequestro dei prodotti.

Certo un atteggiamento drastico per un errore non troppo grave, però la domanda sorge spontanea: è così difficile eseguire un logo in modo corretto? Ed è possibile pensare che delle multinazionali non riescano a controllare una cosa così banale?

In fondo il risultato di queste sviste è quello di lasciare il consumatore nel dubbio: errore di stampa o China Export?

Marchio CE, ancora dubbi?

sabato, 9 gennaio 2010

Riceviamo in continuazione richieste di chiarimento su molti punti relativi all’applicazione del Marchio CE e da queste domande trapela spesso la convinzione che sia un atto burocratico e non sono chiari gli obiettivi di certe procedure.

Ribadiamo ancora una volta il punto fondamentale da cui partono tutte le direttive e tutte le normative che vengono emesse in merito al Marchio CE, questo punto è LA SICUREZZA.

Il legislatore quando approva e pubblica direttive e norme, parte dalla necessità di garantire all’utente finale la massima sicurezza possibile, compatibilmente con i progressi della tecnica e le possibilità produttive, per questa ragione molte norme e direttive vengono aggiornate in continuazione.

Quindi facendo intervenire il buon senso, ognuno è in grado di comprendere che sono i requisiti di sicurezza a determinare la complessità delle procedure da attivare per applicare il Marchio CE su un prodotto e non il suo costo commerciale o la sua diffusione.

Tanto più un prodotto può creare danni all’utente, come nel caso delle macchine, tanto più accurata deve essere l’analisi dei rischi e tanto più complessi gli interventi per eliminare o ridurre i pericoli.

Per tali ragioni e non per speculazioni commerciali, l’assistenza o l’attività eseguita internamente per applicare il Marchio CE, possono avere un costo estremamente variabile e passare da poche centinaia di euro a svariate migliaia.

Si dice in modo puramente teorico e retorico,  che la sicurezza non ha prezzo, ma i fatti quotidiani dimostrano che molto spesso non ha valore e proprio per garantire un minimo di sicurezza il Marchio CE può essere apposto solo dopo aver seguito un percorso ben definito, che non è la compilazione buracratica di moduli, ma la valutazione attenta di caratteristiche e circostanze.

Affrontate quindi l’applicazione del Marchio CE con l’obiettivo di ottenere dei prodotti sicuri prima ancora che funzionali, perchè è sempre meglio che vada fuori uso un prodotto piuttosto che chi lo usa.

Un prodotto sicuro è garanzia di tranquillità per chi lo utilizza, ma anche per chi lo produce e lo mette in commercio, altrimenti diventa una bomba ad orologeria, è solo questione di tempo.

Marcatura CE, il tornasole dell’ISO 9001

venerdì, 11 dicembre 2009

La cartina di tornasole è uno strumento semplice e talmente utile, che il suo significato ha travalicato i limiti della chimica ed oggi viene utilizzata anche nel linguaggio comune, per indicare un modo semplice per portare in evidenza qualche aspetto particolare.

Ovviamente non dice tutto e non è sofisticata, ma quando lancia un segnale cromatico, significa che ha individuato ciò che cercava.

Possiamo trovare qualcosa di simile nell’ambito della qualità? Ovvero esiste un metodo per dimostrare che un sistema di gestione per la qualità, non è gestito correttamente o peggio ancora, che una certificazione è stata “concessa”, anche in presenza di gravi non conformità?

La risposta è affermativa e si chiama Marcatura CE!

Quando un’organizzazione decide di adottare il sistema di gestione per la qualità nel rispetto delle norme ISO 9001 2008 ( ex 2000 ), deve prendere in considerazione le cosidette norme cogenti, che dovrebbe rispettare comunque, ma in questa situazione il condizionale non è più consentito.

Quindi per verificare in modo immediato, semplice ed efficace se esiste un “buco” nel sistema, una non conformità critica e di sistema, è sufficiente indagare sulla presenza o meno della Marcatura CE sui prodotti, nel caso questa sia prevista.

Sembrerebbe ovvio, che in presenza di una norma cogente e soprattutto operante nell’ambito della sicurezza di prodotto, le organizzazioni siano in regola, a prescindere dal rispetto o meno dell’ISO 9001 2008, ma così non è.

Chi scrive ha incontrato decine di aziende, con sistema di gestione per la qualità, certificate da fior di Enti Notificati, che non solo non marchiavano correttamente i prodotti, in alcuni casi non li marchiavano proprio.

La domanda sorge spontanea, possibile che Organismi Notificati, che in alcune loro aree operative forniscono anche il servizio di certificazione CE di prodotto, non controllino l’applicazione ed il rispetto delle Direttive sulla Marcatura CE, nelle aziende che certificano? Risposta : Si! Strano, ma possibile.

Questo è un altro dei tanti aspetti deformati delle ISO 9001 in Italia, dove è più facile comprare un titolo che studiare; ma non è così dappertutto, in altri Paesi i controlli esistono, e si apllica il criterio che controllati e controllori non possono e non devono avere interessi ed obiettivi comuni e che costa molto di più eludere le leggi che rispettarle.

Forse un giorno anche da noi dire ISO 9001, significherà parlare di qualità e non di carte, di gusto per il fatto bene e non nausea per moduli inutili. Forse.