Globalizzazione o autolesionismo?

//Globalizzazione o autolesionismo?

Globalizzazione o autolesionismo?

La globalizzazione è un dato di fatto e come tutte le cose ha degli aspetti positivi ed altri negativi.

Ne abbiamo sentito parlare molto, in occasione degli incontri internazionali soprattutto in relazione alle azioni dei no-global, di cui ci hanno raccontato molto, escluso però ciò che loro intendevano comunicare.

Vero è che molto spesso chi protesta giustamente e per una giusta causa, lo fa certamente in modi eclatanti e quasi sempre incomprensibili, urlando per piazze e comizi, senza preoccuparsi di far capire, ma con l’obiettivo di farsi sentire, peccato perchè spesso una pacata comunicazione rende molto più facile la comprensione a chi, essendo profano di un argomento, sarebbe interessato ad approfondirlo.

Cosa significa “globalizzazione” per l’uomo comune, per il semplice cittadino, che in tutto il mondo in genere subisce le decisioni degli altri?

I significati sono molteplici a seconda della latitudine e della longitudine.

Per un cinese significa: vendere in tutto il mondo le merci prodotte in Cina.

Per un contadino sud americano significa: pagare più caro il grano che viene utilizzato anche per fare combustibile.

Per un europeo significa: avere merci a prezzo ridotto ed in tempi impensabili fino a pochi anni fa.

Cerchiamo però di scoprire un pò di più del significato per noi europei.

– merci più economiche, perchè ciò che viene prodotto in Cina lo possiamo acquistare a 50, quando se fosse prodotto in Europa costerebbe 100, quello che però non sappiamo è che probabilmente all’origine quel prodotto costa 10.

– se merci più economiche significasse che sono identiche a quelle prodotte da noi e varia solo il prezzo, sarebbe un vantaggio per noi consumatori, ma certamente non è stato, non è e non sarà un vantaggio per coloro che lavoravano e lavorano in Europa per produrre quei beni.

Però……..

– come è possibile che ci sia questo divario 100 a 10 per fare lo stesso prodotto?

Certo il personale in Cina costa molto meno, ma dato che il lavoro non incide mai più del 30% (per la produzione di serie molto meno), è evidente che ci deve essere un’altra spiegazione per questa differenza, perchè anche togliendo la mano d’opera tra 70 e 10 la differenza è ancora enorme.

Proviamo a cercare le risposte ed anche gli “effetti collaterali.

Escludendo la mano d’opera, ciò che rimane sono materie prime e costi di produzione, i secondi possono essere più bassi in virtù che in tutta la catena c’è un basso costo di mano d’opera, ma le materie prime se fossero uguali costerebbero cifre simili, quindi una possibilità sono le materie prime differenti.

Pensiamo ad esempio alla plastica. I cinesi la raccolgono in tutto il mondo con le immondizie, anche le nostre, e le utilizzano riciclandole per produrre nuova plastica, proprio quegli oggetti che noi acquistiamo e che hanno parti di plastica.

Produrre con granuli di plastica prima derivata da caprolattame (petrolio), costa enormemente di più che farlo con plastica riciclata, che oltretutto abbiamo pagato per farla portare via, quindi alla fine acquistiamo gli scarti di plastica pagandoli due volte e con un livello di qualità infimo.

Potremmo ripetere il ragionamento per molti altri prodotti e materia prime, ma c’è un altro aspetto assolutamente importante, cioè la sicurezza.

Lavorare con e produrre macchine o altri articoli nei quali qualsiasi principio di sicurezza è ignorato, costa molto meno che rispettare tutte le norme e le direttive, come devono fare giustamente i produttori europei, quindi un’altra componente di costo che fa la differenza è lavorare con o senza la SICUREZZA.

 Per non dilungarci oltre , dato che il concetto ci sembra espresso, proviamo a sintetizzare:

– acquistiamo prodotti più economici, ma in realtà il margine maggiore va in tasca agli intermediari

– il minore prezzo lo paghiamo con:

        – prodotti meno sicuri, quindi mettendo a rischio la nostra sicurezza

        – perdita di competitività dei nostri produttori ai quali imponiamo regole di produzione che agli altri non possiamo far rispettare

        – perdita di posti di lavoro dato che non produciamo più ciò che ci “serve”, ma preferiamo acquistarlo fuori Europa

        – accettiamo criteri di sicurezza per noi e per chi produce le merci e per le merci stesse che sono agli antipodi della nostra cultura

Per chiudere con un  esempio, provate a guardare il filmato visibile cliccando sul link riportato in  basso ed osservate bene le parti in movimento e le mani dell’operatore.

Queste macchine arrivano e lavorano anche da noi!!!!!

 

http://v.ku6.com/show/wxz_ohB9LppxLX_yBp6kaw…html

 

 

By | 2017-03-29T14:13:57+00:00 novembre 29th, 2013|La Fattoria degli Animali (Rassegna stampa)|2 Comments

About the Author:

Sono l'ing. Renato Carraro, laureato in meccanica e specializzato in gestione aziendale. In 40 anni di attività professionale ho conosciuto moltissime aziende di varie dimensioni ed in tantissimi settori economici. Mi occupo di marcatura CE da quando questa è diventata obbligatoria per le aziende, cioè ormai da 20 anni. I miei studi e le mie esperienze mi consentono di affrontare problematiche tecniche molto diverse, nei più disparati ambiti industriali. La consulenza che posso fornire è relativa alle norme da applicare ed alle direttive da rispettare. Il nostro studio fornisce inoltre consulenza sui seguenti ambiti: - registrazione di marchi - brevetti - perizie - progettazioni ( oleodinamiche e meccaniche ) - sistemi di gestione per la qualità ISO 9001 2015

2 Comments

  1. Renato Carraro 5 dicembre 2013 at 17:36

    Come sempre Lei ha colto lo spirito dell’articolo e mi fa piacere che lo condivida.
    Internet che sta alla base della globalizzazione e che sta di fatto demolendo frontiere e vecchi tabù, ha grandissimi pregi ed altrettanto grandissimi difetti.
    Come per la libertà, che finisce dove inizia quella degli altri, anche internet e la conseguente apertura ai contatti mondiali, deve avere dietro una mente pensante, rispettosa e responsabile, altrimenti funziona male.
    Osservando i risultati possiamo dire che non è cambiato nulla sul piano etico e ciò che prima succedeva nel villaggio oggi succede nel villaggio globale.
    Quando ero piccolo, ma proprio tanti anni fa, dalle mie parti si citava Il Gazzettino come fonte di chiacchiere per lo più inutili e torrenziali, per dire di persona logorroica e di inutili ciance si diceva “è un gazzettino”, ora Il Gazzettino è un giornale serio come gli altri Sic! però è stato sostituito ampiamente nel suo inutile ruolo di diffusore di “ciacole” dai socialnetwork, dove ognuno pubblica le sue di ciacole.
    Utilizzo inutile di tecnologie avanzatissime, come accade anche per i cellulari.
    Poi ci sono gli usi illegali e qui non servono esempi, ed anche gli usi istituzionali, a volte da mettere tra gli inutili, altre volte tra gli illegali.
    Tutto ciò non può portarci al luddismo informatico ed alla negazione dello “sviluppo” e del “progresso”, ma queste due cose senza etica e senza rispetto, sono esattamente come il far west di nostalgica cinematografica memoria.
    Quindi gattopardescamente parlando tutto cambia, perchè nulla cambi e la natura umana non si è evoluta così tanto come amiamo credere, dal tempo delle caverne in poi, siamo cresciuti sul piano culturale, sociale, della conoscenza, ma la natura intima rimane sempre la stessa e forse non siamo ancora cannibali, più per comodità che per scelta
    Prede o predatori, la via mediana del vivi e lascia vivere è solo un adagio praticato da una infima maggioranza, la stessa che rispetta gli altri e le regole, che paga le tasse, che fa la raccolta differenziata per scelta consapevole, e qui mi fermo, perchè il senso è chiaro e inutili ogni aggiunta.
    Lascia l’amaro in bocca constatare che la nostra salute viene barattata con il prezzo dei prodotti, che in gran parte arricchisce gli importatori e con l’incapacità dei nostri governanti, di trattare da pari a pari con la Cina, ma mi potevo fermare dopo la parola governanti.
    La saluto cordialmente
    ing. Carraro

    p.s. internet mi consente anche di lavorare da qualsiasi parte del mondo, ad esempio da Miami Beach dove sono in questo momento

  2. Luca 5 dicembre 2013 at 16:51

    Buonasera sig. Carraro,
    articolo interessante il suo, mi fa riflettere sul fatto che moltissime persone pensano in maniera unidirezionale… e questo vale anche per la globalizzazione… c’è chi la vede come l’ incubo dei nostri tempi, e chi invece la abbraccia incondizionatamente e taccia del retrogrado chiunque solleva anche il seppur minimo dubbio lecito..
    come sempre la verità sta nel mezzo (in equilibrio precario ovviamente):
    qualsiasi cosa ha il rovescio della medaglia, ma molti per pigrizia o convenienza si schierano o fra i bianchi o fra i neri, è più facile e non bisogna stare lì a porsi troppe domande…
    Distinti Saluti

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