La Dichiarazione di Conformità (DICO)

//La Dichiarazione di Conformità (DICO)

La Dichiarazione di Conformità (DICO)

(Qualcuno la chiama DICO per fare confusione)

E’ il documento sottoscritto dal Produttore o da un suo Mandatario, se il produttore non è residente nella CEE o dall’Importatore, nel quale si attesta che il prodotto rispetta alcune specifiche Direttive e Norme.

dichiarazione di conformità

dichiarazione di conformità

Contrariamente a quanto molti pensano e divulgano, anche quando si ricorre ad un Organismo Notificato, ad esempio IMQ, la marcatura CE e la Dichiarazione di Conformità che ne fa parte, sono una responsabilità esclusiva del Produttore o dell’Importatore.

Un laboratorio o un organismo notificato, può certificare che un prodotto rispetta le norme che lo riguardano, ma non può rilasciare la marcatura CE, perchè questa comprende anche il controllo di produzione, che può fare solo il costruttore/importatore.

Confondere tra le prove sul prodotto e la conformità di tutta la produzione è un errore comune e spesso sfruttato da chi ne trae vantaggio, la responsabilità non si può delegare.

Come si fa la Dichiarazione di conformità? Tutte le Direttive lo spiegano ed è  molto semplice, essa deve contenere:

  • dati del costruttore e del legale rappresentante
  • dati e descrizione generale del prodotto
  • norme e direttive a cui il prodotto è conforme
  • informazioni relative alla produzione es: n° matricola, lotto, partita, ultime due cifre dell’anno di produzione
  • data e firma autografa di chi la sottoscrive

ma……. attenzione,  la Dichiarazione di Conformità deve esserci sempre, è indispensabile, ma non sufficiente, quindi non va confusa con la Marcatura CE,  di cui è solo una parte, le altre sono descritte in questo sito.

Oltre alla Dichiarazione di Conformità, per le “quasi macchine” è prevista la Dichiarazione di Incorporazione e bisogna fare molta attenzione a questa distinzione, che cambia in modo importante la responsabilità del costruttore.

Esiste anche un altro tipo di Dichiarazione di Conformità, quella di installazione, che devono rilasciare tutte le imprese che eseguono impianti, installazioni o montaggi di sistemi, come ad esempio l’impianto di riscaldamento o l’impianto idraulico.

In questo caso si utilizzano prodotti marcati CE e predisposti per creare impianti che possono essere realizzati solo in loco e non in azienda.

Le aziende che eseguono i montaggi oltre ad essere abilitate a farlo, devono rilasciare la dichiarazione di conformità, relativa alla realizzazione dell’impianto ed al rispetto di questo delle leggi e delle norme.

By |2018-02-01T09:46:35+00:00agosto 8th, 2011|La Fattoria degli Animali (Rassegna stampa)|270 Comments

About the Author:

Sono l'ing. Renato Carraro, laureato in meccanica e specializzato in gestione aziendale. In 40 anni di attività professionale ho conosciuto moltissime aziende di varie dimensioni ed in tantissimi settori economici. Mi occupo di marcatura CE da quando questa è diventata obbligatoria per le aziende, cioè ormai da 20 anni. I miei studi e le mie esperienze mi consentono di affrontare problematiche tecniche molto diverse, nei più disparati ambiti industriali. La consulenza che posso fornire è relativa alle norme da applicare ed alle direttive da rispettare. Il nostro studio fornisce inoltre consulenza sui seguenti ambiti: - registrazione di marchi - brevetti - perizie - progettazioni ( oleodinamiche e meccaniche ) - sistemi di gestione per la qualità ISO 9001 2015

270 Comments

  1. Alessandro Modolo 29 maggio 2014 at 08:48

    Buongiorno,
    pur essendo tendenzialmente daccordo con quello che dice, voglio far notare quanto segue:
    – la modifica della funzione di sicurezza richiesta è su una macchina non mia (quindi non sono in possesso del fascicolo tecnico contenente analisi dei rischi)
    – il miglioramente delle condizioni di sicurezza è palese in quanto qualunque funzione di sicurezza (anche se non sufficiente) è meglio di nessuna funzione di sicurezza (più complesso è il caso della sostituzione della barriera (guasta) con una più moderna in quanto quella installata non è più commercializzata).
    Prendendo spunto da quello che dice, posso presentare come documentazione al mio cliente l’analisi della funzione di sicurezza aggiunta (o modificata) e dichiarare di aver raggiunto il PLe (il massimo, quindi non superabile).
    La mia volontà di non firmare di mio pugno una dichiarazione di conformità di una macchina non mia, non è legato tanto alla “semplificazione”, o eventualmente alla mia “svogliatezza” (non professionalità potrebbe anche essere), quanto al mio desiderio di non assumermi responsabilità su un macchinario solo per aver riparato il guasto di una barriera.
    Spero non mi biasimi per questo.
    La mia domanda è invece se sono obbligato ad assumermi la responsabilità di tutta la macchina oppure no. In caso affermativo credo rifiuterò il lavoro e piuttosto inviterò il cliente a rivolgersi ad uno studio per l’analisi dei rischi o direttamente al costruttore.
    In caso negativo volevo sapere esiste una dichiarazione formale (in cui attesto la corretta installazione e messa in servizio della funzione di sicurezza) o dovrò fare una dichiarzione informale.
    Cordiali saluti

  2. Renato Carraro 28 maggio 2014 at 16:11

    Salve, Lei affronta un bell’argomento sul quale si può disquisire a lungo, perchè nel nostro Paese siamo “maestri” di interpretazione.
    La 81/08 dice appunto che interventi di miglioramento della sicurezza non comportano l’obbligo di rimarcare la macchina, ma di questo concetto non c’è traccia nella direttiva macchine, che disciplina le macchine e le relative modifiche.
    Faccio alcune semplici obiezioni, sotto forma di domande:come si dimostra che l’intervento eseguito migliora la sicurezza? come si dimostra che l’intervento è stato eseguito correttamente? come si dimostra che non si è alterata la condizione di sicurezza generale della macchina?
    La sicurezza oltre che oggettiva deve essere anche formale, cioè dimostrata documentalmente, personalmente ritengo che questa formalizzazione sia estremamente importante.
    Ad esempio solo un’analisi dei rischi condotta in modo analitico e documentato può essere valutata, mentre quella che si basa sulla capacità del progettista, per quanto possa essere bravo, non trova alcun riscontro e possibilità di emendamento.
    Quindi io appartengo alla scuola di pensiero secondo la quale la sicurezza viene prima e sopra tutto e che non può essere la “fatica” di mettere su carta ciò che si fa (progettazione, modifica, miglioramento) che intralcia il perseguimento di questo obiettivo.
    Pur rispettando le opinioni altrui, ritengo che tutti coloro che promuovono la “semplificazione” in ambito della sicurezza, sono molto spesso degli “svogliati poco professionisti”, piuttosto che tecnici seri e capaci.
    Per semplificare si potrebbe evitare di mettere la firma sugli assegni di pagamento, oppure citando Grillo, fare le turbine degli aerei con un pò di plastica e titanio ed una stampante in 3D.
    Una prova che io proporrei per tutti i progettisti e per tutti coloro che eseguono “interventi di miglioramento” sulle macchine, consiste nel farli lavorare su quelle macchine, forse per qualcuno amante della semplificazione cambierebbe l’ottica di osservazione.
    Il tono volutamente polemico non è certo rivolto a Lei, come può ben capire, ma deriva dal fatto che nei tribunali non incontro MAI i morti sui luoghi di lavoro, invece trovo SEMPRE quelli che spiegano, come la colpa sia di quello che è morto.
    La mia opinione è quella di trattare la modifica come un intervento che parte da un situazione oggettiva e documentabile per arrivare ad un’altra situazione altrettanto oggettiva e documentabile e poi fare la verifica di quale delle due situazioni sia più sicura, ma questo processo ricalca per quanto di competenza, il percorso di marcatura CE (integrazione dell’analisi dei rischi, integrazione del manuale, integrazione in sintesi di tutto il fascicolo tecnico), quindi cosa c’è di diverso tra applicare il buon senso e fare il percorso di marcatura CE su quello che si fa? Assolutamente nulla.
    La saluto cordialmente.
    Ing. Carraro

  3. Alessandro Modolo 28 maggio 2014 at 14:12

    Buongiorno,
    mi è stato chiesto di eseguire un intervento per la sostituzione di barriere di sicurezza obsolete con dispositivi più recenti e di aggiungere delle barriere di sicurezza su una macchina non provvista. Da quello che ho capito, interventi di modifica per aumentare il livello di sicurezza non comportano una nuova immissione sul mercato e quindi una nuova dichiarazione di conformità (art. 71 comma 5 del DLgs 81/08). E’ corretto? Devo comunque rilasciare un qualche documento del lavoro svolto (es. una dichiarazione di corretta installazione o altro)?
    La ringrazio anticipatamente

  4. Renato Carraro 9 aprile 2014 at 17:05

    Salve, per rispondere alla Sua domanda, Le allego il link ad un nostro articolo e comprenderà perfettamente la valenza dei certificati in possesso del produttore
    http://www.marcaturace.net/iso-9001-2008/basterebbe-fare-la-traduzione
    La copia di un certificato è sempre un falso in quanto copia ed il prodotto che Lei acquista è una copia di quello che è stato certificato, quindi Lei acquista una copia garantita da una copia, sembra una presa in giro, ma è esattamente ciò che succede, la cosa più incomprensibile è come le autorità di controllo e gli stesi importatori, si lascino influenzare o per meglio dire ingannare, dai termini “certificati” e “certificazione”, quelli che vengono consegnati sono solo pezzi di carta, che dicono assolutamente nulla.
    Ciò non significa che i prodotti non siano conformi, possono essere i migliori del mondo, ma se lo sono è solo merito del produttore e non del certificato, il produttore è l’unico che può usare in modo utile quel documento, perchè gli assicura che un campione andava bene e che se lui costruisce tutti i prodotti come il campione, andranno bene anch’essi.
    Ma come sta scritto nei certificati e come riportato nell’articolo, il certificato non dice nulla sul prodotto di serie, cioè quello che acquista Lei.
    Questi prodotti devono rispettare i parametri indicati dal Ministero, devono poi essere marcati CE da Lei e solo dopo potranno essere utilizzati nel Suo laboratorio, anche se non li vende, perchè il loro utilizzo coinvolge terze persone e perchè in ambiente di lavoro si possono usare solo macchine apparecchiature CE, come prescrive la legge 81/08.
    Spero che la risposta sia chiarificatrice.
    La saluto cordialmente
    ing. Carraro

  5. gianluca 9 aprile 2014 at 16:17

    Salve,
    vorrei importare da produttori Cinesi dei dispositivi per la cura della persona (ad uso estetico e non medicale), non ho intenzione di rivendere i prodotti ma solo di utilizzarli nel nostro centro. I produttori sono in possesso di certificato di conformità EMC emesso da TUV. Volevo chiederle gentilmente se questo è sufficiente oltre che ad importare il prodotto anche al suo utilizzo sul suolo nazionale. L’originale della certificazione è in possesso del fabbricante, all’acquirente è sufficiente una copia di questo certificato?
    Se la copia del certificato non è sufficiente quali sono le strade percorribili?
    La ringrazio se potrà darmi delucidazioni in merito.
    saluti

  6. Renato Carraro 20 marzo 2014 at 19:47

    Salve, La ringrazio per la fiducia e certamente posso darLe una mano nei limiti delle mie conoscenze, mi invii alla mail carraro@xvoi.net le informazioni di cui dispone in merito a tale macchina e Le risponderò privatamente.
    Come sa questo blog serve per le discussioni di carattere generale e non per le questioni specifiche, che non coinvolgono tutti nella discussione.
    Attendo la Sua mail e La saluto cordialmente.
    ing. Carraro

  7. Ing. Giancarlo Zuffranieri 20 marzo 2014 at 19:40

    Salve Ing. Carraro.
    Abbiamo a dsiposizione una pressa a canale per compattare rifiuti plastici e cartacei(quindi a rigore non rientra nell’allegato 4 della direttiva macchine). Di questa macchina costruita nel 1989 abbiamo una fotocopia del manuale senza dichiarazione di conformità, e fotocopie di schemi pneumatici ed elettrici. Il titolare dello stabilimento ha praticamente smontato e rimontato questa pressa e la ditta costruttrice non vuole fare una revisione. Nello stesso tempo egli vorrebbe apporre la marcatura CE sulla macchina per usarla in sicurezza. Io ho rifatto l’analisi dei rischi ristabilendo e verificando tutte le protezioni, ho rifatto lo schema pneumatico e quello elettrico ma adesso sono un pò confuso sul da farsi. Gradirei se possibile il suo aiuto. Saluti

  8. Renato Carraro 4 marzo 2014 at 17:07

    Salve, Le rispondo con piacere anche se Lei pone una domanda molto specifica, perchè affronta un problema di interesse generale che è molto delicato.
    Le barriere a raggi infrarossi o altro tipo di raggi, tendono a far ritenere che ci sia un protezione sicura, perchè se vengono intercettate interrompono l’alimentazione della macchina.
    In realtà le barriere con fotocellula nel momento in cui non funzionano, perchè si rompono, non forniscono più alcuna protezione, però questo non si vede e quindi sarebbe a mio avviso molto più efficace una catena di plastica agganciata ad un micro attivatore.
    Le barriere meccaniche sono le più efficaci, perchè impediscono fisicamente l’accesso e si vedono, naturalmente possono presentare altri inconvenienti, come le difficoltà realizzative o il prezzo, ma la scelta di un sistema di sicurezza deve essere proporzionale al rischio che corrono gli operatori, una vita vale sempre di più di qualsiasi protezione.
    Che la fotocellula da Lei ipotizzata abbia dei limiti di sicurezza lo ha già evidenziato nel Suo commento, quindi non aggiungo altro, tenga presente che se le sicurezze sono create da una mente umana, un’altra mente umana le può eludere, ciò che deve dimostrare il costruttore è di avere fatto tutto ciò che è tecnicamente possibile per garantire la sicurezza dell’utilizzatore.
    Cordiali saluti.
    Ing. Carraro

  9. Marco 4 marzo 2014 at 15:17

    Buon giorno,
    sono un progettista hardware e software per impianti di automazione industriale. Devo installare un robot antropomorfo per la manipolazione di tavole di legno e pallettizzazione. Per agevolare gli interventi di ripristino e rimozione eventuale delle tavole,
    vorrei evitare di impiegare ripari fissi e penso di installare delle fotocellule di sicurezza sull’area da proteggere che in caso di attivazione dall’esterno bloccano il robot.Il mio dubbio è che al ripristino dei comandi una persona potrebbe trovarsi all’interno dell’area operativa del robot. Le chiedo cortesemente un suo parere sulla conformità di tale soluzione alla direttiva macchine 2006/42 e alle direttive per le integrazioni dei robots.Tenga presente che l’area di lavoro del robot è ben visibile e che per il ripristino degli ausiliari userei un sellettore a chiave.
    Grazie e buona giornata.
    Marco

  10. Renato Carraro 1 marzo 2014 at 19:13

    Salve, come Lei saprà se segue questo blog, non forniamo consulenza tramite questo strumento per due ragioni:
    – fornire informazioni specifiche e tecniche, come quelle da Lei richieste, significa fornire consulenza, di cui ci si deve assumere la responsabilità e noi riteniamo che questo debba avvenire, nel reciproco interesse, all’interno di un rapporto professionale. Perché Lei si dovrebbe fidare del mio parere e prendere delle decisioni che implicano una Sua responsabilità, senza conoscermi e senza potermi chiedere conto di ciò che affermo? Non crede che sarebbe troppo rischioso per Lei? In fondo io qui fornisco dei pareri personali e potrei essere un perfetto incompetente.
    – ammesso che le mie risposte fossero corrette e Lei le potesse usare proficuamente per il Suo lavoro, non trova strano che Lei ricaverebbe un utile da delle risposte gratuite?

    Lo scopo del blog è discutere ed informare di questioni generali che interessano a tutti, per gli operatori professionali come Lei, noi forniamo un servizio di consulenza, come ben illustrato in tutte le nostre pagine, chi lo vuole normalmente CE lo chiede, tramite una richiesta di preventivo.
    La saluto cordialmente.
    Ing. Carraro

  11. Filippo 1 marzo 2014 at 18:45

    Buon giorno,
    stiamo per produrre delle lampade da tavolo in acciaio inox con rivestimento della parte luminosa di carta.
    Le chiedo che caratteristiche tecniche deve avere il cavo di alimentazione, completo di interuttore, i porta lampada ed anche le lampadine che prevediamo a basso consumo o Led.
    I componenti elettrici sono marcati CE, anche il prodotto finito dovrà essere marcato?
    Se si quali sono le modalità?
    Spero di non avere chiesto troppo, la ringrazio per l’attenzione.

  12. Renato Carraro 17 febbraio 2014 at 10:47

    Salve, se non sbaglio la Romania è nell’UE, questo comporta onori ed oneri, quindi il produttore che ha i vantaggi di essere nell’UE, ha anche l’obbligo di marcare i suoi prodotti.
    I pavimenti sono un prodotto da costruzione e per essere commercializzati devono essere marcati CE, mi pare che su questo siamo d’accordo, anche se per avere affermato proprio questo, sto affrontando un processo per calunnia intentatomi da un cliente, che non ha pagato la nostra consulenza affermando che i pavimenti sono prodotti da costruzione, ma non devono essere marcati CE. Casi della vita!
    Lei per poter vendere i prodotti, dato che li acquista privi di marcatura li deve marcare e per farlo deve seguire quanto indicato dalla legge, altrimenti venderà dei prodotti illegali, non perchè siano fatti male, ma perchè mancano dei documenti previsti dalla legge.
    Spero che ora non mi denunci anche Lei per calunnie, dato che ho affermato ancora una volta che un prodotto che ha l’obbligo di essere marcato CE e viene venduto senza marchio è illegale, perchè non rispetta la legge.
    Cordiali saluti.
    ing. Carraro

  13. simone 17 febbraio 2014 at 09:24

    buon giorno
    lavoro nel settore paviementi in legno prefinito, ho trovato un fornitore Romeno che produce il parquet, possiede tutte le analisi sul prodotto, ma non ha ancora CE.
    posso avvalorarmi di queste, creare un manuale opuscolo che le richiami ed utilizzare il marchio Ce per la vendita riportando schematicamente i dati reazione fuoco-pentaclorofenolo-formaldeide…. che rispettino normativa 14342
    grazie

  14. Renato Carraro 30 gennaio 2014 at 14:57

    Salve, partiamo dalla fine, la ditta che ha venduto le macchine aveva l’obbligo di marcarle CE prima di venderle, e chi le ha acquistate doveva pretendere la marcatura CE. Entrambe hanno partecipato ad una transazione illegale, come la compravendita di un’auto senza targa, si può fare solo definendo “rottame” ciò che si acquista.
    Chi ha acquistato si è assunto l’onere di fare la marcatura CE sulle macchine che ne sono prive, giova ricordare che se anche avessero avuto il marchio ed i documenti, ma fossero state più vecchie di 10 anni, la marcatura CE doveva essere rifatta comunque.
    Il processo di marcatura a cui devono essere sottoposte è identico a quello che applicate per le Vostre macchine, compresa la verifica prevista dall’allegato IV della Direttiva Macchine.
    Cordiali saluti.
    Ing. Carraro

  15. Giancarlo Zuffranieri 30 gennaio 2014 at 13:59

    Salve, volevo porre una domanda.
    Nella fabbrica dove lavoro produciamo macchine (progettazione, montaggio e immissione sul mercato) e quindi svolgiamo tutta la procedura per la marcatura CE (analisi dei rischi, manuali, dichiarazione di conformità). Un mio collega, per un impianto di smaltimento rifiuti ha acquistato delle presse compattatrici usate che non hanno manualistica, marcature CE e dichiarazione di conformità ecc . Per mettere in linea la macchina nell’impianto e rispettare le norme di sicurezza per che cosa occorrerebbe a livello di documentazione da produrre ? La ditta produttrice della pressa ha risposto negativamente ad una richiesta di revisione.

  16. Renato Carraro 15 luglio 2013 at 11:37

    Salve, tutte le direttive sulla sicurezza dei prodotti sono rivolte al fabbricante presupponendo che esso sia all’interno della comunità europea essendo leggi della comunità europea, non esistono leggi che vadano oltre il territorio di competenza dell’organismo che le emette.
    Nel caso in cui un fabbricante extra europeo desideri vendere i suoi prodotti in Europa, oltre a costruirli nel rispetto delle leggi europee deve nominare un suo mandatario per far in modo che ci sia un soggetto che risponde alla legge, infatti se il prodotto non è sicuro non si condanna il prodotto, ma il produttore e se questo non risiede in Europa ci vuole qualcuno che risponda civilmente e penalmente al posto suo.
    Nel caso infine, in cui nè il produttore nè il mandatario siano presenti nel territorio comunitario, si assume questa responsabilità che immette il prodotto sul mercato, del resto la legge sulla sicurezza generale dei prodotti indica come “produttore” chiunque immetta sul mercato un prodotto con il proprio nome, che ci deve sempre essere.
    Quindi il problema non è conservare la documentazione del produttore cinese, che è totalmente inutile per il mercato europeo, ma fare le veci del produttore al 100%, quindi redigere oltre a tutto il resto anche la dichiarazione di conformità, che deve essere firmata dall’importatore e non dal cinese che è un soggetto irraggiungibile dalle legge europea e potrebbe stare anche su Marte, mentre alla legge interessa qualcuno di raggiungibile ed eventualmente perseguibile.
    Immagini che un prodotto sia fuoi norma e che la documentazione fornita dal cinese dica il contrario, a chi si farà la contestazione? All’importatore o al cinese?
    Cordiali saluti

  17. Gianluca 15 luglio 2013 at 11:20

    Buongiorno,
    ho un dubbio riguardo al fatto che se un prodotto deve rispettare quanto stabilito da una Direttiva UE, poniamo ad esempio la 2004/108/CE compatibilità elettromagnetica. tale direttiva all’allegato II punto 7 impone:
    – Nel caso in cui né il fabbricante né il suo mandatario siano stabiliti nella Comunità, l’obbligo di tenere la dichiarazione di conformità CE e la documentazione tecnica a disposizione delle autorità competenti incombe alla persona
    che immette gli apparecchi in questione sul mercato della Comunità.
    Il dubbio che ho è questo: l’importatore è obbligato solo a tenere la dichiarazione di conformità CE e documentazione tecnica a disposizione degli organi di controllo oppure non essendo il produttore una ditta all’interno dell’U.E. tutti gli obblighi ricadono sull’importatore? Compreso quello della redazione della dichiarazione di conformità CE?
    Leggendo il recepimento italiano di tale direttiva mi pare di capire che l’importatore abbia solo l’obbligo di conservazione della documentazione per fornire alle autorità le informazioni del caso sul prodotto.
    Grazie e buona giornata.
    Gianluca

  18. Renato Carraro 20 giugno 2013 at 08:03

    Salve, avevo chiarito anch’io che non era mia intenzione fare alcuna polemica ed alcun riferimento alla Sua persona, ma evidentemente non sono stato sufficientemente chiaro, oppure il mio discorso ha toccato qualche punto sensibile.
    Io non appartengo ad alcun 1% infatti non costruisco macchine, non faccio impianti ed in generale non faccio lavori che non so fare e quando dico “non so fare” intendo dire che non mi accingo a progettare cose senza conoscere le leggi che le regolano o a costruire cose di cui non conosco gli aspetti delle sicurezza imposti dalle leggi.
    Ora definire paletti insulsi le regole che impongono la sicurezza nelle macchine è appunto uno degli atteggiamenti di quel 99% di persone che non sanno le cose però le criticano, il che va benissimo al bar sport, ma non in ambito professionale, almeno io la penso così.
    Se Lei prima di porsi il problema di come fare il lavoro si fosse posto la domanda se sapeva farlo e cosa fosse necessario sapere per poterlo fare, non avrebbe posto le domande che ha posto ma altre.
    Infatti una semplice lettura della direttiva macchine, che è comprensibile al 100% delle persone che la leggono, anche se magari è meno piacevole della gazzetta dello sport e su questo sono d’accordo con Lei, consente di comprendere chi è obbligato e non autorizzato a fare la marcatura CE e se la legge prevede particolari professionalità per farla.
    La semplice lettura della direttiva macchine esclude qualsiasi obbligo di ricorrere a qualsiasi professionista iscritto a qualsiasi albo, che ritengo delle semplici corporazioni medioevali, pur essendo iscritto ad uno di questi per motivi di lavoro, e l’obbligo di ricorrere ad un Organismo Notificato incorre solo in alcuni casi per le macchine in allegato IV.
    La semplice lettura della direttiva macchine porta a recepire chiaramente che non è necessario fare una macchina da zero, ma anche una parte significativa, come ad esempio un quadro di comando o un sistema di sicurezza, per dover procedere alla marcatura CE, anche se non è necessario applicare il marchio se la macchina non viene posta sul mercato e per sapere questo basta leggere la legge 81/08 sicurezza sui posti di lavoro.
    Ora io mi pongo una domanda, perché io che non costruisco macchine ho letto e riletto più volte la direttiva macchine e la legge 81/08, ed invece chi costruisce macchine o componenti o qualsiasi altro prodotto non lo fa? (non mi riferisco a Lei, ma alla Sua azienda, ed al quel 99% di cui Lei ovviamente non fa parte).
    Perchè io che essendo incapace di costruire impianti e macchine, mi impegno a conoscere le leggi che regolano la sicurezza dei prodotti, e chi questi prodotti li costruisce non è interessato a conoscere quelle leggi, definendoli degli inutili orpelli? Anche in questo caso non parlo di Lei, ma ad esempio di tutte le associazioni di categoria? Anche questa è una domanda che io mi pongo e molti altri dovrebbero porsi in questo Paese.
    Se io a volte non fornisco spiegazioni dirette è perché le ritengo pericolose, come sono pericolose tutte le scorciatoie, perché dire semplicemente:-la marcatura CE la fa il costruttore-, significa che quel costruttore non andrà mai a leggere la direttiva macchine, non saprà mai cosa prevede e molto probabilmente non la rispetterà.
    Si comportano così ad esempio coloro che per fare la marcatura CE attaccano semplicemente l’etichetta adesiva, ma probabilmente questo succede solo nel Paese che conosco io e che sono così sfortunato da incontrare tutti i giorni, in quello in cui vive Lei, ci sono tutte persone che fanno un lavoro solo se lo conoscono benissimo e gli incapaci, guarda caso, si trovano solo nei “VARI ALBI PROFESSIONALI E LE LIMITAZIONI CHE CREANO PER CHI PROFESSA MA NON E’ ISCRITTO AD ESSO.. TIPO INSTALLATORI DIPENDENTI DI DITTE NON INSTALLATRICI”.
    Se l’azienda avesse i requisiti reali (non documenti inutili rilasciati da altrettanto inutili enti), saprebbe come fare la marcatura CE e Lei non si porrebbe queste domande, non sto parlando di diplomi o attestati, ma di conoscenza vera, acquisita studiando, perché anche al tempo di internet “purtroppo” questo è uno dei modi per imparare, l’altro è farsi insegnare.
    Il mio messaggio ovviamente poco chiaro o forse mal recepito era questo: se non conosce a sufficienza le regole che disciplinano il Suo lavoro, prima le studi e poi veda se riesce ad applicarle, ed in caso estremo ma proprio estremo, se lo faccia spiegare da chi ha maggiori conoscenze di Lei e pretenda le spiegazioni chiare e scritte e non delle risposte incontrollate su internet, come le mie delle quali Lei non ha alcuna garanzia, perché ciò che implica il Suo lavoro è la sicurezza Sua e degli altri ed in questi casi non si dovrebbero prendere le cose alla leggera e cercare le risposte da presunti esperti che scrivono su internet.
    Naturalmente ci sono dei professionisti che per dare informazioni chiare e scritte pretendono perfino di essere pagati, pensando che il loro sia un lavoro, quelli è meglio lasciarli perdere e cercare facili e gratuite soluzioni in internet!!!! (se non fosse chiaro, l’ultima frase è ironica)

  19. Caso_80 20 giugno 2013 at 06:48

    Cercherò di essere un pò più franco pure io.
    Forse sono stato un po sintetico nel formulare la domanda.
    Che il CE lo rilascia il costruttore e che non riguarda il singolo quadro ma l’ insieme della macchina è chiaro (graze fino e qui lo sapevo)!!! Io di fatto sto parlando di un organo di un impianto per la precisione un’ avanza nastro vecchio(molto) che non ha marchiatura CE alla base ed è in servizio da prima del 21\9\96 . Costruito all’interno dell’ azienda o da terzi questo non lo so ma mi importa relativamente,in considerazione del fatto che non è reperibile la documentazione, considero l’ azienda in cui lavoro la costruttrice di questo organo.
    Io mi trovo nelle condizioni di ricevere una richiesta aziendale e in base a quello applicare la mia professionalità nel rispetto delle normative e in sostanza è proprio per questo il motivo che mi ha spinto a scrivere , non per ricevere titoli e ammonizioni gratuiti!! .
    Alla domanda chi può rilasciare il CE era appunto per capire se l’ azienda avesse i requisiti per marchiare una macchina CE e se si, che professionalità sono richieste e che documenti. In oltre se può realizzare modifiche sostanziali internamente o costruisce attrezzature per se stessa, previa verifica da parte di un organo autorizzato secondo il dpr 459/96 essendo macchine rientranti l’ allegato IV di suddetto DPR, pur non essendo una ditta che produce impianti ma solo un nucleo produttivo, (visto che internamente capita di eseguire automazioni per la diretta produzione).E’ questo il dubbio che ho.
    …Io non sono proprio la regola di nessun paese è il paese che mette a volte paletti insulsi che limitano le professionalità individuali !!!( VEDI I VARI ALBI PROFESSIONALI E LE LIMITAZIONI CHE CREANO PER CHI PROFESSA MA NON E’ ISCRITTO AD ESSO.. TIPO INSTALLATORI DIPENDENTI DI DITTE NON INSTALLATRICI….VEDERE NORMA DI RIFERIMENTO…ma questo è un altro discorso…))
    ..da cosa dipendo le mie scelte ? Leggendo normative di riferimento , applicandole il più rigorosamente possibile anche in base all’esperienza acquisita!!! non vedo in che altro modo fantascentifico si possa procedere!!!! Da come lei parla mi sembra di capire che intende inserirsi nel’ 1% della categoria be io NON la conosco e non voglio discutere di questo, ma pensare che intorno a se siano tutto l’ opposto mi pare essere un po egocentrica la cosa.. ma non voglio fare polemiche aggiunte.
    distinti saluti
    Un elettrotecnico qualunque

  20. Renato Carraro 18 giugno 2013 at 13:13

    Buongiorno, Le chiedo scusa per la franchezza del mio discorso che non è indirizzato a Lei personalmente, ma si riferisce ad una situazione generale.
    Nel nostro Paese ci sono persone come Lei ed aziende come la Sua, che sanno fare bene il loro lavoro (di questo non ho dubbi) però alla domanda: perché questo lavoro lo fai così? 99 volte su 100 non sanno rispondere se non in termini vaghi ad esempio: mi hanno insegnato così, fanno tutti così, si fa così.
    Lei si sta accingendo a modificare una macchina, almeno una parte importante di essa, e certamente lo sa fare in modo corretto, ma saprebbe spiegarmi da cosa dipende ogni singola scelta che Lei va a compiere per eseguire questo lavoro? Mi permetta di ipotizzare la risposta negativa, perché in caso contrario Lei non porrebbe la domanda:Chi può rilasciarmi il marchio CE ?
    Niente di strano, Lei non è un’eccezione anzi è la regola assoluta nel nostro Paese, per tale ragione ho fatto la premessa che ribadisco, non c’è assolutamente nulla di personale rivolto a Lei in ciò che sto dicendo, semplicemente questa è la realtà.
    Se chi costruisce o interviene a modificare una macchina o un qualsiasi prodotto soggetto ad obbligo di marcatura CE, conoscesse almeno gli elementi essenziali delle direttive, saprebbe che il marchio CE non si compra, non si vende e non viene rilasciato da nessuno, IL MARCHIO CE LO FA IL COSTRUTTORE e per applicarlo sulla macchina deve rispettare la/le direttiva/e di riferimento, nel Suo caso la direttiva macchine ed eventualmente le norme armonizzate di prodotto.
    Nel caso di una pressa, essa potrebbe rientrare nell’allegato IV della direttiva macchine e quindi esiste l’obbligo di rispettare la norma armonizzata oppure fare intervenire anche un Organismo Notificato, oltre a tutto il lavoro di marcatura CE.
    Quindi siccome il tipo di macchina è tra quelle più pericolose, ritengo che si dovrebbe operare nel massimo rispetto di direttive e norme e non si può prescindere dal conoscerle.
    Personalmente ritengo molto pericoloso per il legale rappresentante della Sua azienda ed anche per Lei, eseguire questo tipo di intervento senza le necessarie cognizioni legali, dato che quelle pratiche quasi certamente Lei le ha, infatti in caso di incidente futuro sarà chiamata a rispondere in prima persona la direzione ed in subordine Lei, quale esecutore materiale dell’intervento.
    Quindi siccome un errore su questo tipo di macchine potrebbe provocare incidenti molto gravi se non letali, ritengo che una riflessione approfondita dovrebbe essere fatta prima di metterci le mani, poi ovviamente ognuno è libero di fare ciò che vuole e di assumersi tutte le responsabilità che crede, fermo restando che con la vita degli altri se non con la propria, sarebbe opportuno e doveroso andarci cauti.
    Veda cosa prevede la direttiva macchine e poi esegua l’intervento se ritiene di essere in grado di mettere in pratica tutto ciò che la direttiva prevede.
    Mi scuso se ho fatto delle ipotesi non vere e se involontariamente ho urtato la Sua sensibilità, a me premeva fare un discorso di interesse più ampio del singolo caso.
    Cordiali saluti.

  21. Caso_80 18 giugno 2013 at 12:50

    Salve , sono un elettrotecnico dipendente di una azienda metalmeccanica, e mi è stato chiesto di rifare l’ impianto elettrico di un avanzanastro oleodinamico di una pressa in quanto montava schede elettroniche vetuste e irreperibili.
    Il quadro ,il bordomacchina e il software di gestione intendevo realizzarlo internamente all’ azienda senza appoggiarmi a ditte esterne.
    A livello normatico come devo comportarmi per la marchiatura CE dell’ impianto ? Ho necessita di un progetto ? Chi può rilasciarmi il marchio CE ?
    Sono grato dell’ aiuto

  22. Renato Carraro 10 aprile 2013 at 13:29

    Salve, innanzitutto deve essere certo il fatto che un prodotto non rientra in nessuna categoria e se è proprio così il prodotto è soggetto alla direttiva 2001/95/CE sulla sicurezza generale dei prodotti.
    Chi produce deve conoscere le direttive che regolano il suo prodotto e le deve applicare, siccome la dichiarazione di conformità è solo l’ultimo passo di un percorso che dubito Lei abbia fatto, è preferibile che Lei conosca tutti i Suoi obblighi piuttosto che impari a compilare un documento di cui non conosce l’esatto scopo, per tale ragione La invito a leggersi la sopra menzionata direttiva.
    In ogni caso questo blog non fornisce modelli o format da compilare, bensì informazioni sulla sicurezza e sulla marcatura CE, le informazioni specifiche sono consulenza e non sono oggetto di dibattito su un blog.
    Cordiali saluti.

  23. MArina 10 aprile 2013 at 12:25

    Salve,
    ma la dichiarazione di conformità per un prodotto artigianale che non rientra in nessuna delle categorie indicate nella normativa per il marchio CE va fatta? e come si compila?

  24. Renato Carraro 10 febbraio 2013 at 17:53

    Salve, grazie per l’attenzione, il preventivo è già stato spedito.
    Nel caso altri fossero interessati ad avere un preventivo sulla marcatura CE di qualsiasi prodotto, anziché chiederlo con un commento, possono inviare direttamente una mail a carraro@xvoi.net risparmierete tempo.
    Cordiali saluti.

  25. Gennaro Evangelista 10 febbraio 2013 at 17:47

    Salve, Anche io, desidererei avere un preventivo in privato visto che sono intenzionato a importare dalla Cina sigarette elettroniche , detti anche vaporizzatori , la ditta produttrice rilascia certificati ce e rosh. Grazie.

  26. Renato Carraro 28 dicembre 2012 at 16:01

    Salve, Le invio privatamente il preventivo per la marcatura CE, così vede cosa c’è da fare e quanto costa.
    Faccio prima così, piuttosto che ripetere spiegazioni insufficienti alla Sua necessità.
    Cordiali saluti.

  27. rappo andrea 28 dicembre 2012 at 12:22

    Vorrei importare dalla Cina sigarette elettroniche , detti anche vaporizzatori , la ditta produttrice rilascia certificati ce e rosh ,
    Io per essere al riparo da ogni eventualità devo fare marcatura ce e dichiarazione conformità ? Per quanto riguarda il caricabatteria da muro..? Grazie.

  28. Renato Carraro 22 dicembre 2012 at 14:42

    Salve, Lei immagina bene, ma forse immagina poco, nel senso che la dichiarazione di conformità di installazione è una cosa e si riferisce appunto alla realizzazione di un impianto ad esempio elettrico, che va a far parte di un edificio, mentre la dichiarazione di conformità di prodotto, a cui immagino Lei si riferisca, è solo una parte delle cose necessarie per arrivare alla marcatura CE.
    Molti pensano che la dichiarazione di conformità sia la marcatura CE, e si limitano a questa, nulla di piú sbagliato, sarebbe come pensare che per essere un tecnico è sufficiente compilare un diploma.
    Il prodotto in questione deve essere marcato CE, quindi soggetto a tutte le procedure previste dalla/e direttive che lo riguardano.
    Non conoscendo la destinazione d’uso finale, non posso fornire indicazioni sulle suddette direttive che non si limitano in ogni caso alla direttiva macchine, che potrebbe anche non c’entrare nulla, infatti le direttive di riferimento vanno scelte in base a due fattori principali: com’é fatto il prodotto, la sua destinazione d’uso finale.
    Una cosa posso dirLe con certezza, il prodotto deve essere marcato CE, come i suoi componenti e per farlo non è certamente sufficiente la dichiarazione di conformità.
    Cordiali saluti.

  29. Filippo 22 dicembre 2012 at 11:59

    Nel caso acquisto i componenti (ognuno certificato) di un impianto di riduzione metano, da assemblare in un unico gruppo, al termine dell’assemblaggio, immagino debba essere elaborata una dichiarazione di conformità:
    – secondo quale legge/norma? direttiva macchine?
    – è necessario l’intervento di un organismo notificato?
    Grazie per la disponibilità
    Distinti Saluti

  30. Renato Carraro 14 novembre 2012 at 14:23

    Salve, c’è qualcosa che mi sfugge, Lei parla di impianto e di lavori elettrici manuali e poi fa riferimento alla direttiva macchine, di cosa si tratta esattamente?
    In ogni caso la marcatura CE è a carico di chi mette nel mercato o in funzione la macchina e presumo che sia Lei.
    Cordiali saluti.
    ing. Carraro

  31. Giovanni 14 novembre 2012 at 12:17

    Buon giorno e complimenti per il sito.
    La mia domanda è la seguente: Un tecnico libero professionista con partita IVA, iscritto all’albo,
    realizza un’impianto, eseguendo lui la progettazione elettrica, software e la messa in servizio. Mentre per le attività manuali elettriche , meccaniche etc. si avvale della prestazione di artigiani.
    Può il professionista eseguire a proprio nome la marcatura CE dell’impianto, previo svolgimento di tutte le procedure previste dalla Direttiva Macchione 2006/42/CE ? ( Analisi rischi, valutazione livello di performance,dichiarazione di conformità, etc).
    Grazie e cordiali saluti
    Giovanni

  32. Renato Carraro 19 ottobre 2012 at 11:58

    Salve, Lei costruisce un apparecchio di illuminazione e a prescindere dal fatto che impieghi componenti marcati CE, ha l’obbligo della marcatura del prodotto finito.
    La marcatura non riguarda solo con che cosa è fatto un prodotto, ma anche come è fatto, cioè le procedure di produzione, quindi Lei deve fare tutto il processo di marcatura CE.
    Cordiali saluti
    ing. Carraro

  33. andrea 19 ottobre 2012 at 11:42

    Salve,voglio produrre e commercializzare dei lampadari artigianali in legno.Il portalampada dovrà essere incassato nel lampadario quindi a contatto con il legno,basta che mi faccia fare la parte elettrica da un elettricista e lui mi dia la dichiarazione di conformità delle parte elettrica o servono altre cose?grazie.

  34. Renato Carraro 30 marzo 2012 at 15:39

    Salve, La ringrazio per la fiducia che ripone in noi formulando queste specifiche domande, alle quali però non risponderò per le seguenti ragioni:
    – una domanda precisa richiede una risposta esatta e non un’opinione, non è quindi possibile fornirla su un blog di discussione. Le risposte esatte o presunte tali, implicano un’assunzione di responsabilità e questo si realizza con una richiesta e successiva fornitura di consulenza, che noi non facciamo tramite il blog. Inoltre come sta scritto nelle vision e nelle mission, noi forniamo informazioni gratuite di carettere generale e consulenze specifiche dietro compenso.
    – per rispondere in modo preciso è necessario: individuare, procurarsi e studiare le norme pertinenti e poi trarne le debite conclusione
    – la questione non riguarda la marcatura CE, a meno che questi contenitori non siano anche strumenti di misura, cioè servano a vendere quantità definita di liquidi, ma se sono utilizzati solo per lo stoccaggio ed il trasporto, ricadono nella direttiva 2001/95/CE ed in norme sui prodotti a contatto con gli alimenti.
    Devo pertanto lasciare la Sua richiesta priva di risposta in quanto non pertinente agli scopi del blog.
    Cordiali saluti.

  35. Carlo 30 marzo 2012 at 13:20

    Buongiorno
    siamo produttori di un articolo che viene a contatto con alimenti, più precisamente con il liquore. Volevamo aggiornare i nostri esami di laboratorio ormai datati e vorrei chiederle un consiglio. I nostri articoli sono manufatti in plastica; policarbonato, eva, polipropilene e hostaform (acetalica) sono i materiali sempre a contatto con il liquore, assieme a guarnizioni in silicone. Inoltre sono presenti delle molle in acciaio inox 302. Ci è stato preventivato da un laboratorio un esame che comprende:
    Preparazione campione con simulante per 10 giorni a 40°C ai sensi del DM 21/03/73
    Determinazione migrazione globale
    Determinazione parametri organolettici
    Determinazione metalli: nichel, cromo, rame, piombo, zinco, ferro (in quanto le parti esterrne del prodotto sono in metallo, seppur non a contatto con il liquore)
    Determinazione ammine aromatiche primarie
    Determinazione bisfenolo A.
    e’ necessario fare tutte le verifiche specifiche per ogni materiale a contatto oppure è sufficiente la determinazione della migrazione globale? serve quest’ultima per valutare l’insieme dei materiali componenti e la loro migrazione durante la prova con i simulanti?
    In poche parole, è GLOBALE nel senso che il risultato di questa prova comprende tutti i materiali utilizzati?
    Grazie e cordiali saluti
    Carlo

  36. Renato Carraro 30 marzo 2012 at 11:10

    Salve, se chi esegue la modifica è la stessa ditta produttrice della macchina, non vedo nessun tipo di problema nell’aggiornare il fascicolo tecnico in conforrmità alle modfihe introdotte.
    Ci sarà una rivalutazione dei punti pertinenti all’interno dell’analisi dei rischi, una modifica negli elaborati grafici, nuove indicazioni sul manuale, ricodifica del prodotto e nuova dichiarazione di conformità, il tutto però in un’azienda che ha già implementato la procedura di marcatura CE, è assolutamente normale e semplice, essendo la procedura standard.
    Cordiali saluti.

  37. Filippo 30 marzo 2012 at 10:32

    Nel caso si debba commissionare una modifica ad una linea di confezionamento che preveda il solo incremento di quota dell’arcolaio della reggiatrice semiautomatica (in modo da far passare pallet più alti di 300mm rispetto al caso odierno), nel caso chi farà la modifica sia il costruttore originario della linea, quali documenti dovrebbe produrre quest’ultimo? in particolare, l’aggiornamento della dichiarazione di conformità in cosa consisterebbe?

    In tal caso è come se si incrementasse in qualche modo la produttività della macchina (passando prodotti più “voluminosi”): si tratterebbe di una effettiva modifica sostanziale?

  38. Renato Carraro 29 marzo 2012 at 14:27

    Grazie.

  39. Mary RGQ 29 marzo 2012 at 14:18

    Gent.mo ing. Carraro,
    durante la mia ricerca sul web ho avuto il piacere di incontrare le “sue pagine” e voglio esprimerle i miei complimenti.
    buon lavoro 🙂

  40. Renato Carraro 10 marzo 2012 at 14:56

    Salve, la Sua domanda è precisa e richiede una risposta precisa che a sua volta si dovrebbe dare dopo aver visionato la situazione reale, cosa questa che può fare Lei.
    Le devo quindi rispondere con una serie di domande che Le serviranno per trovare la giusta risposta:
    Esistono uno più interruttori per bloccare l’intera linea? Esistono rapporti di comando tra una o più macchine ed i sistemi di carico/scarico? Esiste un sistema logico che governa l’insieme o una parte dell’insieme (sottoinsieme)?.
    Nel caso ci sia anche una sola risposta affermativa ad una delle tre domande, allora è affermativa anche la mia risposta:- l’insieme va marcato come se fosse una nuova macchina -.
    Come dice la Direttiva Macchine da Lei correttamente citata “in cui ciascuna macchina funziona in modo indipendente dalle altre” significa che non ci deve essere alcun rapporto tra nessuna macchina, cosa questa possibile, ma alquanto improbabile.
    Cordiali saluti.

  41. Riccardo 10 marzo 2012 at 11:47

    Buongiorno , avrei la necessità di avere un chiarimento in merito all’obbligo di marcatura CE delle linee integrate di produzione alla luce della guida applicativa della Direttiva 2006/42/CE 2° edizione Giugno 2010.
    Al punto 38 si specifica che un gruppo di macchine collegate le une alle altre , ma in cui ciascuna macchina funziona in modo indipendente dalle altre non viene considerato un insieme e non è quindi soggetto alla marcatura complessiva .
    Mi chiedo pertanto se una linea produttiva composta da varie macchine (torni, rettifiche , macchine di montaggio)unite tra loro da sistemi automatici di trasferimento del prodotto debba essere certificata complessivamente.

    La ringrazio anticipatamente per la risposta

    cordiali saluti

  42. Renato Carraro 9 marzo 2012 at 12:12

    Salve e grazie per il commento che mi da la possibilità di chiarire ancora una volta alcuni aspetti della marcatura CE.
    – anche il noleggio di un prodotto comporta l’obbligo della marcatura CE, quindi spero per Lei che i prodotti che ha utilizzato fino ad oggi fossero marcati CE
    – la dichiarazione di conformità è UNO dei componenti necessari per la marcatura, come lo è l’etichetta, il manule ed il fascicolo tecnico del prodotto, ma NON è e NON sostituisce la marcatura, che ha un doppio significato: 1 apposizione del marchio, 2 procedura completa che porta alla possibilità di apporre il marchio.
    Quindi nel Suo caso è necessario fare la marcatura CE e non è sufficiente usare componenti già marcati, anche se ovviamente questo semplifica il lavoro, e naturalmente non è sufficiente la dichiarazione di conformità.
    Cordiali saluti.

  43. Roberto 9 marzo 2012 at 12:03

    Buon giorno,
    sono un noleggiatore di speciali strumenti di illuminazione per eventi e ora ho deciso di passare a costruirli da me e venderli.
    Il primo prodotto che vorrei lanciare sul mercato è una lampada gonfiabile per esterni. E’ necessaria una marcatura CE o basterebbe una semplice dichiarazione di conformità? La struttura della lampada è davvero semplice e utilizzerò componenti con marcatura CE, un involucro in ripstop,una base in legno o plexigas e realizzerò pochi semplici cablaggi.
    Grazie per la collaborazione

  44. […] ed in molti casi è necessario l’intervento di un organismo notificato per dimostrare la conformità del prodotto alle normative. […]

  45. Renato Carraro 6 marzo 2012 at 21:37

    Salve, mettere assieme in modo corretto dei componenti già marcati CE, non é sufficiente per ottenere un prodotto che sia già conforme.
    La conformità va dimostrata implementando tutte le procedure previste dalle direttive.
    Ció che già fa non é sbagliato, ma non é sufficiente, se lo desidera la nostra società potrà fornirLe la consulenza necessaria, oppure Lei puó documentarsi sulle direttive e sulle norme.
    Saluti.

  46. mauro magnani 6 marzo 2012 at 21:31

    Salve, sono un artigiano e mi occupo di trattamento acque ( addolcitori,deferizzatori ecc.).
    Le chiedo, visto che assemblo vari componenti acquistati separatamente, e’ sufficiente fornire al cliente finale la documentazione che certifica la conformita’ alle normative garantite dai produttori? Quale documentazione devo consegnare al cliente, a parte il manuale delle istruzioni con relative dichiarazioni di conformita’?
    Non sono il produttore delle singole parti, garantisco pero’ di utilizzare prodotti certificati.
    Grazie della risposta e degli eventuali consigli.
    Mauro Magnani

  47. mauro magnani 6 marzo 2012 at 21:30

    Salve, sono un artigiano e mi occupo di trattamento acque ( addolcitori,deferizzatori ecc.).
    Le chiedo se, visto che assemblo vari componenti acquistati separatamente, e’ sufficiente fornire al cliente finale la documentazione che certifica la conformita’ alle normative garantite dai produttori? Quale documentazione devo consegnare al cliente, a parte il manuale delle istruzioni con relative dichiarazioni di conformita’?
    Non sono il produttore delle singole parti, garantisco pero’ di utilizzare prodotti certificati.
    Grazie della risposta e degli eventuali consigli.
    Mauro Magnani

  48. Renato Carraro 14 febbraio 2012 at 14:17

    Salve, la domanda è certamente non convenzionale e cercherò di fornire una risposta ipotizzando varie motivazioni per questa operazione.
    Premesso che un prodotto o è conforme o non lo è, ci possono essere varie ipotesi:
    1 prodotto non conforme a cui è stata associata una dichiarazione di conformità corretta, in questo caso è necessaria una rettifica del tipo: ci siamo sbagliati il prodotto non era conforme e non poteva essere ceduto
    2 prodotto conforme, ma la dichiarazione non era completa o del tutto corretta, in questo caso si può fare la sostituzione, ma non si può dire :- abbiamo rilasciato una dichiarazione errata ed ora non ti consegnamo quella corretta
    3 prodotto conforme, dichiarazione corretta, ma il cliente è insolvente, in questo caso è più corretto dichiarare che la propria responsabilità sul prodotto non viene più riconosciuta e la garanzia è decaduta, spostando sul cliente l’intera responsabilità civile e penale per l’uso del prodotto e per eventuali danni a terzi.
    Non sono in grado, con le informazioni fornitemi, di ipotizzare altre possibilità, se conoscessi la natura del prodotto, il suo utilizzo ed il contesto in cui si inserisce la richiesta, forse potrei essere più esaustivo.
    Saluti.

  49. corona ignazio 14 febbraio 2012 at 12:57

    salve sono un libero professionista, nel settore dell’impiantistica.
    vorrei sapere come si può annullare una dichiarazione di conformità, da noi rilasciato di un determinato impianto.

  50. Renato Carraro 31 gennaio 2012 at 16:34

    Salve, assolutamente no! Il cliente ha diritto ad avere: un prodotto che rispetta le normali prestazioni richieste dal mercato, più quelle eventuali promesse al momento della vendita, il manuale di uso, la dichiarazione di conformità (che può essere compresa nel manuale), l’etichetta con il marchio CE e questo è quanto.
    Il cliente può contestare il cattivo funzionamento, ma i certificati e l’eventuale fascicolo tecnico puossono essere richiesti solo dalle autoritaà di controllo del mercato, a cui il cliente si può rivolgere.
    La giustizia privata non esiste, anche se purtroppo esiste l’ingiustizia privata.
    Voi però dovreste cerca di capire per quale ragione un cliente non è soddisfatto. A parte una piccola percentuale, le persone se sono soddisfatte non protestano ed esclusi gli eterni insoddisfatti, normalmente a fronte di un buon prodotto ed un buon servizio, ci sta il silenzio soddisfatto.
    Cordiali saluti.

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