Quale Italia sopravviverà alla crisi?

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Quale Italia sopravviverà alla crisi?

Ad un osservatore attento del nostro Paese non potrà sfuggire la presenza di un popolo con molte sfaccettature, ma ritengo possibile una suddivisione in due grandi categorie, con varie caratteristiche comuni: gli onesti ed i furbi, coloro che vogliono conoscere la legge per rispettarla e quelli che la vogliono conoscere per eluderla, chi vuole superare gli esami per merito e chi ci va con  il Bignami, chi la laurea o la patente se la suda e chi la compera, chi vuole essere pioniere nel suo settore di lavoro e chi vuole arrivare sempre ultimo negli aggiornamenti.

Sinceramente non so quale delle due categorie sia maggioranza, ma ho il timore di intuirlo ed altrettanto sinceramente non so quale delle due saprà uscire dalla crisi attuale ed in questo caso spero di sapere quale.

Nel caso in cui servisse un nuovo esempio di quella delle due categorie che ha un aspetto pubblico, riporto un articolo apparso recentemente sulla stampa specializzata

“la recente assemblea di Ucisap ha ospitato anche il dibattito sulle ventilate modifiche alla Direttiva macchine dell’Unione europea in vigore dal 2009. Il rischio è che al prodotto-stampo vengano applicate specifiche proprie sinora delle attrezzature intercambiabili o delle cosiddette quasi macchine con un ulteriore aggravio in termini di dichiarazioni di conformità e certificazioni per poter immettere il manufatto sul mercato. All’eventuale adozione di una classificazione simile si è già ufficialmente opposta la Federazione ingegneristica tedesca o Vdma con una presa di posizione che nella sostanza è stata fatta sua anche da Ucisap.

Anche se prima di un pronunciamento ufficiale da parte di Istma Europe e Istma World che rappresentano i massimi organismi associativi dello stampaggio internazionale bisognerà attendere il parere di ogni singola industria nazionale alcuni punti sembrano già fuori discussione. Lo stampo non può esser considerato un’attrezzatura intercambiabile perché pur contribuendo alla funzionalità di una macchina la sua messa in esercizio è successiva a quella degli apparati stessi. E d’altro canto non è neppure parte costituente della macchina poiché in tal caso qualsiasi combinazione di stampo e macchina richiederebbe certificazioni di conformità dedicate. Il prodotto deve perciò,nell’intenzione dei professionisti tedeschi e italiani, restare estraneo alla Direttiva Ue”

Ora capite bene che definire “rischio” il fatto che per valutare la sicurezza di un prodotto si applichi la direttiva più completa ed esaustiva relativa alle macchine, la dice lunga su quale sia il reale spirito di questi “rappresentanti” di costruttori di stampi.

Come sempre le associazioni di categoria si preoccupano di non “appesantire” il lavoro degli associati, considerando la sicurezza dei prodotti e di chi li utilizza, un inutile orpello da evitare, e demonizza una “dichiarazione di incorporazione” confondendola con quella di conformità, come se firmare un documento in cui si dichiara l’entità e  soprattutto I LIMITI della propria responsabilità, comporti tempi e fatica immani.

La sicurezza di tutti i prodotti è imprescindibile e se non  si vuole applicare la direttiva macchine se ne deve comunque applicare un’altra, con gli stessi obblighi per il produttore, ma meno definita e quindi meno garantista per il costruttore stesso, perciò evitare una qualsiasi assunzione formale di responsabilità non ne riduce, ma caso mai ne amplifica la dimensione, con le conseguenti ricadute su chi immette in commercio lo stampo.

Che dire poi degli stampi a camera calda collegati alla corrente 220V, neppure questi sono soggetti a direttive?

Siamo alle solite, invece di chiarire che la pericolosità di un prodotto non è definita dalla direttiva scelta, ma dipende dalla sua natura e dal suo utilizzo, ancora una volta si fanno convegni per ribadire fortemente la contrarietà a ciò che la legge giustamente pretende, inventando ridicole cacce alle streghe.

Magari i grandi operatori che sono anche solitamente i rappresentanti di categoria, gli stampi li acquistano in  Cina, è quindi hanno tutto l’interesse ad evitare la marcatura CE (inutile orpello) e così facendo sono strenuamente impegnati nella creazione dei nuovi posti di lavoro di  cui tanto cianciano SIC!

Come commentare la chiosa finale  “Il prodotto deve perciò, nell’intenzione dei professionisti tedeschi e italiani, restare estraneo alla Direttiva Ue” omettendo o  ignorando il fatto che esiste la direttiva 2001/95/CE alla quale non sfugge alcun prodotto, anche se si vogliono ignorare le direttive specifiche.

Per fortuna nel nostro Paese c’è un’altra parte di veri professionisti del settore (in tutti i settori) che le cose le fa bene, le costruisce sicure, e nel rispetto delle leggi, questi però non sono rappresentati ufficialmente da nessuno.

Chi di questi ci sarà nel futuro, personalmente non ho dubbi.

 

 

 

 

By | 2017-03-29T14:14:01+00:00 giugno 12th, 2013|La Fattoria degli Animali (Rassegna stampa)|0 Comments

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Sono l'ing. Renato Carraro, laureato in meccanica e specializzato in gestione aziendale. In 40 anni di attività professionale ho conosciuto moltissime aziende di varie dimensioni ed in tantissimi settori economici. Mi occupo di marcatura CE da quando questa è diventata obbligatoria per le aziende, cioè ormai da 20 anni. I miei studi e le mie esperienze mi consentono di affrontare problematiche tecniche molto diverse, nei più disparati ambiti industriali. La consulenza che posso fornire è relativa alle norme da applicare ed alle direttive da rispettare. Il nostro studio fornisce inoltre consulenza sui seguenti ambiti: - registrazione di marchi - brevetti - perizie - progettazioni ( oleodinamiche e meccaniche ) - sistemi di gestione per la qualità ISO 9001 2015

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