Appunti di viaggio

Appunti di viaggio

Mi capita a volte di pubblicare degli articoli che non sono direttamente collegati alla marcatura CE, ma più in generale alla soddisfazione del cliente o “customer care” come dicono i moderni, questa è una di quelle volte, quindi chiedo venia se andrò fuori tema, ma spero di parlare di cose che interessano a molti se non proprio a tutti, altrimenti non andate oltre nella lettura.

Durante i miei viaggi sia passati che recenti, l’ultimo in Canada e negli Stati Uniti, ho vissuto alcune situazioni che si ripetono costanti nel tempo ed un pò ovunque, credo che capiti anche a molti altri e quindi ho deciso di metterle per iscritto come un promemoria e per verificare se ciò che penso io è una mia personale esigenza o è piuttosto un sentire comune.

Pongo e mi pongo degli interrogativi ai quali non so dare risposta oppure la risposta è talmente semplice che non comprendo per quale ragione sussistano situazioni che sono l’esatto contrario della customer care.

Inizio dal volo aereo:

– perchè durante i voli aerei (quelli dove ancora si servono i pasti) non vengono preparati cibi universalmente accettati ed apprezzati, es: un panino al prosciutto, oppure al formaggio, per rispettare sia i diversi gusti che le credenze religiose ed invece si propinano come pasti completi dei miscugli, magari preparati da bravissime persone e con ottime materie prime, ma che finiscono in gran parte nella spazzatura? Non sarebbe un risparmio nella gestione delle compagnie, un minor spreco eticamente auspicabile ed una semplicità maggiore nelle operazioni? In fondo se una volta ogni tanto si mangia un panino non è la fine del mondo anche per coloro che desiderano avere dei pasti regolari.

passiamo ad altro:

le camere d’albergo: sono generalmente di due livelli inferiori se non di più rispetto alle reception, ma in realtà è nelle camere che si va a dormire e non nelle hall, anche dove ci sono strutture un pò datate la pulizia si può fare bene ugualmente, un ambiente pulito anche se vecchio è sempre più accogliente di uno  nuovo in cui si deve convivere con i capelli dei visitatori precedenti. Tenere puliti i cuscini (spesso puzzano anche in alberghi di alto livello) e non solo cambiare le federe, forse costa meno di sfarzose colazioni in cui ad ore antelucane si può mangiare di tutto, perchè tanto è compreso nel prezzo. Forse è meglio intascare una merendina in meno e dormire con la testa su un cuscino profumato. I bagni pubblici e nei locali di tutto il Nord America sono SEMPRE perfettamente puliti a tutte le ore del giorno, mentre a volte non lo sono quelli delle stanze d’albergo, forse sarebbe il caso di far gestire gli hotel a chi gestisce i bagni e viceversa.

le temperature: glaciali nei locali pubblici e nelle stanze d’albergo, in alcune delle quali non è possibile spegnere il flusso d’aria, ustionanti per il caffè e questo vale in generale per tutti i locali pubblici (compresi gli aeroporti) e gli hotel e per il caffè acquistato ovunque, passi per il fatto che non è quello a cui siamo abituati, ogni Paese ha le sue abitudini, ma la temperatura ustionante non ha giustificazione, è un “non gusto”.

le indicazioni stradali: credo siano studiate da un particolare tipo di essere umano, ovvero quello che conosce benissimo le strade in cui pone la segnaletica e quindi a lui non serve a nulla. Indicazioni di strade che dopo 10 richiami spariscono senza lasciare traccia proprio nel momento in cui devi cambiare direzione, cartelli posti dopo l’inizio di una superstrada che non vedi prima di imboccarla e quando li hai visti non puoi più cambiare strada se per caso hai sbagliato sono all’ordine del giorno. Forse se coloro che posizionano i segnali provassero a seguirli per raggiungere l’obiettivo, sarebbero in altre posizioni sia i cartelli che loro. Segnalare il centro città è utile in tutto il mondo, segnalare solo le vie principali per chi viene da fuori crea solo confusione e fa sbagliare quasi sempre la strada.

– per parlare ancora di particolarità stradali che dire di una strada a pagamento negli USA (sono poche per fortuna) in cui si paga esclusivamente cash, si viene informati di ciò solo all’uscita e se per caso non hai i contanti (in un Paese dove si paga con la carta anche il caffè o alle bancarelle del mercato dei robivecchi) rilasciano una ricevuta in cui ti viene detto di inviare solo ed esclusivamente un assegno entro 5 giorni, nessun altro pagamento è consentito. Se poi cerchi di pagare in un altro casello della stessa autostrada, non accettano il cash, devi per forza pagare con l’assegno ma alla sede centrale. Da notare che in nessuna porta di uscita è accettata alcuna carta di credito, sto parlando della Turnpike Pennsylvania, mentre un’altra Turnpike in uno stato adiacente non accetta cash, ma solo carte di credito. Divertente non trovate?

– ci sono poi le italianità esportate in tutto il mondo, come il ragazzo che a Portland alle 8 di sera si porta seggiolino e cartello con la P e ti fa pagare 10 dollari per parcheggiare negli spazi privati di una banca che ovviamente a quell’ora è chiusa, quando poi te ne rendi conto, ragazzo, cartello e seggiolino sono regolarmente spariti e ti scappa un sorriso, perchè ti senti a casa.

Nonostante tutto ciò ed altro ancora che certamente ognuno di noi ha potuto verificare di persona, viaggiare è sempre una gran bella cosa, sia che lo si faccia nel proprio Paese sia che se ne visitino altri. Si conoscono luoghi, storie, persone ed abitudini diverse, che ci fanno comprendere che non esiste una “normalità” in assoluto e si impara ad accettare le diversità che sono normalità per gli altri. Alcune cose però in omaggio alla “customer care” potrebbero diventare comuni in tutto il mondo, per questo forse parlarne può aiutare a migliorare la situazione.

 

By | 2017-03-29T14:14:00+00:00 settembre 1st, 2013|La Fattoria degli Animali (Rassegna stampa)|2 Comments

About the Author:

Sono l'ing. Renato Carraro, laureato in meccanica e specializzato in gestione aziendale. In 40 anni di attività professionale ho conosciuto moltissime aziende di varie dimensioni ed in tantissimi settori economici. Mi occupo di marcatura CE da quando questa è diventata obbligatoria per le aziende, cioè ormai da 20 anni. I miei studi e le mie esperienze mi consentono di affrontare problematiche tecniche molto diverse, nei più disparati ambiti industriali. La consulenza che posso fornire è relativa alle norme da applicare ed alle direttive da rispettare. Il nostro studio fornisce inoltre consulenza sui seguenti ambiti: - registrazione di marchi - brevetti - perizie - progettazioni ( oleodinamiche e meccaniche ) - sistemi di gestione per la qualità ISO 9001 2015

2 Comments

  1. Renato Carraro 11 settembre 2013 at 17:55

    Salve, concordo pienamente con Lei e non solo per le cose che ho scritto.
    Penso che la freschezza e la giovinezza di un popolo contino molto nel suo modo di essere e quindi la libertà di espressione in tutti i sensi, dal viaggiare, al vestire ed a molte altre cose che a noi sembrano extra terrestri, sorprendono per spontaneità e mancanza di preconcetti
    Andare al ristorante per mangiare un solo piatto e bere acqua di rubinetto, lasciando comunque una cospicua mancia, arrivare in un albergo 4 stelle con tutti gli indumenti e le cose personali in ceste di plastica anziché con le valigie, entrare in tutti i locali pubblici possibili ed immaginabili, usare la toilette ed uscire, mangiare qualsiasi cosa in qualsiasi posto a qualsiasi ora (i ristoranti non hanno periodi di chiusura durante il giorno), queste sono cose normali negli USA.
    Penso anche che la cultura ed il modo di pensare abbiano le radici nella storia di un popolo e quindi se pensiamo a chi hanno inviato a popolare le colonie d’oltre oceano gli inglesi, comprendiamo bene anche altri atteggiamenti molto meno simpatici: la liberalizzazione delle armi, la logica dell’occhio per occhio, il pensare che tutto si risolva con il rapporto di forza, il pensare di non potersi e non volersi sottoporre al giudizio di terzi, anche quando i fatti sono palesi e la giurisdizione chiarissima (Cermis per tutti) tutto questo e molto altro spinge a mio avviso non tanto a difendere le proprie origini quanto a considerare che tutti possono insegnarci qualcosa e tutti possiamo dare esempi agli altri.
    Il mio ideale sarebbe un mondo in cui lo scambio continuo nel reciproco rispetto, può portare ad una società che prenda il meglio di tutto, invece di trincerarsi in sorpassate ideologie protezioniste, del territorio, della cultura, della razza, della religione ecc.
    Ad esempio: metto il velo quando vengo da te, se a casa Tua è la regola, non lo metti se a casa mia la regola è contraria, senza necessità di imporre le regole, ma comprendendo ognuno che quelle degli altri meritano rispetto come le nostre.
    Se ci pensassimo più ospiti e meno padroni forse sarebbe meglio per tutti, ma rendendomi conto che questo pensare è quasi utopia, in un Paese dove si parla di macroregioni e si inventano popoli e località mai esistite (quanti sono i popoli che hanno vissuto lungo il Po?) allora penso che vivere un pò qua un pò la sia la soluzione migliore, per questo ho già il biglietto per Miami, partenza l’1 di dicembre, ritorno il 2 di febbraio, alla faccia di chi vuole mettersi il confine nel giardino.
    Grazie per il commento e cordiali saluti.

  2. Luca 11 settembre 2013 at 17:00

    Buonasera,
    ho letto con interesse i suoi appunti di viaggio… mi verrebbe da dire il classico detto:
    “paese che vai, usanza che trovi”…
    ma francamente rimango perplesso… ma come? non si ritengono (a volte con malcelata arroganza) i numeri 1 al mondo in tutto?
    e poi mi cadono su queste cose da “italietta” o da paese di seconda fascia?
    magari sono stupidaggini e dettagli lo so, ma questo dimostra che l’ intelligenza non è
    un diritto di nascita a seconda di dove vieni al mondo…
    Cordiali saluti

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