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Marchio CE, Conformità Europea o China Export?

Spesso in modo quasi scherzoso si è sentito e si sente parlare di CE come China Export, tralasciando gli aspetti legali, vediamo l’origine di questo “scherzo”.

Tutte le direttive e tutte le normative Europee, dicono chiaramente che solo chi risiede all’interno della CEE o ha in questo ambito un legale rappresentante, può apporre il Marchio CE. Ne consegue che chi sta al di fuori della CEE non può apporlo!

Cosa hanno escogitato i simpatici cinesi, ma nella realtà tutti coloro che stanno al di fuori della CEE ed anche quelli che operando all’interno di questa, vogliono fare i furbi, eliminando di fatto la loro rintracciabilità?

Hanno apposto un Marchio CE simile a quello regolare, ma con lievi modifiche, di solito hanno avvicinato la C e la E, in modo da sembrare il marchio richiesto dalla Comunità Europea, però di fatto differenziandosi da esso.

Quando ad un eventuale e raro controllo, qualche autorità eccepiva che quel marchio non poteva essere apposto dal “cinese” di turno, questo diceva: non si tratta del Marchio CE, ma dell’acronimo di China Export, pensando e qualche volta riuscendo, ad eludere o evitare le giuste sanzioni.

La Comunità Europea ha chiarito in modo inequivocabile la forma e le dimensioni del Marchio CE, ed ha diffidato chiunque da appore marchi che imitassero o simulassero quello corretto.

Ricordiamo che la forma corretta del Marchio CE è quella presente nell’intestazione delle nostre pagine, dove la C e la E sono ricavate da due cerchi che si compenetrano e la dimensione minima in altezza deve essere di 5 mm.

A complicare le cose ci si mette anche la sbadattaggine e l’ignoranza, per cui anche prodotti certamente rispettosi delle norme e delle direttive sono marcati in modo scorretto e ATTENZIONE: non parliamo di prodotti di piccole aziende che non sanno ciò che fanno, ad esempio le chiavette Vodafone, per la navigazione in Internet, hanno il Marchio CE sbagliato, e Vi assicuriamo che non si tratta di un caso isolato.

Quindi tra coloro che vogliono fare i furbi, applicando il Marchio CE contraffatto e coloro che proprio furbi non sono ed applicano il Marchio Ce sbagliato su prodotti corretti, la confusione si presenta totale. Forse una soluzione draconiana, ma efficace sarebbe l’applicazione letterale della legge, cioè ammenda di 2.500 euro, e sequestro dei prodotti.

Certo un atteggiamento drastico per un errore non troppo grave, però la domanda sorge spontanea: è così difficile eseguire un logo in modo corretto? Ed è possibile pensare che delle multinazionali non riescano a controllare una cosa così banale?

In fondo il risultato di queste sviste è quello di lasciare il consumatore nel dubbio: errore di stampa o China Export?

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96 comments to Marchio CE, Conformità Europea o China Export?

  • Elke de Biase

    Salve ing., quindi Lei mi sta dicendo che un produttore svizzero può vendere i suoi prodotti liberamente nella Comunità Europea senza aver bisogno di un rappresentante legale? Posso trovare questa direttiva da qualche parte?
    Ringrazio per il Suo riscontro in merito e porgo cordiali saluti

  • Chiedi scusa e rettifico quanto scritto in precedenza la Svizzera NON fa parte della CEE però esiste un accordo bilaterale che consente ai prodotti svizzeri di essere trattati come europei, riporto un brano di un documento della Delegazione Europea in Svizzera.

    Anche l’economia e i consumatori svizzeri traggono vantaggio dal sistema di marcatura CE. Grazie all’accordo sull’eliminazione degli ostacoli tecnici al commercio concluso tra Svizzera e l’UE (Accordo sul reciproco riconoscimento in materia di valutazione della conformità del 21 giugno 1999), in molti settori basta una sola valutazione della conformità per commercializzare un prodotto in Svizzera e nell’UE. In questi casi un esame di conformità effettuato in Svizzera autorizza il produttore ad apporre sul prodotto il marchio CE necessario per l’esportazione nell’UE e a commercializzarlo direttamente sul mercato europeo senza ulteriori controlli. I produttori svizzeri possono così accedere ad un mercato in larga parte equivalente a quello di cui usufruiscono i loro concorrenti dell’UE. Questo significa per gli imprenditori guadagnare tempo e denaro quando lanciano nuovi prodotti.

    Mi scuso con TUTTI per la confusione, succede!

  • Elke de Biase

    ottima informazione, ora ci siamo, bene! grazie!! dove posso trovare il testo in lingua tedesca? mi può indicare la direttiva europea o altro? grazie ancora per la Sua gentilezza

  • Per poter indicare una direttiva, dovrei conoscere il prodotto a cui Lei si riferisce, una volta identificata la direttiva di riferimento la si può trovare in tutte le lingue-

  • Elke de Biase

    si tratta di un idrogel contro le ustioni (www.vestatec.ch) che vorremmo vendere in Italia. già vendono in altri territori della Comunità Europeo, ma solo ora alcuni contatti italiani hanno sollevato il problema della rappresentanza legale. chiaramente il produttore è molto confuso perché non aveva mai avuto tali informazioni. pensavo che tra la Svizzera e la Comunità Europea ci fosse un accordo bilaterale per “l’esenzione” del rappresentante legale

  • Elke de Biase

    qualcuno ci aveva nominato la direttiva 93/43/EC per dispositivi medicinali

  • Gli italiani come sempre hanno tante qualità, ma brillano in ignoranza.
    Lei pensa bene ed il produttore svizzero deve fare la marcatura CE.
    Il tipo di prodotto però mi solleva qualche dubbio in merito alla necessità di registrazione presso il Ministero della Sanità, perchè da profano mi sembra sia un dispositivo medico.
    Se così fosse la questione va vista nello specifico e non credo ne possiamo parlare in un blog, in internet.

  • Non avevo letto l’ultimo commento prima di rispondere, credo anch’io che sia da considerarsi un dispositivo medico e quindi in questo caso occorre:
    – verificare che non rientri in qualche eccezione del suddetto accordo
    – marcarlo come dispositivo medico
    – registrarlo al Ministero
    La cosa strana in tutto questo è che fino ad oggi qualcuno abbia pensato di venderlo lo stesso, le ammende e le condanne per questo sono molto salate.
    Tra l’altro l’obbligo del CE non c’è solo in Italia, ma in tutta Europa, quindi proprio non riesco ad immaginare, come fino ad ora nessuno (tranne gli italiani) abbiano sollevato il problema, che non è quello del mandatario, ma quello del rispetto della direttiva.

  • Elke de Biase

    l’aspetto del Ministero della Sanità è già stato chiarito. il prodotto è stato certificato CE da un ente svizzero e l’azienda ha la certificazione ISO9000. tutti gli aspetti “tecnici” sono stati sistemati. l’unica questione era se è o non è necessario avere un rappresentante legale in Europa che si prende la responsabilità del prodotto.

  • Allora è tutto a posto, chiedo scusa per le mie digressioni, ma non disponevo di tutti i dati.
    Il legale rappresentante della ditta produttrice può firmare tutti i documenti relativi al CE e dica ai miei connazionali che si aggiornino sui documenti ufficiali, evitando di raccogliere le informazioni sui siti internet ( vale anche per il nostro ) o al bar sport dagli amici.
    I documenti ufficiali sono pubblici, scaricabili da internet, però bisogna leggerli ed a volte addirittura studiarli.
    Cordiali saluti e scusi se ho fatto delle considerazioni superflue.

  • Elke de Biase

    Mi scusi ancora, non ho capito… ma alla ditta svizzera serve un legale rappresentante nella Comunità Europea?

  • Ho già espresso il mio parere che è negativo, alla ditta svizzera no serve un legale rappresentante nella Comunità Europea, altrimenti a cosa servirebbero gli accordi bilaterali.

  • Elke de Biase

    mi scusi ancora, dopo che aveva espresso il Suo parere Le avevo chiesto se mi poteva indicare una fonte dell’accordo bilaterale dove posso trovare conferma di quanto da Lei detto. Se fosse possibile avere il testo in lingua tedesca… Ringrazio per il Suo impegno e auguro una buona serata

  • Mi spiace, ma questo non rientra nelle mission del blog, i servizi e le consulenze non fanno parte delle opinioni espresse in un blog.
    Buona serata anche a Lei.

  • Francesco Fratini

    Buongiorno Sig. Carraro,
    esiste un accordo bilaterale simile alla Svizzera tra comunità europea e la Serbia?
    Grazie.

  • Salve, un accordo del genere non esiste con la Serbia che é considerata a tutti gli effetti extra CEE.
    Saluti.

  • Francesco Fratini

    Deduco quindi che dei prodotti fabbricati interamente in Serbia, ad esempio attrezzi agricoli, ed esportati nella comunità europea non possono essere marcati CE. Sbaglio?
    Se è corretto, deduco che per poter marcare CE il prodotto si dovrebbe importare prima in Italia per poter fare delle operazioni finali sul prodotto e poi spedire nella comunità europea.
    Sono corrette come considerazioni?
    Grazie, saluti.

  • No, le considerazioni non sono corrette, forse mi sono spiegato male io. I prodotti costruiti in Serbia, come in qualsiasi altro Paese extra CEE, devono rispettare le direttive europee nelle loro caratteristiche di sicurezza, ma non possono essere marcati CE dal costruttore, perchè residente fuori della CEE,
    Quindi per essere commercializzati nel mercato comune europeo, dovranno essere marcati CE dall’importatore, che per la legge europea viene considerato il produttore.
    In sintesi: il prodotto deve rispettare le leggi, l’importatore deve rispettare le leggi e fare la marcatura, chi sia e dove sia il costruttore effettivo, se è fuori della CEE, non interessa a nessuno e l’importatore è l’unico a rispondere civilmente e penalmente, per la sicurezza del prodotto che importa ed immette in commercio.
    Ora spero di aver chiarito la questione, in caso contrario, sono ancora qui.

  • Francesco Fratini

    La ringrazio molto per la sua risposta chiara ed esauriente, ora è tutto chiaro. Volendo “fare le pulci” abbiamo palato solo del rapporto produttore-importatore ma che succede se un utilizzatore finale nella CEE volesse importare direttamente un prodotto da un paese extra CEE, personalmente e non come azienda? L’utilizzatore non ha la possibilità di marcare CE in quanto acquista a livello personale, quindi dovrebbe acquistare un prodotto che, anche supponendo sia costruito secondo le norme della CE non è importabile nella CEE, quindi dovrebbe essere un’operazione che in teoria non è possibile fare. Giusto?

  • No, sbagliato ed ora devo dire che é Lei che fa delle deduzioni intuitive, ma non basate su fatti.
    Chi importa un prodotto direttamente e per uso personale, cioé non lo metterà in alcun modo a disposizione di nessuno, non é tenuto a marcarlo CE.
    La marcatura CE non serve per l’importazione , ma per lo scambio all”interno della CEE, anche se molti doganieri per varie ragioni ragionano come Lei, commettendo oltre ad un errore anche continui illeciti basati su questa interpretazione.
    Il passaggio in dogana non corrisponde all”immissione nel mercato europeo e purtroppo su questo equivoco si basano sequestri e denuncie verso gli importatori, del tutto gratuiti ed illegali.
    A meno che non si tratti di prodotti soggetti a leggi particolari es: prodotti per l’edilizia, dispositivi medici di classe superiore alla prima, cellulari ed altri che hanno vincoli ulteriori rispetto alle direttive sil CE, si possono importare senza problemi, purché l”uso sia strettamente personale e per un prodotto edilizio é un pó difficile garantire questa condizione.
    Saluti.

  • Francesco Fratini

    Grazie. Buon lavoro.

  • Grazie a Lei per aver partecipato al nostro blog, che vive anche grazie a tutti Voi, inoltre vivrebbe anche meglio se tutte le persone fossero cortesi come Lei, magari anche esprimendo pareri diversi dai nostri.
    Buona giornata.

  • Armando

    Buongiorno,
    io ho un dubbio in relazione all’erronea apposizione grafica della marcatura CE a prodotti conformi, da parte di società in regola con la documentazione CE come Vodafone.
    In questi casi, quindi di puro errore grafico (nello specifico mancanza di giusta distanza tra la C e la E), quali sono i rischi e le sanzioni per la Società? E’ possibile che i prodotti siano ritirati?

    Grazie

  • Salve, ci fa piacere osservare che attualmente il marchio sulle stesse pennette è corretto, quindi evidentemente qualcuno si è accorto dell’errore.
    Come in tutti i casi la legge dovrebbe essere interpretata.
    Certamente il marchio CE errato può dipendere da un errore grafico o può dipendere da una mancanza di marcatura (procedure) che sta dietro al marchio, quindi sicurezza 0, in ogni caso dipende da un controllo insufficiente della forma, anche se magari la sostanza è corretta.
    Le legge prevede un’ammenda di 2.500 € ed il possibile ritiro dal mercato, in quanto il marchio errato può anche essere voluto e apposto per indurre in errore il cliente, è questo il caso del famoso China Export.
    Ho difeso un piccolo commerciante di Napoli che si era trovato in difficoltà con Striscia la Notizia, che aveva evidenziato un errore sul marchio CE, ma tutto il resto era corretto e quindi difendo anche l’errore formale in Vodafone, ritenendolo veniale, anche se una multinazionale dovrebbe avere strumenti di controllo e potenzialità diversa dal commerciante napoletano di gadget.
    In ogni caso ritengo che prima di applicare una sanzione le autorità dovrebbero essere in grado di valutare l’intero iter di marcatura e non fermarsi solo alla correttezza del marchio, però è altresì vero che come dicevano i latini “dura lex, sed lex” ovvero la legge può essere dura , ma è legge.
    A mio avviso ciò che conta è la sicurezza ed anche se una pennetta ha un marchio errato non ucciderà comunque nessuno.
    Questo ragionamento mi consente una riflessione, cioè ritengo che le Autorità di controllo dovrebbe avere a disposizione ( cosa che non hanno ora ) la possibilità di non comminare immediatamente le multe, ma di poter dare un “avviso” del tipo ” ho trovato delle irregolarità, controlla se è vero e se sono rimediabili altrimenti interverrò” questo eviterebbe molti contenziosi e sistemerebbe molte situazioni “minori”.
    Ovviamente questo ragionamento non si applica agli evasori fiscali.
    Cordiali saluti.

  • paolo ciuti

    grazie per le informazioni lette..vorrei fare una domanda..esistono in China prodotti e cioe’ macchinari per estetica che sono doppioni se non gli stessi presenti con altri marchi in Europa o in usa ..è possibile utilizzarli in Italia nella propria attivita’ professionale(sono un medico) senza sottoporli a Marchio CE o vale questa regola solo per i medical device…..

  • Tutti i prodotti provenienti da fuori Europa, Cina, USA o altro Paese, devono essere marcati CE a cura dell’importatore, mentre se sono prodotti in Europa tale obbligo è del produttore.
    Questo obbligo per i Dispositivi Medici, comporta una procedura di marcatura che deve comprendere anche dei certificati rilasciati da Organismo Notificato, mentre per le macchine per estetica questi certificati non sono necessari.
    Cordiali saluti.

  • Corrado Savio

    Buongiorno Ing. Carraro,

    mi allaccio alla sua affermazione sopra del 24/11/11 “Il passaggio in dogana non corrisponde all”immissione nel mercato europeo” per farle questa domanda.
    Un importatore europeo (che compare come fabbricante poiché sul prodotto è presente unicamente la sua ragione sociale, logo, e quant’altro necessita) di un prodotto finito cinese (esempio un trapano a batteria) può considerare come immissione sul mercato il passaggio in dogana?

    Grazie e saluti.

  • Salve, La ringrazio della domanda che viene subito dopo un’animata discussione che ho avuto con un operatore della dogana di Cagliari, che comunque ringrazio pur non conoscendolo, il quale sosteneva che il passaggio in dogana è immissione in libera pratica, perchè si paga il “dazio” doganale (non so se i termini sono esatti, perchè non sono esperto dognalista).
    Questo simpatico signore distingueva tra immissione in libera pratica ed immissione in commercio, a seconda di quale tasse si fosse pagata o il “dazio” o l’IVA, mentre invece molte direttive usano i due termini conferendo loro lo stesso significato.
    Inoltre è spiegato, sempre in molte direttive, che questo momento coincide con la messa a disposizione di un prodotto da parte del produttore/importatore nei confronti di un terzo.
    Siccome non voglio fare il maestro e non pretendo di avere ragione, La invito a scaricarsi qualche direttiva (macchine, bassa tensione, 2001/95/CE o altre) ed anche a leggere gli articoli 27,29,29 del regolamento 765/2008 in merito all’importazione, così potrà verificare di persona se le direttive rimandano a pagamenti di imposte o ad un più generale e disponibile ???? buon senso.
    Quindi quando il trapano passa la dogana, non viene messo a disposizione di nessuno, se non dell’importatore/produttore stesso e quindi potrebbe/dovrebbe passare senza alcun marchio o certificato. Questo è il mio parere, la realtà è purtroppo ben diversa e chissà che un bel giorno qualche importatore non decida di aprire un contenzionso con la dogana e pretenda il rispetto dei propri diritti e delle legge.
    Cordiali saluti.

  • Corrado Savio

    Grazie della risposta esaustiva.

    Cordiali saluti.

  • Ringrazio Lei come tutti i partecipanti ed il lettori del blog, perchè è grazie a Voi che vive e cresce.
    La Sua utilità è dimostrata dal fatto che continuano ad esserci persone come Lei che chiedono spiegazioni e purtroppo altre che, convinte di cose sbagliate, continuano a sostenere tesi che devono essere contestate e per questo cito due esempi eclatanti.
    C’è chi sostiene che:
    1° gli extra europei possono fare la marcatura CE, cosa questa assurda dal punto di vista legale e di cui si trova la corretta indicazione nelle direttive, che specificano TUTTE che il produttore all’estero deve avere un mandatario (rappresentante legale) residente in Europa
    2° la dogana rappresenta il limite per l’immissione in libera pratica o in commercio, anche questa affermazione contrastante con le direttive europee, che spiegano che la libera pratica o l’immissione in commercio coincidono con il momento in cui il bene viene messo a disposizione di un terzo in qualsiasi forma, ma questo terzo non può essere l’importatore ovviamente.
    Sulla base di queste due convinzioni, dal nostro punto di vista ERRATE, ad esempio si bloccano gli occhiali da sole in dogana, perchè non hanno un certificato (cosa non prevista, dato che sono DPI di prima classe ed è sufficiente la dichiarazione di conformità o anche NULLA, per passare la dogana), oppure si sequestrano merci con l’avvallo di potenti Organismi Notificati che dichiarano non conformi dei prodotti sulla base di osservazioni superficiali.
    Cito un esempio per tutti: una lampada da 1.000 watt per asciugare la vernice nelle carrozzerie, è stata fermata in dogana, perchè mancante di istruzioni in italiano ed etichetta. Era doveroso da parte della dogana rilasciare il prodotto entro 3 gg. lavorativi con la scritta sui documenti “prodotto non idoneo al commercio, perchè non conforme con la marcatura CE”. Questo prevede la legge! Invece il prodotto è stato inviato ad un primario Organismo Notificato, che guarda caso ha una convenzione con il Ministero per eseguire questi controlli di conformità ( che non ci sia qualche conflitto di interessi, visto che l’Organismo fa anche le prove per i privati da controllare? ). Ebbene questo Organismo ha dichiarato formalmente che il prodotto mancava di spina (serviva solo un cavo volante) e di etichetta e qualora si fosse provveduto il prodotto sarebbe stato conforme, cosa poi accaduta grazie al nostro intervento. Peccato che ad un nostro successivo test elettrico il prodotto presentasse la messa a terra isolata, cioè inefficace e quindi era effettivamente MOLTO pericoloso per chi lo avesse utilizzato.
    Conclusione: prodotto tenuto fermo in dogana per mesi, soldi buttati per controlli (a pagamento) inutili, non richiesti dalla legge e fatti male ed alla fine chi ha pagato? L’importatore, cioè colui che lavora per mandare avanti nel suo piccolo l’economia e noi cittadini che abbiamo pagato e continuiamo a pagare dei funzionari che fanno il contrario di quello che dicono le leggi, ed il paradosso è che sono convinti di avere ragione.

  • Livio Ferrara (Castelbuono - PA)

    Io ho sempre creduto che le due lettere sono l’acronimo inglese China Export ! Mi sbagliavo, dunque ormai sono confuso se è un significato o un’altro, ma non mi importa più di tanto. Ciò che conta è che il prodotto sia fatto bene e con una certa garanzia, e per fortuna (o purtroppo) anche i Cinesi sanno produrre. Quì in Italia piuttosto no, non è un grande paese, non esportiamo grandi marche di elettrodomestici ed elettronica.

  • Salve, il significato di China Export é stato attribuito per un certo tempo, ora molto meno, da coloro che mettendo un marchio CE a caso e senza alcuna relazione con le direttive, volevano affermare di non aver imitato il marchio corretto.
    Tutte le direttive attuali ammoniscono sul fatto di applicare marchi che possano indurre confusione nel consumatore.
    CE puó assumere solo il significato di Conformità Europea, questo peró non impedisce ancora che pur con questo significato e pur stampato correttamente, esso sia applicato senza una corretta procedura sia dai produttori europei che dagli extra europei, in un regime di confusione totale e di altrettanta insicurezza.
    Il significato intrinseco di questo marchio é “prodotto sicuro” e purtroppo questo sfugge sia ai consumatori che ai produttori che di molte cose si preoccupano, ma molto poco di garantire la sicurezza dei prodotti.
    Sono d’accordo con Lei sul fatto che i cinesi ed altri sappiano lavorare bene, a patto che glielo si chieda, non sono invece d’accordo che si lavori male in Italia, forse non siamo e non saremo competitivi sul prezzo, ma sulla capacità di lavorare non si discute, piuttosto manca la consapevolezza che non basta fare bene le cose, bisogna anche dimostrarlo formalmente, e quando si parla di “documentare” le nostre abilità, allora siamo tra gli ultimi della classe.
    Saluti.

  • Livio Ferrara (Castelbuono PA)

    Basterebbe solo leggere se un prodotto è made in: China o Popolare Repubblica Chinese. P.R.C. PE questo può piacere o non piacere. Conta dove è stato prodotto.

    Per quanto riguarda l’Italia noi facciamo pure qualche buoni prodotti, ma sono anche d’accordo ci vuole anche determinazione e diplomazia per farne conoscere le nostre potenzialità e qualità agli altri paesi, che stanno più avanti di noi. Dobbiamo solamente svegliarci noi ed essere un po più competitivi, e poi chi siamo noi Italiani per giudicare le grandi potenze economiche ?!2 Davide contro Golia ? Il problema non è loro che sono piuttosto avanti, bensì noi che siamo piuttosto indietro. Tutto è relativo.

  • Non si deve confondere il CE che significa Conformità Europea, cioé rispetto delle direttive europee, con il “Made in …..” che é un altro obbligo che riguarda il prodotti che circolano nel mercato UE.
    Non ho commenti in merito alle capacità della nostra industria, i dubbi caso mai sono su questioni piú generali di valori e rispetto delle leggi, con le quali gli italiani hanno sempre delle difficoltà.
    Saluti.

  • stefano

    buongiorno vorrei delucidazioni sul marchio c e di lampadine cinesi

  • Salve, può trovare utili informazioni sulla marcatura CE sull’opuscolo che può scaricare cliccando sull’icona dell’Europa presente sulla colonna a sinistra del blog, inoltre all’interno della categoria apparecchiature elettriche troverà molti articoli in merito.
    Cordiali saluti

  • Alberto Antoni

    Salve,
    riflettevo sulla marcatura CE errata sulle chiavette Vodafon e non capisco se per legge dovrebbe comparire solo il marchio di conformità europea mentre il marchio CE (china export) no.
    Se un prodotto è fabbricato in China ed è commercializzato in Europa dovrebbe avere entrambi i simboli a questo punto, magari così si evidenzierebbe ulteriormente il problema dei marchi graficamente simili.
    La marcatura cinese CE fornisce comunque un’informazione su dove è stato prodotto.

  • Salve, le chiavette della Vodafone avevano il marchio sbagliato, punto. Ora lo riportano corretto, si vede che qualcuno se ne è accorto.
    Il China Export non esiste ed anzi era un stratagemma degli importatori per dire “non è il marchio CE, ma significa China export” per il semplice motivo che allora come ora, non adempivano agli obblighi della marcatura.
    Ora però la legge vieta espressamente di apporre dei marchi che anche solo assomiglino al marchio CE e per evidenziare l’origine si deve scrivere “made in …. ” e null’altro, nessun logo e nessun marchio.
    Quindi China Export è stato un escamotage per un certo tempo, ora è solo una bufala ed in parte una leggenda metropolitana.
    I prodotti che provengono da fuori Europa devono essere marcati CE a cura dell’importatore, che deve apporre anche il proprio nome e deve fare il manuale in italiano e la dichiarazione di conformità.
    Cordiali saluti.

  • Giuseppe

    Salve,
    avrei un dubbio: dei ricambi per automobili, si tratta di piccoli involucri in plastica del peso di 10 gr circa e le dimensioni di un pacco di sigarette (quindi molto piccolo) necessità di marcatura CE?

  • Salve, se sono effettivamente ricambi automobilistici non devono essere marcati CE come l resto nessun prodotto ricadente in automotive.
    Cordiali saluti.

  • Giuseppe

    Gentile Sig. Carraro,
    grazie per la celere risposta. Davvero complimenti per il servizio e per la chiarezza del sito.
    Un ultimo quesito: a chi dovrei rivolgermi per sapere se i ricambi per automobili di cui ho parlato nella precedente e-mail possono essere ritirati da paesi extra UE (vedi Cina) e quindi sapere se la loro importazione è regolare oppure si possono presentare problemi di contraffazione?

    Grazie anticipatamente

  • Tutti i prodotti automotive sono soggetti a norme molto stringenti e devono essere omologati sia dalle autorità che dalle case automobilistiche, quindi ritengo che un impegno in questo ambito sia molto delicato.
    Le autorità che controllano il mercato sono: Guardia di Finanza, Tributaria, Polizia, Carabinieri e Camere di Commercio, presso le quali bisogna avere la fortuna di incontrare le persone che conoscono il loro ruolo, ci sono ma non é facile trovarle.
    Cordiali saluti.

  • Matteo

    Salve ingegnere ,

    Le volevo chiedere molte aziende cinesi hanno solo test SGS e BV questi documenti possono valere per ottenere marchio CE? È un altra cosa se loro non hanno marchio CE devo solo importare solo un pezzo (es.pallina di gomma per cani)e ottenere il marchio CE da me?a quale azienda italiana la devo far esaminare ?quanto ci metto e quanto spendo?dove faccio la marcatura?e se poi importo 20.000 pezzi di questo articolo in dogana cosa dico ho il marchio di una pallina lo metterò su tutte?che documento devo presentare?grazie tante!saluti dottore!

  • Salve, facciamo un pò di chiarezza perchè credo sia necessaria:
    – i cinesi NON possono MAI mettere legalmente il marchio CE, lo possono fare solo su richiesta di un soggetto europeo (importatore) altrimenti come nella maggior parte dei casi è un espediente per far pensare che sono in regola
    – la marcatura CE non serve in alcun caso per la dogana, ance se purtroppo i doganieri italiani (non tutti) sembrano non saperlo o più facilmente se ne fregano e creano inutili problemi agli importatori
    – la pallina se è esclusivamente per cani non ha alcuna necessità di essere marcata CE, però nelle istruzioni dovrà essere espressamente scritto che è SOLO per animali
    – il prodotto essendo generico e senza alcuna categoria deve rispettare la direttiva 2001/95/CE che non richiede il marchio CE
    – la presenza di certificati SGS o BV ??? dovrebbe dimostrare la rispondenza a delle norme, però mi piacerebbe verificarli di persona
    Spero di essere stato chiaro ed utile al Suo scopo.
    Cordiali saluti

  • Carmine

    Salve,
    da poco tempo sto importando dalla Cina campioni di macchinette elettriche per centri estetici a bassa tensione,l’alimentatore fa uscire max 15V 1A, sono delle macchinette che servono ad effettuare trattamenti di trucco semipermanente, cio’ significa che con quelle macchinette si instilla nei primissimi strati del derma, tramite una penna con un puntale tipo ago che sale e scende di 1,5 mm circa e deposita il pigmento nel derma, questo pigmento rimane come un disegno x piu’ o meno 15/18 mesi e poi tende a scomparire.
    Da sapere che attrezzature simili,se non proprio uguali sono gia’ vendute in italia da aziende leader del settore.
    Le macchinette mi arrivano con una marchiatura CE e con un made in Switzerland, puo’ essere un marchio originale poiche’ sembra che in Cina vengano solo assemblate.
    Se cio’ non e’ possibile a chi posso rivolgermi per certificare queste macchinette? cosa costa? , tenga conto che il valore di ciascuna macchinetta e di circa 75 $.
    Gli aghi sono invece sono prodotti in Cina, hanno la dicitura STERILE EO, uguale a quelli che producono in Europa o Italia, e che vendono regolarmente, volevo sapere se anche per quelli ci vuole una speciale certificazione.
    Inoltre i pigmenti che uso sono americani approvati dalla FDA americana, sono anch’essi da certificare dal momento che vengono depositati circa 1,5 mm sotto la pelle? Puo? bastare la certificazione americana , i produttori americani mi hanno inviato un documento COA, da dove si evince la composizione dei pigmenti.
    Mi scusi per la lungaggine ma era il minimo per metterla in condizione di darmi risposte .
    L’occasione e’ gradita per inviarLe i piu’ Cordiali Saluti-
    Carmine

  • Salve, i prodotti da Lei indicati sono in bassa tensione (50-1.000 V) perchè c’è a monte un alimentatore, quindi devono essere obbligatoriamente marcati CE.
    La marcatura CE la deve fare chi immette in uso il prodotto, cioè Lei, ogni considerazione su tutti gli altri marchi e le scritte presenti sul prodotto è superflua, sono solo scritte prive di significato.
    Per quanto riguarda gli inchiostri, essi rientrano nei cosmetici, quindi dovranno rispettare la pertinente direttiva.
    Le invierò un preventivo privatamente, ma Le anticipo che non credo sia possibile con quel livello di prezzo sostenere ragionevolmente il costo di marcatura CE, a meno che il commercio non riguardi centinaia di prodotti.
    La ringrazio per l’attenzione riservataci e La saluto cordialmente.
    Ing. Carraro

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