Archivi per la categoria ‘la qualità secondo le norme ISO 9001 2008’

E pensare che è scritto chiaramente

mercoledì, 28 dicembre 2011

Non finiremo mai di stupirci della stupidità umana, anche la nostra ovviamente, ma ci sono degli episodi che meritano una citazione.

Un nostro cliente, produttore di stampi e che giustamente ha ritenuto opportuno implementare tutte le procedure di marcatura CE per essere in regola con la legge, ci ha interpellato qualche giorno fa, perchè era in difficoltà e desiderava avere da noi alcune conferme.

Il problema era il seguente: un loro committente aveva imposto l’acquisto della camera calda dello stampo ( funzionamento con tensione 220 V ) presso un fornitore specifico.

Questo fornitore consegnava la camera calda senza marcatura CE e senza dichiarazione di conformità, sostenendo ( mai per iscritto ) che questo prodotto non era soggetto a marcatura CE e per avvalorare la sua tesi allegava un articolo di un giornalista specializzato danese o comunque di un paese del nord Europa.

In questo articolo era scritto che in base all’articolo 2 paragrafo b della direttiva macchine, le attrezzature non sono soggette a marcatura CE.

Il fatto è che l’art. 2b descrive cosa sono le attrezzature, proprio perchè queste sono soggette alla direttiva e quindi alla marcatura CE, più chiaro di così non può essere.

Pur di difendere le proprie teorie “sbagliate”, “furbastre” e che mirano a sfuggire alle proprie responsabilità, si cercano sponde anche all’estero, dove certamente come da noi non mancano gli idioti.

Riportiamo di seguito sia l’articolo 1 che il 2b

1. La presente direttiva si applica ai seguenti prodotti:
a) macchine;
b) attrezzature intercambiabili;
c) componenti di sicurezza;
d) accessori di sollevamento; ecc, ecc.
2 b) «attrezzatura intercambiabile»: dispositivo che, dopo la
messa in servizio di una macchina o di un trattore, è assemblato
alla macchina o al trattore dall'operatore stesso al fine
di modificarne la funzione o apportare una nuova funzione,
nella misura in cui tale attrezzatura non è un utensile;

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Scusate il ritardo

martedì, 29 novembre 2011

Non avremmo mai immaginato che ci fossero dei lettori affezionati a questo blog e che seguono costantemente l’evoluzione e la pubblicazione degli articoli e dei commenti.

Naturalmente questo fa piacere, ma crea naturalmente un impegno che desideriamo rispettare, cioè pubblicare sempre nuovi articoli e ci scusiamo di questa recente assenza, dovuta a vari fattori.

Vorremmo con l’occasione chiedere la Vostra collaborazione, sia degli assidui sia degli altri frequentatori, per proporre nuovi argomenti ed approfondire temi anche già affrontati.

Ci piacerebbe insomma che oltre alle nostre conoscenze sulla marcatura CE, sull’ISO 9001 e su altre questioni tecniche, si potesse aprire uno scambio anche su altri argomenti relativi ad esempio a temi aziendali.

Svolgendo l’attività di consulenza aziendale da circa 36 anni, avremmo molte cose su cui scrivere e discutere, ma vorremmo che foste Voi a proporre nuovi temi, assicurando fin da ora che non saremo in grado di trattarli tutti compiutamente ed approfonditamente, ma almeno ci proveremo.

Entrando nel merito della marcatura CE, una delle sue componenti fondamentali è l’analisi dei rischi e su questa vogliamo fare una breve riflessione.

Al momento della progettazione e della creazione di un nuovo prodotto, dovrebbe essere svolta in modo compiuto e formale l’analisi dei rischi connessi al prodotto, alla sua produzione, utilizzo e smaltimento.

Dai contatti (numerosi) che abbiamo avuto fin’ora, anche con aziende multinazionali e certamente ben strutturate, abbiamo potuto constatare che praticamente nessuno svolge un’analisi dei rischi che si basi un un metodo validato, cioè studiato ed approvato.

Nel migliore dei casi è il progettista, con la sua personale esperienza a garantire che l’analisi venga svolta, ma di essa non si trova traccia documentale.

Questa constatazione, unita al fatto di aver verificato delle analisi dei rischi condotte da Organismi Notificati e che contenevano palesi errori sostanziali, ci porta ad una grave conclusione: nella stragrande maggioranza i prodotti in commercio non dispongono di un documento che ne dimostri la sicurezza e che accerti che in fase produttiva, qualcuno si è preoccupato di questo aspetto.

Non crediamo ci siano commenti da aggiungere, mentre per televisione assistiamo al ritorno delle notizie sulla pericolosità dei telefonini, che dopo anni di ricerche e centinaia di milioni di euro spesi in questa direzione, non hanno dimostrato alcuna pericolosità, evidentemente però fanno audience.

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La parola agli stupidi? No!

mercoledì, 26 ottobre 2011

Fino ad ora abbiamo pubblicato tutti i commenti che sono stati inviati a questo blog!

Quelli che contraddicevano le nostre opinioni, quelli non proprio sensati ed a volte anche quelli che facevano pubblicità ad altri e quindi non del tutto disinteressati, in nome di una “ non censura” che ci sembra corretto adottare.

In democrazia anche gli stupidi hanno diritto di parola, ci mancherebbe altro, anche perchè rimane da stabilire chi ha il diritto di dichiarare chi è stupido e chi non lo è.

Ci siamo trovati però di fronte a situazioni nelle quali abbiamo deciso che questo diritto ce lo arroghiamo noi, perchè la stupidità è palese ed i danni che può provocare superano il diritto alla parola, soprattutto se questa si deve esprimere in un blog creato per fornire informazioni utili e fare chiarezza.

A chi può essere utile un’affermazione del genere?”per marcare un prodotto basta togliere l’etichetta da uno vecchio ed attaccarla su uno nuovo“, oppure “è l’etichetta che rende sicuro il prodotto” ed altre amenità del genere.

Noi abbiamo dedicato questo sito a coloro che ne vogliono sapere di più sulla marcatura CE, che vogliono fare delle obiezioni alle nostre affermazioni o anche contestare ciò che noi sosteniamo.

Teniamo attivo il sito, investendo il nostro tempo ed i nostri soldi, che sono quelli che guadagniamo dalla consulenza, che alcuni di Voi ci affidano.

Non crediamo di venire meno ai principi di eguaglianza e democrazia, che peraltro rispettiamo volontariamente e non per qualche obbligo, se non pubblichiamo stupidaggini, come quelle che ho menzionato in precedenza.

Chi non è d’accordo con ciò che noi facciamo e scriviamo lo può esprimere in modo civile e serio, chi invece ci invia stupidaggini come queste, sarà deviato nello spam, che è il posto adatto per i suoi commenti e forse anche per lui.

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Chiaramente, chiarimenti

lunedì, 24 ottobre 2011

In questo blog sono pubblicati circa 100 articoli ed una parte importante di essi è dedicata alla dichiarazione di conformità.

Alla dichiarazione di conformità abbiamo anche dedicato un sito specifico in cui le persone interessate possono trovare tutte le spiegazioni relative.

In molti altri articoli si parla di quali siano le varie componenti della marcatura CE e come essa debba essere realizzata.

Nonostante tutte queste informazioni siano disponibili (basterebbe avere la pazienza e la voglia di leggerle), continuiamo a ricevere mail e telefonate nelle quali si confondono i vari termini e si semplifica in modo disarmante l’attività di marcatura CE.

Forniamo di seguito alcuni chiarimenti:

- la Dichiarazione di Conformità NON è la Marcatura CE

- il marchio CE è come il bollino blu sull’auto, prima occorre fare i controlli

- il certificato CE NON è il marchio CE

- il certificato CE è il risultato di prove di laboratorio su UN CAMPIONE

- il marchio CE garantisce (dovrebbe) la sicurezza di ogni singolo esemplare di prodotto e NON solo del campione

Per fare la marcatura CE e quindi applicare il marchio CE, è necessario partire dalla progettazione in sicurezza dei prodotti e poi realizzarli in modo sicuro ed infine controllarli a fine produzione.

Chiaramente per i prodotti importati si potrà fare solo la documentazione a posteriori, partendo dal presupposto che il prodotto sia sicuro ed a norme, diversamente non si potrebbe fare.

Speriamo che ora, dopo aver letto queste poche righe, non ci sia più qualcuno che ci chiede come fare la dichiarazione di conformità per marcare CE il prodotto.

 

 

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Dichiarazione di conformità, sempre.

giovedì, 4 agosto 2011

Qualcuno si interroga ancora sulla necessità o meno della dichiarazione di conformità che deve accompagnare i prodotti.

Porsi delle domande è sempre saggio, però prima o poi occorre trovare le risposte.

Ci sono due tipi di prodotti: quelli che devono sottostare a qualche direttiva specifica e quelli che non avendo una direttiva specifica devono sottostare alla Direttiva 2001/95/CE, sulla quale consigliamo a tutti un approfondimento.

Le direttive specifiche esigono che tutti i prodotti che sottostanno ad esse siano accompagnati dalla Dichiarazione di Conformità, che qualcuno chiama DICO, forse per sfruttare il ricordo di una infelice stagione di un nostro ex governo.

La Direttiva 2001/95/CE impone che tutti i  prodotti da essa regolati siano muniti di dichiarazione di conformità.

Posto che quanto sopra corrisponda al vero, e come sempre Vi invitiamo a verificare di persona, leggendo le direttive, non si comprende come ci sia qualcuno che ha ancora dubbi sulla necessaria presenza della suddetta dichiarazione.

Forse le perplessità sono da far risalire alla scarsa volontà dell’italica gente  ad assumersi le proprie responsabilità in modo chiaro.

Infatti oltre a dichiarare la conformità del prodotto questo documento rappresenta una chiara assunzione di responsabilità da parte del firmatario e questo a volte non rientra nei desiderata di molti operatori (sopratutto importatori), che ritengono che la responsabilità sia di chi produce e non di chi immette sul mercato il prodotto (magari chi produce è in Cina).

Concludo con un aneddoto: dopo circa 20 mail di spiegazioni, ho risposto ad un signore, per l’ennesima volta e chiaramente, che nessuno poteva sollevare il produttore (importatore), dalle proprie responsabilità. Il signore ha ribattuto con irritazione:-forse ho sbagliato a rivolgermi a Voi-.

Finalmente ho potuto dargli ragione ed indirizzarlo verso quegli esperti che come dicono loro: “certificano tutto il certificabile” e rilasciano certificati ISO 9001 senza aver neppure visitato l’azienda certificata, se non l’avessi visto con i miei occhi, l’avrei ritenuta una leggenda metropolitana.

 

 

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ISO 9001 e web marketing

giovedì, 7 luglio 2011

Non mi è mai capitato, ma forse sono stato distratto, di vedere associata l’attività del web ed i criteri della qualità secondo le ISO 9001.

Una delle cose, forse la cosa più importante, che ho imparato in 16 anni di lavoro con le norme ISO 9001, è quella di dare significato e contenuto a quella che spesso è una frase solo formale, ovvero “attenzione alla soddisfazione del cliente

Dal momento che una parte importante del mio lavoro si svolge in internet e tramite gli strumenti di internet, mi sono posto il problema di come si può ottenere la soddisfazione del cliente utilizzando internet.

Prima di organizzare le mie attività ed i miei strumenti di web marketing, ho guardato un pò in giro, per vedere come si affronta il rapporto con il cliente nel web.

Ho visto dei siti molto belli, pensati certamente da professionisti della comunicazione visiva e con molta esperienza e poi mi sono chiesto, ma dove è maturata tutta questa lunga esperienza, su internet o sulla carta stampata?

La stessa domanda me la sono posta sia per i testi, che per gli strumenti per la raccolta dei dati personali dei clienti, e mi sono ritrovato a pensare che gran parte del lavoro fatto era consistito nel trasferire in formato digitale ciò che prima era cartaceo.

I moduli di registrazione mi ricordano le schede di raccolta dei dati del cliente, per costituire i famosi data base, che poi vengono utilizzati per i ricontatti (mailing informatico e cartaceo, o tele marketing, particolarmente apprezzato all’ora di pranzo).

La comunicazione attraverso i siti, anche quelli di primarie aziende, si rifà ai cataloghi o nei casi più evoluti alla pubblicità televisiva, della cui efficacia si interrogano i più grandi esperti di marketing, arrivando spesso alla conclusione che essa è utili soprattutto per chi la produce.

Ma la domanda ultima che mi sono posto, dopo molte osservazioni è stata, ma in quale modo tutti questi strumenti fatti in questo modo, tengono conto di ciò che veramente vuole il cliente?

Quanti si sono accorti che internet è interattivo e ricrea la situazione primordiale del mercato rionale su scala planetaria? Ovvero che il cliente può fare le domande al venditore a proposito delle cose che lo interessano, senza che il venditore vada a tirarlo per la giacca?

Ricordo che da piccolo, molti anni fa, girando per il centro della città, vedevo che alcuni negozianti stavano sulla porta ed invitavano i passanti ad entrare, fanno così anche i ristoratori del quartiere latino a Parigi (non tutti) ed anche gli artigiani nei mercatini africani ed a parte questi ultimi, che rappresentano una nota turistica di questi Paesi, ho sempre visto questi episodi come una ingerenza nella mia sfera privata.

Poi televisione, radio e tutti gli altri mezzi di comunicazione hanno fatto di questa ingerenza, la loro stessa ragione d’essere, senza ovviamente chiedere il permesso, però ricordo ancora il tempo in cui la pubblicità era contenuta in Carosello, e certamente la televisione non era peggio di adesso.

Ora dopo anni di tempeste mediatiche, arriva uno strumento che può dar voce al cliente, che gli può consentire di parlare per primo, di comunicare i suoi bisogni, di cercare risposte.

A tutto questo come rispondono “gli esperti” di comunicazione via web? – Eliminando i numeri telefonici ed a volte anche le e-mail dai siti, perchè il cliente può disturbare. – Chiedendo prima di tutto di registrarsi altrimenti non si accede al sito. – Concedendo dopo valutazione una password di accesso. – Costruendo dei magnifici siti autoreferenziali, che nulla cercano di capire dei bisogni del cliente, ma tutto cercano di mostrare.

Tutto questo cosa c’entra con la ricerca della soddisfazione del cliente? Ritengo poco o nulla, a meno che non si limiti il ragionamento al cliente che paga per avere questi siti, infatti di solito è a lui che si chiede se il sito è fatto bene e non si creano invece le condizioni per misurare se lo strumento fornito è efficace.

Da parte mia indirizzo il mio lavoro e quello dei miei clienti in un’altra direzione, analizzando le reali esigenze del cliente e cercando di fargli capire che se vuole le può soddisfare prima nei nostri siti e poi nei nostri prodotti o servizi, noi preferiamo che sia il cliente a tirarci per la giacca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Vi racconto una storia capitolo 2

domenica, 3 luglio 2011

Ecco cosa ha fatto l’Ente che ha chiesto 40.000 € per cambiare la partita IVA su 3 certificati, dopo che il cliente ha comunicato di voler sospendere l’accordo.

Avendo subodorato che il cliente aveva mangiato la foglia e compreso che la richiesta economica per cambiare il n° di partita IVA (40.000 euro) era esorbitante, ha chiesto un incontro entro brevissimo tempo e si è presentato in un ufficio esterno all’azienda, dopo qualche giorno.

Il cliente ha comunicato al rappresentante dell’Ente, che intendeva approfondire la conoscenza di tutta la documentazione relativa ai certificati CE iniziali di tipo, alle analisi dei rischi e di tutta la documentazione di progetto a disposizione.

Il cliente ha fatto inoltre presente che non si rilevava da alcun documento, il numero di notificazione dell’ente, in sostanza sembrava che l’ente non fosse un Organismo Notificato a livello europeo e non presente nell’elenco ufficiale dei Notified Body.

Il rappresentante dell’Ente, dopo aver mostrato copie di alcuni articoli di supporto pubblicati dal Giornale ( probabilmente degli editoriali a pagamento ), ha affermato con molto orgoglio che loro non erano Notified Body, ma notificati presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, faceva presente inoltre che pur non avendo ancora ricevuto alcun acconto, avevano speso 15.000 € per “registrare” all’Ufficio del Registro i 3 nuovi certificati, a cui era stata modificata la partita IVA.

Il cliente dichiarava di non voler ritirare alcun documento, almeno finché la questione non si fosse definitivamente chiarita e rimandava la questione alle settimane successive.

Il giorno dopo, l’ente faceva pervenire le copie dei 3 certificati modificati, con la nuova partita IVA ed in aggiunta metteva il carico da 11, cioè il certificato di qualità ISO 9001 2008, di una ditta che non aveva mai visitato, che non sapeva neppure dove fosse collocata, che organizzazione avesse e come lavorasse. Se non è efficienza questa!

Una ricerca approfondita sull’ente, oltre a confermare che non esisteva alcuna notifica europea, portava alla luce un articolo ( questo vero non una pubblicazione a pagamento ) del Corriere della Sera, che già nel 2003 denunciava la presenza sul mercato di aziende, che in buona fede avevano pagato e ricevuto dei certificati ISO 9001, che erano solamente carta straccia e rilasciati sempre dallo stesso Ente.

Un Ente che comunque dimostra una buona organizzazione, dato che il giorno dopo aver inviato le fotocopia dei certificati, ha inviato la prima fattura per metà dell’importo, riservandosi di fatturare a breve anche la seconda parte.

Ovviamente l’azienda ha deciso di partire da zero e lasciare perdere quei “certificati” a cui doveva essere cambiata la partita IVA, ora deve partire con le analisi dei rischi della macchine, con i certificati CE di tipo da parte di un Organismo Notificato ( vero, questa volta ) e con l’implementazione del Sistema di Gestione per la Qualità, per il quale alla fine chiederà una vera certificazione, ad un vero ente certificante.

La vicenda ovviamente è ancora in evoluzione e quindi non sappiamo se questo secondo sarà anche l’ultimo capitolo, ci basta però il racconto fino ad oggi per poter fornire alcuni consigli.

1- prima di interpellare un Ente Notificato, dovete essere certi se il suo intervento è richiesto obbligatoriamente dalla legge o se lo scegliete per Vostra volontà

2-nella scelta di un Organismo Notificato o di un Ente di certificazione, utilizzate solo fonti ufficiale ovvero l’elenco dei Notified Body Europei (devono avere un numero) e gli enti accreditati Accredia

3- fatevi fare più di un preventivo per poter confrontare offerte e prestazioni

4- se avete un consulente in azienda (commercialista, avvocato, tecnico) di cui Vi fidate, prima di firmare un contratto con qualcuno che non conoscete, parlatene con lui, un osservatore esterno vede cose che Voi che siete molto, troppo vicini, vedete in modo diverso o non vedete affatto

Se poi le Autorità che devono vigilare sul mercato e gli Enti ed Organismi seri, che vengono chiaramente danneggiati da questi personaggi, che ben conoscono, perchè da anni sono sul mercato, si attivassero ognuno per la sua parte, forse darebbero una mano a tante aziende italiane serie, che purtroppo cadono in queste trappole.

Aiutare la nostra economia significa anche questo, non grandi frasi ad effetto o manovre più o meno efficaci, basta far rispettare le leggi e si difenderanno sempre gli onesti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Vi racconto una storia capitolo 1

domenica, 3 luglio 2011

Questa è una storia vera, che conosco direttamente, quindi assolutamente documentabile, come è nostro costume fare, è troppo lunga per inserirla in un solo articolo e quindi la pubblicheremo in vari capitoli, chi vorrà potrà leggerli  tutti di seguito, gli altri lo potranno fare uno alla volta.

Gli argomenti della storia sono due:

- la certificazione del sistema di gestione per la qualità

- il certificato delle prove iniziali di tipo, per un prodotto in allegato IV della direttiva macchine, quindi un documento che deve essere rilasciato da un Organismo Notificato

Tutto inizia quando un cliente, mi comunica con un misto di soddisfazione e dispiacere di dover pagare 40.000 € per trasferire dei certificati da un’azienda ad un’altra.

Gli dico subito che mi sembra un’esagerazione, però non è mio costume discutere le parcelle degli altri professionisti ed inoltre non posso conoscere i prezzi praticati dai vari Organismi Notificati.

Prendo visione del contratto sottoscritto e mi rendo conto immediatamente che c’è qualcosa che non va: il format è palesemente approssimativo, non ci sono identificativi del contratto, ci sono dei riferimenti a norme superate ( es. ISO 2001 2000 e non 2008 ) , e poi si parla di “ribaltamento dei certificati” da una  ditta all’altra che poi consisteva nel cambiare la partita IVA su alcuni documenti.

La cosa appare strana anche perchè un altro Istituto ( notissimo e di primaria qualità ) aveva affermato di fare la stessa operazione su un altro certificato analogo, a costo zero.

Oltre ai certificati relativi alle prove iniziali di tipo, l’ente in questione prometteva anche di rilasciare il certificato ISO 9001, nel giro di qualche giorno e compreso nella stessa cifra.

Messo in movimento il processo di valutazione del contratto in questione ed aperta una falla nella convinzione che questo denaro fosse dovuto per un servizio come quello promesso, sono iniziate le attività di approfondimento e la immediata comunicazione all’ente, che tutto veniva sospeso in attesa di chiarimenti.

Molte informazioni erano in possesso della ditta che aveva fatto eseguire i controlli originali sulle macchine ed aveva sborsato più di 100.000 € per poter accompagnare le proprie macchine che gli obbligatori certificati CE di tipo.

Oltre alle mie osservazioni, volevamo avere dei riscontri certi e quindi abbiamo chiesto un incontro con il responsabile di un Istituto di certificazione di livello mondiale e Notificato a livello Europeo per molte categorie di prodotti.

Dall’incontro con il responsabile di questo istituto è emerso quanto segue:

- l’ente che ha rilasciato quei certificati non è Organismo Notificato

- i certificati CE di tipo rilasciati a suo tempo, non hanno alcun valore e tutte le macchine fin’ora vendute, sono totalmente irregolari almeno nella forma se non nella sostanza

- l’ente protagonista di tutta questa vicenda non è neppure accreditato con Accredia e quindi anche il certificato ISO 9001 è solo carta.

COSA HA FATTO L’ENTE NELLA FASE SUCCESSIVA LO TROVERETE NEL PROSSIMO CAPITOLO

 

 

 

 

 

 

 

 

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E se la dichiarazione di conformità fosse falsa?

martedì, 17 maggio 2011

Quando una dichiarazione di conformità è falsa?

Quando ciò che ci stà scritto sopra non corrisponde al vero! Semplice no?

No non è così semplice, perchè esistono varie casistiche e varie situazioni, a volte create anche in buona fede e che fanno si che la Dichiarazione di conformità sia un semplice pezzo di carta.

Molti produttori sono convinti che la marcatura CE si esaurisca nella preparazione della Dichiarazione di conformità, ed a questo proposito riceviamo molte richieste volte a sapere come si fa questa dichiarazione.

Innanzitutto è necessario che chi produce, conosca ed applichi le Direttive, che sono obbligatorie e le eventuali norme che possono essere obbligatorie o volontarie.

Se un’azienda non possiede, non conosce e quindi non applica le Direttive e le Norme, nel momento in cui redige la Dichiarazione di conformità, scrive un documento nel quale palesemente dichiara un cosa FALSA, infatti non può dire di rispettare qualcosa che non conosce.

La dichiarazione di conformità può essere falsa anche se il prodotto è perfettamente a norme, perchè magari è stato copiato pari pari da un prodotto della concorrenza, ma in questo caso il produttore non ha alcuno strumento per dichiararne la conformità, al massimo potrebbe dichiarare che è conforme  al prodotto copiato, cosa questa che certamente non farà.

Non è la Dichiarazione di conformità che assolve agli obblighi del produttore, così come non rende conforme il prodotto, essa deve essere la documentazione di una realtà che viene dimostrata con ben altri strumenti, come ad esempio, l’analisi dei rischi ed il fascicolo tecnico.

Quindi ATTENZIONE : la marcatura CE NON è la Dichiarazione di conformità e non  è sufficiente quest’ultima per aver assolto gli obblighi che la legge attribuisce al produttore.

Le scorciatoie sono utili per chi conosce tutto il percorso, chi invece usa  solo le scorciatoie prima o poi si troverà qualche sorpresa sgradita.

 

 

 

 


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E se a fare le leggi fossero gli idioti???

giovedì, 12 maggio 2011

“La marcatura CE dei prodotti di basso valore (ad esempio meno di 50€) unici e fatti su misura é antieconomica e non contribuisce alla sicurezza dei consumatori poiché i prodotti unici sono ordinati su una base di fiducia già esistente di vicinanza e contatto personale. Perció il marchio CE dei prodotti unici fatti su misura non dovrebbe essere obbligatorio, la dichiarazione di conformità del produttore dovrebbe essere sufficiente”

Questo brano ci è stato inviato da un lettore che lo ha estratto da un sito di un’associazione di categoria.

Leggetelo con attenzione e pensate se questo modo di ragionare lo applicassero realmente i legislatori che fanno le direttive e le norme sulla sicurezza, e poi pensate all’applicazione che ne farebbero i produttori nostrani.

Ci sarebbe da divertirsi, a parte le considerazioni relative ai rischi che correremmo tutti di fronte a delle regole siffatte.

Chi ha scritto questo bell’esempio di “buon senso”, innanzitutto non conosce le direttive e le norme, che prevedono quasi sempre una discrezionalità in casi di prodotti banali, ma non conosce neppure la Direttiva 2001 /95/CE divenuta legge in Italia nel 2004 con D.Lgs n° 172, che dice che tutti i prodotti devono essere sicuri, che di questo si deve preoccupare il costruttore, che deve fare in modo che l’utilizzatore sia informato dei rischi residui, se esistono e del modo sicuro di utilizzo.

Secondo l’estensore dell‘inciso in premessa, se un prodotto è unico e costa poco, non è mai pericoloso, quindi possiamo acquistare per nostro figlio un giocattolino unico e su misura, proveniente da Fukushima o da Cernobyl.

Inoltre basterebbe che il produttore dichiarasse che è conforme ( a cosa?), ma come farà mai a dichiarare una conformità, se non si deve preoccupare delle sicurezza e di fare un’analisi dei rischi, il nostro non lo dice.

Evidentemente il genio che ha partorito l’auspicio sopra indicato, si preoccupava più degli oneri per i suoi iscritti, che della sicurezza dell’utente.

Questo spiega il punto di vista di molti imprenditori e soprattutto dei loro rappresentanti, che sono certamente più arretrati di loro sul problema della sicurezza e spiega anche, perchè si applauda spontaneamente al direttore della Tyssen Krupp e si impieghino 4 giorni per scusarsi ( tramite un direttore e non con la voce della presidente di Confindustria ) con tutta l’opinione pubblica e con coloro che alla mancanza di sicurezza hanno pagato un contributo salatissimo.

La sicurezza non è solo quella delle dichiarazioni ufficiali o delle leggi sbandierate nei convegni, la sicurezza si realizza e si deve pretendere tutti i giorni e per tutti i prodotti, anche per quelli unici che costano meno di 50 €, perchè la nostra sicurezza vale ben di più del costo di lavorare bene e nel rispetto della salute degli altri.

Ci sorge anche spontanea un’altra domanda, che deve far riflettere quando si leggono certe affermazioni, ma qual’è il prodotto unico e fatto su misura, soggetto a marcatura CE o comunque alla 2001/95/CE, che costa meno di 50 € ? Chi ha scritto quel testo ha mai acquistato un pezzo unico, o anche una unica prestazione professionale, ad esempio l’intervento dell’idraulico?

Sarà poi possibile  che un artigiano ( non potrà certo essere  un’industria ) faccia un prodotto unico per meno di 50 €, una volta sola nella sua attività lavorativa e non gli capiti invece di fare tanti prodotti unici e simili, seppure a meno di 50 €?

Dubitate sempre di chi ha le idee semplificative, che Vi solleverebbero da oneri, doveri ed impegni ( esempio non paghiamo più le tasse ) c’è sempre qualcuno che ci rimetterà.

Se non Vi interessa che a rimetterci siano gli altri, ascoltateli pure questi consigli, ma ricordate che un giorno, gli altri potreste essere Voi o i Vostri figli.

 

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