Archivi per la categoria ‘opinioni’

Alcune riflessioni

giovedì, 26 gennaio 2012

Chiedo scusa se per una volta non parlo proprio della marcatura CE, ma anche chi gestisce un blog o fa consulenza tecnica, ha delle cose da dire e da condividere e quindi per una volta, spero unica e ultima, vado fuori tema.

Stiamo attraversando una crisi mondiale, ma in base alla mia conoscenza del mondo produttivo (nord Italia) posso dire che anche in questo noi italiani siamo particolari.

Dibattiamo se un ministro dice che chi non si emancipa dalla famiglia è un “bamboccione” se un vice ministro dice che se uno a 28 anni (con le dovute eccezioni, non è laureato (4 anni di fuori corso) è uno “sfigato“, ci preoccupiamo e discutiamo con fervore sul fatto che nella plancia della Concordia ci fosse o meno una donna, come se andare addosso a quegli scogli non fosse dipeso da una volontaria e genetica imbecillità, ma da una temporanea distrazione, infatti quella nave da sola non sarebbe mai passata di li.

Su queste stupidaggini più che ovvie, di dominio comune e su cui mi sembra ci sia solo da capire come evitare che si ripetano in futuro, noi italiani dibattiamo per ore, quasi che sia colpa del vice ministro se dice una cosa che tutti sappiamo vera, cioè che i nostri studenti si laureano in più tempo che nel resto d’Europa.

A me hanno insegnato che perdere un anno di scuola, significa in termini economici, perdere una cifra pari all’ultimo anno di stipendio, quindi se questi non sono sfigati, o sono ricchi o sono dei bamboccioni a cui sta bene farsi mantenere dai genitori, perchè diciamolo chiaro, almeno dalle mie parti, ci sono e ci sono sempre state molte cassette da scaricare al mercato ortofrutticolo e ci sono molti posti da badante, disponibili.

Mentre dibattiamo a volte aspramente su queste, ripeto, stupidaggini, ci sfugge il fatto che tutti noi contribuiamo all’evasione fiscale, chi può direttamente e chi non può indirettamente, rinunciando a chiedere fatture e scontrini.

Un metodo avversato dai commercialisti, Tremonti in testa, sarebbe quello di consentire a TUTTI di scaricare TUTTO e poi pagare eventualmente un’aliquota sul netto, almeno uno saprebbe che se spende tutto ciò che guadagna, non avrà più nulla da pagare ed avrà contribuito al gettito fiscale per le sue massime possibilità.

Chi di Voi rinuncerebbe ad uno scontrino o ad una fattura se lo potesse detrarre dai costi? In questo modo emergerebbe tutto il sommerso e se facciamo due conti ci accorgiamo di semplici verità che non ci vengono dette e che molti di noi non vogliono sentire, con un PIL di 1.800 miliardi di euro, è sufficiente che solo il 10% venga fornito senza documento fiscale per avere un’evasione di 180 miliardi di euro.

Non serve certo essere economisti per fare questi conti, aggiungo che il 10% è una cifra ridicola perchè in 36 anni di consulenza gestionale a centinaia di aziende, non ne ho trovata una che potendo non abbia evaso per ben più del 10% sul suo fatturato, anche quando il bilancio era in perdità.

Qualcuno sostiene che il “nero” tiene in piedi una economia sommersa che sparendo creerebbe molti disoccupati ed altri effetti dannosi, a questi signori rispondo che anche la mafia e la criminalità hanno un bel giro d’affari, ma non per questo penso che dovrebbero essere conservate (purtroppo ci pensano da sole).

Chiedo scusa ai lettori del blog, ma veramente non ne posso più di decine di milioni di “sepolcri imbiancati” rappresentati da individui (non cittadini) che vivono un  anno  rispettivamente con:

- tassisti 14 mila euro

- idraulici 16 mila euro

- gioiellieri 20 mila euro

- padroncini di camion 16 mila euro

- elettricisti 18 mila euro

- avvocati 40 mila euro

e di tutti quelli che fanno finta di crederci invece di prenderli a pedate nel sedere.

Mi domando, ma chi acquista gli appartamenti, le auto di lusso e di cilindrata medio alta, le seconde case al mare ed in montagna, le barche, gli elicotteri e gli aerei, ed ancora i cancelli motorizzati, gli impianti di allarme, le caldaie, gli impianti idraulici, le manutenzioni edili?

Forse la risposta c’è: solo ed esclusivamente i dipendenti a stipendio fisso, cioè quelli che pagano più tasse di tutti.

La mia soluzione a tutto ciò sarà ……. l’evasione! Dall’Italia e dagli italiani.

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E pensare che è scritto chiaramente

mercoledì, 28 dicembre 2011

Non finiremo mai di stupirci della stupidità umana, anche la nostra ovviamente, ma ci sono degli episodi che meritano una citazione.

Un nostro cliente, produttore di stampi e che giustamente ha ritenuto opportuno implementare tutte le procedure di marcatura CE per essere in regola con la legge, ci ha interpellato qualche giorno fa, perchè era in difficoltà e desiderava avere da noi alcune conferme.

Il problema era il seguente: un loro committente aveva imposto l’acquisto della camera calda dello stampo ( funzionamento con tensione 220 V ) presso un fornitore specifico.

Questo fornitore consegnava la camera calda senza marcatura CE e senza dichiarazione di conformità, sostenendo ( mai per iscritto ) che questo prodotto non era soggetto a marcatura CE e per avvalorare la sua tesi allegava un articolo di un giornalista specializzato danese o comunque di un paese del nord Europa.

In questo articolo era scritto che in base all’articolo 2 paragrafo b della direttiva macchine, le attrezzature non sono soggette a marcatura CE.

Il fatto è che l’art. 2b descrive cosa sono le attrezzature, proprio perchè queste sono soggette alla direttiva e quindi alla marcatura CE, più chiaro di così non può essere.

Pur di difendere le proprie teorie “sbagliate”, “furbastre” e che mirano a sfuggire alle proprie responsabilità, si cercano sponde anche all’estero, dove certamente come da noi non mancano gli idioti.

Riportiamo di seguito sia l’articolo 1 che il 2b

1. La presente direttiva si applica ai seguenti prodotti:
a) macchine;
b) attrezzature intercambiabili;
c) componenti di sicurezza;
d) accessori di sollevamento; ecc, ecc.
2 b) «attrezzatura intercambiabile»: dispositivo che, dopo la
messa in servizio di una macchina o di un trattore, è assemblato
alla macchina o al trattore dall'operatore stesso al fine
di modificarne la funzione o apportare una nuova funzione,
nella misura in cui tale attrezzatura non è un utensile;

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La parola agli stupidi? No!

mercoledì, 26 ottobre 2011

Fino ad ora abbiamo pubblicato tutti i commenti che sono stati inviati a questo blog!

Quelli che contraddicevano le nostre opinioni, quelli non proprio sensati ed a volte anche quelli che facevano pubblicità ad altri e quindi non del tutto disinteressati, in nome di una “ non censura” che ci sembra corretto adottare.

In democrazia anche gli stupidi hanno diritto di parola, ci mancherebbe altro, anche perchè rimane da stabilire chi ha il diritto di dichiarare chi è stupido e chi non lo è.

Ci siamo trovati però di fronte a situazioni nelle quali abbiamo deciso che questo diritto ce lo arroghiamo noi, perchè la stupidità è palese ed i danni che può provocare superano il diritto alla parola, soprattutto se questa si deve esprimere in un blog creato per fornire informazioni utili e fare chiarezza.

A chi può essere utile un’affermazione del genere?”per marcare un prodotto basta togliere l’etichetta da uno vecchio ed attaccarla su uno nuovo“, oppure “è l’etichetta che rende sicuro il prodotto” ed altre amenità del genere.

Noi abbiamo dedicato questo sito a coloro che ne vogliono sapere di più sulla marcatura CE, che vogliono fare delle obiezioni alle nostre affermazioni o anche contestare ciò che noi sosteniamo.

Teniamo attivo il sito, investendo il nostro tempo ed i nostri soldi, che sono quelli che guadagniamo dalla consulenza, che alcuni di Voi ci affidano.

Non crediamo di venire meno ai principi di eguaglianza e democrazia, che peraltro rispettiamo volontariamente e non per qualche obbligo, se non pubblichiamo stupidaggini, come quelle che ho menzionato in precedenza.

Chi non è d’accordo con ciò che noi facciamo e scriviamo lo può esprimere in modo civile e serio, chi invece ci invia stupidaggini come queste, sarà deviato nello spam, che è il posto adatto per i suoi commenti e forse anche per lui.

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Chiaramente, chiarimenti

lunedì, 24 ottobre 2011

In questo blog sono pubblicati circa 100 articoli ed una parte importante di essi è dedicata alla dichiarazione di conformità.

Alla dichiarazione di conformità abbiamo anche dedicato un sito specifico in cui le persone interessate possono trovare tutte le spiegazioni relative.

In molti altri articoli si parla di quali siano le varie componenti della marcatura CE e come essa debba essere realizzata.

Nonostante tutte queste informazioni siano disponibili (basterebbe avere la pazienza e la voglia di leggerle), continuiamo a ricevere mail e telefonate nelle quali si confondono i vari termini e si semplifica in modo disarmante l’attività di marcatura CE.

Forniamo di seguito alcuni chiarimenti:

- la Dichiarazione di Conformità NON è la Marcatura CE

- il marchio CE è come il bollino blu sull’auto, prima occorre fare i controlli

- il certificato CE NON è il marchio CE

- il certificato CE è il risultato di prove di laboratorio su UN CAMPIONE

- il marchio CE garantisce (dovrebbe) la sicurezza di ogni singolo esemplare di prodotto e NON solo del campione

Per fare la marcatura CE e quindi applicare il marchio CE, è necessario partire dalla progettazione in sicurezza dei prodotti e poi realizzarli in modo sicuro ed infine controllarli a fine produzione.

Chiaramente per i prodotti importati si potrà fare solo la documentazione a posteriori, partendo dal presupposto che il prodotto sia sicuro ed a norme, diversamente non si potrebbe fare.

Speriamo che ora, dopo aver letto queste poche righe, non ci sia più qualcuno che ci chiede come fare la dichiarazione di conformità per marcare CE il prodotto.

 

 

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Dichiarazione di conformità, sempre.

giovedì, 4 agosto 2011

Qualcuno si interroga ancora sulla necessità o meno della dichiarazione di conformità che deve accompagnare i prodotti.

Porsi delle domande è sempre saggio, però prima o poi occorre trovare le risposte.

Ci sono due tipi di prodotti: quelli che devono sottostare a qualche direttiva specifica e quelli che non avendo una direttiva specifica devono sottostare alla Direttiva 2001/95/CE, sulla quale consigliamo a tutti un approfondimento.

Le direttive specifiche esigono che tutti i prodotti che sottostanno ad esse siano accompagnati dalla Dichiarazione di Conformità, che qualcuno chiama DICO, forse per sfruttare il ricordo di una infelice stagione di un nostro ex governo.

La Direttiva 2001/95/CE impone che tutti i  prodotti da essa regolati siano muniti di dichiarazione di conformità.

Posto che quanto sopra corrisponda al vero, e come sempre Vi invitiamo a verificare di persona, leggendo le direttive, non si comprende come ci sia qualcuno che ha ancora dubbi sulla necessaria presenza della suddetta dichiarazione.

Forse le perplessità sono da far risalire alla scarsa volontà dell’italica gente  ad assumersi le proprie responsabilità in modo chiaro.

Infatti oltre a dichiarare la conformità del prodotto questo documento rappresenta una chiara assunzione di responsabilità da parte del firmatario e questo a volte non rientra nei desiderata di molti operatori (sopratutto importatori), che ritengono che la responsabilità sia di chi produce e non di chi immette sul mercato il prodotto (magari chi produce è in Cina).

Concludo con un aneddoto: dopo circa 20 mail di spiegazioni, ho risposto ad un signore, per l’ennesima volta e chiaramente, che nessuno poteva sollevare il produttore (importatore), dalle proprie responsabilità. Il signore ha ribattuto con irritazione:-forse ho sbagliato a rivolgermi a Voi-.

Finalmente ho potuto dargli ragione ed indirizzarlo verso quegli esperti che come dicono loro: “certificano tutto il certificabile” e rilasciano certificati ISO 9001 senza aver neppure visitato l’azienda certificata, se non l’avessi visto con i miei occhi, l’avrei ritenuta una leggenda metropolitana.

 

 

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Vi racconto una storia capitolo 2

domenica, 3 luglio 2011

Ecco cosa ha fatto l’Ente che ha chiesto 40.000 € per cambiare la partita IVA su 3 certificati, dopo che il cliente ha comunicato di voler sospendere l’accordo.

Avendo subodorato che il cliente aveva mangiato la foglia e compreso che la richiesta economica per cambiare il n° di partita IVA (40.000 euro) era esorbitante, ha chiesto un incontro entro brevissimo tempo e si è presentato in un ufficio esterno all’azienda, dopo qualche giorno.

Il cliente ha comunicato al rappresentante dell’Ente, che intendeva approfondire la conoscenza di tutta la documentazione relativa ai certificati CE iniziali di tipo, alle analisi dei rischi e di tutta la documentazione di progetto a disposizione.

Il cliente ha fatto inoltre presente che non si rilevava da alcun documento, il numero di notificazione dell’ente, in sostanza sembrava che l’ente non fosse un Organismo Notificato a livello europeo e non presente nell’elenco ufficiale dei Notified Body.

Il rappresentante dell’Ente, dopo aver mostrato copie di alcuni articoli di supporto pubblicati dal Giornale ( probabilmente degli editoriali a pagamento ), ha affermato con molto orgoglio che loro non erano Notified Body, ma notificati presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, faceva presente inoltre che pur non avendo ancora ricevuto alcun acconto, avevano speso 15.000 € per “registrare” all’Ufficio del Registro i 3 nuovi certificati, a cui era stata modificata la partita IVA.

Il cliente dichiarava di non voler ritirare alcun documento, almeno finché la questione non si fosse definitivamente chiarita e rimandava la questione alle settimane successive.

Il giorno dopo, l’ente faceva pervenire le copie dei 3 certificati modificati, con la nuova partita IVA ed in aggiunta metteva il carico da 11, cioè il certificato di qualità ISO 9001 2008, di una ditta che non aveva mai visitato, che non sapeva neppure dove fosse collocata, che organizzazione avesse e come lavorasse. Se non è efficienza questa!

Una ricerca approfondita sull’ente, oltre a confermare che non esisteva alcuna notifica europea, portava alla luce un articolo ( questo vero non una pubblicazione a pagamento ) del Corriere della Sera, che già nel 2003 denunciava la presenza sul mercato di aziende, che in buona fede avevano pagato e ricevuto dei certificati ISO 9001, che erano solamente carta straccia e rilasciati sempre dallo stesso Ente.

Un Ente che comunque dimostra una buona organizzazione, dato che il giorno dopo aver inviato le fotocopia dei certificati, ha inviato la prima fattura per metà dell’importo, riservandosi di fatturare a breve anche la seconda parte.

Ovviamente l’azienda ha deciso di partire da zero e lasciare perdere quei “certificati” a cui doveva essere cambiata la partita IVA, ora deve partire con le analisi dei rischi della macchine, con i certificati CE di tipo da parte di un Organismo Notificato ( vero, questa volta ) e con l’implementazione del Sistema di Gestione per la Qualità, per il quale alla fine chiederà una vera certificazione, ad un vero ente certificante.

La vicenda ovviamente è ancora in evoluzione e quindi non sappiamo se questo secondo sarà anche l’ultimo capitolo, ci basta però il racconto fino ad oggi per poter fornire alcuni consigli.

1- prima di interpellare un Ente Notificato, dovete essere certi se il suo intervento è richiesto obbligatoriamente dalla legge o se lo scegliete per Vostra volontà

2-nella scelta di un Organismo Notificato o di un Ente di certificazione, utilizzate solo fonti ufficiale ovvero l’elenco dei Notified Body Europei (devono avere un numero) e gli enti accreditati Accredia

3- fatevi fare più di un preventivo per poter confrontare offerte e prestazioni

4- se avete un consulente in azienda (commercialista, avvocato, tecnico) di cui Vi fidate, prima di firmare un contratto con qualcuno che non conoscete, parlatene con lui, un osservatore esterno vede cose che Voi che siete molto, troppo vicini, vedete in modo diverso o non vedete affatto

Se poi le Autorità che devono vigilare sul mercato e gli Enti ed Organismi seri, che vengono chiaramente danneggiati da questi personaggi, che ben conoscono, perchè da anni sono sul mercato, si attivassero ognuno per la sua parte, forse darebbero una mano a tante aziende italiane serie, che purtroppo cadono in queste trappole.

Aiutare la nostra economia significa anche questo, non grandi frasi ad effetto o manovre più o meno efficaci, basta far rispettare le leggi e si difenderanno sempre gli onesti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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E se a fare le leggi fossero gli idioti???

giovedì, 12 maggio 2011

“La marcatura CE dei prodotti di basso valore (ad esempio meno di 50€) unici e fatti su misura é antieconomica e non contribuisce alla sicurezza dei consumatori poiché i prodotti unici sono ordinati su una base di fiducia già esistente di vicinanza e contatto personale. Perció il marchio CE dei prodotti unici fatti su misura non dovrebbe essere obbligatorio, la dichiarazione di conformità del produttore dovrebbe essere sufficiente”

Questo brano ci è stato inviato da un lettore che lo ha estratto da un sito di un’associazione di categoria.

Leggetelo con attenzione e pensate se questo modo di ragionare lo applicassero realmente i legislatori che fanno le direttive e le norme sulla sicurezza, e poi pensate all’applicazione che ne farebbero i produttori nostrani.

Ci sarebbe da divertirsi, a parte le considerazioni relative ai rischi che correremmo tutti di fronte a delle regole siffatte.

Chi ha scritto questo bell’esempio di “buon senso”, innanzitutto non conosce le direttive e le norme, che prevedono quasi sempre una discrezionalità in casi di prodotti banali, ma non conosce neppure la Direttiva 2001 /95/CE divenuta legge in Italia nel 2004 con D.Lgs n° 172, che dice che tutti i prodotti devono essere sicuri, che di questo si deve preoccupare il costruttore, che deve fare in modo che l’utilizzatore sia informato dei rischi residui, se esistono e del modo sicuro di utilizzo.

Secondo l’estensore dell‘inciso in premessa, se un prodotto è unico e costa poco, non è mai pericoloso, quindi possiamo acquistare per nostro figlio un giocattolino unico e su misura, proveniente da Fukushima o da Cernobyl.

Inoltre basterebbe che il produttore dichiarasse che è conforme ( a cosa?), ma come farà mai a dichiarare una conformità, se non si deve preoccupare delle sicurezza e di fare un’analisi dei rischi, il nostro non lo dice.

Evidentemente il genio che ha partorito l’auspicio sopra indicato, si preoccupava più degli oneri per i suoi iscritti, che della sicurezza dell’utente.

Questo spiega il punto di vista di molti imprenditori e soprattutto dei loro rappresentanti, che sono certamente più arretrati di loro sul problema della sicurezza e spiega anche, perchè si applauda spontaneamente al direttore della Tyssen Krupp e si impieghino 4 giorni per scusarsi ( tramite un direttore e non con la voce della presidente di Confindustria ) con tutta l’opinione pubblica e con coloro che alla mancanza di sicurezza hanno pagato un contributo salatissimo.

La sicurezza non è solo quella delle dichiarazioni ufficiali o delle leggi sbandierate nei convegni, la sicurezza si realizza e si deve pretendere tutti i giorni e per tutti i prodotti, anche per quelli unici che costano meno di 50 €, perchè la nostra sicurezza vale ben di più del costo di lavorare bene e nel rispetto della salute degli altri.

Ci sorge anche spontanea un’altra domanda, che deve far riflettere quando si leggono certe affermazioni, ma qual’è il prodotto unico e fatto su misura, soggetto a marcatura CE o comunque alla 2001/95/CE, che costa meno di 50 € ? Chi ha scritto quel testo ha mai acquistato un pezzo unico, o anche una unica prestazione professionale, ad esempio l’intervento dell’idraulico?

Sarà poi possibile  che un artigiano ( non potrà certo essere  un’industria ) faccia un prodotto unico per meno di 50 €, una volta sola nella sua attività lavorativa e non gli capiti invece di fare tanti prodotti unici e simili, seppure a meno di 50 €?

Dubitate sempre di chi ha le idee semplificative, che Vi solleverebbero da oneri, doveri ed impegni ( esempio non paghiamo più le tasse ) c’è sempre qualcuno che ci rimetterà.

Se non Vi interessa che a rimetterci siano gli altri, ascoltateli pure questi consigli, ma ricordate che un giorno, gli altri potreste essere Voi o i Vostri figli.

 

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2001/95/CE Una Direttiva dimenticata

giovedì, 31 marzo 2011

2001/95/CE

Questa direttiva recepita in Italia con il D.Lgs. 172 del 21 Maggio 2004, rappresenta uno dei documenti più importanti per TUTTI i consumatori.

L’argomento di cui si occupa è infatti LA SICUREZZA DEI PRODOTTI, ma di TUTTI, PROPRIO TUTTI, I PRODOTTI immessi in commercio (la definizione corretta è immissione in libera pratica).

Coloro che immettono i prodotti “in libera pratica” sono tenuti a rispettare questa direttiva o il D. Lgs. se il prodotto è venuto in Italia, e questi soggetti sono: il produttore se è residente nella Comunità Europea, un mandatario del produttore, se quest’ultimo e residente extra CEE, o l’importatore, che per ovvie ragioni risiede nella CEE, anche i distributori sono tenuti a verificare che i prodotti da loro trattati siano in regola con queste leggi.

Solo questi ( come per l marcatura CE ) sono i soggetti che hanno l’obbligo di mettere in pratica tutte le procedure previste dalla legge.

TUTTI i consumatori sono invece tenuti a pretendere il rispetto di queste leggi, che tra l’altro prevedono SEMPRE la presenza di un manuale, grande o piccolo non h importanza, ma SEMPRE scritto in italiano e se non c’è si contesta il prodotto e s può rifiutarne il pagamento.

SE UN PRODOTTO VIENE FORNITO INCOMPLETO ( senza istruzioni in italiano, senza etichetta con i  dati essenziali e senza luogo di origine ) SI CONTESTA!

Nel caso il prodotto fosse anche soggetto a Direttive specifiche, deve essere presente anche il Marchio CE, anche questa mancanza può giustificare una contestazione.


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FINALMENTE

giovedì, 24 marzo 2011

Chi ci segue su questo blog, o semplicemente lo visita per  la prima volta, si è reso conto che non siamo mai stati “teneri” nei confronti di quei funzionari doganali, che non conoscendo le leggi o interpretandole in modo “suggestivo“, creano un sacco di problemi agli importatori.

Importatori che non fanno nulla, per chiarire a se stessi ed ai doganieri che li ostacolano nel lavoro, come stiano realmente le cose, preferendo le soluzioni all’italiana.

Ci arriva però una BUONA NOTIZIA! alla dogana di Firenze esistono dei funzionari che conoscono le leggi sull’importazione ed in questi giorni hanno dichiarato ad una persona, seguita da noi su piano documentale, che  ”loro non potevano trattenere i prodotti, se questi non si dimostravano palesemente pericolosi, e li avrebbero rilasciati come:                               non idonei all’immissione in commercio“.

Ci sembra un fatto degno di nota e da sottolineare con soddisfazione, peccato che nella stessa dogana, fino a qualche giorno fa un’altro funzionario avesse detto l’esatto contrario, solo la caparbietà di una signorina è riuscita, documenti alla mano, ad ottenere l’applicazione corretta della legge.

Significativo è il fatto che questa persona non fosse italiana e quindi non avvezza al modo tutto italico di sbraitare al bar ed invece calare la testa e non solo, quando si tratta di far rispettare la legge e far valere i propri diritti, d’altronde come si può pretendere di fare rispettare le leggi se il nostro primo obiettivo è quello di eluderle?

L’aspetto negativo che accompagna la buona notizia, è che i funzionari hanno preteso una dichiarazione scritta di impegno ad adeguare il prodotto al rispetto delle leggi ( la cosa è obbligatoria, ma imporre questo rispetto non è compito della dogana),  inoltre sembra un fatto noto che da 3 anni, la stessa dogana pretenda per tutti i prodotti che vi transitano, vengano prodotti certificati rilasciati da organismi notificati, che devono essere presentati anche dopo il rilascio della merce.

Questi funzionari che si sono dimostrati preparati, sanno che questa richiesta è illegale e vale solo per certe categorie di prodotto, ma evidente è il loro modo di amministrare il loro piccolo potere, ricordandoci un proverbio siciliano “cummannare iè migghiu chi futtiri”, che tristezza! ( mi scuso se il siciliano non è corretto )

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Chi fa da sé …………..

giovedì, 17 marzo 2011

FA PER TRE O FA MALE?

Desideriamo mettere in guardia il lettori ed i partecipanti a questo blog, nei confronti di un pericolo che è sempre esistito, ma con l’avvento di internet è purtroppo aumentato.

La grande disponibilità di informazioni, che una volta si trasmetteva con i libri ed il passaparola ed oggi ha trovato nel web la su massima espressione, espone a pericoli che sono direttamente proporzionali alla quantità di informazioni facilmente reperibili.

I pericoli di questa infinita fonte di notizie sono di due tipi:

- le notizie possono essere sbagliate e quando si tratta di cose tecniche il pericolo conseguente è evidente

- le notizie possono indurre il lettore ad una conclusione molto pericolosa cioè : FACCIO DA SOLO

Rileggendo un nostro articolo sulla direttiva macchine, che è volutamente dettagliato, ci è sorto il sospetto che basandosi su quanto in esso contenuto, qualcuno non esperto e/o senza ulteriori conoscenze specifiche, potesse affrontare da solo la marcatura CE di una macchina.

Anche la disponibilità di softwares, apparentemente economici, per redigere la documentazione necessaria alla marcatura CE, aiuta il lettore ad andare in questa direzione.

ATTENZIONE! Diplomarsi o laurearsi con i Bignami, e sempre stato utile solo a Bignami! Il pezzo di carta ottenuto attraverso le scorciatoie è e rimane un pezzo di carta.

Che l’analisi dei rischi non sia una cosa da neofiti lo dimostra la storia passata e recente, la catastrofe giapponese ci serva da monito! Laddove i maggiori esperti mondiali in materia hanno fallito, pensate davvero che avrebbe fatto meglio un dilettante?

Per fare una corretta analisi dei rischi non è sufficiente, né il nostro articolo, né tutto il nostro blog e neppure i softwares a “buon prezzo”  che si trovano in molti siti. Potremmo anche discutere anche sul “buon prezzo” (pagare poco per avere  nulla, è sempre uno spreco), ma lasciamo perdere per decenza.

L’analisi dei rischi non è una cosa che si possa improvvisare, ed in alcuni casi i redattori delle norme relative a queste analisi, consigliano di costituire un gruppo di lavoro composto da vari esperti, ed indicano (le norme) varie metodologie operative.

Quindi attenzione alle semplificazioni ed alle soluzioni già pronte, questa attività condiziona la sicurezza e la vita di coloro che a vario titolo avranno a che fare con la macchina durante tutta la sua vita

Pensate che sia il caso di adottare il

FAI DA TE?

 


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