macchina utensile
La direttiva macchine, di cui è entrata in vigore la Nuova Edizione il 29-12-2009, definisce “macchina” un insieme di parti meccaniche, di cui almeno una mobile per effetto di una forza non umana, e questa forza può essere già presente o essere applicata in un momento successivo.
Tutto ciò con buona pace di coloro ( associazioni di categoria in prima linea ) che vorrebbero che i loro prodotti fossero “ non macchine ” , solo perchè non c’è ancora il motore accoppiato o manca la spina, come se una pompa diventasse macchina, solo nel momento in cui l’elettricista ci aggiunge il motore, assumendosi così, secondo queste scaltre associazioni, tutto l’onere della marcatura. Furbi, no?
La Nuova Direttiva Macchine impone per l’ immissione sul mercato europeo delle macchine e delle quasi macchine, che siano provviste del marchio CE, questo vale anche per quelle importate, sia nuove che usate.
Il soggetto tenuto ad apporre la marcatura in base alla Nuova Direttiva Macchine è il costruttore o un suo mandatario, purché almeno uno dei due sia presente giuridicamente all’interno della Comunità Europea, in assenza di questa condizione, il soggetto obbligato è l’importatore.
Vediamo quindi come si procede per poter apporre il marchio CE, su una macchina.
La Nuova Direttiva Macchine indica che già fase di progettazione è necessario rispettare alcune normative che prendono in considerazione tutti gli aspetti della sicurezza, è infatti logico che una macchina sarà costruita in modo sicuro, se chi la progetta prevede come analizzare i pericoli ed eliminare o ridurre i rischi al più basso livello possibile.
Quindi in fase di progettazione si deve produrre un documento che si chiama “analisi dei rischi “, con il quale si mettono in evidenza i pericoli connessi alla macchina, gli interventi pensati per ridurre il rischio ed eventualmente l’indicazione dei rischi residui. Nell’analisi di rischi dovrebbe preferibilmente intervenire un tecnico esperto, meglio se esterno all’organizzazione, per garantire una visione indipendente e non coinvolta.
In questa fase è di fondamentale importanza prendere in considerazione i “Requisiti Essenziali per la Sicurezza e la Salute“, che sono indicati in un capitolo della Direttiva Macchine e che identificano i principali aspetti di rischio da prendere in considerazione, in fase di progettazione e di costruzione della macchina.
Dalla progettazione si passa alla costruzione, tenendo ovviamente conto dei risultati dell’analisi dei rischi in modo che questa sia rispettata.
In fase costruttiva è necessario adottare tutti i criteri ed i metodi per costruire la macchina in modo sicuro e che si possa dimostrare che il prodotto costruito risponda ai requisiti prescritti dalla progettazione.
Ovviamente non è sufficiente “lavorare bene” è necessario poterlo dimostrare, ed ogni organizzazione adotterà le procedure, che per essa sono le più convenienti e pratiche, l’unica cosa certa è che queste procedure ci devono essere ed essere formalizzate, cioè scritte in modo coerente e rispettoso delle norme es. ISO 9001-2008.
Per costruire una macchina è necessario avere redatto una distinta base, dei disegni, degli schemi di impianto, dei circuiti, in ogni caso la documentazione che illustra a chi costruisce ed a titolo di memoria, da cosa è composta e come è costruita la macchina.
Naturalmente è necessario sapere anche da chi e quando la macchina è stata costruita ed inoltre ci deve essere l’identificazione della stessa mediante il numero di matricola.
La macchina dopo essere stata costruita ed opportunamente collaudata con relativo verbale che riporta gli estremi delle prove eseguite, può essere messa in commercio solo se accompagnata da un manuale di installazione uso e manutenzione, all’interno del quale deve trovarsi o stampata o allegata la dichiarazione di conformità ed una riproduzione dell’etichetta.
L’etichetta con il marchio CE ed altri dati richiesti dalla Direttiva Macchine deve essere applicata al macchinario e le scritte devono essere indelebili secondo un criterio di resistenza alla cancellazione previsto anch’esso dalla norma.
Presso l’azienda devono essere conservate copie di:
- dichiarazione di conformità della macchina
- manuale d’uso relativo al modello
- copia del modello dell’etichetta CE
- documentazione di produzione della macchina per la rintracciabilità
- documentazione delle prove
Devono essere invece messe a disposizione su richiesta dell’autorità tutti gli altri documenti cioè:
- il fascicolo tecnico
- i dati relativi alle forniture di tutti i materiali ed i componenti
- le procedure documentate di produzione
ATTENZIONE! IL FAI DA TE E’ FORTEMENTE SCONSIGLIATO, SI STA TRATTANDO DELLA SICUREZZA DI TUTTE LE PERSONE COINVOLTE NELLA COSTRUZIONE, INSTALLAZIONE ED USO DELLA MACCHINA
Tag: macchine









Salve, se fosse trainato a mano, non sarebbe necessario il marchio CE, ma una semplice verifica di sicurezza.
Essendo un’appendice mossa da un mezzo meccanico semovente, il tutto rappresenta una macchina, non solo il trattore e quindi va marcato CE l’insieme.
Cordiali saluti
salve,
la mia azienda produce impianti di guidovia per prosciuttifici, si tratta di binari ancorati al soffitto dove scorrono tramite dei carrelli i telai portaprosciutti movimentati a mano. C’è l’obbligo di marchio CE oppure basta allegare i calcoli strutturali fatti in sede di progettazione e indicare il carico massimo ammissibile?
Salve, La ringrazio per la Sua domanda che mi riporta indietro di qualche decennio, quando progettavo guidovie per mezzene, per macelli e celle frigorifere.
Direi che la risposta è affermativa, sia perché le guidovie vengono stabilmente ancorate alle costruzioni e perché utilizzano carrucole che sostengono i pesi e che sono comprese nella direttiva macchine.
Cordiali saluti, ing. Carraro
p.s. però i prosciutti sono migliori delle mezzene
Salve
La mia azienda produce air cooler con fasci tubieri dichiarandoli come macchine con la Dichiarazione e Marcatura “CE ” . Spesso i fasci tubieri vanno prodoti in Cina con materiali certificati secondo le norme cinesi GB/T3274 e GT/ 700.
La mia domanda : in che modo possiamo accetare questi materiali senza rinunciare la Dichiarazione per la Direttiva Macchine e marcatura “CE”?
Grazie
Salve, mi scuso per il ritardo nelle replica, ma sono appena rientrato in ufficio.
La sua domanda pone un problema di spazio per la risposta, quindi La invito a prendere contatto diretto con la nostra società per avere informazioni più dettagliate e precise.
Le fornisco solo alcuni dati:
- la scelta della direttiva macchine per la marcatura del prodotto è scorretta, il Vostro prodotto non è una macchina
- il prodotto made in Cina, deve essere marcato in Italia e siccome immagino debba far parte di una caldaia o comunque di un sistema di scambio termico, deve rispettare la norma di prodotto:
In questa sede sarebbe troppo specifico fornirLe altre spiegazioni, che non sarebbero comunque di utilità per gli altri utenti del blog.
Come facciamo con altri, forniremo anche a Lei tutti i chiarimenti che ci chiederà e naturalmente tali spiegazioni saranno fornite telefonicamente a titolo gratuito.
Grazie per l’attenzione e cordiali saluti.
Salve, mi trovo ad affrontare un problema di dichiarazione di conformità e marcatura CE di un attrezzo per il sollevamento, la pesata e il bilanciamento di corpi con una portata massima di 400 kg. Visto che l’attrezzo è estremamente semplice e per la pesatura vengono utilizzati due dinamometri elettronici marcati CE è applicabile la direttiva 2006-42-CE o ce ne sono altre? Per la garanzia qualità totale è da intendersi la certificazione ISO 9001:2008 e AS 9100:2005 in possesso del fabbricante?
Grazie e cordiali saluti
Salve, mia madre mi ha lasciato in eredità un detto che volentieri metto a disposizione di tutti i lettori di questo blog:
- E’ più furbo il furbo o colui che conosce il furbo?-
L’argomento su cui Lei mi chiede un parere non è un problema didattico, ma un lavoro di consulenza tecnica su cui Lei sta lavorando, allora io mi domando e Le domando: – Le sembra professionalmente etico chiedere ad un consulente in un blog un parere su un lavoro di consulenza che Lei si farà pagare?
Se vuole può rispondermi oppure possiamo lasciare rispondere ai lettori.
Comunque grazie per l’attenzione e la fiducia.
Egr. Sig. Carraro, mi scuso per averle chiesto indicazioni. Non le ho scritto in veste di consulente, ma invece di incaricato della ditta Marotta che deve fabbricare il bilancino. Non ho assolutamente nascosto che mi devo occupare della marcature e che avevo bisogno di informazioni. La sua mancanza di disponibilità a fornirmi delle indicazioni che certo non mi metteranno da sole in condizioni di eseguire il lavorio, mi impedisce di chiedere all’impresa di rivolgersi a lei quale consulente per la marcatura.
Se ritiene di essere stato furbo …………
Grazie comunque per la risposta.
Cordiali saluti
Come sempre il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi, se io non avessi in precedenza ricevuto una richiesta di quotazione per tale lavoro, avrei messo a disposizione la mia modesta conoscenza della materia senza alcuna riserva.
Probabilmente Lei era in buona fede, e non ho motivo di dubitarne, ma allora c’è qualcun’altro che crede di essere furbo.
Se Lei avesse letto gli obiettivi di questo blog, avrebbe visto che noi forniamo tutte le informazioni che ci vengono richieste per conoscenza, ma quando rientrano in un ambito lavorativo, cioè consulenza, crediamo che sia corretto che tale consulenza sia pagata.
Lei poteva chiedere il nostro intervento direttamente alla nostra società e non tramite i commenti, che sono ovviamente destinati ad una discussione pubblica.
Ribadisco di credere alla Sua buona fede, ma noi abbiamo inviato per quel lavoro un preventivo esattamente giovedì scorso, quindi qual’era lo scopo della Sua domanda, dato che o Lei o chi Le ha dato l’incarico aveva già la nostra proposta?
Il mio scopo non è essere o apparire più furbo degli altri, ma semplicemente corretto, cosa che non si può dire di chi l’ha messa in questa situazione.
Non sarò furbo, ma forse ho qualche anno più di Lei, questo in qualche caso è un vantaggio.
La voglio tranquillizzare comunicandoLe che ho anche altri lavori da fare e che mi consentono di dedicare a questo blog, tutto il tempo che richiede, comprese queste risposte.
La saluto cordialmente.
ing. Renato Carraro
Gent.mo Ing. Carraro
Desidero innanzituto complimentarmi per la sua preparazione e disponibilità che dimostra attraverso questo sito.
La disturbo per chiederLe cosa devo fare per continuare ad utilizzare un Tornio acquistato nel 1987 del quale non riesco a trovare più nessun tipo di documentazione. Conosco solo il modello e il costruttore che oggi non esiste più. non conosco l’anno di costruzione e la macchina non riporta più la matricola. Il Tornio è perfettamente funzionante e non è stata apportata alcuna modifica.
Posso procedere realizzando eventuali protezioni ed altre attività necessarie per la sicurezza ed elaborando un’auto dichiarazione.
Ho un’altra macchina utensile acquistata nel 1999 sulla quale non c’è più la targhettina applicata con la matricola (prima c’era) e che non riporta il marchio CE. come posso procedere? mi è stato consigliato di fare una perizia in entrambi i casi ma vorrei risparmiare questi soldi e procedere realizzando ogni attività necessaria e con un’autocertificazione finale. Esiste l’obbligo per l’artigiano di dichiare il numero di matricola e l’anno di costruzione delle proprie macchine?
Grazie
Carmelo Culora
Salve, prima di rispondere alle Sue domande occorre fare una precisazione, cioè i Suoi obblighi dipendono da chi utilizza queste macchine. Se le utilizza solo Lei, sostanzialmente non ha alcun obbligo, se invece le fa utilizzare da terzi ( dipendenti o altri ) allora ha tutti gli obblighi previsti dalla marcatura CE.
La perizia serve solo nella compravendita e per stabilire che la macchina non ha subito modifiche, o è rispettosa delle norme previgenti il 1995 ( nel Suo caso solo la prima ). Purtroppo la marcatura costa più di una perizia, in quanto comporta molto più lavoro e dubito che Lei possa risolvere con un’autocertificazione.
Occorre eseguire tutte le procedure per la marcatura e quindi probabilmente la soluzione migliore è che le usi solo Lei e ci ponga sopra un cartello con la scritta “macchina in uso solo al titolare”, la scritta però deve corrispondere la vero.
Cordiali saluti.
Salve le porgo questa domanda perchè la direttiva macchine mi é risultata di difficile interpretazione riguardo questo punto. In particolare: è possibile costruire una macchina (definita nella legge), come per esempio un rimorchio agricolo, e utilizzarla internamente all’azienda (circolando quindi su strade private) senza che questa venga certificata da un ente terzo? Inoltre è possibile costruirla pur non essendo un officina (ma una cooperativa agricola) rispettando alla lettera la direttiva e garantendo col proprio nome o con l’azienda stessa che la macchina in questione sia conforme alla direttiva? Grazie per l’attenzione Cordiali saluti.
Salve, in linea teorica è possibile fare ciò che dice Lei a condizione che chi usa questa macchina sia il titolare dell’azienda e non un dipendente.
L’obiettivo della marcatura CE è creare le condizioni di sicurezza per l’utilizzatore della macchina, quindi se il responsabile della macchina è chi la utilizza, senza mettere a rischio gli altri, può fare ciò che vuole, ma nel momento in cui coinvolge altri nell’uso della macchina, questa deve rispettare le direttive, in questo caso deve avere la marcatura CE.
La certificazione da Organismo Notificato è regolata dalle norme di prodotto, in alcuni casi può essere necessaria in altri no, ma non sostituisce mai la marcatura, ne fa invece parte integrante.
Cordiali saluti.
Gentmo Ing. Carraro
considerato che la perizia serve solo, nel mio caso, per stabilire che la macchina non ha subito modifiche, o è rispettosa delle norme previgenti il 1995 e considerato che il tornio suddetto sarà utilizzato dai dipendenti e che è stato costruito prima del 1996 (quindi nn era obbligatorio il marchio ce) posso limitarmi ad apportare le necessarie integrazioni per adeguarlo alle normative in materia di sicurezza o devo produrre anche un’attestazione di conformità e in tal caso posso dichiarare, non avendo matricola e anno di produzione, che la macchina è stata costruita prima del 1996 e che ho apposto personalmente una targhetta con un numero identificativo ( o non è obbligatorio che vi sia un numero di matricola sulla macchina?) ? la dichiarazione del perito posso farla io personalmente?
per l’altra macchina costruita dopo 1996 si chiarisce che non è marchiata ce ma che ero in possesso di tutti i documenti previsti ma che non trovo più e che l’azienda produttrice non esiste più e quindi nn so cosa fare. la marcatura ce non è relativa alle produzioni? in questo caso quale procedura si segue?
Può dirmi dove nel suo sito o in altri siti posso trovare indicazioni sulla procedura per la marcatura ce di macchine in uso da adeguare alle norme vigenti?
La ringrazio per le risposte che vorrà darmi.
Cordiali saluti
Carmelo Culora
Salve, la macchina costruita dopo il 96 era soggetta ad obbligo di marcatura, quindi non esiste nessuna possibilità alternativa.
Mi pare di capire che le macchine vengono utilizzate da dipendenti, quindi non c’è alcuna possibilità che possano funzionare senza rispettare le norme.
Nel nostro sito esiste l’elenco delle cose da fare per poter applicare la marcatura, ma sono indicative e non entrano nel dettaglio dei metodi operativi.
Purtroppo credo che Lei non sia in grado in modo autonomo di risolvere tutti questi problemi, comunque ci può provare.
Cordiali saluti.
Gent.mo Ing. Carraro
cercherò di essere più sintetico e più chiaro affinchè lei possa dileguare ogni mio dubbio
1) esiste l’obbligo per le macchine di riportare il numero di matricola, cosa bisogna fare quando si stacca e si perde l’etichetta?
2) per le macchine utilizzate da dipendenti per le quali non era previsto l’obbligo CE all’atto della costruzione è sufficiente per il titolare dell’azienda adeguarle alle norme in materia di sicurezza o bisogna elaborare anche un’attestazione di conformità?
3)in cosa consiste la marcatura ce quando sono solo stati persi i documenti non dovendo costruire nulla?
4)Io desidero a prescndere dal marchio CE che tutti i miei dipendenti lavorino in sicurezza e desidero apportare qualsiasi integrazione alle macchine (seguendo le normative vigenti) per raggiungere tale scopo ma desidero contemporaneamente non avere problemi in caso di controlli asl o ispettorato lavoro, A quali conseguenze vado incontro se gli operai lavorano in sicurezza e se le uniche lacune sono la mancanza della matricola o della documentazione CE? la CE non serve per la sicurezza? è più importante un marchio e una procedura sulla carta o che la macchina sia davvero in sicurezza?
Grazie
Carmelo Culora
Salve, comprendo le Sue ragioni e personalmente sono d’accordo con Lei, ma il mio consenso non risolve i Suoi problemi.
La marcatura CE è sostanza (sicurezza), ma questa sicurezza deve essere dimostrata attraverso la forma (la presenza del marchio).
Una macchina utensile priva di marchio CE, di identificazione e di documentazione è esattamente come un’automobile priva di targa e di libretto di circolazione.
Anche le automobili perdono le targhe o ne vengono rubati i documenti, ma non si gira con le auto prive di targa, anche se sono perfettamente funzionanti, in regola con i bolli e con le assicurazioni.
Quello di cui deve rendersi conto è che la sicurezza delle macchine utilizzate dai dipendenti va dimostrata esattamente come quella delle auto che circolano per le strade, sia nella sostanza che nella forma.
Immagini cosa Le succederebbe se la Sua auto fosse investita da un’altra senza assicurazione, guidata da un signore nulla tenente.
La marcatura CE è questo: sicurezza reale e formale.
Cordiali saluti
Gentmo Ing Carraro
Ho capito perfettamente. Potrebbe rispondere alle altre 3 domande?
Grazie
1) esiste l’obbligo di avere il n° di matricola, quando lo si perde lo si richiede alla ditta costruttrice, quando questa non c’è più, credo che l’unica strada sia la rimarcatura
2) se una macchina non ha più documentazione, non si sa neppure quando è stata costruita o se è stata modificata, quindi anche in questo caso ritengo che l’unica strada possibile sia la marcatura eseguita ex novo.
3) la marcatura consiste nel fare tutti i documenti che il costruttore originale ha fatto o avrebbe dovuto fare, per dimostrare che la macchina rispetta le norme.
Spero di aver risposto in modo esaustivo alle Sue richieste.
Nel caso che la macchina sia destinata all’esportazione fuori comunità (nella fattispecie, Israele), è comunque obbligatorio tutto l’iter di certificazione CE? Oppure è sufficiente rispettare le regole del paese destinatario?
La marcatura CE è obbligatoria all’interno della CEE che è più estesa dell’UE, infatti comprende anche la Svizzera e la Svezia, inoltre ci sono degli accordi di reciproco riconoscimento di alcune norme con altri Paesi come gli Stati Uniti.
Per esportare in Israele è necessario rispettare le regole di quel Paese, anche se la marcatura CE, proprio per le direttive e le norme che la regolano, è molto considerata anche dove non è obbligatoria.
Cordiali saluti.
Salve, la mia azienda produce abbattitori per fumi prodotti da impianti della filiera tessile (per l’esattezza impianti di bruciapelatura del tessuto); in questi abbattitori non ci sono argani in movimento, l’abbattimento dei fumi avviene con acqua mediante belle batterie di spruzzatori (in sostanza è una “scatola” in cui vengono convogliati i fumi che vengono “spruzzati” con acqua). Chiedevo se è obbligatoria la marcatura CE.
Grazie per la collaborazione.
Cordiali saluti.
Antonio
Salve, approfitto del Suo commento per precisare che ogni apparecchio in cui c’è una parte che si muove senza l’intervento della forza umana, è considerato macchina. Gli argani che Lei ha citato, forse indotto dalla foto, sono macchine speciali, che sono considerate tali anche se interviene solo la forza umana. In meccanica la macchina più semplice è il piano inclinato e per transizione anche la vite è una macchina.
Venendo al Suo quesito quindi, la risposta è affermativa, la Vostra è una macchina che deve essere marcata CE obbligatoriamente già dal 1995 ed avendo lo scopo di trattare l’aria, ha anche delle normative specifiche.
La saluto cordialmente
ing. Carraro
Grazie per la sua risposta; nel mio testo c’era un errore, ho scritto “argani” anzichè “organi” (volevo semplicemente dire che non c’è nulla di meccanico in movimento, i fumi ricchi di pulviscolo entrano nel filtro spinti da un ventilatore, passano attraverso delle batterie di spruzzati con acqua per abbattere il pulviscolo e quindi escono in atmosfera), in ogni caso, secondo lei, questo abbattitore (filtro) per fumi è soggetto alla marcatura CE, mi sa gentilmente indicare a quali normative devo fare riferimento.
Grazie.
Cordiali Saluti
Antonio
Bene, almeno un punto è chiarito, quindi gli argani non c’entrano nulla.
Però la ventola del ventilatore è un organo in movimento, quindi direi che non ci sono dubbi sull’appartenenza alle macchine.
Per quanto riguarda la direttiva quindi siamo a posto, per le norme fa prima a cercarle Lei nel sito dell’UNI in quanto sono diverse a seconda del tipo di trattamento dell’aria, quindi dato che conosce meglio del sottoscritto la macchina ed il servizio che fa, potrà decidere quale o quali siano le norme di riferimento.
Cordiali saluti.
Il ventilatore non viene fornito con il filtro, è un componete che normalmente il cliente acquista con l’impianto completo che noi non forniamo.
Grazie.
Cordiali saluti
Antonio
Questa è come la storia delle pompe, siccome spesso vengono fornite senza motore, una delle più importanti associazioni di categoria dei costruttori di pompe, suggeriva ai suoi iscritti di non marcarle, perchè senza motore le pompe non si muovevano.
L’utilizzo finale del Vostro prodotto è quello da Lei descritto, quindi contribuisce a costituire una macchina per il trattamento dell’aria, quindi rientra in direttiva macchine.
Peraltro anche se decideste di non mettere il marchietto CE, non vedo che differenza faccia, dato che comunque dovendo rispettare quanto meno la Direttiva 2001/95/CE, avete tutti gli obblighi come per la direttiva macchina, ad esclusione eventuale del marchietto, ma non credo che il problema sia attaccarlo o meno, quanto fare tutte le procedure previste.
Cordiali saluti.
Un motovibratore invece?
A me verrebbe da trattarlo come una macchina, ma nella direttiva 2006/42 articolo 1 punto k) si dice che i motori elettrici sono esclusi…
Salve, Lei ha perfettamente ragione quando pensa che sia una macchina, infatti come Lei ricorda la direttiva macchine parla di motori elettrici e non delle applicazioni dei motori elettrici, altrimenti tutte le macchine utensili, che funzionano con motore elettrico non sarebbero macchine.
Le direttive vanno lette alla lettera e senza interpretazioni, quindi motore elettrico significa questo e niente di diverso né in più né in meno.
Cordiali saluti.
Io ho presso la mia azienda ho due macchine di cui una macchina obsoleta( completamente fuori normativa) e un altra che e’ interamente auto-costruita, ho dei dipendenti ma queste macchine le utilizzo esclusivamente io , volevo chiederle se dal momento in cui queste macchine si trovano sul posto di lavoro possa essere soggetto a sanzioni da parte degli organi competenti.
Le chiedo questo perché un mio collega e’ stato obbligato da parte dello spisal a eliminare immediatamente una macchina fuori normativa dall’ azienda ,pur avendo spiegato che la macchina non veniva più utilizzata ed era li per pura mancanza di spazio in sede diversa.
Grazie anticipatamente .
Buon giorno, la Sua richiesta riguarda più l’applicazione della legge 81/08 che la direttiva macchine, però cercherò di darLe comunque una risposta basandomi su quello che dice la direttiva, su un minimo di conoscenza legale e sul buon senso.
La direttiva macchine parla di messa in libera pratica, cioè consentire a qualcuno di usare la macchina, la legge 81/08 parla della sicurezza dei lavoratori dipendenti sul luogo di lavoro, il buon senso dice che esiste la libertà di prendersi un rischio (anche mortale), senza che altri (pubblico o privato) possa interferire, purché il pericolo non coinvolga altri.
Anche se negli ultimi anni si discute sul libero arbitrio rispetto alla propria vita quando non si è coscienti, fortunatamente nessuno mette in discussione la libertà di suicidio, che come altre rientra tra quelle fondamentali dell’uomo, che i laici ritengono proprietario della sua vita, mentre per i credenti il discorso è diverso.
Essendo in ambito civile, non entriamo in questioni religiose ed accettiamo quindi il principio che un individuo, senza mettere in pericolo la sicurezza degli altri, possa prendersi i rischi che vuole.
A questo punto è evidente che quanto è successo al Suo amico, o non è stato riportato correttamente o si è trattato di una interpretazione “zelante” della legge da parte dei funzionari.
Infatti se un datore di lavoro usa in proprio qualsiasi tipo di macchina, a norme o meno e risulta chiaro che questa è la realtà, perchè può dimostrare che altri sono impediti all’uso di tale macchina, non ci sono divieti per lui.
Se però la macchina non è segregata, non riporta segnalazioni che ne vietano l’uso, non ci sono comunicazioni formali ai dipendenti sul divieto d’uso, allora il discorso cambia.
C’è poi sempre la realtà di “controllori”, Lei ricorda il caso della multa inflitta ad un salumiere che aveva preparato un panino al nipote senza fargli lo scontrino fiscale? Il caso da Lei riportato è ancora più grave, perchè non ci sono due persone coinvolte, ma una sola.
Va precisato che il datore di lavoro che usi quella macchina non è coperto da assicurazione di alcun tipo e se la fa usare ai dipendenti, non solo è penalmente perseguibile, ma dovrà rispondere civilmente all’Inail, che prima risarcirà l’infortunato, ma poi si rivarrà su di lui.
Infine un consiglio, se queste macchine servono, è più conveniente metterle a norme che correre rischi, anche personali, non Le pare? Anche la Sua salute vale, come quella dei dipendenti e Lei dovrebbe averne cura senza esserci obbligato.
In fondo la legge sull’uso obbligatorio del casco in moto è stata fatta solo per gli stupidi, gli intelligenti lo usavano da prima, molti stupidi continuano a non usarlo.
La ringrazio Sig.Renato per la sua esaustiva risposta alla mia domanda,ci tenevo a precisare che le macchine utilizzate sono si fuori normativa , ma utilizzate con il dovuto rispetto non sono più pericolose di una macchina perfettamente a norme utilizzata senza il buon senso.
Lei sopra(nel caso che le avevo riportato) classificava il comportamenti delle autorità competenti come “zelante”, questo vuol dire che l’azione di allontanare la macchina dallo stabile ha dei fondamenti legali?
Le pongo un altro quesito ; lei mi consigliava giustamente di mettere a normativa le macchine , per una macchina non dovrebbero esserci problemi , perché il problema e’ solo l’anzianità della macchina e il dover provvedere all’ aggiornamento dei sistemi e protezioni di sicurezza; nel secondo caso invece si tratta di una macchina autocostruita ,si tratta di una macchina a controllo numerico e quindi anche abbastanza complessa (quadro elettrico ,impianto pneumatico , impianto di aspirazione , impianto di vuoto,ecc.ecc.)
In questo secondo caso penso risulti piuttosto difficile e oneroso procedere con la ” regolarizzazione” della macchina , oppure si tratta di una strada percorribile?
Il fatto che le macchine le utilizzo effettivamente solo io e certo che ciò non comporta rischi particolari per la mia persona, mi farebbe propendere per la scelta di mettere le due macchine attivabili solo con chiave ,premunirle della dicitura “ad uso esclusivo del titolare” e provvedere a redarre una circolare informativa interna per conoscenza dei dipendenti; operando in questo modo
sono legalmente in regola?
Forse le ho fatto troppe domande , e anche forvianti dal tema di questo forum, ma data la sua grande cultura sulle tematiche e, non trovando comunque persone preparate sul’ argomento (quasi sempre si sentono pareri che sembrano più soggettivi che obiettivi), ripongo piena fiducia nelle sue parole .
Salve, come premesso nel precedente commento, la mia valutazione si basa su alcune conoscenze e sul buon senso.
La rimozione della macchina dal locale di lavoro non compete certo ad autorità estranee all’azienda.
Le autorità di controllo possono vietare l’uso della macchina ai dipendenti e non al titolare ed in ogni caso non possono decidere l’allontanamento della macchina,
Possono esserci però situazioni particolari, ad esempio di una pulitrice che sparge polveri nocive nell’ambiente, può essere vietato l’uso, ma non obbligarne lo smaltimento, però tendo a diffidare delle “storie” riferite, posso giudicare solo ciò che conosco direttamente.
La pericolosità della macchina dipende certo dall’uso, ma il paragone che fa Lei non regge, perchè la macchina deve essere sicura nei limiti delle normali possibilità costruttive e non si può fare solo affidamento sulla capacità di chi la utilizza.
Ho incontrato molti bravi falegnami, che avevano moltissima esperienza e qualche falange mancante, quindi le macchine devono essere messe in sicurezza, secondo le norme a prescindere da chi le utilizza.
Se poi Lei dimostra che le usa e le può usare solo Lei ed è disposto a correre il rischio di lavorare senza copertura assicurativa, ovviamente sono affari Suoi, come dicevo in precedenza, nessuna legge Le può imporre di agire senza correre rischi, dato che è Lei che paga, in tutti i sensi, purché a pagare sia solo Lei.
In merito al costo della messa a norme, non credo sia così elevato come Lei pensa, però anche in questo caso vale quanto detto in precedenza, posso valutare correttamente solo ciò che conosco.
Cordiali saluti.
ing. Carraro
Buonasera ing.Carraro, complimenti per il sito.
Solo una domanda: un banco per smontaggio di cilindri idraulici, dove l’unica parte in movimento e’ un avvitatore pneumatico (marcato CE) che fornisce la coppia necessaria, deve a sua volta essere marcato CE?
In caso affermativo, possiamo contattarLa per una consulenza?
Cordiali saluti
A.Chiapuzzi
Buon giorno, la risposta è affermativa per entrambe le domande.
Il fatto che utilizziate componenti marcati CE non implica che il risultato finale sia automaticamente marcato.
per questioni commerciali potete contattarci direttamente.
Cordiali saluti
ing. Carraro
Buongiorno Ing. Carraro,
la ringrazion anticipatamente per quanto potrà dirmi in merito al quesito che le pongo :
Sto cercando di elaborare una procedura interna da dare al meccanico per la gestione della manutenzione sulle macchine e devo riuscire a dare una definizione quanto più completa possibile del termine “modifica” per evitare che tali interventi vengano effettuati dal manutentore di propria iniziativa senza che il Datore di Lavoro venga coinvolto, ma non ho trovato nulla di chiaro nè sulla Direttiva Macchine nè sul D.Lgs 81.
Può darmi Lei qualche suggerimento ? oppure qualche indicazione su dove posso trovare una definizione chiara.
Grazie di nuovo
Cordiali saluti
Salve, direi che il concetto di modifica è “qualsiasi cambiamento rispetto allo stato attuale” quindi il manutentore deve essere avvisato che non può cambiare niente se non sostituire con una cosa uguale:
Uguale vuol dire uguale, non simile o analogo, per inserire una parte simile o analoga deve avere l’approvazione del responsabile.
Spero di essere stato chiaro, in caso contrario sono ancora qui.
Cordiali saluti.
La ringrazio ed approfitto della sua gentilezza per porle un altro quesito :
Se non ho capito male, una macchina su cui viene montato un carter di protezione, prima inesistente, viene (sulla base della sua risposta precedente) di fatto “modificata”… giusto ?
A questo punto qual è la procedura esatta da seguire ? Devo riprodurre tutto il fascicolo tecnico come da direttiva macchine e sottoporre il tutto ad una verifica da parte di un organismo notificato ? Oppure basta una specie di “nota integrativa” con la descrizione dell’intervento fatto da allegare alla documentazione esistente ?
Qualunque sia la sua risposta, la procedura che lei mi indicherà come corretta è uguale indipendentemente dall’anno di costruzione della macchina (pre o post 1996) ?
Grazie ancora per il contributo che vorrà fornirmi.
Cordiali saluti
La modifica eseguita sulla macchina elimina la questione “anno di costruzione”, se la macchina è costruita prima del 95 e non ha il marchio CE, non credo esista il fascicolo tecnico, quindi non vedo come si possa fare l’integrazione.
Quando la macchina viene modificata deve essere marcata CE, modificando o redigendo ex novo tutta la documentazione necessaria per la marcatura.
Cordiali saluti
Salve Ing. Carraro,
Approfitto della sua disponibilità per porle un quesito.
Nel caso avessimo a che fare con sistema di automazione composto da 2 macchine ognuna delle quali è provvista di un marchio CE è necessario provvedere ad una ulteriore certificazione CE di tutto l’impianto?
Se sì, chi dovrebbe farsi carico di questa ulteriore certificazione?
Mi riferisco ad esempio ad un sistema in cui abbiamo una macchina utensile associata ad un dispositivo di carico/scarico automatico.
Nello specifico, la mia azienda non si occupa della costruzione di nessuno dei singoli dispositivi/macchine, ma dell’importazione di uno solo degli stessi e dell’assemblaggio finale di entrambi.
La ringrazio anticipatamente per la cortesia.
Cordiali saluti
Jalila
Innanzitutto, bisognerebbe verificare chi ha fatto la marcatura della macchina importata, spero l’importatore se la macchina è costruita extra CEE.
Entrambe le macchine dopo essere state marcate CE, dovrebbero avere la dichiarazione di incorporazione e non la dichiarazione di conformità, perchè è la macchina finale che deve essere dichiarata conforme.
Il soggetto obbligato è chi le mette assieme, cioè Voi, che di fatto Vi assumete la responsabilità dell’intero impianto e quindi converrebbe foste sicuri sia delle due singole macchine sia della macchina risultante.
Ritengo sia una delle situazioni più frequenti e sulla quale esiste in genere una totale sottovalutazione rispetto alle responsabilità ed ai rischi.
Cordiali saluti.
Gentile Ing. Carraro,
la ringrazio tantissimo per la sua cortese e veloce risposta.
Verificherò per la marcatura delle macchine importate (provenienti dal Giappone) e mi informerò circa quella dichiarazione di incorporazione.
Nel caso, la disturberò nuovamente..
grazie!!
Cordiali saluti
Jalila
Grazie a Lei che mi da la possibilità di precisare che anche i giapponesi non possono apporre la marcatura CE, come tutti i soggetti extra CEE, siccome spesso parliamo dei cinesi, vorrei precisare che TUTTI gli extra CEE, non possono apporre il marchio CE.
Saluti.
Gentile Ing. Carraro
Io sono dipendente di un’industria che in parte costruisce macchinari ad uso personale e personalmente mi occupo degli schemi elettrici e della costruzione dei quadri stessi.Sarebbe cosi’ gentile da indicarmi le procedure necessarie per la certificazione dei quadri stessi?
Salve, mi risulta difficile interpretare la domanda.
Le macchine ad uso personale, sono macchine ad uso interno all’azienda?
Essendo Lei un dipendente non ha alcun obbligo e neppure la facoltà di fare la marcatura CE, quindi devo dedurre che il tutto è una curiosità personale?
La marcatura CE implica una responsabilità che ricade sulla direzione o sulla proprietà dell’azienda, quindi non credo sia Lei che si deve preoccupare di questo.
Cordiali saluti
Gentile Ing. Carraro
Probabilmente non sono riuscito a spiegarmi bene,spero di riuscirci qui di seguito.
Le macchine sono ad uso interno all’azienda. Io sono dipendente però esercito come progettista di impianti elettrici part-time. Volevo chiedere se fosse possibile per me certificare i lavori che faccio all’interno dell’azienda e riguardanti il settore elettrico.
Le macchine per uso interno devono essere comunque marcate CE, come se fossero messe sul mercato, infatti sono “immesse in libera pratica”.
Per quanto riguarda il Suo ruolo è una questione da correlare con il contratto di lavoro, in linea di principio non ci sono limiti di responsabilità, quindi Lei potrebbe fare tutta la procedura di marcatura degli impianti elettrici, ma sinceramente credo si troverebbe in conflitto di interessi o di responsabilità.
La questione non riguarda la marcatura CE, ma il contratto di lavoro, quindi deve chiedere a chi gestisce il Suo rapporto con l’azienda.
Cordiali saluti.
Salve Ing. Carraro, complimenti per il sito.
La mia domanda è la seguente:
Sono in fase progettazione per la realizzazione di una macchina (a livello professionale) che serve a simulare la guida di automobili. I Software che utilizzerei per la simulazione guida (molti giochi per PC), sono quelli disponibili in commercio ed in più farei uso anche di un software di interfaccia tra il gioco ed il sistema di motion (software quest’ultimo Open Source).
Il sistema di motion, in sintesi, è una contenitore per il PC assemblato e software dedicato con relativa elettronica atta alla gestione di due attuatori elettrici lineari (tensione di esercizio 24 V) che movimentano a loro volta un sedile (tipologia commerciale automobilistica), montato su giunto cardanico, simulandone le condizionioni di guida (curve, accelerazioni, asperità terreno, frenata etc. etc.) più interfacce PC (volante, pedali, etc. etc.). L’installazione prevede anche l’utilizzo da 1 a 3 monitor LCD.
Credo di aver capito dalle varie risposte che dovrò sicuramente procedere alla marchiatura CE del tutto per poterlo vendere o comunque installare/usare in luoghi pubblici e credo di aver capito che le direttive a cui attenermi siano: Macchine, bassa tensione, compatibilità elettromagnetica.
Devo sottostare a qualche altra normativa ad esempio per quanto riguarda il software, le saldature della struttura portante/contenitore, la cablatura elettrica?
Fisicamente il sistema deve essere assemblato da professionisti in possesso di certificazioni adatte oppure posso realizzare io il primo prototipo da certificare CE presentando tutto ciò che serve?
Grazie in anticipo per l’attenzione che vorrà dedicarmi.
Cordiali saluti
Alessandro
Salve, ribadisco ancora una volta che lo scopo del blog è fornire indicazioni generali sulla marcatura CE, e discutere di argomenti generali che possano interessare chi frequenta questo spazio.
Il nostro lavoro è fornire consulenza e lo facciamo per gli operatori e per le aziende, sia attraverso la sezione “Altri servizi per le Aziende”, sia tramite il contatto diretto.
Non è possibile fornire consulenza tramite un blog, perchè sarebbe come fare delle visite mediche e stabilire delle cure per telefono o via mail, lo so che molti fanno così e vendono anche software per la marcatura CE, ma non è questo il nostro lavoro.
Noi crediamo nella professionalità ed abbiamo la presunzione di metterla in pratica e siccome, fare l’analisi dei rischi di una macchina equivale a fare una visita medica specialistica, riteniamo che proporla via blog o telefono o fornire dei semplici format da compilare, sia utile solo per chi li propone, comunemente si chiama “FUFA” (pacco, sola, bidone).
Costa poco, se vende tanta, non vale nulla.
Quindi per arrivare alla Sua domanda, se Lei ha necessità di un preventivo ce ne faccia richiesta via mail, se desidera consulenza on line, acceda allo spazio “Altri servizi per le Aziende”, potrà ricevere tutte le risposte di cui ha bisogno.
Cordiali saluti.