Cerchiamo risposte.

Cerchiamo risposte.

Questo sito è stato pensato e realizzato per fornire delle risposte di carattere generale, a coloro che sono interessati agli argomenti che hanno a che fare con la sicurezza.

La sicurezza è l’obiettivo dichiarato di tutte le direttive e regolamenti, che disciplinano la marcatura CE dei prodotti immessi in commercio ed anche della direttiva 2001/95/CE, che poi ha dato luogo al codice del consumo.

Nel decreto 206 del settembre 2005, che recepisce la direttiva 2001/95/CE e che è stato denominato “Codice del consumo” ci sono scritte molte cose interessanti.

Ad esempio ci sta scritto che non solo i prodotti rientrano in tale legge, ma anche i servizi, ci sta scritto anche che ogni documento che accompagna un prodotto o servizio, deve essere scritto nella lingua che verosimilmente è compresa da parte dell’utilizzatore.

Forse non comprendiamo bene le cose e per tale ragione questa volta, anziché fornire spiegazioni, le chiediamo a tutti coloro che ce le possono dare.

Le spiegazioni riguardano le norme UNI, che spesso consultiamo ed acquistiamo.

Prima domanda: sono un prodotto o sono un servizio?

Sono in ogni caso qualcosa che si acquista e si paga e che contengono istruzioni ed indicazioni, in merito alle prestazioni dei prodotti e delle attività ad essi collegate. Almeno su questo speriamo di non sbagliarci.

Veniamo ora alla seconda è più importante domanda: una norma venduta per il mercato italiano, e dichiarata integrata nel panorama normativo italiano, in quanto acquisita dall’UNI, può essere scritta solo in lingua inglese?

Nella norma acquistata appare questa scritta: “la presente norma è la versione ufficiale in lingua inglese, essa fa parte a tutti gli effetti delle normative vigenti.”

Sappiamo di essere ignoranti e quindi moltissime cose non le conosciamo, altre non le comprendiamo, quando cerchiamo di far collimare alcune informazioni con altre.

Ribadendo la nostra profonda ignoranza e limitato comprendonio, non riusciamo a fare coesistere, il codice del consumo con dei documenti scritti esclusivamente in inglese e destinati agli operatori italiani.

Attendiamo fiduciosi una risposta dagli interessati o da chi per loro, sarà così gentile da fornirci una spiegazione.

Concludiamo osservando che, c’è qualcuno convinto che siano le norme a regolare gli obblighi dei produttori, se così fosse ci troveremmo con “leggi” scritte solo in inglese, e proprio ora che il Regno Unito non fa più parte dell’Unione Europea.

 

 

By | 2016-07-29T17:18:01+00:00 luglio 29th, 2016|cavallo pazzo|2 Comments

About the Author:

Sono l'ing. Renato Carraro, laureato in meccanica e specializzato in gestione aziendale. In 40 anni di attività professionale ho conosciuto moltissime aziende di varie dimensioni ed in tantissimi settori economici. Mi occupo di marcatura CE da quando questa è diventata obbligatoria per le aziende, cioè ormai da 20 anni. I miei studi e le mie esperienze mi consentono di affrontare problematiche tecniche molto diverse, nei più disparati ambiti industriali. La consulenza che posso fornire è relativa alle norme da applicare ed alle direttive da rispettare. Il nostro studio fornisce inoltre consulenza sui seguenti ambiti: - registrazione di marchi - brevetti - perizie - progettazioni ( oleodinamiche e meccaniche ) - sistemi di gestione per la qualità ISO 9001 2015

2 Comments

  1. Renato Carraro 2 agosto 2016 at 21:24

    Salve, mi fa piacere scoprire che esistono delle certezze, però Lei provi a chiedere alla persona fisica che in nome del CEI (persona giuridica) ha fornito queste informazioni, di metterle per iscritto e firmarle, come faccio io con i miei commenti ed articoli, provi così per curiosità.
    Esiste un regolamento europeo, cioè legge su tutto il territorio UE che richiede il “made in”, anche se ci sono posizioni discordi in vari Stati,sempre dei soliti “interpreti”.
    Il codice del consumo, anche questa legge in Italia è chiaro in proposito, lo scrive anche Lei, quindi le domande sono: chi fa le leggi? Se ci sono bisogna rispettarle? Di fronte al giudice la spiegazione: me lo ha detto il CEI, ha un qualche valore?
    Siamo un Paese pieno zeppo di interpreti di leggi che non sono neppure state lette.
    Il consumatore per legge deve essere informato se un prodotto è originario UE o extra UE, soprattutto per sapere chi ne risponde in merito alla sicurezza.
    Pensa sia sensato, come spesso accade, dire al consumatore: rivolgiti al produttore (ci ese) in caso di problemi?
    In ogni caso quando un soggetto conosce come stanno le cose può decidere di mettere il made in, oppure non metterlo, spiegando poi alle autorità, in caso di controllo, che qualcuno, gli ha detto che “certamente” non è necessario scriverlo.
    Si può fare tutto, l’importante è assumersene la responsabilità.
    Noi, nei documenti che forniamo ai nostri clienti importatori, il “made in” lo inseriamo sempre, perché non vogliamo “interpretare” nulla, ci basta indicare come si rispetta la legge.
    Cordiali saluti
    Ing. Carraro

  2. MASSIMO MENDO 2 agosto 2016 at 20:58

    Salve, riguardo all’obbligo del “made in” sui prodotti elettrici cosa mi dice ? Il codice del consumo lo richiede ma so per certo che NON E’ obbligatorio,mi è stato anche confermato da fonti certe (Comitato Elettrotecnico Italiano). Ma non riesco a trovare dove viene smentito quando dichiarato dal codice del consumo. Lei ne sa qualcosa?
    SAluti
    Mendo Massimo

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