Acqua, bene vitale.

La cosa primaria a cui un essere vivente non può rinunciare è l’acqua!

Senza cibo si sopravvive per molti giorni, ma senz’acqua quel tempo si riduce a poche decine di ore.

I nati in campagna fino alla metà del secolo scorso, ricordano i lavori di costruzione degli acquedotti, che negli anni sessanta hanno portato l’acqua praticamente in tutte le aree urbane.

Esistono ancora nelle zone isolate, soprattutto in montagna, degli insediamenti che usano l’acqua proveniente direttamente dalla fonte.

In campagna una volta c’erano i pozzi, dai quali si attingeva direttamente e la potabilità dell’acqua veniva “garantita” con il periodico versamento nei pozzi di sacchi di calce.

Quando nell’acqua apparivano degli organismi, non tanto micro da essere visibili, era tempo di intervenire.

Si comprende facilmente che questo sistema non era il più idoneo a garantire la sicurezza dell’acqua potabile, ma dato che funzionava da millenni, non esisteva motivo per cambiarlo.

Quando però la distribuzione dell’acqua per uso umano ed animale è passata sotto la gestione dei consorzi,  quindi di soggetti che dovevano rispondere della qualità dell’acqua, anche se con molto ritardo, a livello europeo si è posta la questione della salubrità dell’acqua.

Solo negli anni 80″ infatti, si è iniziato a prendere provvedimenti contro gli effetti dell’inquinamento, che ormai era arrivato alle falde acquifere superficiali e conseguentemente a segnalare i pericoli legati all’utilizzo delle acque di superficie o quasi, per l’uso umano.

L’Europa approvò la direttiva sulle acque potabili nel 1980, l’Italia la recepì nel 1990, oggi questo ritardo si è ridotto a “soli” quattro anni (direttiva macchine 2006, recepita nel 2010), per questa ragione l’Europa si è indirizzata ai regolamenti, che non necessitano di recepimento dai singoli stati.

Dal 1980 è stata quindi disciplinata la gestione di tutta l’acqua per uso umano, dal prelievo fino al rubinetto, il che significa che i soggetti interessati all’applicazione di questa direttiva sono molti, fino al consumatore finale, che dovrebbe pretenderne l’applicazione.

Tutti i materiali che vengono a contatto con l’acqua, dalle grandi condotte, alle torri piezometriche, dalle pompe, alle tubazioni, fino al rubinetto, devono avere determinate caratteristiche e principalmente non devono contenere sostanze, che rilasciate nell’acqua la rendono pericolosa.

In Italia i livelli di presenza nell’acqua di determinate sostanze, sono stati definiti con precisione, salvo poi (i meno giovani lo ricorderanno), modificarli al rialzo, quando in alcune zone del Paese i consorzi li avevano superati.

L’allora (1987) ministro Donat Cattin, sarà ricordato proprio per la decisione di decuplicare il livello di atrazina accettabile nell’acqua, dato che i gestori non riuscivano a rispettare il limite fissato. .

Per chiarire meglio,  se l’acqua doveva avere un limite di 0,1 microgrammi per litro di atrazina, ma quella che arrivava in casa ne aveva 0,2, il Ministro decise da un giorno all’altro, che ne poteva avere 1, in questo modo, nessuno era nell’illegalità! Semplice no? L’operazione è stata ripetuta anche per altre sostanze aumentandone di 40 e di 165 volte i livelli.

Fortunatamente oggi le cose sono un po’ cambiate e non vi è dubbio che l’acqua, quando arriva e se arriva, abbia un livello di sicurezza accettabile ed a volte risulta migliore di quella in bottiglia, ma l’enorme consumo di quella confezionata, ha molte origini, tra le quali la sfiducia nei confronti di chi in passato ha gestito questo bene vitale.

Dopo l’acqua, l’Europa ha disciplinato tutti i prodotti destinati al contatto con gli alimenti, perché si è scoperto che ad esempio il piombo poteva arrivare sulle nostre tavole, con l’acqua, ma anche con le stoviglie o con le posate.

L’estensione dell’utilizzo di contenitori usa e getta, ha moltiplicato le possibilità di contaminazione dei cibi e delle bevande, quindi oltre a questi, era necessario regolamentare gli involucri che li contengono.

Oggi ci sono leggi che disciplinano correttamente la gestione e la fornitura di beni primari come: acqua, cibo, luce e gas anche se l’aria dentro quest’ultimo è difficile da controllare, è importante però che tutti i soggetti coinvolti siano a conoscenza di queste leggi e lo siano soprattutto le autorità di controllo, entrambe queste cose non sono per nulla scontate.

Il consumatore deve essere quindi sempre vigile ed attento, perché la sua salute e quella dei suoi cari, dipende anche dal controllo che sarà in grado di esercitare.

Molti prodotti soggetti agli obblighi previsti dalle direttive sull’acqua, hanno anche l’obbligo della marcatura CE: pompe, scaldaacqua, vasi ad espansione, ozonizzatori, pentole a pressione, depuratori per acqua potabile e molti altri prodotti, che sono destinati a trattare l’acqua, e che devono rispettare anche altre direttive, quindi è necessario che i produttori facciano molta attenzione e verifichino i loro obblighi.

 

 

 

 

 

 

 

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Sono l'ing. Renato Carraro, laureato in meccanica e specializzato in gestione aziendale. In 40 anni di attività professionale ho conosciuto moltissime aziende di varie dimensioni ed in tantissimi settori economici. Mi occupo di marcatura CE da quando questa è diventata obbligatoria per le aziende, cioè ormai da 20 anni. I miei studi e le mie esperienze mi consentono di affrontare problematiche tecniche molto diverse, nei più disparati ambiti industriali. La consulenza che posso fornire è relativa alle norme da applicare ed alle direttive da rispettare. Il nostro studio fornisce inoltre consulenza sui seguenti ambiti: - registrazione di marchi - brevetti - perizie - progettazioni ( oleodinamiche e meccaniche ) - sistemi di gestione per la qualità ISO 9001 2015

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