E pensare che è scritto chiaramente

//E pensare che è scritto chiaramente

E pensare che è scritto chiaramente

Non finiremo mai di stupirci della stupidità umana, anche la nostra ovviamente, ma ci sono degli episodi che meritano una citazione.

Un nostro cliente, produttore di stampi e che giustamente ha ritenuto opportuno implementare tutte le procedure di marcatura CE per essere in regola con la legge, ci ha interpellato qualche giorno fa, perchè era in difficoltà e desiderava avere da noi alcune conferme.

Il problema era il seguente: un loro committente aveva imposto l’acquisto della camera calda dello stampo ( funzionamento con tensione 220 V ) presso un fornitore specifico.

Questo fornitore consegnava la camera calda senza marcatura CE e senza dichiarazione di conformità, sostenendo ( mai per iscritto ) che questo prodotto non era soggetto a marcatura CE e per avvalorare la sua tesi allegava un articolo di un giornalista specializzato danese o comunque di un paese del nord Europa.

In questo articolo era scritto che in base all’articolo 2 paragrafo b della direttiva macchine, le attrezzature non sono soggette a marcatura CE.

Il fatto è che l’art. 2b descrive cosa sono le attrezzature, proprio perchè queste sono soggette alla direttiva e quindi alla marcatura CE, più chiaro di così non può essere.

Pur di difendere le proprie teorie “sbagliate”, “furbastre” e che mirano a sfuggire alle proprie responsabilità, si cercano sponde anche all’estero, dove certamente come da noi non mancano gli idioti.

Riportiamo di seguito sia l’articolo 1 che il 2b

1. La presente direttiva si applica ai seguenti prodotti:
a) macchine;
b) attrezzature intercambiabili;
c) componenti di sicurezza;
d) accessori di sollevamento; ecc, ecc.
2 b) «attrezzatura intercambiabile»: dispositivo che, dopo la
messa in servizio di una macchina o di un trattore, è assemblato
alla macchina o al trattore dall'operatore stesso al fine
di modificarne la funzione o apportare una nuova funzione,
nella misura in cui tale attrezzatura non è un utensile;

By | 2017-03-29T14:14:15+00:00 marzo 7th, 2012|La Fattoria degli Animali (Rassegna stampa)|4 Comments

About the Author:

Sono l'ing. Renato Carraro, laureato in meccanica e specializzato in gestione aziendale. In 40 anni di attività professionale ho conosciuto moltissime aziende di varie dimensioni ed in tantissimi settori economici. Mi occupo di marcatura CE da quando questa è diventata obbligatoria per le aziende, cioè ormai da 20 anni. I miei studi e le mie esperienze mi consentono di affrontare problematiche tecniche molto diverse, nei più disparati ambiti industriali. La consulenza che posso fornire è relativa alle norme da applicare ed alle direttive da rispettare. Il nostro studio fornisce inoltre consulenza sui seguenti ambiti: - registrazione di marchi - brevetti - perizie - progettazioni ( oleodinamiche e meccaniche ) - sistemi di gestione per la qualità ISO 9001 2015

4 Comments

  1. Renato Carraro 24 febbraio 2017 at 12:47

    Salve, mi scuso se rispondo con una domanda, peraltro retorica: Lei al cliente vende la camera calda di cui possiede la dichiarazione di conformità o una cosa nuova realizzata da Lei, mettendo assieme vari componenti?
    Lei realizza un nuovo prodotto, anche e solo, se elimina il nome del Suo fornitore e appone il Suo, quindi deve SEMPRE fare il fascicolo tecnico e non solo la dichiarazione di conformità.
    Per gli stampi, non parlerei di “quasi macchina”, ma di attrezzatura intercambiabile, infatti se consideriamo “quasi macchina” lo stampo, più o meno complicato che sia, significa che anche la pressa senza stampo, è una quasi macchina.
    Forse questa interpretazione farebbe piacere ai “semplificatori del web e non solo”, ma non so con quale criterio potremmo affermare, che la pressa è una quasi macchina e non necessità dichiarazione di conformità e di fascicolo tecnico, ma mi aspetto di trovare anche questo in qualche sito o in qualche “autorevole” commento.
    Considerando lo stampo “attrezzatura intercambiabile”, anch’essa disciplinata dalla direttiva macchine, tutto quadra e risponde alla logica di buon senso, ma forse non sarà sufficiente ai “sofisti” delle linee guida e delle interpretazioni.
    Spero che la risposta sia chiara e Le sia utile, in sintesi, Lei deve marcare tutti i prodotti che vende con il Suo nome e lasci perdere qualsiasi scorciatoia, potrebbe risultare molto pericolosa.
    La saluto cordialmente
    ing. Carraro

  2. Mauro 24 febbraio 2017 at 11:09

    la parte calda e la centralina di termoregolazione delle zone calde vanno marcate CE in quanto sono soggette alla Dir.2014-35 UE e Dir.2014-30UE Compat.EMC. Se io costruttore di uno stampo zona fredda assemblo anche la zona calda acquistata da un fornitore esterno ed il tutto lo vendo a un mio cliente, devo rilasciare una dichiarazione di quasi-macchina con tutte le dir.e norme applicate? o basta consegnare quella del mio fornitore della camera calda??.

  3. Renato Carraro 23 settembre 2014 at 16:48

    Salve e grazie per il Suo contributo, ritengo che possano essere più utili le osservazioni critiche, che le semplici domande o le approvazioni senza condizione, quindi ben vengano le critiche.
    I toni perentori sono senz’altro reali e voluti e dipendono da uno stato d’animo, che ci prende ogni qualvolta in nome delle interpretazioni di legge e delle letture fra le righe, si arriva alla conclusione che non c’è l’obbligo di fare alcunché.
    Non metto certo in dubbio la Sua buona fede, ma verifico che quando qualcuno vuole evitare di rispondere delle sue azioni cerca sempre le giustificazioni legali.
    Se dicesse semplicemente e brutalmente: me ne frego della salute e sicurezza degli altri e dei miei obblighi, sarebbe almeno più credibile.
    Quando qualcuno molto più importante di noi sosteneva che le pompe, a prescindere dalla prevalenza, non erano macchine perché non giravano autonomamente, abbiamo contestato questa interpretazione e puntualmente la nuova direttiva macchine, affermava la nostra tesi.
    Quando abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenere che per marcare CE un prodotto elettrico non è necessario l’intervento di alcun Organismo Notificato, siamo stati contraddetti, però la nuova direttiva dice testualmente che non ritiene necessario alcun Organismo Notificato. Ci siamo fatti convinti che queste precisazioni le scrivano proprio per gli italiani, che sono maestri nell’interpretazione.
    Nella nostra esperienza in ambito CE che dura da 20 anni, ci è capitato di verificare una sola contestazione per applicazione non dovuta di marchio CE e tra l’altro era del tutto contestabile, mentre la contestazione di mancanza di marchio è quotidiana.
    Al di là di queste considerazioni che non portano da nessuna parte, il nostro atteggiamento non è ispirato da una interpretazione più o meno interessata delle direttive, bensì dal raggiungimento dell’obiettivo di TUTTE le direttive sulla sicurezza dei prodotti ovvero la SICUREZZA.
    Se non si applica la direttiva macchine, e neppure la direttiva bassa tensione, perché tanto essendo un utensile cosa importa se qualcuno si fulmina, sarà sempre comunque obbligatorio applicare la direttiva 2001/95/CE, che certamente i costruttori di stampi sono di là da venire a considerare e quindi cosa cambia? E’ la presenza o l’assenza del marchietto che muta le condizioni di sicurezza? Certamente no e sono certo che su questo punto siamo d’accordo. Dove sta la differenza tra un prodotto sicuro ed uno non sicuro?
    Accetto in modo acritico le sue argomentazioni, non intendo contestare nulla, però a questo punto vorrei sapere in quale modo un costruttore di stampi garantisce la sicurezza dei suoi “utensili”, succede come con il famoso confetto? Basta la parola!
    La sicurezza è una cosa seria ed i toni perentori sono non solo utili, a volte (spesso) insufficienti per farne comprendere l’importanza e sarebbe sufficiente invertire il ruolo tra produttore ed utilizzatore per osservare un netto cambiamento di comportamento.
    Se chi mette a rischio l’incolumità degli altri, fosse chiamato a mettere a rischio la propria che scelte farebbe?
    L’obiettivo non è rispettare questo o quell’articolo o comma e pararsi il …. in tribunale, l’obiettivo è non andare in tribunale, perché in tutte le cause che ho seguito il morto era sempre assente.
    Pertanto non ho alcun interesse a scendere in una discussione tecnica e stabilire chi ha ragione, io leggo la direttiva, la comprendo in questo modo e fornisco questi consigli.
    Quando in base a questi consigli i miei clienti avranno dei problemi (cosa mai successa finora) risponderò in prima persona, cosa che non farà nessuno degli esperti, che passano la loro vita a disquisire sulle cose che loro stessi hanno scritto (nessun riferimento personale).
    Naturalmente rispetto le opinioni altrui, soprattutto se come nel Suo caso, sono espresse con correttezza e competenza e magari meno perentoriamente delle mie (anche il carattere ha il suo peso), semplicemente io la penso in modo diverso e conseguentemente mi comporto.
    La ringrazio e La saluto cordialmente.
    ing. Carraro

  4. Francesco Mosca 23 settembre 2014 at 15:43

    Gentilissimi,
    a prescindere dai toni non proprio cortesi e molto perentori del vostro articolo, mi permetto di sottolineare che, come correttamente espresso dal fornitore del vostro cliente, le attrezzature non sono soggette alla direttiva macchine, a meno che non rispondano a una delle definizioni di cui al citato art.2, tra le quali la definizione di “attrezzatura intercambiabile”, concetto specifico e giuridico molto diverso dal concetto generico di attrezzatura (l'”attrezzature di lavoro” è regolamentata dal D.Lgs. 81/08, ma in ottica diversa e non pertinente rispetto alla direttiva macchine).
    Sul tema specifico degli stampi, interpretazione corrente è che li si debbe considerare piuttosto come utensili, in quanto non “modificano la funzione della macchina” (art.2,b, da voi citato). Caso particolare è quello degli stampi destinati a macchine per iniezione/compressione di materie plastiche; su questo tema l’interpretazione non è “ovvia e chiara” come voi affermate, bensì “sub judice”, come la stessa commissione europea ha affermato non più tardi del maggio 2013 – vedansi le minute delle riunioni del Machinery Working Group pubblicate sul sito della Commissione (prima del 2013 la Commissione non si era mai espresso sul tema degli stampi e l’interpretazione corrente cui ho fatto riferimento si basava appunto su posizioni più o meno di parte e più o meno condivise di associazioni dei costruttori e riviste specializzate). L’orientamento sul quale il MWG sta tuttora discutendo si basa sulla schematizzazione di tre diversi casi di fornitura di uno stampo termoplastico e ipotizza che lo stampo possa ricadere sotto la direttiva macchine sostanzialmente solo nel caso più complesso, ovvero quando è fornito dotato di un sistema di controllo autonomo (e dunque potrebbe configurarsi come quasi-macchina oppure attrezatura intercambiabile); nel caso di stampi semplici, pur dotati di parti mobili e circuiti di riscaldo, la tendenza è di considerali attrezzature generiche o parti della macchina o utensili, in ogni caso oggetti non assoggettati alla MD.
    Preciso ancora che questi ragionamenti riguardano la marcatura CE ai sensi della direttiva macchine (il vostro articolo è concentrato sul suo art.2b); ciò non esclude che la camera calda possa essere soggetta a marcatura CE in virtù di altre direttive (LVD, PED…), che però voi non richiamate.
    Concludendo: è vero che marcare CE un prodotto soggetto alla direttiva macchine è un obbligo sanzionato, ma è altrettanto vero che MARCARE CE UN PRODOTTO NON SOGGETTO E’ VIETATO, e sanzionato pesantemente: finanche con il divieto di immissione sul mercato e l’obbligo di ritiro dal mercato degli esemplari già immessi: vedasi art. 13 del D.Lgs.17/10 (“marcatura non conforme” è “apposizione della marcatura «CE» a titolo della presente direttiva/decreto su prodotti non oggetto della medesima”).
    Dunque, se si vogliono evitare problemi ai propri clienti, occorre evitare affermazioni tanto perentorie quanto precipitose, ed approfondire i casi dubbi.
    Vi ringrazio per l’attenzione

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