Inutile, paradossale ma realmente reale

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Inutile, paradossale ma realmente reale

Moltissimi dei prodotti presenti sul mercato mondiale, europeo ed italiano sono prodotti al di fuori della UE, penso che questo sia un dato di fatto non contestabile.

Tutte le direttive sulla sicurezza dei prodotti, con buona pace di qualche fantasioso interprete delle leggi, dicono che: quando il produttore ha sede al di fuori della UE, è l’importatore a farne le veci ed a dover ottemperare agli obblighi imposti dalla legge.

Noi abbiamo fornito la consulenza a molti importatori per consentire loro di essere in regola con le leggi sulla marcatura CE ed abbiamo sempre illustrato chiaramente i limiti oggettivi entro i quali può operare l’importatore.

Per fare maggiore chiarezza su un punto che riteniamo essenziale, presente in tutte le suddette leggi, riportiamo una obbligo a nostro avviso fondamentale:

1. Il fascicolo tecnico comprende gli elementi seguenti: “nel caso di fabbricazione in serie, le disposizioni interne che saranno applicate per mantenere la conformità delle macchine alle disposizioni della presente direttiva.” che in questo caso cita le macchine, ma è analogo per tutti gli altri prodotti.

In effetti non ci vuole proprio un genio per capire che se in una produzione di serie non c’è la possibilità di controllare il ciclo produttivo, non c’è alcuna garanzia che tutti i prodotti siano uguali al campione anche se questo è stato certificato da prove di laboratorio.

Analogamente non è necessario essere dei geni per comprendere che nessun importatore, a meno di non parlare della grandi multinazionali che hanno sedi e responsabili in tutto il mondo, è in grado di fornire garanzie e prove certe di un qualsivoglia controllo sulla produzione.

Da queste semplici considerazioni si possono trarre alcune conclusioni:

– nessun prodotto di serie, di cui non sia possibile accertare il controllo in fase produttiva, potrebbe essere commercializzato in Europa (questo vale anche per i  prodotti realizzati nel nostro continente e non solo al di fuori).

– chiunque commercializzi un prodotto deve essere in grado di fornire delle garanzie non tanto e non solo su un campione, vedi certificati, ma sull’intera produzione.

– non sono i certificati veri o falsi, da Organismo Notificato e da laboratorio qualsiasi, a garantire la sicurezza dei prodotti, al massimo accertano la sicurezza di un campione.

Nel caso queste conclusioni siano corrette, e certo si possono confutare se ci sono gli elementi per farlo, risulterebbe assolutamente fuori legge e non commercializzabile, la maggioranza dei prodotti importati.

A questo punto si può procedere con il ragionamento e cioè se questi prodotti non si possono importare sarà necessario produrli “in loco” e ciò sarebbe un danno per gli importatori e per i produttori extra europei, questi ultimi si dovrebbero rivolgere ad un mercato disposto ad assorbire tutti questi prodotti dei quali nessuno è in grado di garantire la sicurezza, per contro la necessità di produrre ex novo tutte queste merci implicherebbe la creazione di milioni di posti di lavoro e l’importanza di questo aspetto,  riteniamo non sfugga ai più.

Abbiamo messo a parte di queste considerazioni anche il Ministero delle Attività produttive, oltre che i principali giornali e rubriche televisive, ma a parte Zanonato che ci ha detto di non aver ricevuto la mail (reinviata per sicurezza anche alla segreteria del Ministro, la quale ha confermato la ricezione) tutti gli altri (Striscia la notizia, Report, TGla7, Il sole 24 ore ecc.)  non hanno dato segno di interesse.

Evidentemente la disoccupazione giovanile e non, fa notizia (più grandi sono le cifre più eclatante è la notizia) mentre l’ipotesi magari fantasiosa o ingenua di poter affrontare il problema della creazione di posti di lavoro da un punto di vista operativo, non è una notizia interessante.

Quindi questo articolo può essere inutile e riporta una situazione paradossale, ma potrebbe essere reale quindi cosa costa verificarlo? Non costa nulla, ma proprio per questo riteniamo rimarrà solo una nostra velleità, certi come siamo che attirano molto di più le alchimie delle soluzioni reali, le prime hanno bisogno della magia, le seconde necessitano di raziocinio e volontà.

By | 2017-03-29T14:14:00+00:00 luglio 8th, 2013|La Fattoria degli Animali (Rassegna stampa)|2 Comments

About the Author:

Sono l'ing. Renato Carraro, laureato in meccanica e specializzato in gestione aziendale. In 40 anni di attività professionale ho conosciuto moltissime aziende di varie dimensioni ed in tantissimi settori economici. Mi occupo di marcatura CE da quando questa è diventata obbligatoria per le aziende, cioè ormai da 20 anni. I miei studi e le mie esperienze mi consentono di affrontare problematiche tecniche molto diverse, nei più disparati ambiti industriali. La consulenza che posso fornire è relativa alle norme da applicare ed alle direttive da rispettare. Il nostro studio fornisce inoltre consulenza sui seguenti ambiti: - registrazione di marchi - brevetti - perizie - progettazioni ( oleodinamiche e meccaniche ) - sistemi di gestione per la qualità ISO 9001 2015

2 Comments

  1. Renato Carraro 10 luglio 2013 at 16:11

    Salve, credo opportuno anche se inutile confermare il mio accordo con il Suo ragionamento, ma mentre il Suo ragionamento comporterebbe una posizione contraria al potere del petrolio, fare applicare delle leggi già in vigore sarebbe doveroso oltre che possibile.
    Però potrebbero esserci altre lobbies sorelle di quelle del petrolio, che controllano i flussi commerciali ed anche se non ci fossero, i governanti evitano in ogni caso di creare “scompiglio”, che diamine, molto meglio inventare alchimie come quelle che mantengono in vita il settore agricolo, guarda caso uno dei pochi in positivo (questa è la notizia che passano i media) trascurando di comunicare quanti miliardi di euro la comunità spende ogni anno a sostegno dell’agricoltura.
    Se almeno questi soldi andassero ai contadini, sarebbe una consolazione, invece si disperdono in migliaia si rivoli prima di arrivare ai campi.
    Considerando poi che solo il 5% degli scambi economici mondiali hanno un riferimento oggettivo a prodotti e produzione, mentre il restante 95% è dovuto solo a scambio di denaro e suoi derivati, si può ben comprendere che l’economia mondiale è diventata una sorta di catena di S.Antonio che prima o dopo finirà per stritolare l’intero sistema.
    Un bel giorno si scoprirà che nessun prodotto finanziario ha il valore nutritivo di un semplice uovo, di cui la maggior parte degli uomini avrà dimenticato la provenienza, e che molti penseranno provenire direttamente dalle scatole di cartone dei supermercati, quel giorno sarà un grande giorno per l’umanità, ma non credo che neppure allora gli uomini impareranno qualcosa, ripartiranno nel ricreare qualcosa da distruggere.

  2. Luca 10 luglio 2013 at 15:52

    Buonasera,
    la sua opinione è condivisibile e la sua ipotesi sarebbe senz’ altro da verificare,
    ma credo che nessuno se ne interesserà… e penso per un motivo semplice,
    “oscure” logiche di accordi internazionali… mi permetta un paragone, si parla tanto
    che la benzina inquina, che il gasolio inquina… etc etc… eppure siamo nel 2013 e fondamentalmente per viaggiare con l’ auto usiamo ancora un principio (seppur ovviamente modernizzato nel corso degli anni) di inizio ‘900… e nel frattempo la tecnologia ha fatto passi da gigante in tutti i campi…
    siamo proprio sicuri che non sia già stato realizzato qualcosa di meglio e che questo qualcosa di meglio in linea teorica sarebbe già usufruibile da tutti? può essere che la risposta sia anche negativa, ma quando penso ai giochi di potere dietro al dio petrolio a me qualche dubbio viene….
    cordiali saluti

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