(Qualcuno la chiama DICO per fare confusione)
E’ il documento sottoscritto dal Produttore o da un suo Mandatario, se il produttore non è residente nella CEE o dall’Importatore, nel quale si attesta che il prodotto rispetta alcune specifiche Direttive e Norme.
dichiarazione di conformità
Contrariamente a quanto molti pensano e divulgano, anche quando si ricorre ad un Organismo Notificato, ad esempio IMQ, la marcatura CE e la Dichiarazione di Conformità che ne fa parte, sono una responsabilità esclusiva del Produttore o dell’Importatore.
Un laboratorio o un organismo notificato, può certificare che un prodotto rispetta le norme che lo riguardano, ma non può rilasciare la marcatura CE, perchè questa comprende anche il controllo di produzione, che può fare solo il costruttore/importatore.
Confondere tra le prove sul prodotto e la conformità di tutta la produzione è un errore comune e spesso sfruttato da chi ne trae vantaggio, la responsabilità non si può delegare.
Come si fa la Dichiarazione di conformità? Tutte le Direttive lo spiegano ed è molto semplice, essa deve contenere:
- dati del costruttore e del legale rappresentante
- dati e descrizione generale del prodotto
- norme e direttive a cui il prodotto è conforme
- informazioni relative alla produzione es: n° matricola, lotto, partita, ultime due cifre dell’anno di produzione
- data e firma autografa di chi la sottocrive
ma……. attenzione, la Dichiarazione di Conformità deve esserci sempre, è indispensabile, ma non sufficiente, quindi non va confusa con la Marcatura CE, di cui è solo una parte, le altre sono descritte in questo sito.
Oltre alla Dichiarazione di Conformità, per le “quasi macchine” è prevista la Dichiarazione di Incorporazione e bisogna fare molta attenzione a questa distinzione, che cambia in modo importante la responsabilità del costruttore.
Esiste anche un altro tipo di Dichiarazione di Conformità, quella di installazione, che devono rilasciare tutte le imprese che eseguono impianti, installazioni o montaggi di sistemi, come ad esempio l’impianto di riscaldamento o l’impianto idraulico.
In questo caso si utilizzano prodotti marcati CE e predisposti per creare impianti che possono essere realizzati solo in loco e non in azienda.
Le aziende che eseguono i montaggi oltre ad essere abilitate a farlo, devono rilasciare la dichiarazione di conformità, relativa alla realizzazione dell’impianto ed al rispetto di questo delle leggi e delle norme.
























Gent. mo ing. Carraro
sono un tecnico zootecnico con qualifica in elettrotecnica, ultimamente mi sto’ cimentanto nel cablaggio di quadri elettrici con inverter per pompe del vuoto.Il problema che Le pongo riguarda l’aspetto normativo di cui non ho conoscenze, anche se mi sto documentando, perciò Le chiedo:
non avendo i requisiti per produrre una certificazione dell’impianto, come posso fare per sapere che norme occorre applicare, se il lavoro svolto soddisfa i requisiti delle norme e per redare e produrre la documentazione necessaria?
Ringrazio anticipatamente per la disponibilità e le porgo i miei più cordiali saluti.
Salve, Lei mi consente di chiarire una questione importante, cioè una cosa sono gli Organismi Notificati, che sono riconosciuti ufficialmente dalla Comunità Europea e si occupano di certificare i prodotti, che significa stabilire con delle prove se questi rispettano le norme.
Un’altra cosa è fare la marcatura CE, che è un obbligo del costruttore che deve conoscere le norme ed applicarle per fare il prodotto.
Le persone come noi, cioè i consulenti, come tutti i consulenti, si prendono l’incarico di affiancare il costruttore nell’attività di marcatura o addirittura di sostituirlo, ma non hanno alcuna figura giuridica o una “patente” di marcatori.
Noi operiamo sulla base delle nostre conoscenze e delle nostre esperienze, quindi, come qualsiasi altro professionista, possiamo essere bravi o meno, ma non possiamo spacciarci per “incaricati speciali”.
Siccome le cose che facciamo noi, sono verificabili sulla base dei documenti, sarebbe sempre opportuno chiedere: perchè?
Cioè perchè si fa così? Perchè mi dice questo? Qual’è la direttiva che regola questa marcatura?
Il concetto è: non fidarsi a prescindere degli esperti, anche Lei può diventare esperto e comunque imparare quello che riguarda il Suo lavoro.
La ricerca delle norme e delle direttive è il primo passo che Lei deve fare per iniziare il lavoro.
Cordiali saluti.
Buongiorno Ing. Carraro.
Sono un commerciante che opera nel settore delle automazioni domestiche.
Ho un mio marchio con il quale commercializzo elettronica e radiocomandi prodotti da aziende italiane.
Queste aziende mi forniscono le centraline ed i radiocomandi, che io provvedo ad etichettare e a rivendere con il mio nome.
Mi forniscono anche le dichiarazione di conformità per ogni prodotto riportanti: tutti i dati dell’azienda che le ha costruite, norme di riferimento a cui rispondono i prodotti e firma dell’amministratore delegato.
Dovendo io rietichettare il prodotto (motivi commerciali) volevo fornire ai miei clienti una dichiarazione di conformità con il mio nome, non facendo comparire quello delle aziende produttrici.
Le aziende che mi forniscono i prodotti mi hanno detto che loro possono darmi tutti i test report dei prodotti che acquisto, e a quel punto, detenendo io quei documenti, posso formulare una nuova dichiarazione di conformità a mio nome.
E’ vero questo? Commetto un illecito?
Grazie
Massimo Barchesi
Una precisazione. La dichiarazione di conformità che fornirei ai miei clienti è allegata al manuale d’installazione ed uso.
Grazie
Salve, tutto quello che Lei vuole fare e che i Suoi fornitori Le hanno detto è corretto, ma se di un discorso io riferisco solo la prima parte oppure una parola si ed una no, ho detto una cosa corretta oppure no?
Ciò che voglio dire è che la dichiarazione di conformità, così come il marchio CE, rappresentano la punta di un iceberg, che come sa è circa un decimo del totale.
Per scrivere la dichiarazione di conformità ed applicare l’etichetta con il marchio CE, occorre prima avere attuato tutte le procedure previste dalle direttive per la marcatura CE.
Non so se i Suoi fornitori Le abbiano applicate, così come non posso sapere se il manuale deriva da una corretta analisi dei rischi oppure come più comunemente avviene, da un buon lavoro di copiatura di manuali già in circolazione.
Quello che Le posso dire è che Lei deve dimostrare di aver eseguito correttamente tutto il percorso di marcatura.
Cordiali saluti.
Gentile Ing. Carraro,
mi chiamo Claudio e sono consulente presso una società impegnata nel settore dell’automazione.
Sono stato investito della questione relativa alla marcatura CE, e annessa dichiarazione di conformità, di un motoriduttore.
Addentrandomi nell’intricato sistema normativo, traendo anche spunto da analoghe dichiarazioni reperibili presso altri produttori, ho notato una sostanziale uniformità nel richiamare le Direttive Comunitarie (la Direttiva Macchine, la Direttiva Bassa Tensione, la Direttiva Compatibilità Elettromagnetica), sebbene con alcuni distinguo (in pochi riportano l’esplicita adesione a tutte e tre le Direttive).
Altrettanta uniformità non riscontro, invece, sul piano delle norme armonizzate (soprattutto per quanto concerne la Sicurezza del macchinario).
Mi chiedo, pertanto:
1) trattandosi di un motoriduttore, è necessaria una conformità onnicomprensiva (Macchine, Bassa Tensione, Compatibilità Elettromagnetica)?
2) le prove cui sottoporre il prodotto corrispondono a diverse norme armonizzate: ebbene, ve ne sono alcune imprescindibili ai fini della marcatura CE? oppure il produttore può optare discrezionalmente per singoli aspetti?
La ringrazio sentitamente per l’attenzione ed il supporto prestato
Le rivolgo un cordiale saluto
Buon giorno, non avrei difficoltà a rispondere alle Sue domande nel merito, ma da quello che leggo nel Suo commento, comprendo che ci sono delle lacune di base nel Suo ragionamento.
Infatti se Lei avesse seguito le procedure di marcatura CE così come indicato dalle direttive, arriverebbe alla dichiarazione di conformità alle direttive ed alle norme in modo automatico, senza necessità di andare e vedere come le fanno gli altri.
Mi scusi la sincerità, ma ho l’impressione che Lei non abbia letto la Direttiva Macchine e se invece l’avesse letta, dovrebbe rileggerla attentamente.
Così come dovrebbe aver letto le norme sulla progettazione delle macchine dal punto di vista della sicurezza.
Sarebbe opportuno prendere atto che per fare qualsiasi cosa, sono imprescindibili le conoscenze di base, quindi progettare senza conoscere e rispettare le norme di progettazione, non è propriamente corretto.
La marcatura CE parte con l’inizio della progettazione e si conclude con il collaudo del prodotto, è una pratica che può coinvolgere molteplici professionalità e non credo che si possa affrontare la marcatura CE, semplicemente osservando l’aspetto esterno di ciò che hanno fatto altri.
Cordiali saluti.
Egr. Ing. carraro, eccomi a scriverle ancora.
Oggi mi ha contattato un Ingegnere della FVG Strade, ilquale cadeva dalle nuvole sul Regolamente 768/2008 e su come applicare la famigerata marcatura CE; ebbene sembra che toglieranno molti pali in Provincia di Gorizia.
Ma quanto bisogna lottare per il rispetto della Legge!
A proposito qualche tempo fa, lei era a San Giovanni al Natisone?
Salve, mi fa piacere che riusciamo ad ottenere qualche risultato o almeno a fare chiarezza.
A proposito Le preannuncio la pubblicazione di un articolo molto edificante sul rapporto con le dogane, appena ho un pò di tempo lo pubblicherò.
Sono stato in Friuli di passaggio e ci dovrò tornare per lavoro anche in futuro, da quelle parti vado anche per trattorie e ce ne sono di favolose, pensa di avermi visto? Non sono così famoso.
Saluti.
No, non l’ho vista, ma ho sentito che una persona aveva tenutoun corso, subito ho pensato a lei!
Lei ha ragioe, ci sono ottime trattorie che fanno da mangiare e bene, per non parlare del vino.
Allora non ero io, magari la prossima volta ci incontriamo proprio a tavola.
Saluti.
Gentile Ing. Carraro,
vorrei saper se ai fini dell’immissione nel mercato è sufficiente per un importatore presentare in dogana una dichiarazione di conformità in sostituzione o ad integrazione di certificati emessi da Enti non nontificati a livello comunitario.
La ringrazio, perchè mi da l’opportunità di affrontare ancora una volta il legame tra l’immissione nel mercato ed il passaggio in dogana.
Tra l’immissione nel mercato ( immissione in libera pratica , che è un concetto più esteso ) ed il passaggio in dogana, NON C’E’ ALCUN LEGAME!
Non ha importanza cosa ne pensano e come si comportano le autorità doganali, che ignorano e contravvengono a quanto previsto dal regolamento europeo 768/CE sulla circolazione delle merci, le leggi in questo ambito sono chiare.
Per il passaggio in dogana, non sono necessari né marchio CE, né certificati CE, in loro assenza la dogana dovrebbe rilasciare comunque la merce con la scritta ” non conforme alle direttive europee, non si può immettere in libera pratica “.
Dopo lo sdoganamento l’importatore applica correttamente la marcatura CE (con o senza certificazione a seconda delle esigenze) e dopo tale operazione può commercializzare il prodotto.
Ciò che succede alle nostre frontiere doganali è degno più di un reality di bassa qualità, che non dell’applicazione delle leggi.
Tutto ciò si può verificare semplicemente scaricando da internet il suddetto regolamento e se non lo trovate, chiedetelo a noi.
Cordiali saluti.
Gentile In. Carraro,
come si colloca allora la nuova normativa in tema di scurezza dei prodotti, ossia il Reg CEE 765/2008, che prevede, tra l’altro, in caso di dubbi, la sospensione dello svincolo…?
Ps. 1: non riesco a trovare il regolamento che ha citato precedentemente.
Ps. 2: esistono pubblicazioni, libri ecc..in materia di marcatura CE?
Salve in effetti oltre al 768 avrei dovuto citare anche il 765 che tra l’altro si affianca al primo ed è esattamente contemporaneo dato che si chiama esattamente DECISIONE N. 768/2008/CE.
Nella risposta ho semplificato, perchè i casi previsti per il blocco delle merci sono relativi ad una loro evidente ed immediata pericolosità.
Che pericolosità ci sia in pezzi di metallo che sono parti di una pompa, o in una chiavetta usb ( cito esempi reali che i clienti mi segnalano quotidianamente ) non sono in grado di comprendere, forse qualche doganiere lo potrebbe spiegare a tutti noi.
I dubbi che giustamente richiama Lei citando il regolamento 765, sono più che legittimi, quindi non si comprende come mai merci che dubbi ne sollevano molti, come ad esempio metri in plastica con un odore nauseabondo, o giocattoli chiaramente pericolosi per i bambini, passino indenni la dogana, solo perchè i cinesi ci hanno impresso il marchio CE.
La situazione è davvero paradossale, si bloccano merci assolutamente innocue, come le penne usb, perchè non hanno il CE ( che non dovrebbero avere provenendo dalla Cina ) e si fanno passare lampadari assolutamente fuori norma, ma provvisti di certificato falso emesso da un ente cinese.
Per verificare se un lampadario è fuori norma non serve inviarlo all’IMQ, basta verificare se essendo dichiarato in classe 1 sia per caso privo di messa a terra.
Cito sempre esempi che posso documentare e sui quali ho assoluta certezza, non sto facendo discorsi da bar sport ( con tutto il rispetto per i bar sport ).
Invece di richiedere la presenza ( non prevista ) di certificati che poi sono spesso fasulli, per quali ragioni non si perseguono coloro che i prodotti fuori norma li immettono sul mercato? ( e non crediamo che siano i pochi cinesi di cui si parla nei sequestri televisivi ) Si tratta della maggior parte delle merci circolanti sul nostro mercato, anche costruite in Italia ed in Europa.
Giusto ieri una ditta che mi ha interpellato, ha scoperto su mia indicazione che un prodotto proveniente dagli USA e che sta vendendo da 4 anni, è privo di marchio CE ( non se ne erano accorti ) e naturalmente quando ho comunicato che l’importatore è tenuto alla marcatura, non si sono più fatti vivi.
In questo caso siccome il prodotto proviene dagli USA e non dalla Cina, passa indenne le dogane ed entra nel mercato senza problemi e senza controlli, è interessante sapere che è una famiglia di prodotti medicali.
Questi sono i risultati di ignoranza delle leggi che si devono far applicare e confusione di ruoli, non è la dogana che ha il compito di fermare le merci che non rispettano la marcatura CE, mentre dovrebbe giustamente fermare quelle che ritiene pericolose (nell’immediato) e poi dimostrare che lo sono.
Spero di essere riuscito a chiarire ulteriormente la questione e La ringrazio per la precisazione, a volte per rispondere in modo veloce e conciso, si tralasciano anche cose importanti, ma nel complesso le merci palesemente ed immediatamente pericolose sono poche, quelle fuori legge cinesi o europee sono quasi tutte.
Cordiali saluti
Mi scuso per aver dimenticato la seconda parte della domanda.
Certamente esistono libri sul CE, il primo l’ho letto nel 95 ed era nell’ultima parte di un testo sull’ISO 9001/9002/9003, ora credo ci siano molti aggiornamenti.
Personalmente ho preferito studiare le direttive ed acquistare le norme più importanti e quelle che di volta in volta mi servivano per fare le marcature richieste dai clienti e quindi in 15 anni un pò di conoscenza e di esperienza l’ho acquisita.
Se il Suo interesse è didattico può certamente ricorrere a qualche testo, se lo scopo è lavorarci, non credo che i libri siano sufficienti.
Ho imparato che nei libri di tipo tecnico, difficilmente i professionisti trasferiscono il know how che consente loro di guadagnare ( sapere è potere ed aggiungo io denaro ), quindi il libri sono utili, necessari, ma non sufficienti, occorre sempre aggiungere ricerca continua ed iniziativa personale.
Cordiali saluti.
Gentile Ing. Carraro,
ho avuto richiesta dal potenziale compratore della mia vettura (Lexus) del certificato di conformita’ della vettura in oggetto. Io risiedo in Italia e la vettura e’ stata immatricolata e circola in Italia dal Novembre 2006; il compratore risiede in Belgio ed appunto mi chiede questo certificato.
Ma io, sinceramente, nn so di cosa parla e nn credo di possederlo.
Puo’ cortesemente illuminarmi su questa questione?
Grazie
Enrico
Salve, in un mondo in cui la maggioranza non si preoccupa delle cose obbligatorie, c’è qualcuno che se ne inventa di nuove.
Nessun veicolo (auto, moto, camion) ha la marcatura CE e non perchè non rispetti le direttive europee, ma perchè ha una disciplina molto più ristretta e vincolante di quella delle normali apparecchiature o macchine.
Ha mai sentito parlare di aziende automobilistiche certificate ISO 9001? Non ci sono, semplicemente perchè è dal settore automobilistico che viene la qualità per gli altri settori e come l’acqua scorre sempre verso il basso, sarebbe un pò strano che chi ha “inventato” la qualità nell’industria, fosse chiamato a fare gli esami sulla qualità.
Questo signore fa un pò di confusione e quando un mezzo è stato immatricolato per l’uso stradale ha sicuramente tutte le carte in regola per circolare ed essere venduto.
Chi dovrebbe rilasciare la dichiarazione di conformità? A quale norma?
L’automotive è fortunatamente per noi (utenti) un mondo a parte, dove la qualità ha un significato preciso e serio e dove sfortunatamente per noi (consulenti sul CE) il nostro lavoro sarebbe totalmente inutile.
Cordiali saluti.
Gentile Ing. Carraro,
comlimenti per il sito, che ritengo molto istruttivo; sono un installatore di impianti elettrici industriali. Le scrivo per un problema che penso sia già capitato ad altri miei colleghi: Un Cliente, per fare un test “sul campo” di efficienza, mi ha chiesto di sostituire 10 plafoniere fluorescenti 2x36W con altrettante dotate di tubo a led da 120 Cm 18W. Ho eseguito il lavoro utilizzando plafoniere cablate di rinomata marca italiana e, come da specifiche del costruttore dei tubi led, con rimozione del reattore, starter e condensatore di rifasamento. Di seguito qualcuno ha sollevato giustamente il problema della perdita di certificazione CE della plafoniera, in quanto modificata; preciso che i tubi led sono marchiati CE. Poiche la plafoniera era già accompagnata da dichiarazione di conformità CE e l’unico componente sostituito risulta essere il tubo led, potrei rifare il fascicolo tecnico considerando come fattori di rischio solamente quelli aggiuntivi originati dal nuovo componente ( ad es. abbagliamento) e rifare quindi la nuova dichiarazione CE della plafoniera modificata?. Ringraziando anticipatamente per il Suo autorevole commento, porgo i migliori saluti e rinnovo i complimenti per il blog.
Francesco Ariu
Salve, in realtà ed a rigore di legge Lei dovrebbe rifare tutto l’iter di marcatura.
Non credo che Lei abbia a disposizione il fascicolo tecnico, bensì il manuale che purtroppo spesso viene confuso con il fascicolo tecnico.
quindi non è sufficiente modificare il manuale.
Questo che per Lei è un impedimento, dimostra che in base alle direttive, non è possibile modificare i prodotti in commercio senza rifare un oneroso processo di nuova marcatura, ma dimostra anche che se fatta bene, la sicurezza è una cosa seria.
Lei si pone questo problema, ma Le posso assicurare che ciò che ha fatto Lei viene eseguito centinaia se non migliaia di volte da persone che il problema nemmeno se lo pongono e creano di fatto situazioni di grave pericolo, che per fortuna, solo raramente si trasformano in danni.
Formalizzi la nuova analisi dei rischi, modifichi il manuale, faccia una nuova dichiarazione dci conformità ed una nuova etichetta CE per i prodotti modificati, poi vedrà che tutto l’intervento non è stato un grande affare dal punto di vista economico.
Cordiali saluti.
Buongiorno Ing. Carraro,
La ringrazio infinitamente per il commento, anche a nome di tutti i colleghi installatori che ci leggeranno, e ne farò tesoro in futuro.
Cordiali saluti
Francesco Ariu
Grazie a Lei ed a tutti coloro che visitano il sito e partecipano con i loro commenti, il sito si evolve e rimane interessante grazie a tutti Voi.
Da parte nostra faremo il possibile per mantenerlo aggiornato e per renderlo utile, è uno strumento indispensabile anche per il nostro aggiornamento che senza gli stimoli esterni tenderebbe al pigro.
Cordiali saluti
Buongiorno lavoro per un distributore di prodotti elettirici un cliente vuole oltre a prodotti marcati CE (ovviamente) anche la dichiarazione di conformità su ogni singolo prodotto venduto siamo tenuti a fornire questi documenti?
Salve, la dichiarazione di conformità riguarda ogni singolo prodotto e quindi naturalmente deve accompagnarlo. la richiesta del cliente è quindi pertinente.
Cordiali saluti
Ing. Carraro
Quindi devo richiedere ad ogni singolo produttore ogni singola dichiarazione,,,lavoro monumentale…grazie per la risposta
Normalmente per prodotti di serie si inserisce la dichiarazione nel manuale, in ogni caso per sapere che un prodotto rispetta le norme non c’è altro modo, quindi basta renderlo semplice in termini operativi, ad esempio fare sempre la dichiarazione, senza attendere che il cliente la chieda, cosa questa peraltro imposta dalla legge (è come la storia dello scontrino fiscale)
si mi pare unabuona idea ma noi siamo i distributori non i produttori dobbiamo comunque essere sicuri che il prodotto sia conforme con una dichiarazione del produttore
si mi pare una buona idea ma noi siamo i distributori non i produttori dobbiamo comunque essere sicuri che il prodotto sia conforme con una dichiarazione del produttore
Ovviamente trattandosi di decisioni pratiche da mettere in atto e non di argomenti di discussione, non posso esprimere pareri in merito a ciò che un”azienda deve fare.
La consulenza non si fornisce attraverso i blog per una questione di serietà professionale.
In questo ambito dialoghiamo in merito ad argomenti vari, quando poi si tratta di esprimere giudizi di merito è necessario conoscere le situazioni specifiche e questo è bene farlo in ambito di consulenza e non di commenti e pareri.
Sulla consulenza professionale si basano molte scelte aziendali, quindi queste non possono derivare da uno scambio di opinioni in libertà, pur ritenendo noi di fornire una corretta interpretazione delle direttive, ogni caso è caso a sé.
Ciò che si trova in internet è utile come ricerca, ma dovrebbe sempre essere verificato ed i pareri per essere credibili devono essere scritti e sottoscritti da chi li fornisce.
Cordiali saluti
ing. Carraro
Egr. Ing. Carraro,
mi sono imbattuta nel suo sito mentre ero alla ricerca d’informazioni sul rilascio di certificazioni CE. Le spiego meglio… Ho acquistato una poltrona alzapersone elettrica, per mia madre invalida, mi è stata rilasciata solo una garanzia del prodotto, tra l’altro con clausole vessatorie, e il marchio CE l’ho trovato solo sul sistema dell’alza-piedi. Ho richiesto con racc.ta alla ditta venditrice tale certificazione e mi ha risposto ch’era sufficiente la garanzia sulla quale c’è dichiarato che il prodotto è stato sottoposto al collaudo. Oggi, dopo un anno da tale richiesta, nel sollevare mia madre dalla poltrona mi sono schiacciata un mignolo del piede sx. L’avvocato da me interpellato, mi ha risposto che se non si dimostra l’assenza di conformità alle norme Ce, non posso ottenere un risarcimento del danno, per quella clausola vessatoria in cui si dice che sono esclusi i danni diretti o indiretti alle persone…
Per quanto su esposto, cortesemente, Le chiedo come e a chi posso rivolgermi per sapere se il prodotto è a norma?
Ringraziandola le porgo cordiali saluti.
Angela Neglia
Salve, un prodotto per essere venduto deve essere accompagnato da:
1 etichetta con marchio CE ( non solo il marchio )
2 dichiarazione di conformità (può essere inserita nel manuale)
3 manuale di istruzione, uso e manutenzione
L’assenza di uno di questi tre documenti rende la vendita non completa.
Oltre a questo il cliente può solo fidarsi che il produttore abbia lavorato bene ed in un caso come i Suo, oltre a verificare l’esistenza dei documenti sopra citati, può presentare una denuncia del fatto alla Guardia di Finanza.
Ho verificato che in molti casi sono solleciti ed attenti a questi problemi, in altri casi (minoritari) tendono a lasciar perdere, dipende molto dalle zone e dalla sensibilità dei singoli, perchè purtroppo questi argomenti sono ancora molto sconosciuti.
La difesa dei diritti del consumatore nel nostro Paese è ancora considerata a livello di opinione pubblica, come una velleitaria pretesa di una élite di rompi…….
Cordiali saluti
Buongiorno Ing. Carraro,
nell’azienda in cui lavoro abbiamo una linea di prodotti ad uso scolastico che acquistiamo da un produttore con sede in Europa, facendoceli personalizzare apponendo un nostro marchio.
Anche in questo caso siamo considerati fabbricanti e dobbiamo quindi provvedere a redigere la dichiarazione di conformità e ad effettuare la marcatura CE o trattandosi degli stessi articoli a catalogo del produttore è sufficiente fare riferimento alla dichiarazione di conformità e alle certificazioni da lui fatte per lo stesso prodotto?
Il 20 luglio entrerà in vigore la nuova normativa sulla sicurezza del giocattolo;come comportarsi se esistono giacenze di prodotti rispondenti alla vecchia normativa, è possibile continuare ad immetterli sul mercato?
Ringraziandola anticipatamente per la cortese disponibilità, un cordiale saluto
Salve, se sul prodotto c’è solo il Vostro nome, non vedo chi potrebbe essere considerato il produttore, dato che lo dichiarate Voi.
Questa è una scelta commerciale che molti fanno, assumendosi per intero tutti i rischi propri del produttore, magari poi non fanno alcuna attività di marcatura effettiva, contravvenendo in questo modo a tutti gli obblighi di legge, a scapito del consumatore, che di fatto non ha alcuna garanzia di sicurezza ( non vuol dire che il prodotto sia pericoloso, ma nessuno dimostra il contrario ).
Per quanto riguarda i giocattoli una cosa sono le direttive ed un’altra è il loro recepimento, che in Italia avviene in genere dopo 3.4 anni.
Alle frontiere si pretenderà il rispetto della nuova direttiva, ma sul mercato interno, fino a che non c’è un D.Lgs. che lo recepisce, rimane la legge vecchia.
Cordiali saluti.
Buongiorno sig. Carraro,
quindi, per essere considerati come distributori e non come fabbricanti, anche se di un marchio privato, è opportuno far apparire sui prodotti il nome dell’azienda che produce e per conto di chi lo fa, giusto?
Il D.Lgs. che recepisce la Direttiva 2009/48/CE che riguarda la sicurezza dei giocattoli esiste già da alcuni mesi e le disposizioni contenute verranno applicate proprio d apartire dal 20/07/2011, o mi sbaglio?
Ringraziandola per il suo intervento, le invio i miei saluti
Salve, ritengo che tutto il Suo discorso sia corretto, per quanto riguarda la presenza dei due nominativi ed anche per la legge sui giocatoli.
Saluti
Buongiorno ing.Carraro
sono Thomas titolare di una ditta di impianti elettrici,da circa un’ anno sto entrando nell’ importazione di lampade stradali a led ed illuminazione a led, dalla cina, ho cercato e visionato ditte con varie qualità e prezzo, la ditta che collaboro ora mi ha spedito certificati CE rohs compatibilità elettromagnetica, fatti da un ente cinese, premetto che il materiale per la mia esperienza rispetta la norma , isolamento colore cavi messa a terra ecc..
secondo lei posso allegare questi certificati ?
o devo far certificare ad un ente riconosciuto come intertek, con costi altissimi?
in attesa di un suo consiglio, le porgo i migliori saluti.
Thomas Rebellato
Salve, la cosa più semplice, oltre che obbligatoria, è fare la marcatura CE di questi prodotti, e la deve fare Lei.
Se per farla utilizza i certificati che Le forniscono i produttori e Lei si fida della bontà dei prodotti, è sufficiente questo.
Naturalmente nessuno Le impedisce ( ma neppure Le impone ) di fare delle prove presso IMQ, TUV, Istituto Giordano o altri enti notificati, in questo caso però attenzione a quelli che si autodefiniscono Enti. Controllare sempre il n° di notifica presso il NANDO, se li non c’è, sono solo “balle”.
Anche noi potremmo scrivere nella nostra carta “certifichiamo il certificabile” come fanno altri, forse qualche “pollo” lo troveremo (purtroppo sono ancora numerosi), ma crediamo nell’etica, non come parola, ma come sostanza e quindi ci definiamo semplicemente “consulenti”, per coloro che hanno la bontà di chiederci dei consigli.
Cordiali saluti
p.s. diffidate di tutto quello che trovate nel web, anche di ciò che diciamo noi, chiedete sempre una dichiarazione sottoscritta di ciò che Vi viene detto ( verba volant ………..), cercate sempre una conferma ufficiale in direttive e norme. Gli esperti non ricevono il verbo divino, e non sono unti dal Signore, sono solo persone come Voi che “dovrebbero” saperne di più, ma fidarsi è bene e non fidarsi è meglio.
Egr. Ingegnere,
ci siamo accorti che i dati riportati nel certificato di conformità CE della gru montata su un nostro automezzo non corrispondono con quelli effettivi della gru (modello e nr. di matricola sbagliati). La gru è stata fabbricata nel 1997, è stata verificata nel corso degli anni, ma nessuno si è accorto dell’errore. Ora, dovendo fare una revisione, ce ne siamo accorti noi (proprietari del mezzo) e temiamo che al prox. controllo l’errore venga rilevato. Abbiamo contattato la Heila (costruttore della gru) e ci hanno risposto che non sono sicuri di poterci inviare copia del certificato esatto perché sono passati più di 10 anni. La mia domanda è questa: veramente dopo i 10 anni le aziende costruttrici possono distruggere e non conservare più questi documenti? Una gru del genere, se opportunamente manutentata, può funzionare ben oltre i 10 anni… Se è come penso, sarebbe in grado di segnalarmi i riferimenti di legge, così li spedisco a queste persone che tentano di sbolognare la patata bollente??? Grazie 1000!
Salve, tutte le direttive indicano in 10 anni il tempo di conservazione dei documenti, come per la contabilità e corrisponde al tempo di prescrizione legale degli illeciti.
Comprendo Le Sue ragioni, ma dopo 10 anni, secondo questa logica sarebbe necessario rifare la marcatura CE e sinceramente non lo trovo del tutto sbagliato.
Comunque quello che penso io non conta, conta ciò che sta scritto nelle direttive.
Cordiali saluti.
Egr. ing.,
la ringrazio per la sua risposta. Chiedo troppo se mi spiega in che cosa consiste esattamente “rifare la marcatura CE”? Grazie ancora e buona serata.
Significa fare la marcatura come se fosse una macchina nuova, quindi fare l’analisi dei rischi, il manuale ( aggiornarlo alla nuova direttiva macchine ) la dichiarazione di conformità e l’etichetta CE con il nuovo numero di matricola.
Cordiali saluti.
Buongiorno,
sto acquistando un telefono cellulare dalla cina per verificarne le caratteristiche e decidere se importarne una certa quantità per rivenderli sul mio ecommerce.
Premetto che è la prima volta che faccio un acquisto fuori dall’europa.
In dogana mi hanno chiesto di dichiararne la marchiatura cE. Come faccio se non ho ancora il telefono a farla o anche volendola fare io come importatore come faccio senza avere mai visto l’apparecchio?
Grazie
Salve, Lei pone una domanda logica ed intelligente, che evidentemente in dogana non si sono posti e alla quale certamente loro non sanno rispondere.
Infatti il prodotto per superare la dogana non dovrebbe avere alcuna marcatura o certificazione, che invece sono obbligatorie per l’immissione in commercio.
Purtroppo questa è una battaglia persa, forse solo il 10% dei doganieri conosce ed applica correttamente i regolamenti europei per le importazioni, però Le assicuro che questi doganieri se pur rari esistono ed io ho avuto la fortuna di incontrarli.
Che fare con l’altro 90%, nel Suo caso la cosa più semplice è dichiarare per iscritto che si tratta di modello da sottoporre a test di controllo e non destinato al commercio.
Poi per l’importazione di grandi quantità Le suggerisco di provvedere alla marcatura prima dell’arrivo in dogana e di non contare sulla fortuna di incontrare quel 10% citato in precedenza.
Per i telefoni cellulari occorre fare attenzione alla presenza della certificazione CE da Organismo Notificato, molti telefoni cinesi non ce l’hanno e non possono essere commercializzati.
Cordiali saluti.
Ing. Carraro buongiorno,
svolgo attivita’ tecnico commerciale in un’azienda che rappresenta e distribusce in Italia attrezzature e strumentazioni per laboratori elettronici e di misura, tutti rigorosamente marchiati ed accompagnati da certificato di conformita’ CE del costruttore. Questi certificati sono validi per tipologia di prodotto e non per codice articolo, sono quindi generici ed inseriti direttamente nel manuale operatore o nella documentazione a corredo.
Domanda : perche’ gli istituti di laesing che finanziano l’acquisto al cliente finale ci chiedono il certificato in originale. E’ corretto? Esiste a suo sapere una disposizione in tal senso?
Cordiali saluti
Salve, innanzitutto l’inserimento dei certificati (in copia) nel manuale non è necessario a norma di legge, è invece indispensabile che ci sia una dichiarazione di conformità per ogni singolo prodotto e questa non può essere sostituita dal certificato CE del prototipo, né in copia, né originale.
Quindi la società di leasing invece di richiedere il certificato originale, dovrebbe pretendere la dichiarazione di conformità firmata dal legale rappresentante della ditta produttrice, solo così avrò un’assunzione di responsabilità..
Forse il richiedente ha confuso i due documenti e chiede quello che di fatto, come si evince da ciò che dice Lei, si riferisce ad un modello e non al prodotto acquistato.
I funzionari leasing sono molto pignoli, ma spesso si incaponiscono su cose errate, ho anche verificato che sono come i doganieri, meglio non contraddirli (HANNO IL POTERE).
Quindi vale la pena dare l’originale (in copia conforme, dato che l’originale è uno solo) e lasciare perdere tutte le spiegazioni corrette.
Tenga però presente che la legge dice che fa fede la Dichiarazione di conformità firmata dal legale rappresentante e quindi si regoli di conseguenza.
Cordiali saluti.
Ing. Carraro,
grazie, tutto molto chiaro ed esaustivo.
Ho solo un’ultimo chiarimento, cosa si intende esattamente per copia conforme.
Siccome il certificato originale è uno solo, per poterlo fornire più volte occorre averne tante copie uguali, cioè conformi.
Ora non so come facciate a fornire tanti originali, comunque la copia conforme è prevista anche per gli atti legali.
Oggi con una buona fotocopiatrice laser a colori si fanno molti “originali”.
Spero di non aver aggiunto confusione.
Cordiali saluti
salve,
sono un produttore di macchine agricole, trainate e NON DOTATE di motore proprio o di TRASMISSIONE, per farla breve l’attrezzo viene solo TRAINATO nel terreno dal trattore.
Alcuni clienti, mi hanno richiesto la dichiarazione di conformità, volevo sapere come farne una e magari a che normative mi dovrei attenere.
Grazie
Salve, la dichiarazione di conformità è solo una parte della marcatura CE a cui i Suoi prodotti sono soggetti. Quindi quello di cui Lei ha bisogno è di implementare tutte le procedure di marcatura e non redigere semplicemente la dichiarazione di conformità.
La nostra società, come indicato nel sito, fornisce consulenza alle aziendde sulla marcatura CE.
Cordiali saluti.
Buongiorno, ci sono degli aspetti relativi alla dichiarazione di conformità che mi lasciano dei dubbi: la nostra azienda produce macchine elettriche (assimilabili a motori), facenti riferimento alle direttive 2004/108 (EMC) e 2006/95 (bassa tensione); leggendo le linee guida per l’applicazione (in special modo quella EMC), mi sembrerebbe di capire che la dichiarazione debba essere redatta dal costruttore, ma non allegata ai prodotti, bensì conservata (assieme alla documentazione tecnica) per “essere esibita su richiesta delle autorità competenti”.
Questo lo interpretro leggendo il par 3.3.3 (“The Concept of ‘holding at disposal’) della “Guide for the EMC Directive 2004/108/EC”, pubblicata il 21/05/2007.
Altro aspetto, sempre legato alla nostra tipologia di produzione, fondamentalmente di serie, è che la dichiarazione non possa che far riferimento a un generico modello identificabile (macchina del modello XYZ) e non al singolo pezzo uscito dalla produzione, che renderebbe impraticabile tale gestione.
Le sembra che le mie considerazione siano corrette, o c’è qualcosa che mi sfugge?
Grazie mille nel caso possa chiarire quanto sopra, cordiali saluti.