Archivi per la categoria ‘la qualità secondo le norme ISO 9001 2008’

Nucleare. SIL. Marchio CE.

mercoledì, 6 aprile 2011

Queste tre parole sembrano non avere nulla in comune eppure …..

Eppure se  i principi del SIL ( System Integrity Level ) ovvero Livello di integrità del Sistema, fossero stati applicati correttamente dalla progettazione, alla realizzazione ed alla gestione degli impianti nucleari, problemi come quelli del Giappone o della Russia, per citare solo i più noti, non ci sarebbero stati.

I metodi per prevedere ed evitare che i pericoli diventino vere e proprie catastrofi, esistono, e possono garantire integrità di sistemi fino a 100.000 anni, allora dove sta il problema? Sempre e solo in un’unica cosa, quella cosa si chiama UOMO.

Infatti, non ci sfiora neppure l’idea che i tecnici Giapponesi o quelli Russi o Americani, non conoscano i criteri di sicurezza imposti dalla attribuzione del SIL in un impianto, ma evidentemente sono stati altri i criteri che hanno ispirato le decisioni prese.

Applicare il SIL 4, significa ad esempio poter garantire che per 100.000 anni non si romperà nulla in un intero impianto complesso come una centrale nucleare.

Farlo comporterebbe però, adottare dei sistemi di costruzione che renderebbero economicamente più vantaggioso lo sviluppo e l’industrializzazione delle fonti energetiche rinnovabili e quindi cosa si sceglie? Di abbassare il SIL e fare centrali meno sicure.

Mentre lo sfruttamento del nucleare, come del petrolio o dell’acqua dei bacini di alta quota, consente solo a pochi di accedere alla produzione di energia e quindi all’impiego economico di queste risorse, le energie rinnovabili sono a disposizione di tutti e non consentono la creazione di monopoli, ne consegue che i grandi capitali scelgono per tutti noi e scelgono ciò che fa comodo a loro.

I problemi non derivano mai dalle invenzioni o dalle scoperte dell’uomo, ma dall’uso che poi ne fa.

Il fuoco ha rappresentato un’era ed ancor oggi è fondamentale per la nostra vita, ma la natura scatena una minima parte di incendi, laddove si crea uno squilibrio, tutti gli altri incendi dipendono dall’incuria dell’uomo.

La polvere da sparo ha portato grandi cambiamenti nella nostra vita, ma i più noti sono quelli devastanti delle guerre, e certamente non si possono imputare alla natura che ci circonda, ma quella che sta dentro nella nostra mente.

Ci siamo dimenticati del marchio CE? No anche il marchio CE come il SIL, si occupa di sicurezza, delle macchine, delle apparecchiatura, dei prodotti che riguardano tutti noi.

Vediamo quindi che TUTTI siamo coinvolti nella ricerca e nel rispetto della massima sicurezza, la possiamo pretendere quando si tratta di ciò che ci tocca direttamente, la possiamo indicare quando ci viene chiesto cosa ne pensiamo dell’utilizzo di energie che l’uomo dovrebbe controllare sulla base di criteri di massima sicurezza ed invece può essere indotto a farlo nel rispetto di altre esigenze.

La nostra sicurezza sta prima di tutto nelle nostre mani!


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2001/95/CE Una Direttiva dimenticata

giovedì, 31 marzo 2011

2001/95/CE

Questa direttiva recepita in Italia con il D.Lgs. 172 del 21 Maggio 2004, rappresenta uno dei documenti più importanti per TUTTI i consumatori.

L’argomento di cui si occupa è infatti LA SICUREZZA DEI PRODOTTI, ma di TUTTI, PROPRIO TUTTI, I PRODOTTI immessi in commercio (la definizione corretta è immissione in libera pratica).

Coloro che immettono i prodotti “in libera pratica” sono tenuti a rispettare questa direttiva o il D. Lgs. se il prodotto è venuto in Italia, e questi soggetti sono: il produttore se è residente nella Comunità Europea, un mandatario del produttore, se quest’ultimo e residente extra CEE, o l’importatore, che per ovvie ragioni risiede nella CEE, anche i distributori sono tenuti a verificare che i prodotti da loro trattati siano in regola con queste leggi.

Solo questi ( come per l marcatura CE ) sono i soggetti che hanno l’obbligo di mettere in pratica tutte le procedure previste dalla legge.

TUTTI i consumatori sono invece tenuti a pretendere il rispetto di queste leggi, che tra l’altro prevedono SEMPRE la presenza di un manuale, grande o piccolo non h importanza, ma SEMPRE scritto in italiano e se non c’è si contesta il prodotto e s può rifiutarne il pagamento.

SE UN PRODOTTO VIENE FORNITO INCOMPLETO ( senza istruzioni in italiano, senza etichetta con i  dati essenziali e senza luogo di origine ) SI CONTESTA!

Nel caso il prodotto fosse anche soggetto a Direttive specifiche, deve essere presente anche il Marchio CE, anche questa mancanza può giustificare una contestazione.


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Chi fa da sé …………..

giovedì, 17 marzo 2011

FA PER TRE O FA MALE?

Desideriamo mettere in guardia il lettori ed i partecipanti a questo blog, nei confronti di un pericolo che è sempre esistito, ma con l’avvento di internet è purtroppo aumentato.

La grande disponibilità di informazioni, che una volta si trasmetteva con i libri ed il passaparola ed oggi ha trovato nel web la su massima espressione, espone a pericoli che sono direttamente proporzionali alla quantità di informazioni facilmente reperibili.

I pericoli di questa infinita fonte di notizie sono di due tipi:

- le notizie possono essere sbagliate e quando si tratta di cose tecniche il pericolo conseguente è evidente

- le notizie possono indurre il lettore ad una conclusione molto pericolosa cioè : FACCIO DA SOLO

Rileggendo un nostro articolo sulla direttiva macchine, che è volutamente dettagliato, ci è sorto il sospetto che basandosi su quanto in esso contenuto, qualcuno non esperto e/o senza ulteriori conoscenze specifiche, potesse affrontare da solo la marcatura CE di una macchina.

Anche la disponibilità di softwares, apparentemente economici, per redigere la documentazione necessaria alla marcatura CE, aiuta il lettore ad andare in questa direzione.

ATTENZIONE! Diplomarsi o laurearsi con i Bignami, e sempre stato utile solo a Bignami! Il pezzo di carta ottenuto attraverso le scorciatoie è e rimane un pezzo di carta.

Che l’analisi dei rischi non sia una cosa da neofiti lo dimostra la storia passata e recente, la catastrofe giapponese ci serva da monito! Laddove i maggiori esperti mondiali in materia hanno fallito, pensate davvero che avrebbe fatto meglio un dilettante?

Per fare una corretta analisi dei rischi non è sufficiente, né il nostro articolo, né tutto il nostro blog e neppure i softwares a “buon prezzo”  che si trovano in molti siti. Potremmo anche discutere anche sul “buon prezzo” (pagare poco per avere  nulla, è sempre uno spreco), ma lasciamo perdere per decenza.

L’analisi dei rischi non è una cosa che si possa improvvisare, ed in alcuni casi i redattori delle norme relative a queste analisi, consigliano di costituire un gruppo di lavoro composto da vari esperti, ed indicano (le norme) varie metodologie operative.

Quindi attenzione alle semplificazioni ed alle soluzioni già pronte, questa attività condiziona la sicurezza e la vita di coloro che a vario titolo avranno a che fare con la macchina durante tutta la sua vita

Pensate che sia il caso di adottare il

FAI DA TE?

 


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Complimenti. Grazie.

lunedì, 7 marzo 2011

Molti partecipanti a questo blog, sia nei commenti che nelle mail che ci inviano direttamente, ci fanno spesso i complimenti che accettiamo volentieri, anche se non è questo lo scopo del blog.

Tutti coloro che inseriscono i loro commenti, compresi quelli che non sono d’accordo con noi, hanno sempre usato modi corretti e non c’è mai stata necessità di alcun intervento censorio.

Nelle mail che riceviamo privatamente, a volte però ci sono forme e contenuti un pò diversi da quelli che leggete sul blog.

Vogliamo fare un’eccezione e riportiamo testualmente lo scambio di mail avvenuto con un nostro interlocutore e se avete dei commenti da fare saranno bene accetti.

domanda:     se con una classe, in una area di progetto, montiamo dei componenti di PC, ovviamente tutti con marcatura CE, fino ad ottenere dei PC utilizzabili in un laboratorio della nostra stessa scuola, c’è qualcosa che non va?

risposta; Non vorrei apparire scortese, ma io ho l’abitudine di salutare quando inizio e quando finisco un discorso e di ringraziare preventivamente quando faccio una domanda, se poi si contestualizza la domanda stessa, ad esempio ” con una classe scolastica ecc. ” allora chi legge oltre a comprendere meglio, è anche meglio disposto a fornire le spiegazioni richieste. Altrimenti preferisce fare dell’altro. Spero solo che Lei non sia l’insegnante. Buona sera

replica:   Mi scuso per la fretta con cui ho formulato la domanda. Quanto all’inizio della sua risposta… lei si sbaglia. Appare scortese. Probabilmente mi ha valutato come scortese a mia volta, quindi siamo pari. Ebbene sì, insegno informatica e la classe cui faccio riferimento è scolastica. Ma forse lei non è la persona che potrebbe rispondere. In ogni caso grazie per l’attenzione.

contro replica: Per rispetto all’istituzione scolastica e degli studenti rispondo alla parte tecnica della domanda. Un prodotto assemblato con componenti marcati CE, non si può automaticamente considerare a norma e quindi necessita a sua volta di essere marcato CE. La marcatura CE è un insieme di procedure che esegue i costruttore ( assemblatore, al fine di dimostrare che il prodotto rispetta le direttive obbligatorie e le eventuali norme volontarie che il costruttore ha deciso di rispettare ). Le procedure sono le seguenti:

- analisi dei rischi

- manuale di installazione, uso e manutenzione

- dichiarazione di conformità

- marcatura CE

- costituzione del fascicolo tecnico che contiene copia di tutti i documenti sopra indicati più le procedure utilizzate per la realizzazione del prodotto, e la distinta base con relativo elenco dei fornitori da cui si sono approvvigionati i componenti.

Nel blog marcaturace.net si possono trovare molti riferimenti ai metodi di marcatura ed alle direttive.

Il prodotto in questione è sottoposto alla Direttiva di Bassa Tensione ed alla Direttiva di Compatibilità Elettromagnetica ( entrambi scaricabili liberamente da internet ) che indicano i requisiti essenziali di sicurezza che il prodotto deve possedere.  Tutto questo è quanto io posso dire e non so se sia sufficiente ed  esaustivo, relativamente alle richieste inviatemi.

La dispenso da qualsiasi forma di ringraziamento e di cortesia, cose che sembrano entrambe a Lei sconosciute.

Saluti solidali ai Suoi allievi. Ing. Carraro.

Come vedete, non è vero che sono sempre cortese e gentile, ma devo confessare che la maleducazione proprio non la sopporto, se poi si accompagna all’arroganza di chi confonde causa con effetto, la cosa diventa ancora più ripugnante.

La domanda che mi pongo è la seguente: la scuola deve solo insegnare ciò che sta scritto nei libri oppure deve indicare anche qualche valore?

Qualsiasi Vostro commento sarà bene accetto e pubblicato.

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CE o non CE ? Dipende!

mercoledì, 26 gennaio 2011

Capita spesso che non sia chiaro se un prodotto debba essere marcato CE e neppure a quale o quali direttive sia soggetto.

marchio CE

marchio CE corretto

Ho avuto un piacevole scambio di opinioni con un tecnico della Camera di Commercio di Cesena, il quale affermava, anche dopo molte spiegazioni argomentate, il suo disaccordo sul fatto che le pitture murali e gli impregnanti dovessero essere considerati prodotti da costruzione e quindi essere marcati CE.

Le stesse pitture ed impregnanti, se utilizzati per dipingere un mobile o un manufatto da arredamento, non devono invece essere marcate CE, non rientrando in nessuna direttiva.

Dato che la questione si presenta spesso, credo sia necessario chiarire ancora una volta che il marchio CE oltre che dal prodotto, dipende dall’uso a cui è destinato.

Se un libro è anche un gioco per bambini, deve essere marcato CE, cosa di cui invece nessun libro per adulti necessita.

Che l’impregnante che protegge il marmo di rivestimento di un palazzo, si debba considerare prodotto da costruzione, in quanto stabilmente inglobato nella costruzione con evidenti scopi protettivi, non lo affermo io, ma la direttiva 89/106/CE, mentre se lo stesso impregnante viene applicato sul piano di marmo di una cucina, non ha necessità di essere marcato.

prodotti da costruzione

costruire con prodotti sicuri

Quindi sono l’uso di destinazione e la direttiva che regola l’utilizzo ultimo, che determinano la necessità di marcatura CE e le garanzie che questa deve fornire.

Ad esempio se un apparecchio funziona a 12 V, ma quei 12V arrivano da un alimentatore che è sua volta alimentato a 220 V, anche se il produttore non fornisce l’alimentatore, il primo apparecchio deve rispettare anche la direttiva Bassa Tensione.

DIPENDE quindi dall‘uso finale a cui il prodotto o il componente è destinato e non solo dalle sue specifiche caratteristiche, il fatto che debba essere marcato CE e dall’uso finale DIPENDE anche la scelta delle direttive da rispettare.

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La dichiarazione di conformità ed il marchio CE

sabato, 22 gennaio 2011

Come dicono le stesse parole, il significato è chiaro, cioè affermare (per iscritto) che un prodotto è conforme a determinate direttive e normative.

dichiarazione di conformità

dichiarazione di conformità

Non è detto che un prodotto debba essere dichiarato conforme a tutte le normative che lo riguardano, essendo molte norme di tipo volontario, è quindi il produttore che decide quali rispettare, mentre per le direttive il discorso è diverso avendo esse normalmente valore di legge, dopo essere state recepite da specifico Decreto legislativo,

Normalmente l’Italia impiega dai 3 a i 5 anni per recepire le direttive europee ( quando si dice efficienza del sistema ), però i produttori italiani che vogliono esportare in Europa devono far riferimento alle direttive e non ai decreti legislativi italiani.

Non è poi chiaro, perchè servano anni per ratificare una determinazione delle autorità europee, che anche i nostri rappresentanti hanno contribuito a formulare, e che gli stati membri non possono cambiare, ma questo è un’altra storia ( per fortuna che Lucarelli ci consente sempre questa via d’uscita ).

Sicuramente in questi ritardi giocano un ruolo importante le attività lobbistiche di freno delle associazioni di categoria, che invece di aiutare e spronare i loro iscritti ad adeguarsi velocemente alle leggi europee, mettono in moto azioni ritardanti attraverso i corridoi della politica o sarebbe meglio dire i meandri del malcostume.

Per esempio, per non perdere le vendite estive di moto e motorini, le associazioni dei costruttori, a suo tempo hanno fatto slittare ad autunno la legge sul casco obbligatorio che era pronta in primavera, chissà come saranno contenti le vittime ed i familiari di coloro che si sono fracassati il cranio quell’estate.

Ma torniamo alla dichiarazione di conformità, essa fa parte delle procedure per la marcatura CE, ma non sostituisce il marchio CE, infatti essa dichiara la conformità del prodotto, però deve essere integrata ad esempio con l’assicurazione che il produttore ha attivato delle procedure per garantire la costanza della qualità di produzione, e molte altre cose che appunto tutte assieme costituiscono la marcatura CE.

marchio CE

marchio CE corretto

La dichiarazione di conformità può essere fatta da laboratori, notificati o meno, dai produttori anche extra CEE, ma deve essere sempre sottoscritta da chi mette in commercio il prodotto e se ne assume in toto la responsabilità, ben sapendo che essa rappresenta solo una parte dei suoi obblighi.

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Dichiarazione di conformità o marchio CE

mercoledì, 15 dicembre 2010

Permangono ancora incertezze e dubbi sulla differenza tra dichiarazione di conformità e marchio CE e su quando prevale la necessità dell’una o dell’altro.

Innanzitutto non sono due documenti comparabili o alternativi!

La dichiarazione di conformità attesta che un prodotto rispetta le direttive e le norme in essa elencate, quindi non necessariamente tutte le norme esistenti e relative a quel prodotto.

Il secondo significa con la sua presenza che tutte le procedure per garantire la sicurezza del prodotto sono state eseguite.

In ordine temporale il marchio CE va apposto dopo che tutta la procedura di marcatura, compresa la dichiarazione di conformità, è stata completata.

Entrambe gli elementi sono parti integranti della marcatura, ma presentano una diversità applicativa: la dichiarazione di conformità deve essere sempre predisposta, mentre il marchio CE può non essere applicato in un caso particolare.

Quando il prodotto è in una fase intermedia della filiera che lo porterà all’utente finale e quindi il rapporto commerciale si realizza tra due aziende, la prima delle quali non immetterà il prodotto sul mercato, quest’ultima non ha l’obbligo di apporre il marchio CE.

Il motivo di questa mancata marcatura è il seguente: dal momento che il fornitore finale deve apporre il marchio CE ed i suoi dati, non serve a nulla avere il o i marchi di coloro che sono intervenuti prima nella filiera produttiva.

Ciò non significa che non apporre il marchio CE equivalga a non fare la procedura di marcatura, ma semplicemente che essa si ferma alla fase immediatamente prima dell’apposizione del marchio CE cioè alla dichiarazione di conformità.

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ISO 9001 “effetti collaterali”

venerdì, 26 novembre 2010

A volte, presi nell’ingranaggio del lavoro, non si ha il tempo di fermarsi e cercare di osservare sé stessi dall’esterno, per fare un’esame della propria situazione e degli eventuali cambiamenti avvenuti.

Ho deciso di prendermi questo tempo e di riflettere su cosa ha rappresentato per me l‘ISO  9001 e in che modo ha influito sulla mia vita, quindi per una volta non parlo di cose tecniche, ma di cose umane, se decidete di passare oltre non lo riterrò uno sgarbo.

L‘ISO 9001 o meglio la consulenza per l’implementazione del Sistema di Gestione per la Qualità, mi ha consentito di conoscere molte realtà aziendali e molte persone, la maggior parte della quali mi hanno insegnato qualcosa.

Ho potuto conoscere intimamente il tessuto produttivo del Nord est e ne ho ricavato un’immagine sempre in controtendenza rispetto al sentire comune, a quello dei media e dei politici, ma questa è un’altra storia.

Mi ha dato grandi soddisfazioni economiche, perché per mia fortuna ho percorso tutto l’arco dello sviluppo di questo nuovo corso in Italia ed anche il suo grande declino, almeno in termini di domanda e di applicazione.

Mi sono accorto però che la cosa più importante che l‘ISO 9001 mi ha dato è dentro di me.

Ho compreso, anche se ho impiegato molto tempo, il vero significato di “soddisfazione del cliente” e ho cercato di mettere a profitto questa comprensione.

Questo blog nasce con questo principale obiettivo e tiene conto di questo aspetto in tutte le attività che lo compongono.

Cercare in ogni modo ed in tutte le azioni la soddisfazione del cliente, significa porsi costantemente una serie di domande: cosa cerca, cosa vuole, come facilitargli l’utilizzo degli strumenti internet, quali ostacoli eliminare per fargli trovare le risposte che cerca?

Tutto ciò significa che sono diventato una specie di missionario? Assolutamente no, io cerco di fare il mio lavoro, che consiste nel fornire consulenza, ma prima devo individuare coloro che ne hanno necessità e quindi coloro che hanno delle domande a cui posso dare risposta con le mie conoscenze.

Come tutto ciò ha influito sulla mia persona? Mi ha reso più disponibile ad ascoltare, a pensare prima di tutto alle necessità degli altri, a comprendere che la mia soddisfazione passa necessariamente attraverso quella del cliente.

Tutto ciò Vi sembra poco? Ci ho pensato su parecchio e la mia risposta è NO!

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Immissione nel mercato o “immissione in libera pratica”

mercoledì, 3 novembre 2010

Immettere nel mercato significa vendere, ma certo è più corretta la definizione “immissione in libera pratica” , perché ha un campo di applicazione più ampio e nel contesto in cui viene utilizzata è certamente più valida, anche se non è proprio di uso comune.

Immissione in libera pratica è un’espressione tecnico legale, utilizzata la legislatore per indicare un prodotto che viene messo a disposizione di un utilizzatore a qualsiasi titolo, cioè non solo venduto, ma anche regalato, dato in uso, in affitto o comunque in qualsiasi altra forma.

La libera pratica significa che qualcuno è in grado di utilizzare il prodotto che gli è stato consegnato per farne l’uso proprio o improprio che crede più opportuno.

Presentare un prodotto in una manifestazione fieristica, senza venderlo, non equivale quindi a immetterlo in libera pratica.

Importare un prodotto da qualsiasi parte del mondo non significa immetterlo in libera pratica, anche se è abbastanza intuitivo che far arrivare un container di giocattoli dalla Cina è il presupposto per venderli o regalarli a qualcuno, però la supposizione non è prova provata.

Alla luce di questo concetto, peraltro molto chiaro nel suo significato, contenuto nei Regolamenti Europei e ripreso in tutte le Direttive Comunitarie, appare alquanto bizzarro che ci sia qualcuno che in nome di leggi e regolamenti scorrettamente applicati o male interpretati, blocchi in dogana o sequestri della merce non ancora immessa nel mercato.

Il prodotto che entra nelle nostre frontiere non è ancora “immesso in libera pratica” e chi ha il compito di controllare, dovrebbe giustamente segnalare se il prodotto è potenzialmente pericoloso o è privo dei documenti e dei marchi che per legge dovrebbe avere.

Segnalare però ha un significato ben preciso e non equivale a segregare, quindi non comprendiamo le ragioni di sequestri e blocchi preventivi, nessuna legge o direttiva ne fa cenno, a meno di un imminente e conclamato pericolo, peraltro da dimostrare.

Chi ci segue sa che non amiamo i furbi ed i furbetti e nulla e più lontano da noi del concetto di mercato senza controlli e senza regole, crediamo però che le regole vadano rispettate da tutti e quindi mentre chiediamo in tutte le occasioni che si facciano rispettare le leggi sulla Marcatura CE dei prodotti, al tempo stesso ci sembra corretto invocare un’applicazione corretta delle stesse leggi.

La forzatura ed il mancato rispetto delle regole, da qualunque parte provenga è secondo noi sempre premessa di cattivi risultati.

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I furbetti del web

mercoledì, 20 ottobre 2010

In questo blog non abbiamo mai parlato della nostra società di consulenza, segnalata solo sullo spazio “chi siamo” e non scambiamo banner con alcuno, avendo scelto come linea di comportamento quella di separare la parte di blog dedicata alla discussione, dalla parte commerciale della nostra attività.

Abbiamo in più di un commento ricordato che non forniamo preventivi mediante il blog ed evitiamo di promuovere la nostra attività di consulenza a pagamento, che è destinata alle aziende e non ai privati, i quali possono invece trovare nel blog le risposte alle loro domande (nei limiti delle nostre conoscenze )

Per una volta approfittiamo di questo spazio, per denunciare che siamo stati costretti, per la prima volta, a non pubblicare un commento dato che conteneva la pubblicità di un’altra azienda che offre programmi per fare il CE “fai da te”.

Abbiamo scritto più volte di non concordare con questo tipo di servizio, in quanto a nostro avviso serve solo ad utenti esperti e non chiarisce la situazione a chi utilizza questi prodotti, ma ovviamente ognuno è libero di comprare ciò che vuole.

Ciò che ci sembra sinceramente offensivo per la nostra intelligenza è che si tenti mediante un commento, di sfruttare la visibilità del nostro blog, che è ai primi posti in internet con le principali parole chiave, e viene visitato da oltre 1.200 persone a settimana, per fare pubblicità ad altri.

La cosa poi assume un aspetto ridicolo se a promuovere questo “meraviglioso servizio” sia, guarda caso, un “omonimo” del titolare di uno studio di consulenza proprio dello stesso settore di cui si occupa il sito in questione.

Saremo anche dei provincialotti, e magari convinti come ci ha scritto il solerte commentatore nella sua replica che la concorrenza stimola la crescita, ma non ci teniamo a diventare degli “utili idioti”, quindi chi vuole fare,domande, commenti o critiche sul blog, sarà sempre pubblicato, come è successo fin’ora, chi invece vuole fare il “furbetto del web” si rivolga altrove, qui lo attende il cestino.

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