Punture di Vespe
Punture di Vespe è la collana di e-book gratuiti scritti da Renato Carraro e “confezionati” da FarePubblicita.com
1° E-book: Schema Riepilogativo Marcatura CE
I 13 passaggi per eseguire e verificare la correttezza della Marcatura CE
2° E-book: La Qualità
C’è più qualità in un bicchiere di plastica che in un quadro di Van Gogh
3° E-book: La Sicurezza
Per evitare gli obblighi di sicurezza si accetta di sembrare dementi
4° E-book: La Trottola
Una storia vera di un importatore alle prese con i problemi di sdoganamento della merce
Torna a trovarci, non perdere la prossima puntura!






Un commento su “La trottola”:
a me risulta che la direttiva macchine 2006/42/CE, fatto supportato anche dalla guida di giugno 2010 edita da “EUROPEAN COMMISSION
ENTERPRISE AND INDUSTRY”, pag.61 §79, non obblighi il costruttore ad essere sito in Europa o avere un rappresentante in Europa, ma è fondamentale che sia in grado (ovvero abbia le capacità tecniche) di marcare CE il prodotto secondo la machinery directive.
Quindi un prodotto potrebbe anche arrivare in dogana marcato CE senza che si debba presumere essere marcato irregolarmente.
Salve, La ringrazio per il commento che mi consente di entrare nuovamente in questo argomento, già trattato più volte in questo blog.
Questa volta anziché dire che la direttiva macchine non specifica questo punto in quanto ovvio, e che non si comprende il motivo per cui il mandatario ha l’obbligo di essere in Europa ed il costruttore no, parto da un altro punto di vista, ed ipotizzo per buona la Sua interpretazione.
Quindi un costruttore cinese che costruisce una macchina nel rispetto della direttiva macchine, esegue la marcatura e poi esporta in Europa il suo prodotto.
Ipotizziamo ora che succeda un incidente e le autorità di controllo vogliano entrare in possesso del fascicolo tecnico, che la direttiva richiede obbligatoriamente, come si comporteranno? Andranno in Cina a chiederlo al costruttore? Eventualmente fosse dimostrato che il costruttore ha commesso un illecito, cosa faranno i giudici, lo condanneranno in contumacia e ne chiederanno l’estradizione in Europa?
Coloro che danno un’interpretazione “ampia” di questa e di altre direttive, dovrebbero cortesemente spiegare cosa succederà in questi casi e come si può far applicare una legge europea, nei confronti di tutti gli altri Paesi del Mondo extra CEE.
Non si devono confondere le norme che indicano requisiti tecnici che i prodotti devono rispettare, che di solito sono volontarie e che tutti nel mondo possono rispettare, con le direttive e con le leggi, che valgono nel territorio in cui hanno giurisdizione e si possono applicare solo alle persone ( fisiche o giuridiche ) di quel territorio.
Se avete argomenti che dimostrino l’applicabilità della direttiva macchine in Cina, Vi chiedo cortesemente di esporli, così se le nostre convinzioni sono errate le potremo cambiare.
Se invece avete qualche dubbio, andate a leggere la direttiva 2001/95/CE sulla sicurezza di TUTTI ribadisco TUTTI i prodotti immessi in libera pratica nel territorio europeo, tale direttiva in Italia è stata recepita con D.Lgs 172 del 2004 ed anche questa è scaricabile gratuitamente da internet.
Siccome a sostenere la Sua interpretazione sono in molti, doganieri e finanzieri compresi, attendo molti commenti di chiarimento.
Un mio amico dice “fino alla bara sempre si impara” ed io sarei lieto di imparare qualcosa di nuovo.
Cordiali saluti
La Guida Blu stessa, riferita alla direttiva 98/37 in particolare e alle direttive nuovo approccio in generale anch’essa emanata dalla Commissione Europea (e in cui si cita anche la 2001/95), risolve questo problema dicendo che responsabile diventa il primo importatore solo nel caso il produttore originale si renda irrintracciabile e anzi consiglia all’importatore di inserire nel contratto una clausola nella quale il fabbricante si obbliga a inviare fascicolo tecnico, dichiarazione CE e tutti i test in caso di richiesta di una autorità competente. Quindi anche in questo caso non viene escluso del tutto la marcatura CE di un prodotto da parte di un fabbricante extra-UE, e abbiamo una norma pratica su come agire (appunto la clausola contrattuale) che mi pare ben lungi dall’essere una mera interpretazione “ambia”.
Certo, forse per l’importatore è più conveniente sotto il profilo della responsabilità sulla sicurezza del prodotto farsi i test in casa e marchiare lui stesso il prodotto, il mio intervento mira solo a cercare di capire se è lecita o no la marcatura da parte di un fabbricante extra-UE.
Salve, quando scrivo “ampia” mi riferisco appunto al fatto che si può estendere l’interpretazione delle direttive fino a farle calzare alle proprie esigenze.
Lei mi sembra una persona ragionevole e non interessata in merito, quindi in sicura buona fede, ed in base a questa buona fede chiedo a Lei ed a chi sostiene questa interpretazione”ampia”, Lei importerebbe una macchina dalla Cina, marcata CE dal costruttore cinese e si assumerebbe la responsabilità civile e penale della sicurezza della macchina, sulla base di una clausola contrattuale su un contratto Italia-Cina? Risponda sinceramente alla mia domanda e poi mi dica anche, secondo Lei chi ci rimette alla fine se la macchina non è sicura?
Quindi io non cerco le vie tortuose nelle leggi e nelle guide interpretative, che come sa non sostituiscono le leggi, ma cerco di applicare sempre il buon senso, a cui peraltro si richiamano tutte le direttive e ribadisco che la 2001/95/CE a questo proposito è chiarissima e non mi risulta comprensibile il motivo per cui la si voglia per forza ignorare.
Forse il motivo è proprio la sua chiarezza, che non lascia adito ad interpretazioni personali.
In merito a ciò che è lecito o meno, faccio un’ultima domanda, è lecito secondo il Suo buon senso, importare ed immettere nel mercato una macchina senza averne controllato la sicurezza, anche con una clausola contrattuale che solleva l’importatore da responsabilità ( ammesso che sia utilizzabile in pratica ) scaricando la responsabilità di un incidente su un soggetto irraggiungibile?
Capisco la voglia di fare chiarezza, ma capisco di più la voglia di fare le cose fatte bene, anche se la legge al limite mi consente di farle “benino”.
Cordiali saluti.
Ok, se la mettiamo così è stato chiarissimo e siamo d’accordo.
Possiamo concludere che, nonostante le direttive europee non escludano la possiblità che un fabbricante extra-ue apponga il marchio CE, poi la responsabilità vera e propria, qualora non sia reperibile (e l’esperienza dice che di solito non lo è) il fabbricante originario, ricade su chi per primo ha introdotto sul mercato comunitario il prodotto.
Pertanto è più conveniente per il primo importatore presentarsi come fabbricante e marchiare CE egli stesso il prodotto.
E’ quindi lecito anche, una volta importato con marchio CE del fabbricante extra-ue, levare la marcatura e sostituirla con la propria (dopo i controlli di conformità del caso), o in questo caso si incorre nel reato di plagio?
Vede che sul piano del buon senso è più facile trovare un accordo, piuttosto di mettersi a speculare tra le pieghe delle leggi.
Non credo proprio che eliminare un marchio CE cinese sia un reato, dal momento che l’importatore si rende responsabile al 100%, non vedo la ragione di mantenere il nome ed il marchio cinese.
A parte che se il CE è corretto, lo si può anche lasciare, ciò che è obbligatorio è la dicitura “made in cina” e la reperibilità dell’importatore.
Vorrei farLe una domanda provocatoria, e mi permetto di farLa, perchè Lei si è dimostrato intelligente e corretto.
Secondo Lei perchè nella direttiva macchine ed in tutte le altre, si prevede che il mandatario risieda obbligatoriamente nella comunità europea? Non potrebbe anche questo essere cinese?
Cordiali saluti
Più che provocatoria sembra quasi retorica
Ovviamente per assicurarsi della rintracciabilità del mandatario.
Lieto di avere avuto questa interessante discussione con Lei.
Cordiali saluti
Allora Lei oltre che intelligente è anche simpatico e quindi sparo l’ultima domanda retorica:- perchè si vuole rintracciare il mandatario ( ed anche l’importatore), che conserva solo la documentazione e non si è interessati a rintracciare il costruttore, cioè il vero responsabile?
Le sembra plausibile?
Aggiungo: sa chi sostiene la tesi dei cinesi che fanno la marcatura CE?
Guarda caso quelli (europei) che hanno aperto uffici in Cina per fare consulenza sulla marcatura CE! Furbi no?
In realtà dalle Direttive io capisco che si è interessati a scovare il costruttore, ma se non lo riesce a rintracciare (perché extra-ue ad esempio), ci si accontenta dell’importatore o del mandatario, dandogli “l’investitura” di fabbricante. Secondo lei invece?
In realtà la cosa si può leggere nel seguente modo:
dato che le direttive sono leggi europee e valgono per gli europei ( senza necessità di specificazione), quando parlano di costruttori, è implicito che siano europei, mentre quando non lo sono, richiedono ( non si accontentano, proprio perchè sono leggi ) che ci sia un mandatario residente in Europa e con P.IVA. oppure individuano nell’importatore il costruttore.
In quest’ultimo caso, essendo evidente la forzatura, consigliano all’importatore, di farsi dare subito o subjudice ( con apposito contratto ) il fascicolo tecnico, dal costruttore.
Ora, siccome il fascicolo tecnico non c’è quasi mai, neppure per i costruttori europei, e molti lo confondono con il manuale, mi domando quanto sia credibile pensare che un costruttore cinese, invii il suo fascicolo all’importatore?
Non mi è mai capitato di verificare un caso del genere, mentre verifico quotidianamente che i cinesi e non solo, pensano che la marcatura CE sia il certificato CE, fanno fare delle prove ed a volte solo dei certificati (solo carta ) a dei laboratori che spesso, fanno solo dei bei moduli con tanti ghirigori, senza fare alcuna prova.
Di ciò che dico ho prove provate e non riporto leggende metropolitane, quindi importandomi della sicurezza dei prodotti, per salvaguardare gli utilizzatori finali, io consiglio sempre la lettura delle norme basata sul buon senso, quello su cui ci siamo trovati d’accordo.
Di tutte le altre interpretazioni non mi interessa, perchè nel caso siano in buona fede, come la Sua, si può discutere ed arrivare ad interpretazioni ragionevoli, nel caso invece ci sia una interpretazione basata su malafede interessata o ignoranza palese, comprende bene che non c’è discussione, né confronto.
Non so se questo è il forum giusto ma volevo chiedere se risponde a verità che le certificazioni CE (rilasciate da enti cinesi per esempio) debbono obbligatoriamente essere controfirmate da un ente europeo oppure è anche possibile una dichiarazione accompagnatoria 8nel caso in cui questo ente cinese abbia delle filiali in Europa)da parte dell’importatore?
Salve, esistono certificati da Organismi Notificati ( cioè riconosciuti a livello Europeo ) e certificati da Laboratori normali.
A seconda di ciò che richiedono le norme può essere necessario l’intervento di un Organismo Notificato, oppure no, ma non esiste mai la richiesta di prove obbligatorie eseguite da Laboratori normali, che pure sono utili al produttore per avere conferme di rispetto delle norme.
Tutti gli altri grovigli possibili, filiali in Europa di Laboratori Cinesi e viceversa, servono solo per confondere le persone, o un Laboratorio è Notificato o non lo è, punto!
Cordiali saluti
ing. Carraro
buongiorno, cortesemente volevo sapere se qualcuno mi sa dire se le pareti divisorie-attrezzate da ufficio (quelle che un domani si possono smontare e spostare) devono essere marcate CE. mi sapete anche dire che differenza c’è tra marcate e a norma?
grazie e buon lavoro
Salve, partiamo dalla fine, i prodotti per essere marcati devono rispettare le direttive e le norme quando ci sono.
Le pareti attrezzate, se sono stabilmente inglobate nella costruzione, cioè fisse, son da considerarsi prodotti da costruzione, se per caso portano degli accessori elettrificati rientrano in direttiva bassa tensione, se sono solo mobili, tipo scaffalature non hanno direttiva che imponga la marcatura CE.
Cordiali saluti
Salve Ing. Carraro
mi occorre il suo supporto tecnico per un problema che sto affrontando con una Dogana Italiana per lo sdoganamento di radioregistratori provenienza Cina.Quets amerce è accompagnata da certificazioni CE rilasciate dal TUV con sede in Cina.L’importatore mi ha fornito anche il numero di registrazione al TUV comunitario del certificato CE.La Dogana però asserisce che non è sufficiente la registrazione ma ha bisogno che il certificato TUV Cinese sia controfirmato dal TUV europeo o altro organismo notificato.Motivo per qui non mi da libera disponibilità della merce in impportazione se il cliente non esibisce quanto sopra .
Mi da un suo parere se la Dogana sta operando nel giusto o meno?
Salve, Le fornisco volentieri il mio parere, anche se con la dogana servirà a poco.
La dogana non ha alcun diritto di trattenere la merce per più di 2 giorni, cioè il tempo tecnico per cui il Ministero risponda dopo essere stato interpellato.
Le cose che Le chiedono sono scritte da qualche parte o Le sono state riferite a voce, magari dallo spedizioniere?
So che è in atto una “campagna” da parte di uno spedizioniere in particolare per creare inesistenti problemi e “spingere” i clienti a patteggiamenti più o meno trasparenti.
Primo passo: si faccia mettere per iscritto le richieste della dogana con riferimento delle norme ( inesistenti ) che impongono quanto richiesto.
Naturalmente ciò non significa che Lei non dovrà fare la marcatura sui prodotti, perchè quella cinese di fatto non esiste e non bisogna confondere i prodotti a norme e con certificato regolare, con i prodotti marcati CE, le prime condizioni non implicano la seconda.
Certamente non è la dogana che può imporre o richiedere la marcatura CE, dato che l’attraversamento della dogana non è l’immissione in libera pratica.
L’argomento è interessante e vasto e non so se in poche righe ho chiarito almeno un pò la questione.
Cordiali saluti.
Buongiorno, cortesemente qualcuno sa dirmi se le ampolle in vetro (comunemente denominate campane) che vengono appoggiate sui lumi antichi ad olio hanno bisogno di una certificazione CE?
Ho ricevuto dalla ditta cinese costruttrice oltre al certificato d’origine anche i test report dei vetri. può bastare?
Grazie anticipatamente Domenico.
Salve, sono curioso di sapere che cosa certifica il cinese che Le fornisce questi prodotti.
Come in tutte le situazioni confusionarie, volutamente o a caso, qualcuno diventa piú realista del ré e pretende di mettere a norma prodotti che non hanno norme.
A quale direttive o norme fa riferimento il certificato? Se mi fornisce questa informazione, forse posso dare una risposta piú completa ed esaustiva.
Cordiali saluti.
Grazie per avermi risposto così tempestivamente. Le ho inviato tramite email il test report che mi hanno fornito. Cordiali saluti Domenico.
Salve Ing. Carraro
Volevo chiederle un parere: Voglio iniziare ad importare dalla Cina sedie e poltrone da ufficio,divani (alcune reclinabili, poltrone massaggianti, etc.).
Volevo chiedere se esiste una normativa da rispettare, i passi per ottenere la marcatura CE. Quale documentazione devo chiedere al produttore cinese, e in generale le precauzioni per evitare di trovarmi con la merce bloccata in dogana. Esistono uffici che possono dare queste informazioni in precedenza?
Cordiali saluti.
Scusi il ritardo nella risposta, il Suo commento deve essermi sfuggito, forse a causa della festa.
I prodotti che Lei cita devono essere marcati CE, perchè soggetti a direttive più che a norme.
La marcatura CE si realizza anche utilizzando i certificati che eventualmente i produttori cinesi mettono a disposizione, ma il lavoro importante lo deve fare Lei in quanto importatore.
Il lavoro è meglio farlo prima dell’importazione, per evitare inutili problemi in dogana.
Non esistono uffici, ma società di consulenza come la nostra che forniscono aiuto agli operatori che hanno la necessità di fare la marcatura CE.
Cordiali saluti.