Archivi per la categoria ‘la qualità secondo le norme ISO 9001 2008’

Dedicato a ………..

martedì, 9 marzo 2010
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  • e a tutti quelli che : tanto va bene lo stesso

Esiste una Cenerentola delle Direttive che potrebbe ( speriamo accada ) trasformarsi, nella “madre di tutte le direttive“, è la Direttiva 2001/95/CEE.

A questa è collegato il DL 21 maggio 2004 n° 172 che rappresenta il recepimento in Italia ed indica operativamente come si deve applicare la 2001/95/CEE e quali sono le sanzioni previste per i trasgressori.

Coloro che pensano che con azioni dilatorie, furbacchiate varie, proprio da “furbetti del quartiere“, si possano immettere sul mercato prodotti pericolosi o anche “non sicuri“, dovrebbero scaricarsi sia la Direttiva che il DL e leggerli molto attenztamente.

Riportiamo di seguito solo un piccolo stralcio particolarmente interessante, l’articolo 11

1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il produttore o il distributore che immette sul mercato prodotti pericolosi in violazione del divieto di cui all’articolo 6, comma 2, lettera e), e’ punito con l’arresto da sei mesi ad un anno e con l’ammenda da euro diecimila ad euro cinquantamila.

2. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il produttore che immette sul mercato prodotti pericolosi, e’ punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da euro diecimila ad euro cinquantamila.

3. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il produttore o il distributore che non ottempera ai provvedimenti emanati a norma dell’articolo 6, comma 2, lettere b), numeri 1) e 2), c) e d), numeri 1) e 2), e’ punito con l’ammenda da euro diecimila ad euro venticinquemila.

4. Il produttore o il distributore che non assicura la dovuta collaborazione ai fini dello svolgimento delle attività di cui all’articolo 6, comma 2, lettera a), e’ soggetto alla sanzione amministrativa da euro duemilacinquecento ad euro quarantamila.

5. Salvo che il fatto costituisca reato, il produttore che violi le disposizioni di cui all’articolo 3, commi 2, 3, 5, 7, 8 e 9, ed il distributore che violi le disposizioni di cui al medesimo articolo 3, commi 6, 7, 8 e 9, sono soggetti ad una sanzione amministrativa compresa tra euro millecinquecento ed euro trentamila.

Non crediamo che servano ulteriori spiegazioni, nè per i trasgressori nè per controllori, ora ognuno si prenda le Sue responsabilità.

La “Qualità” nella vita quotidiana

domenica, 7 marzo 2010

Ho riflettuto molto, prima di decidermi a scrivere queste poche righe, ma ho considerato che non cambia nulla se nulla cambia, e quindi spero di fornire un piccolo contributo per il cambiamento verso una Qualità migliore della vita quotidiana.

La convivenza sociale, le regole del “contratto sociale“, la buona educazione, sono aspetti diversi di un modello complessivo che ogni società si è data.

Possono essere diverse le regole da un Paese all’altro o da una cultura all’altra, ma il rispetto e la cortesia appartengono indistintamente a tutte le società, di tutte le civiltà, in tutti i tempi, almeno tra pari, e siccome mi risulta che nella nostra società occidentale, almeno in teoria, ci consideriamo tutti uguali, allora rispetto e cortesia sono caratteristiche proprie di un corretto rapporto sociale.

Non è accettabile quindi, anche se purtroppo largamente accettato, che nei rapporti quotidiani, soprattutto via internet, vengano meno le più elementari regole di rispetto e di buona educazione.

Credo che a tutti noi sia stato insegnato che un rapporto inizia e termina con un saluto e che quando si chiede qualcosa a qualcuno, lo si faccia in modo cortese, magari premettendo un “per favore” o ” per cortesia”.

Forse non è chiaro che al di là di un indirizzo mail, prima o dopo si arriva ad una persona, fatta esattamente come noi e che come noi si aspetta da un qualsiasi interlocutore, di essere salutata e trattata con cortesia.

Non si comprende perchè si debbano accettare richieste di questo genere : ” imbarcazione importata dall’america 33 piedi cosa fare ed a che costi per ottenere il marchio CEE” senza alcuna premessa o altra specifica, (questo è solo uno di innumerevoli esempi).

Noi abbiamo deciso di rispedirle al mittente, come le richieste anonime e come le telefonate con “mittente sconosciuto” forse queste persone non si rendono conto di entrare in casa d’altri, senza chiedere il permesso, senza salutare e senza un briciolo di cortesia.

Anche se le porte di internet sono sempre aperte e gli ospiti sono sempre graditi e  bene accolti, non significa che i maleducati e quelli che ci mancano di rispetto, non possano essere riaccompagnati alla porta, nella direzione di uscita, Anche questo migliora la Qualità della vita.

SIL, chi era costui?

venerdì, 19 febbraio 2010

Prendiamo a prestito la citazione da Manzoni e Don Abbondio, per ricordarci che l’italiano è ancora la nostra lingua e che il ricorso alle sigle, pur semplificando la scrittura, molto spesso crea confusione o equivoci.

Infatti se citiamo la CEI, molti leggeranno Conferenza Episcopale Italiana, altri leggeranno Comitato Elettrotecnico Italiano, quindi le sigle possono essere spesso insidiose.

Quando sono univoche sono un linguaggio per esperti, e dato che molti desiderano essere esperti, assistiamo in questi anni al proliferare di sigle, che provengono dalla lingua inglese e poi sono utilizzate in Italia, obbligando prima alla traduzione poi all’interpretazione.

Ritorniamo al SIL e trattiamolo subito  per la sua sostanza, cioè Livello di Integrità del Sistema, detto così non è più tanto oscuro.

Bazzicando tra norme e direttive si comprende che conoscere il livello di sicurezza di un sistema e il suo livello di integrità è assolutamente utile ed a volte indispensabile, per valutare la sicurezza di ciò che utilizziamo, quindi perchè non cercare di semplificare e rendere univoci i linguaggi?

La risposta è semplice, i tecnici, anche quelli bravi, si preoccupano di risovere i problemi, di rendere sicure le macchine ed i sistemi di sicurezza, si preoccupano un pò meno di essere compresi e soprattutto di parlare un linguaggio comune, in questo modo ognuno può diventare importante nel suo orticello, quasi come in politica.

Certo, perchè scoprire dopo tante ricerche e studi che ciò che in meccanica fa riferimento ai RESS ( Requisiti Essenziali di Sicurezza e Salute ) corrisponde anche se non direttamente ai SIL, significa scoprire che il problema della sicurezza è comune a tutti i settori produttivi e sociali, e quindi sarebbe più utile e conveniente per l’utente avere di fronte un solo linguaggio?.

Evidentemente per i tecnici non vale la stessa logica, per cui frazionare le conoscenze e farle evolvere a compartimenti stagni, oltre ad essere una fonte di prestigio ( nell’orticello ) è anche fonte di lucro, peccato che a pagare sia sempre il consumatore.

Paga in termini di danaro e paga in termini di sicurezza, perchè rendere complicato ciò che è semplice, significa che chi lo deve applicare, alla fine non lo applica e ci si ritrova nella situazione in cui i RESS sono sconosciuti ai meccanici ed i SIL sono sconosciuti agli elettronici.

A questo punto, un complimento ai tecnici e soprattutto a coloro che hanno il compito di creare e divulgare le norme di sicurezza, è assolutamente doveroso!

Citazione da un colonnello dell’esercito in forza nel 1976 : -la gestione nell’esercito è fatta in modo da rendere difficile il facile attraverso l’inutile-. Noi aggiungiamo: -non solo nell’esrcito-.

Marcatura CE, norme ISO 9001 quali relazioni?

mercoledì, 27 gennaio 2010

Abbiamo già avuto modo, in varie sedi, sul sito Qualitiamo, su Encolo blog, di esprimere il nostro parere sul disastro che in Italia siamo riusciti a fare con le norme ISO 9001

Abbiamo trasformato una grande opportunità, che aveva origine nelle TOP 100 Statunitensi dell’immediato dopo guerra, passava attraverso l’elaborazione delle più avanzate industrie Giapponesi, per arrivare a noi, in forma di Norma che aveva come obiettivo principale la soddisfazione del cliente, in un caotico insieme di inutili moduli e procedure preconfezionate e fotocopiate.

Chi conosce le problematiche aziendali, ha chiara la situazione, e sa che dopo un primo periodo di euforia, che ha portato molti a spendere cifre considerevoli, e le stesse regioni a finanziare progetti improbabili, si è passati alla constatazione che non sono moduli e carte che migliorano la gestione, e si è giunti oggi  ad un senso di rifiuto generalizzato e di scetticismo diffuso.

Chi scrive ha ormai da anni smesso di proporsi come consulente di ISO 9001, per richiamare invece l’attenzione sull’effettivo controllo e miglioramento della gestione aziendale, utilizzando poi nella pratica gli utilissimi criteri indicati dalle norme, quasi in silenzio e senza pubblicizzarlo all’interno delle aziende.

Naturalmente il gran parlare di ISO ( qualcuno ancora cita le 9002 ) ha influenzato moltissimi addetti ai lavori, tanto che quasi quotidianamente, quando per la marcatura ce, indichiamo la necessità di avere le procedure di controllo di produzione  (FPC per dirla come piace tanto a molti consulenti, nel chiaro intento di parlar tra simili ), molti ci chiedono:- ma allora serve l’ISO?-

No, risposta chiara e categorica, le procedure sono il modo di lavorare che le aziende hanno, per il fatto di produrre tutti i giorni, e non le ha inventate l’ISO, perciò per fare la marcatura CE, non serve nè l’ISO, nè faragginose documentazioni.

Serve invece lavorare bene, con l’attenzione costante alla sicurezza ed alla salute di chi produce e di chi utilizza il prodotto, tutto il resto sono cose che si fanno con il buon senso, un pò di impegno per imparare cose nuove e soprattuto per capirle e capire cosa Vi chiede di fare il consulente di turno, che Vi troverete sempre tra i piedi.

Siamo autolesionisti? No realisti, sinceri ed onesti.

Marcatura CE, ISO 9001 ed altre “amenità”

lunedì, 14 dicembre 2009

Occupandoci in questo sito di Marcatura CE, ci siamo chiesti se è opportuno dedicare qualche riga all’ISO 9001 e grazie anche all’interesse dimostrato dagli amici del sito Qualitiamo, abbiamo deciso che si, possiamo parlare anche di qualità, poi un giorno apriremo un blog dedicato solo a questa, ma per ora sfruttiamo questo spazio.

Abbiamo parlato di rilevatori di carenze nel sistema di gestione per la qualità ed abbiamo citato la scorretta gestione della marcatura CE, come un segno inconfutabile di un problema profondo nell’applicazione dell’ISO 9001. Questo aspetto riguarda le aziende con obbligo di marcatura CE sui prodotti, vediamo ora un altro “rilevatore” che riguarda tutte le aziende indistintamente.

In molte aziende già certificate ed in via di certificazione, un argomento che crea perplessità e dubbi è quello della gestione dei documenti di origine esterna e fortunatamente la nuova edizione delle norme ha fatto un pò di chiarezza in proposito.

Rimane però il problema di individuare questi benedetti documenti e poi di come trattarli e sta di fatto che pochissime aziende applicano il protocollo dei documenti in entrata, ritenendo che questa sia una burocrazia più adatta ad un ente pubblico che ad un’azienda privata.

Ebbene se c’è qualcosa da copiare dalla gestione degli enti è:  il protocollo dei documenti e la gestione del bilancio, e mentre di quest’ultimo sarebbe troppo complicato parlare in questa sede ( ricade anch’esso nella logica della qualità ) sul protocollo è opportuno un apporfondimento.

Come può un’azienda stabilire quali sono i documenti su cui intende basare il suo lavoro, se non li fa propri e non li identifica? Quelli prodotti all’interno del sistema, grazie anche ai programmi gestionali ed alla corretta gestione dei documenti informatici, sono in gran parte trattati in modo corretto, ma quelli provenienti dall’esterno come possono essere utilizzati se non sono neppure identificati?

Quindi se un’azienda non esegue il protocollo dei documenti in entrata, possiamo concludere senza tema di smentita , che il suo sistema di gestione ha una grossa falla e se quest’azienda per caso è certificata, allora la falla esiste anche nell’ente di certificazione.

La nostra esperienza ci indica che  il 90% delle aziende certificate, da noi conosciute, non applica il protocollo dei documenti in entrata, quindi siamo di fronte a due ipotesi, o siamo sfortunati o effettivamente il metodo di certificazione applicato, è molto labile.

Quelli che tra Voi si occupano di qualità applicata, possono verificare di persona.

Marcatura CE, il tornasole dell’ISO 9001

venerdì, 11 dicembre 2009

La cartina di tornasole è uno strumento semplice e talmente utile, che il suo significato ha travalicato i limiti della chimica ed oggi viene utilizzata anche nel linguaggio comune, per indicare un modo semplice per portare in evidenza qualche aspetto particolare.

Ovviamente non dice tutto e non è sofisticata, ma quando lancia un segnale cromatico, significa che ha individuato ciò che cercava.

Possiamo trovare qualcosa di simile nell’ambito della qualità? Ovvero esiste un metodo per dimostrare che un sistema di gestione per la qualità, non è gestito correttamente o peggio ancora, che una certificazione è stata “concessa”, anche in presenza di gravi non conformità?

La risposta è affermativa e si chiama Marcatura CE!

Quando un’organizzazione decide di adottare il sistema di gestione per la qualità nel rispetto delle norme ISO 9001 2008 ( ex 2000 ), deve prendere in considerazione le cosidette norme cogenti, che dovrebbe rispettare comunque, ma in questa situazione il condizionale non è più consentito.

Quindi per verificare in modo immediato, semplice ed efficace se esiste un “buco” nel sistema, una non conformità critica e di sistema, è sufficiente indagare sulla presenza o meno della Marcatura CE sui prodotti, nel caso questa sia prevista.

Sembrerebbe ovvio, che in presenza di una norma cogente e soprattutto operante nell’ambito della sicurezza di prodotto, le organizzazioni siano in regola, a prescindere dal rispetto o meno dell’ISO 9001 2008, ma così non è.

Chi scrive ha incontrato decine di aziende, con sistema di gestione per la qualità, certificate da fior di Enti Notificati, che non solo non marchiavano correttamente i prodotti, in alcuni casi non li marchiavano proprio.

La domanda sorge spontanea, possibile che Organismi Notificati, che in alcune loro aree operative forniscono anche il servizio di certificazione CE di prodotto, non controllino l’applicazione ed il rispetto delle Direttive sulla Marcatura CE, nelle aziende che certificano? Risposta : Si! Strano, ma possibile.

Questo è un altro dei tanti aspetti deformati delle ISO 9001 in Italia, dove è più facile comprare un titolo che studiare; ma non è così dappertutto, in altri Paesi i controlli esistono, e si apllica il criterio che controllati e controllori non possono e non devono avere interessi ed obiettivi comuni e che costa molto di più eludere le leggi che rispettarle.

Forse un giorno anche da noi dire ISO 9001, significherà parlare di qualità e non di carte, di gusto per il fatto bene e non nausea per moduli inutili. Forse.

Qualità, parliamo chiaramente.

giovedì, 10 dicembre 2009

Partecipando a qualche forum ed a qualche convegno sull’argomento “Qualità” ho avuto l’impressione che oltre al politichese, nel nostro Paese sia nato anche il qualitatese, come molti altri “ese”, che ogni gruppo più o meno ristretto tende a crearsi.

Riesco a comprendere la necessità innata di fare gruppo, quando è per fatti negativi si chiama branco, riesco anche ad ammettere che non sempre si riesca a trovare termini semplici per tutti gli argomenti, ma la ricerca della semplicità nella comunicazione, dovrebbe essere un metodo e non un optional.

Già le normative sono scritte in normatese e la ragione è che sono il livello massimo del compromesso, parlo da ex componente di commissione UNI, e quindi chi le deve utilizzare ed “implementare” badate bene, non appllicare ma implementare, dovrebbe cercare di renderele comprensibili ad un pubblico che già fa molta fatica a leggerle.

Infatti se è vero che siamo un popolo che legge poco, anche di argomenti di propria scelta, pensate quale può essere l’approccio dell’artigiano tornitore ai vari punti della ISO 9001, che dovrebbero illustrargli la qualità nel processo di produzione.

Certo, non possiamo abbassare il livello di tutti solo perchè alcuni stanno in basso, ma vorrei ricordare il motto della flotta Greca, quando era la dominatrice incontrastata dei mari, prima di Roma imperiale :- Abbiamo la forza di navigare alla velocità della nave più lenta-.

Se nella nostra attività quotidiana a contatto da un lato con la qualità teorica scritta nelle norme e dall’altro con la qualità pratica, prodotta da milioni di persone che lavorano con impegno, trovassimo il modo di creare un filo che li colleghi e faccia comprendere che non giova a nessuno essere “l’un contro l’altro armati”, forse faremmo un lavoro costruttivo.

Certamente più costruttivo di scrivere procedure o istruzioni, che si ispirano più alla velleità di mettere le brache al mondo, che alla volontà di migliorare la qualità dei prodotti, del lavoro ed in fondo della vita.

La qualità obiettivo delle norme è ispirata al buon senso e non alla rigidità burocratica, è sostenuta dal gusto di fare bene e non dalla necessità di compilare moduli, è premiata dalla soddisfazione del cliente e non dal peso delle carte.

Seguendo il circolo virtuoso ” plan do check act “, che tradotto in pratica significa: 1 pianifica, progetta, pensa prima di fare, 2 agisci, lavora, costruisci, come hai previsto, 3 controlla, verifica, collauda, 4 intervieni a correggere se c’è qualcosa di difforme da quello che avevi previsto e riprendi il giro, si ottiene la qualità.

Per poter dimostrare, senza barare, che abbiamo seguito questo percorso virtuoso è necessario formalizzare, cioè mettere per iscritto le cose più importanti, non è invece necessario, anzi è un costo inutile, scrivere dei trattati che spieghino le cause profonde che hanno generato una perdita del valore di 1 euro.

C’è però un’altra spiegazione che si adatta a tutti gli “ese”, la volontà di parlare un linguaggio cifrato, compreso da pochi adepti e che non diffonda cultura, ma divisione, con l’obiettivo da un lato di discriminare e dall’altro di fare cassa. Bene questa ipotesi la mettiamo su un piatto della bilancia e sull’altro mettiamo l’etica e poi vediamo che succede.

Cominciamo a parlare chiaro e ad agire chiaro, se i professionisti si richiamano ad un’etica, pretendiamo di vederla, di misurarla, di costificarla. L’etica troppo costosa (per gli altri) alla fine risulta indigesta e per il rigetto è solo questione di tempo.

ISO 9001 2008 e Marchio CE

giovedì, 10 dicembre 2009

Diciamo subito che la nuova versione della norma ISO 9001 2008 è a nostro avviso migliore della precedente, perchè chiarisce alcuni punti, che prima dovevano essere interpretati in corso d’opera, quindi ora si lavora meglio.

Detto questo, un pò per vanagloria ed un pò per stimolare qualche curiosità verso questa norma, che molti consulenti nostrani hanno contribuito a ridicolizzare nel corso di questi anni, trasformandola da ottima occasione ad inutile  illusione e costosa delusione, vediamo se c’entra qualcosa con il CE.

L’ISO 9001 ed il CE partono da uno stesso assunto: la qualità non è o non è solo prestazione, la qualità è rispetto di quanto previsto, quindi per entrambe vale il modello, il progetto o la norma di riferimento.

Per l’ISO il punto di partenza è ciò che si vuole ottenere, in generale con gli obiettivi aziendali, in particolare con le varie attività di processo, per il CE il punto di partenza sono le direttive e le norme armonizzate, ma il criterio rimane lo stesso, per entrambi.

Si può quindi a ragione, ritenere che la marcatura CE sia una specie di ISO9001 ristretta, ma con contorni ben definiti da leggi, direttive e norme, ed altrettanto si  può ritenere che l’ISO9001 comprenda automaticamente la marcatura CE, in quanto questa è regolata da norme cogenti ( quelle famose cogenze che spesso alcuni non sanno individuare).

Un altro aspetto comune di questi due sistemi è rappresentato dal fatto che forniscono garanzia di rispetto verso un modello, assicurano sicurezza, ma non certifcano la “qualità” nel senso comune del termine, cioè possiamo avere un prodotto sicuro, ma con prestazioni limitate, possiamo avere un’azienda con un buon sistema di gestione, ma in stato fallimentare.

Allora a cosa servono?  Non si può confondere il necessario o l’opportuno con il sufficiente, per gestire un’azienda così come per fare la marcatura, occorre fare delle cose necessarie, ma non è detto che queste siano sufficienti, per la prosperità dell’azienda o per il successo di un prodotto, per ottenere questi ultimi obiettivi dobbiamo introdurre il criterio della Qualità Totale, ma questa è un’altra storia. Magari ne parliamo un’altra volta.

C’era una volta

domenica, 6 dicembre 2009

Una norma che si chiamava VISION, qualcuno se la ricorda? Uno dei vantaggi dell’età è di aver visto molte cose, uno svantaggio è che si dimenticano.

Tornando alla VISION, era la prima versione delle normative ISO 9001 e parlava estesamente di Vision ( anche nel nome ) e Mission, ora sembra che come molte altre futilità ( come le Lecciso ) siano termini appartenenti ad un lontano passato.

Devo confessare, che la prima volta che ho incontrato questi termini in pubblicazioni tecniche, come le norme, sono rimasto un pò perplesso, poi approfondendo l’argomento con documenti cercati al di fuori dei testi sacri di normazione, ho compreso e mi sono convinto della bontà di questo approccio, però nel frattempo avevano cambiato nome alla norma.

Forse a ragione, qualcuno ha pensato che in un Paese in cui tutto è in vendita, dalle patenti alle lauree, dai seggi in parlamento alle certificazioni di qualità, parlare di argomenti che riguardavano le ambizioni più alte degli uomini e anche delle aziende, fosse tempo perso.

D’altronde la stessa fine l’ha fatta il termine “etica” che per un pò ha animato i dibattiti nazionali, così come “l’indipendenza dell’informazione” ed il “politamente corretto“, ma questo discorso ci porterebbe fuori del nostro ambito o per dirla alla Lucarelli;- questa è un’altra storia-.

Ritorniamo a Vision e Mission, questi termini rappresentano ( non uso il passato ) il primo: l’obiettivo più a lungo termine, l’ambizione più importante, il porto di destinazione dell’impresa, mentre il secondo: il modo di operare, gli obiettivi e breve e medio termine, i porti di scalo intermedi.

Per fare esempi pratici, che ovviamente una norma “seria” non fa mai, in questo caso dovrebbe scendere con i piedi per terra, una Vision è il raggiungimento di una posizione leader nel mercato, la conquista di un’immagine di eccellenza presso i propri clienti, una Mission è la soddisfazione dei clienti, l’affidabilità dei fornitori, l’appagamento delle maestranze.

Ora, se queste sono Vision e Mission, esse appartengono tanto alle aziende quanto alle persone, in tutti i luoghi ed i tutti i tempi, a patto che alla base ci siano dei valori, ed è su questo punto che forse la norma non aveva tempo, voglia e competenza per entrare, cioè i valori che dovrebbero essere sempre la base su cui si costruisce la nascita e lo sviluppo di un’azienda, così come lo svolgersi di una vita.

Però parlare di valori all’interno del mondo imprenditoriale e non solo di quello, ci porta subito a scoprire le nostre contraddizioni più profonde, una per tutte e per tutti : il cristianesimo e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Quindi pochi hanno voglia e coraggio di accettare le proprie contraddizioni e definire in modo chiaro i valori, a cui ispirare tutta la propria attività e la propria vita, meglio, molto meglio, essere labili nei vincoli, per essere liberi di muoversi in tutte le direzioni.

Però, però, però, se è vero che fare qualità è riuscire a rispettare un progetto, una pianificazione, un impegno, allora quale qualità può nascere da un’attività che non ha determinato i valori di base su cui dovrebbe poggiare? Come farà a dimostrare che il successo raggiunto è esattamente ciò che ci si era prefisso? Che la soddisfazione del cliente viene realmente prima di tutto, anche del proprio interesse economico?

Ebbene, senza valori possiamo ottenere prodotti efficienti, servizi apprezzati, risultati economici eccezionali ( anche Madoff li ha ottenuti ), ma la soddisfazione di aver realmente raggiunto gli obiettivi, la conferma che i nostri progetti più ambiziosi erano corretti e sono stati ben realizzati, non potremo mai ottenerle.

Valori, Vision e Mission, di fatto hanno lasciato il posto a termini ed argomenti più “concreti“, meglio parlare di cose che si toccano e che si misurano, in fondo la pretesa dell’ISO è di rendere tutto misurabile, però c’è un piccolo problema: qual’è l’unità di misura dell’onesta? e quella del rispetto? e per ultima, come si misura la libertà?

Questi sono gli argomenti che sarebbe opportuno approfondire nell’approccio con la qualità, rischiando di sembrare “strani” , ma finalmente parlando della qualità della vita. O forse è meglio un cellulare che può far tutto ed una vita di m….? A voi la scelta.