Il manuale di istruzione

Il manuale di istruzione

Il nome corretto è manuale di installazione, uso e manutenzione e come si comprende facilmente, segue tutta la vita del prodotto.

E’ un documento indispensabile e già da decenni negli Stati Uniti, un prodotto consegnato senza manuale viene considerato incompleto, ora anche in Europa ci siamo allineati.

Il manuale deve dare tutte le informazioni per far si che tutti coloro che con esso interagiranno, non corrano rischi inutili e soprattutto prevedibili ed evitabili.

Il documento si sviluppa sulla base dell’analisi dei rischi, che è l’attività che viene svolta per prima, allo scopo di evidenziare la potenziale pericolosità del prodotto.

Il manuale deve fornire nel modo più semplice possibile, tutte le istruzioni per poter installare, utilizzare e fare la manutenzione del prodotto, in completa o massima sicurezza, sfruttando al meglio le sue caratteristiche d’uso.

Può presentarsi in varie forme, da semplice fogliettino es: quello degli ovetti kinder, a veri e propri fascicoli, a volte suddivisi per destinatario cioè l’installatore, l’utente ed il manutentore.

Va redatto secondo determinate regole e nella direttiva macchine si trova lo schema più completo per la redazione del manuale, mentre altre direttive lasciano più spazio all’iniziativa del costruttore.

Deve essere scritto nella lingua del Paese in cui il prodotto è distribuito ed in una delle lingue ufficiali della Comunità Europea.

Un consiglio finale, pretendete sempre il manuale quando acquistate un prodotto, verificate se è comprensibile, la sua assenza è un primo segnale di un prodotto scadente.

By |2018-02-02T12:35:08+00:00novembre 27th, 2009|La Fattoria degli Animali (Rassegna stampa)|72 Comments

About the Author:

Sono l'ing. Renato Carraro, laureato in meccanica e specializzato in gestione aziendale. In 40 anni di attività professionale ho conosciuto moltissime aziende di varie dimensioni ed in tantissimi settori economici. Mi occupo di marcatura CE da quando questa è diventata obbligatoria per le aziende, cioè ormai da 20 anni. I miei studi e le mie esperienze mi consentono di affrontare problematiche tecniche molto diverse, nei più disparati ambiti industriali. La consulenza che posso fornire è relativa alle norme da applicare ed alle direttive da rispettare. Il nostro studio fornisce inoltre consulenza sui seguenti ambiti: - registrazione di marchi - brevetti - perizie - progettazioni ( oleodinamiche e meccaniche ) - sistemi di gestione per la qualità ISO 9001 2015

72 Comments

  1. Renato Carraro 8 marzo 2017 at 18:10

    Salve, credo che sarebbe più logico che Lei chiedesse questo chiarimento a chi Le ha fornito questa informazione, peraltro priva di fondamento, non entro nel dettaglio della questione, perchè sinceramente mi sembra troppo stupida per meritare un chiarimento. (naturalmente non mi riferisco a Lei).
    Lei ha l’obbligo di realizzare la documentazione tecnica nella lingua del Paese in cui venderà il Suo prodotto, questo dice la legge.
    La saluto cordialmente
    ing. Carraro

  2. LUCA 8 marzo 2017 at 15:08

    Buongiorno Ing. Carraro,
    Stiamo realizzando una macchina per un cliente che ci ha richiesto i manuali tecnici in una lingua e i manuali operatori in un’altra.
    c’è stato evidenziato che la differenza tra manuale tecnico e manuale operatore è definito da uno standard CE.
    Mi potrebbe cortesemente dire dove trovare la differenza tra i due?

  3. Renato Carraro 9 settembre 2016 at 15:07

    Salve, non ha alcuna importanza il luogo di immissione in commercio, Lei acquista in Italia da soggetto italiano, non è andato in Germania ad acquistare il prodotto in un negozio.
    Inoltre il produttore DEVE utilizzare la lingua del Paese in cui venderà il prodotto, quindi se anche l’Italia è tra questi, DEVE utilizzare l’italiano.
    Nessuno obbliga il produttore tedesco a vendere in Italia, o direttamente o tramite una filiale, ma tutti i prodotti che arrivano ai consumatori/utilizzatori italiani, devono avere le istruzioni in italiano.
    Ovviamente lo stesso vale per ogni Paese UE, che ha pari dignità di tutti gli altri e non sta scritto da nessuna parte che un cittadino italiano o sloveno, debba conoscere una delle lingue da Lei indicate.
    Tutto questo è contenuto in specifiche leggi europee, vale per tutti i cittadini UE, siano essi produttori o clienti.
    Se i cittadini conoscessero e pretendessero il rispetto dei loro diritti, anziché come spesso succede, lamentarsi piagnucolosamente, FORSE le cose cambierebbero.
    E’ colpevole solo colui che non rispetta i diritti degli altri, o anche quelli che non pretendono il rispetto di tali diritti? Stendiamo un velo pietoso su coloro che dovrebbero vigilare su tutto ciò, ma che spesso non vengono neppure informati di tali illegalità, che comunque ben conoscono.
    Se al produttore tedesco e/o alla filiale italiana, venisse comminata la multa prevista dalla legge, sarebbe utile ed educativo.
    Le indicazioni di nazionalità sono puramente casuali, ed il discorso vale per qualsiasi produttore in UE e qualsiasi cittadino UE.
    La ringrazio e La saluto cordialmente.
    ing. Carraro

  4. Luca 9 settembre 2016 at 14:54

    Buongiorno Ingegnere,
    Ho un quesito riguardante la lingua dei manuali di strumenti (sensori per automazione industriale) prodotti in Germania e venduti in Italia (con spedizione direttamente dalla Germania)
    Tali prodotti sono corredati da manuale di istruzioni in Tedesco, Francese ed Inglese. E’ obbligatoria la disponibilità del manuale in Italiano, anche se il prodotto è spedito direttamente dalla Germania?
    I clienti italiani ordinano e ricevono fattura dalla succursale commerciale Italiana, mentre il prodotto viaggia direttamente dal magazzino tedesco a quello del cliente finale.
    Il prodotto è da considerarsi “immesso nel mercato” in Germania o in Italia?
    Grazie per l’attenzione e per l’aiuto nel fare chiarezza

  5. Renato Carraro 29 agosto 2016 at 17:59

    Salve, tutte le dichiarazioni sono redatte dal produttore e tutta le marcature sono delle “autodichiarazioni” ed è vero il contrario di ciò che comunemente si pensa, cioè non sono necessari enti terzi, nella maggior parte dei casi.
    La dichiarazione è però la parte conclusiva della marcatura o della conformità alla 2001/95/CE, come la ciliegina sulla torta, se non c’è la torta, ovvero il fascicolo tecnico, la ciliegina vale poco.
    La dichiarazione è una sintesi dietro la quale ci deve essere tutta la documentazione prevista dalla legge.
    Il nostro lavoro consiste nel mostrare e spiegare come si redige questa documentazione.
    La saluto cordialmente
    Ing. Carraro

  6. danilo mattellini 29 agosto 2016 at 14:48

    buongiorno,Ingegnere.
    Le sottopongo un quesito,
    Costruiamo attrezzature da poledance: uno sport non ancora normato, poco noto e spesso equivocamente interpretato come attività ludica da nigh club…
    Benchè le molte apparizioni televisive, anche pre-olimpiche abbiano fatto un po di chiarezza, fatico a formulare una dichiarazione di conformità per i miei prodotti: l’unica norma a cui posso parzialmente riferirmi sembra essere quella delle attrezzature secondo quanto previsto dalla Direttiva 2001/95/CE e, per quanto applicabile, alla norma UNI EN 913:2009.
    Ora, volendo fare meglio dei miei competitors (che nulla dichiarano), vorrei sapere quale valore ha questa dichiarazione (autocertificazione), e se a Suo parere, andrebbe integrata con qualcos’altro.

    grazie mille per il Suo contributo.

  7. Renato Carraro 19 luglio 2016 at 17:07

    Salve, ci sono molte leggi ed anche il buon senso, che impongono di vendere un prodotto accompagnato dalle istruzioni nella lingua compresa dall’utilizzatore, cioè presumibilmente quella del Paese in cui il prodotto viene venduto.
    La mancanza di questa caratteristica espone, giustamente, chi transige, a condanna civile con ammenda fino a 50.000 € e con condanna penale fino ad un anno di reclusione.
    Perciò a prescindere dai piani aziendali, che dovrebbero prendere in considerazione anche il costo di un’eventuale multa, la legge è chiara e considero chi non la rispetta, non solo un trasgressore, ma anche uno stupido, che confida nel mancato controllo delle autorità di controllo e nell’accettazione silenziosa di chi acquista un prodotto, nonostante sia privo di istruzioni comprensibili.
    Quando i consumatori si sveglieranno, queste furbate avranno termine e si arriverà al rispetto ed alla sicurezza.
    Cordiali saluti
    ing. Carraro

  8. Cristiano 19 luglio 2016 at 16:23

    Buonasera dr.Carraro
    Sono impiegato tecnico presso la filiale Italiana di una azienda tedesca,la quale immetterà sul mercato Italiano nei prossimi mesi macchinari di produzione Tedesca ed Inglese. I manuali presentano ovviamente la marcatura CE, ma sono tutti in Inglese, ed a causa di una revisione degli stessi in atto attualmente, la traduzione in lingua Italiana non rientra nei piani immediati. La mancanza della versione Italiana dei manuali può bloccare l’immissione delle apparecchiature sul Nostro territorio? che tipo di sanzioni sono previste? A quale normativa posso fare riferimento per sollecitare la necessità di tradurre velocemente i testi?

    Cordiali saluti

  9. Renato Carraro 12 dicembre 2015 at 16:19

    Salve, se la Sua azienda vende con il nome del produttore, deve solo fare la registrazione presso il Ministero della salute, se invece vende con la propria ragione sociale, deve fare l’intera marcatura.
    È compito del fabbricante redigere la dichiarazione di conformità e di firmarla, quindi qualsiasi intervento da parte Vostra su un documento firmato da altri non è corretto, perché non avete titolo per fare questa operazione.
    La saluto cordialmente
    Ing. Carraro

  10. Stefano 12 dicembre 2015 at 16:13

    Buongiorno ing. Carraro,
    la nostra società rivende software in ambito medicale.
    Tali software sono prodotti in Europa (Spagna) ed hanno una dichiarazione di conformità CE come dispositivo medicale: tale documento è redatto in lingua inglese e spagnola.
    Per l’Italia dobbiamo fornire una traduzione del testo della dichiarazione di conformità (scritto da noi fornitori) ed allegare una copia della dichiarazione CE in inglese? Può andare bene questa soluzione? Grazie in anticipo.

  11. Renato Carraro 21 agosto 2015 at 21:39

    Salve, la domanda non è fuori tema, però è fuori contesto, nel senso che per risponderLe avrei bisogno di entrare nello specifico e conoscere una serie di dettagli tecnici, che comporterebbe una lunga discussione che forse interesserebbe Lei, me a qualcun altro.
    Può contattarmi direttamente, così magari potremmo discuterne più ampiamente e vedere se posso esserLe di aiuto.
    La saluto cordialmente
    ing. Carraro

  12. Massimo 21 agosto 2015 at 17:53

    Una domanda “fuori tema”
    Gentilissimo Ing Carraro, devo gestire un centinaio di manuali per differenti prodotti. Il testo è simile, ma non identico: vi sono alcuni capitoli e le figure che sono “prodotto specifiche”.
    Capita spesso, durante le revisioni annuali del manuale d’uso, di voler modificare una frase (nella parte comune) per renderla più chiara, questo comporta di dover aprire tutti i documenti word e correggerli uno ad uno; un lavoro immane e noiosissimo.
    Esiste un software che mi può aiutare? Ho provato ad usare stampa-unione di word, ma non gestisce del testo con formattazioni così complesse e le figure.
    Mi può aiutare?
    Grazie mille
    Massimo

  13. Renato Carraro 14 gennaio 2015 at 03:46

    Salve, ciò che Lei ipotizza é perfettamente legale è previsto dalle direttive, a condizione che si comunichi al cliente la sua facoltà di richiedere il manuale in forma cartacea.
    Quindi si può fare ed il cliente deve essere avvisato.
    Cordiali saluti
    Ing. Carraro

  14. BRUNO 13 gennaio 2015 at 12:21

    Buongiorno Ingegnere,

    I nostri prodotti vengono inviati ai CLienti con un manaule in forma cartacea.
    Vorremmo per non gestire tanta carta renderli disponibili sul nostro sito
    o ancor meglio mettere sul prodotto stesso una etichetta con un matrix code leggibile che collega al manuale.

    Si può fare?

    Il cliente va avvisato in qualche modo?

    Grazie
    infinite

  15. Renato Carraro 20 novembre 2014 at 20:13

    Salve, assolutamente si e ritengo che questa azione si applica con una rarità disperante, se le autorità applicassero anche solo questa minima parte della legge, i consumatori ne trarrebbero molto vantaggio.
    Lo stesso vale per i manuali senza la lingua italiana, è come se non ci fossero.
    La ringrazio e La saluto cordialmente.

  16. Claudio 20 novembre 2014 at 19:54

    La mancanza del libretto di istruzioni può essere motivo di sequestro dei beni importati? Non in Dogana ma al momento delal vendita

  17. Renato Carraro 22 maggio 2014 at 14:25

    Buongiorno, assieme al prodotto è necessario consegnare: manuale, dichiarazione di conformità, etichetta identificativa con il marchio CE, possibilmente attaccata al prodotto, il tutto nella lingua o nelle lingue del Paese di destinazione (in Spagna o in Belgio, sono più di una).
    Il fascicolo tecnico (che non è il manuale) è un documento riservato che deve essere messo a disposizione solo delle autorità, se esso è completo, come richiede la legge, contiene informazioni sensibili, che nessuno fornirebbe ad un cliente, quindi probabilmente parliamo di cose diverse identificate con lo stesso termine.
    La saluto cordialmente.
    ing. Carraro

  18. Catherine 22 maggio 2014 at 13:57

    Buon giorno Ing.,
    Se vendo un prodotto fabbricato in Italia, con tanto di certificato CE, ad un cliente francese, devo per forza consegnare i vari manuali (uso e manutenzione, fascicolo tecnico,…) in lingua francese ? Non è corretto inviare la documentazione sia in italiano sia in inglese ?
    Ringrazio fin d’ora per la Sua gradita risposta.
    cordiali saluti.

  19. Sara 19 novembre 2013 at 15:21

    Buon pomeriggio Ing. Carraro, ho acquistato una stufa a legna da poco, la quale mi è stata consegnata senza alcun manuale d’uso, libretto, garanzia e quant’altro.
    Mi è stato detto che fino a quando non saldo l’acquisto non mi verranno consegnati: non vorrei sbagliare ma non credo sia una modalità corretta di operare: per quanto ne so io, questi documenti dovrebbero essere già presenti e consegnati all’interno del prodotto per legge.
    Sbaglio?

    Cordiali saluti.

  20. Renato Carraro 3 agosto 2013 at 00:45

    Salve, a parte tutte le norme sui prodotto a contatto con i cibi, mi sembra strano che Lei non nomini la marcatura CE, parlando di macchinari o impianti speciali. Non funzionano con qualche tipo di energia?
    A parte ciò che chiedono i clienti ciò che conta è ciò che chiede la legge al costruttore e questo lo dovreste conoscere bene per poterlo applicare sulla costruzione dei Vostri prodotti.
    Cordiali saluti
    Ing. Carraro

  21. Luca 2 agosto 2013 at 14:53

    Buona sera ing. Carraro, sono titolare di un’azienda che produce impianti speciali per l’industria alimentare e da quest’anno alcuni mie clienti (specie nle nord Europa) mi chiedono di integrare la dichiarazione di conformità con il regolamento 10/2011 in materia di materiali plastici a contatto con i prodotti alimentari.
    Noi già indichiamo il regolamento 1935/2004 che regolamente tutte le tipologie di materiali che durante il processo produtivo possono venire a contatto con il prodotto alimentare. Non è già più che sufficiente?
    Quando è necessario indicare le norme armonizzate UNI?
    Saluti e Grazie

  22. Renato Carraro 4 maggio 2012 at 16:22

    Certamente la Sua è una fotografia corretta, da parte mia sia nel contatto con i clienti sia nel blog, grazie a molte persone come Lei, approfitto per gettare sassi nello stagno, vanno sempre a fondo, però fanno un pò di onde. Meglio di niente, per l’accontentarsi ho una massima “chi si accontenta muore“, e non riguarda nè i soldi nè il cibo, ma il volere fare bene ciò che si fa.
    Saluti e grazie.

  23. Giovanni 4 maggio 2012 at 16:14

    Ingegnere da Ingegnere le dò il mio modesto parere… la mentalità diffusa è quella di far le cose a braccio…. Conseguentemente il voler cercare di essere rigorosi, come nella dimostrazione di un teorema, è impossibile… quindi l’unica cosa che ci è data di fare è , purtroppo, accontentarsi cercando di ottenere con le condizioni al contorno che si ha di far la migliore cosa per tutto e tutti….
    Di nuovo grazie

  24. Renato Carraro 4 maggio 2012 at 15:46

    Condivido pienamente i Suoi sospetti, pensi che in migliaia di interventi ormai al nostro attivo, non abbiamo mai trovato una sola analisi dei rischi decente, anche in aziende multinazionali e di primissimo livello.
    A volte mi è capitato di trovare delle analisi eseguite anche da primari Organismi Notificati, che rilasciano anche marchi di Qualità e che erano una semplice parodia dell’analisi dei rischi, come a dire: c’è il rischio di folgorazione? Si, l’ho considerato ed ora è tutto OK! Perchè? Perchè lo dico io! Secondo Lei e secondo Voi lettori, questa è un’analisi?
    Oppure in un altro caso ho trovato in un sollevatore a pantografo analizzato sempre da primario Organismo Notificato: pericolo di cesoiamento – non pertinente. credo che ogni commento sia superfluo, ed il Suo caso è perfettamente nella norma, mi sarei stupito del contrario.
    Saluti.

  25. Giovanni 4 maggio 2012 at 15:18

    Buonasera Ingegnere,
    non avevo assolutamente notato il filmato che adesso mi guarderò;
    credo di aver capito e posso dire che

    1) direttive e norme sono state individuate dal costruttore;
    2) non credo che venga fatta l’analisi dei rischi o perlomeno a me non risulta;
    3) il manuale d’uso/istruzioni è semplicemente lo schema UNIFILARE;
    4) La conformità di prodotto se c’è a me non risulta trasparente a meno che non coincida con il verbale di collaudo;
    5) l’etichetta con i dati identificativi del quadro e del costruttore è normalmente presente;
    6) Il fascicolo tecnico a noi non viene consegnato quindi dubito dell’esistenza;

    Alla luce di questo credo di poter affermare che la marcatura CE sia un po zoppa come sospettavo…. vedrò cosa posso fare….

    Grazie mille

  26. Renato Carraro 4 maggio 2012 at 14:31

    Salve, parlando di bassa tensione, il termine “iluminarmi” mi sembra adeguato, e La ringrazio per la fiducia che mi riserva.
    Come può vedere anche sulla seconda pagina del nostro sito, c’è un filmato dell’Unione Europea che mostra in dettaglio i vari passaggi che ora Le riassumo.
    1 identificazione direttive e norme (queste ultime volontarie in alcuni casi in altri obbligatorie, es: CEI), nel Suo caso direttive Bassa tensione e Compatibilità elettromagnetica, poi bisogna vedere se i quadri vanno installati su macchine, o su ambienti.
    2 esecuzione dell’analisi dei rischi che ovviamente dipende dalle direttive ritenute pertinenti
    3 redazione del manuale/istruzioni d’uso
    4 dichiarazione di conformità, che nel caso dei quadri può essere doppia ovvero conformità del prodotto e conformità di installazione
    5 etichetta con il marchio CE e i dati identificativi del prodotto e del produttore
    6 costituzione del fascicolo tecnico
    Con il prodotto va SEMPRE e SOLO consegnato: manuale/istruzioni, dichiarazione di conformità e se c’è installazione anche di installazione, etichetta CE sul prodotto, applicata in modo non rimovibile.
    Spero di essere stato chiaro e comprensibile, altrimenti invierà un altro commento.
    Buona giornata

  27. Giovanni 4 maggio 2012 at 14:21

    Buonasera Ingegnere,
    nel mio lavoro ho a che fare con aziende produttrici di quadri elettrici in bassa tensione (sinusoidale).
    Dato che non mi torna assolutamente la metodologia che seguono per applicare la marcatura CE sui quadri e soprattutto la documentazione che ci rilasciono, potrebbe in una serie di punti illuminarmi su cosa è necessario fare per poter apporre la marcatura CE su un quadro elettrico in bassa tensione e la documentazione che deve essere allegata al quadro?

    Grazie

  28. Renato Carraro 12 gennaio 2012 at 16:09

    Salve, precisiamo prima di tutto che l’azienda che ha sede fuori dell’Europa, che non ha un mandatario residente in Europa, che non ha una filiale in Europa, NON può commercializzare il prodotto in Europa, per il semplice motivo che non lo può marcare CE.
    Chi può marcare CE il prodotto è SOLO un soggetto residente in Europa, quindi il mandatario, la filiale, l’importatore, se non esiste questo presupposto non esiste neppure il problema del manuale che in ogni caso deve essere in Italiano per l’Italia, in francese per la Francia e via di seguito, se c’è anche la lingua inglese è un’aggiunta che può essere utile, non indispensabile e non sufficiente (esclusi i Paesi con lingua ufficiale inglese).
    Il manuale on line va bene, ma su richiesta del cliente deve essere fornito anche cartaceo, dato che l’accesso ad internet non può essere considerata situazione universale.
    Saluti

  29. Sergio 12 gennaio 2012 at 15:58

    Ing.Carraro, vorrei una precisazione riguardo alle modalità di fornitura delle istruzioni per l’uso per prodotti marcati CE. Un’azienda isrealiana che li produce e commercializza ha emesso un labelling in lingua inglese che è stato tradotto dall’importatore in Italia. L’azienda israeliana è tenuta a fornire i singoli prodotti nel mercato italiano (a) anche senza manuale utente, basta che questo sia disponibile online; (b) con il solo manuale inglese (versione controllata), quello in italiano può essere disponibile online; (c) sia con il manuale inglese che con quello italiano?
    Inoltre, nei casi (a) e (b) come va notificata all’utente italiano la disponibilità del manuale oinline?
    Grazie in anticipo!

  30. Renato Carraro 6 dicembre 2011 at 14:32

    La direttiva RoHS ormai da anni obbligatoria in tutto il mondo per i prodotti elettrici ed elettronici, prevede che sia garantita una soglia massima di presenza di piombo ed altri materiali nocivi all’interno di tali prodotti.
    Il fatto che non ne abbia mai sentito parlare è sintomatico della situazione generale del nostro sistema produttivo, dove è certamente più noto il delitto di Sara Scassi, dato che mai sentiremo parlare per televisione di cose che riguardano la sicurezza di tutti noi, mentre siamo sommersi di informazioni che solleticano la nostra curiosità morbosa, e certamente non ascrivo a Lei alcuna responsabilità, ma a tutti coloro (associazioni di categoria comprese) che dovrebbero occuparsi dell’informazione collettiva e degli addetti ai lavori in particolare.
    Se tra i Suoi prodotti ci sono componenti elettrici ed elettronici Lei è obbligato da anni a garantire il rispetto della RoHS, della RAEE e della AEE, e non so se conosca anche queste due.
    Cordiali saluti.

  31. ROBERTO GARAFFI 6 dicembre 2011 at 14:21

    Ing Carraro, un nostro cliente ci chiede di mandargli, a proposito della dichiarazione Rohs, il “certificato test report” . Vorrei sapere di che cosa si tratta ed eventualmente a chi richiederlo dal momento che non ne ho mai sentito parlare.
    In attesa di una sua risposta, La ringrazio anticipatamente.

  32. Renato Carraro 3 dicembre 2011 at 17:06

    Salve. Lei mettendo mano ai prodotti di fatto li “ricrea” si chiama normalmente retrofit, quindi si assume la responsabilità del “nuovo prodotto e deve farne la marcatura nuova. SpeigarLe come fare è un pò complesso, ma se investe un pò di tempo e gira nel blog, può trovare tutte le indicazioni che Le servono. Se decide di risparmiare tempo, ma non denaro può richiedere la nostra consulenza, valutando se per Lei è più conveniente investire in autoformazione o nei lavori di rimessa a nuovo.
    Cordiali saluti

  33. Fabrizio Bordoni 3 dicembre 2011 at 10:51

    Ing Carraro io ho un attività commerciale che tratta la vendita diretta al pubblico di Aspirapolveri usati,soprattutto vecchi modelli della Vorwerk Folletto:io li acquisto da privati,li rimetto in ordine,sostituisco alcune parti usurate dal tempo a volte con ricambi originali a volte con ricambi compatibili made in PRC e li rivendo al consumatore finale:il problema è che il manuale d’istruzione di questi apparecchi che io acquisto non mi viene fornito poichè è andato perduto;per essere in regola ,come posso fare riprodurre un nuovo manuale d’uso ,non come quello originale ma anche semplice……..quale procedura devo seguire per essere in regola con le normative?mi dia un consiglio.
    in anticipo grazie per la disponibilità

  34. Renato Carraro 1 luglio 2011 at 08:54

    Salve, non comprendo il senso della Sua mail, il nostro lavoro è fornire consulenza alle aziende che ce la richiedono.
    Se migliaia di aziende importano e immettono sul mercato prodotti che dovrebbero essere marcati CE ed invece non lo sono, non capisco cosa c’entriamo noi e cosa possiamo farci?
    Lei ha fatto un ragionamento apparentemente corretto, che tiene conto di ciò che fanno gli altri, ma se Lei viaggia in autostrada a 160 orari, come tutti gli altri, pensa di non infrangere le regole e che non pagherà la multa se a fermano?
    Diciamo “italianamente” che gli altri sono più “fortunati” o che hanno qualche santo nel portafoglio, rispetto ai Suoi obblighi ciò non cambia nulla e non mi sento di approvare ad esempio, chi non paga le tasse, perchè non le pagano gli altri.
    Cominciamo a rispettare le leggi, ognuno per proprio conto, dopo avremo anche il diritto ed il dovere di denunciare chi non le rispetta.
    In ogni caso ed al di là delle considerazioni personali, che sono comunque opinabili ( anche le nostre, ovviamente ) rimane un dato di fatto, NOI FACCIAMO I CONSULENTI, niente di più e quindi non possiamo risolvere i problemi creati illegalmente dalla dogana e su cui abbiamo scritto nel nostro blog molte volte.
    Grazie per l’attenzione e cordiali saluti
    CC sas
    ing. Carraro

    Nota: questo testo è la risposta resa privatamente al Sig. Aldo, che aveva continuato lo scambio di commenti sulla mail della C&C e quindi non è impostata come commento, ma come risposta diretta e per tale ragione si fa riferimento alla nostra attività di consulenza, che come i lettori che ci seguono sanno bene, non svolgiamo tramite il blog.

  35. Renato Carraro 1 luglio 2011 at 08:50

    Aldo scrive:

    Grazie.
    L’80% della componentistica elettrica proveniente dalla Cina e’ testata da s&e
    technology laboratory e nessun importatore richiede altri certificati, ma
    esibisce quello di questo laboratorio.
    Ci sono prodotti che circolano da anni con solo la certificazione di s&e
    technology laboratory e null’altro.
    Milioni di componenti per computer e altro.
    Passano la dogana e vengono venduti in Italia.
    Anche da grossi e rinomati importatori.
    Giusto o non giusto, a me viene contestato il marchio CE della s&e technology
    laboratory quando altri vendono tranquoillamente da anni con i certificati di
    questo laboratorio.
    Ora bisogna chiarire…o questo ente e’ certificato e riconosciuto o si blocca
    tutto il mercato.
    Io vengo bloccato e altri importatori vendono tranquillamente il medesimo
    prodotto del medesimo produttore con i medesimoi certificati della s&e
    technology laboratory tranquillamente.
    C’e’ qualcosa che mi sfugge……………….
    Saluti.

    Nota: questo commento è un ulteriore intervento del Sig. Aldo, che però lo ha inviato direttamente alla mail dell C&C, ci permettiamo di pubblicarlo, perchè è il seguito dei precedenti, naturalmente se il Sig. Aldo ce lo chiederà, provvederemo ad eliminarlo

  36. Renato Carraro 30 giugno 2011 at 16:42

    Salve, anche a noi risulta che Bureau Veritas sia un Organismo Notificato,ed anche serio, ciò significa che il prodotto certificato da questo Organismo rispetta le Direttive e le Norme che sono indicate nel certificato.
    Occorre però tenere presente che questo, come tutti gli Organismi certificati, esegue il proprio lavoro su uno o più campioni forniti dal produttore, ma chi garantisce tutti i pezzi prodotti? Non certo l’Organismo Notificato, ma il produttore, che poi formalizza questa garanzia nel documento chiamato Dichiarazione di conformità, che non a caso deve accompagnare ogni singolo pezzo immesso sul mercato.
    Solo gli illusi, o chi vuole farsi illudere, può pensare che un certificato condotto su campioni e rilasciato dal un Organismo esterno, seppur Notificato, sollevi il produttore dalle sue responsabilità nei confronti del cliente.
    Pensate che ci sono anche quelli che acquistano certificati da Enti fasulli, auto notificati e senza nessun riconoscimento, eppure sono contenti lo stesso.
    Proprio in questi giorni ho preso in mano una certificazione ISO 9001 2008, rilasciata dopo una visita commerciale del direttore di questo Istituto, durata 2 ore e senza alcuna presa di visione dell’azienda, che è collocata in altro sito.
    Ora ci si ponga la domanda: ma era proprio tutta colpa di Vanna Marchi se riusciva a vendere tralci di vite come amuleti porta fortuna?
    Chi può credere seriamente di essere certificato ISO 9001 2008, solo perchè lo ha scritto un distinto signore di 70 anni, che non ha neppure visto la ditta?
    La qualità è anche sicurezza, ed è una cosa seria, c’è chi la fa seriamente, come gli Organismi Notificati, e chi imbroglia, ma in ogni situazione ognuno si deve prendere le proprie responsabilità, che non si possono scaricare su altri pagando. No così non funziona!
    Nel caso specifico se l’Organismo ha rilasciato il certificato ad un suo cliente, esso vale e può essere utilizzato da quel cliente e non è un documento pubblico.
    Cordiali saluti.

  37. aldo 30 giugno 2011 at 16:22

    Salve,
    ok ma se un certo prodotto e’ cerificato con marchio CE da Bureau Veritas…a noi risulta che Bureau Vertitas sia ente notificato.

  38. Renato Carraro 29 giugno 2011 at 13:51

    Salve, il termine “materiale elettrico” è troppo generico per un risposta precisa.
    CE e RoHS sono cose molto diverse, il primo marchio indica la sicurezza del prodotto, deve essere apposto da chi ne ha la responsabilità ( cioè un soggetto residente nella Comunità Europea e non può essere applicato da un cinese, ciò non significa che i prodotti non rispettino le norme, il secondo è un marchio a valenza internazionale e riguarda i limiti di presenza di piombo da saldature sui circuiti elettrici.
    In generale i certificati cinesi a tale proposito sono corretti e possono essere utilizzati dall’importatore per eseguire la marcatura.
    Rispondo all’ultima questione con una domanda: se Lei avesse pagato un laboratorio per fare le prove su un prodotto su cui appone il marchio CE, gradirebbe che i tests di prova fossero dati ad un’altra azienda?
    Cordiali saluti.
    ing. Carraro

  39. ALDO 29 giugno 2011 at 12:44

    Buonasera,
    siamo un’azienda che sta cercando informazioni per intraprendere un’importazione dalla Cina di materiale elettrico.
    I produttori cinesi che abbiamo contattato in Cina ci hanno fornito la documentazione CE, ROHS e i test report provenienti da un ente chiamato Bureau Veritas in un primo caso e S&E in un secondo caso entrambi con sede o filiali in Cina.
    La mia domanda è questa: Lei ritiene che questa documentazione possa essere attendibile per quanto richiesto dagli enti preposti al controllo?
    Qualora questi prodotti siano gia’ importati da altri commercianti italiani, i quali si presume abbiamo gia’ effettuato certificazione CE, si puo’ richiedere copia all’ente per la cerificazione CE?
    Cordiali saluti

  40. Renato Carraro 18 maggio 2011 at 13:37

    Salve, ho appena aperto una confezione di una fotocamera ed il numero e dimensione di manuali è veramente notevole, quindi mi chiedo come poter fare stare le istruzioni d’uso di un apparecchio elettrico sulla scatola.
    Inoltre sarà necessario scrivere bene in grande che devono conservare per sempre la scatola in quanto su di essa ci sono le istruzioni per l’utilizzo sicuro del prodotto.
    Siete proprio sicuri che commercialmente sia la strada corretta? Personalmente diffiderei di un apparecchio elettrico che ha le istruzioni d’uso sulla scatola a meno che non debba solo infilare la spina, es un anti zanzare.
    Comunque Voi sapete di che si tratta e potrete decidere, in ogni caso la direttiva non indica un modo specifico per far arrivare le istruzioni all’utilizzatore, purché arrivino con certezza.
    Cordiali saluti.
    ing. Carraro

  41. Mario 18 maggio 2011 at 11:23

    Buongiorno Ingegnere,
    con riferimento alla produzione di apparecchi elettrici rientranti nella direttiva bassa tensione stiamo valutando di sostituire il vecchio ed obsoleto manuale di istruzioni con una versione più aggiornata e completa stampandola direttamente sull’imballo di ogni singolo pezzo anziche su un foglio a se stante.
    Ai fini della marcatura CE può esserci qualche problema?
    La stampa verrà effettuata in versione bilingua(Italiano-Inglese) in quanto i prodotti sono commercializzati in tutto il mondo.
    Grazie per l’attenzione
    Cordiali saluti

  42. […] Manuale di installazione, uso e manutenzione del prodotto […]

  43. Renato Carraro 27 febbraio 2011 at 11:32

    Salve, Lei non ci deve nessun ringraziamento, chi ci segue sa che noi ospitiamo tutti, purché siano rispettosi degli altri e non facciano pubblicità.
    OspitarLa ci fa doppiamente piacere, primo perchè condividiamo molte cose che dice, secondo perchè ci da la possibilità di affrontare alcuni aspetti che non c’entrano con la marcatura CE, ma hanno a che fare con gli italiani.
    Nel mio discorso non mi riferisco a Lei, ma prendo spunto dal Suo discorso per esprimere alcune mie opinioni che non pongo in contraddizione con le Sue, ma con una mia interpretazione dello spirito che mi sembra di cogliere nel Suo commento.
    Innanzitutto sia che gestisce sia chi partecipa a questo blog non si agita, ma cerca di conoscere, capire e chiedere il rispetto delle regole (leggi).
    Se poi questo sia inutile lo vedremo in futuro, certamente se nessuno mai si fosse posto il problema di avere delle regole e di farle rispettare, andremmo in giro per la strada armati di clava o di pistola.
    Le regole servono in una società per fare in modo che tutti siano uguali di fronte ad esse e pretendere che vengano rispettate da tutti è un dovere oltre che un diritto.
    Constatare che i “furbetti” non ci sono solo in Italia, ma ci sono in tutto il mondo, non ci da alcuna consolazione e soprattutto nessun alibi, forse sarebbe meglio riflettere sulla percentuale di questi furbetti rispetto al resto del paese.
    Sono convinto che il male principale della maggioranza nostro popolo ( non dell’italia, ma degli italiani ) sia proprio pensare che i furbetti sono un esempio da imitare e non un male sociale da eliminare.
    Se in Belgio nella classe politica sono presenti dei pedofili, non mi consolo osservando la nostra e constatando magari che i pedofili non ci sono o non sono ancora stati scoperti, magari solo perchè sono più furbi o più potenti.
    Chi partecipa a questo blog fa parte di una minoranza che crede nelle regole, nel rispetto delle regole, nel rispetto degli altri in generale e per questo ha la forza ed il coraggio di chiedere il rispetto anche di se stessi.
    Purtroppo la maggioranza degli italiani non ha bisogno di regole uguali per tutti, ma sente l’esigenza presente da secoli nel suo dna, di avere un “buon padrone£ da servire, che stabilisca di volta in volta quali regole e come applicarle per i suoi sodali e per i servi fedeli, mentre ovviamente altre interpretazioni delle regole vanno date per coloro che si agitano per “pretendere” dei diritti.
    Di solito chi “si agita” per il rispetto delle leggi viene definito “sovversivo” e se questo significa
    – che vogliamo sovvertire un sistema in cui ognuno può fare ciò che vuole
    -in cui la divisa da doganiere permette di sequestrare delle merci senza alcun diritto in barba al tanto urlato “libero mercato”
    – in cui grazie all’ignoranza di chi dovrebbe fare i controlli, sono presenti nel mercato prodotti pericolosi per chi li usa e sui quali chi li importa non paga tasse
    ebbene siamo sovversivi.
    Se essere sovversivi significa tutto questo e tanto altro, allora lo ammettiamo con piacere siamo sovversivi e ci agitiamo, sapendo anche che alla fine delle poche conquiste che riusciremo ad ottenere, godranno anche quelli che se ne stanno in silenzio ed allineati in attesa dell’ordine del “buon padrone”.
    Concludo ribadendo che queste riflessioni non sono in risposta al commento di Valentino, che ringraziamo per avere acceso una miccia, anche se anche Lui, la pensa come noi.
    Cordiali saluti.
    Ing. Carraro

  44. valentino cristofoletto 27 febbraio 2011 at 08:20

    Ragazzi è inutile agitarsi tanto se vi limitate al mercato italiano. Sono appena stato in un negozio di un famoso esportatore svedese; ebbene queste sono le conclusioni:
    Batterie, cesoie, scalette, sedie per ufficio senza nessuna marcatura CE ma con la scritta del produttore “la qualità è garantita da “ZZZZZZZ” con un bel made in China accanto. Ho avuto modo di trovare un giocattolo in gomma marcato CE ma con made in Germany stavolta. Non tutti i giocattoli, in compenso, erano correttamente marcati. Tutti i visitatori che casualmente ho incontrato ignoravano completamente il significato di CE.
    Ultima delizia : il mio cellulare (finlandese) ed il mio laptop (assemblato in Francia) non sono marcati. Mia moglie possiede un laptop comprato in Belgio …. MARCATO!
    Perchè i controlli delle ns. autorità competenti sono così aleatori ? Dopo ventanni (?) di introduzione di questa normativa abbiamo avuto benefici ? Sicuramente nel campo delle macchine operatrici è stato un ottima normativa per la sicurezza dei lavoratori (che vengono anche informati dalle loro rappresentanze) ma per i consumatori ne è valsa la pena ?? Mi vien da dire : soldi buttati al vento.
    grazie per avermi consentito di utilizzare questo spazio
    V. Cristofoletto

  45. Renato Carraro 10 febbraio 2011 at 10:16

    Buon giorno, un progettista, così come chi si appresta a fare la marcatura a posteriori, come noi, dovrebbe nello svolgimento della sua attività, partire dalle direttive e dalle norme di riferimento e stabilire quali sono volontarie e quali no.
    Lei cita la questione dl rumore e dice che la direttiva non fissa dei limiti, ciò mi pare corretto perchè esistono varie norme che trattano questo aspetto in relazione all’ambiente in cui la macchina deve essere utilizzata.
    Un punto fondamentale da cui partire è rappresentato dall’utilizzo della macchina che infatti deve essere specificato oltre ogni ragionevole dubbio dal costruttore.
    Si deve arrivare al punto di dire che nel forno a microonde non si devono mettere animali vivi ad asciugare, visto che ad una signora che per asciugarlo, aveva cotto il gatto, è stato pagato un milione di dollari di risarcimento.
    In funzione del tipo di macchina e del suo impiego deciso dal costruttore si individueranno le direttive e le norme di riferimento, poi se le norme sono volontarie si deciderà se applicarle o meno, se invece come nel caso del rumore, sono obbligatorie, si rispetteranno e basta.
    Dopo avere definito direttive e norme, si studiano bene, per capire i vincoli che impongono, vedi ad esempio le norme sulla progettazione sicura delle macchine, e poi si inizia a fare l’analisi dei rischi sulla macchina che ci si accinge a progettare.
    Analisi dei rischi e progettazione devono procedere di pari passo per ottenere alla fine un prodotto sicuro, nei termini in cui si è deciso che sia.
    Il manuale nasce dai rischi residui non eliminati, dopo una accurata analisi degli stessi, altrimenti come si imposterebbe? Copiando quelli in commercio? Si fa speso così, ma non è proprio un comportamento da professionisti.
    Cordiali saluti

  46. Oscar 9 febbraio 2011 at 21:58

    Buongiorno Ingegnere
    sono uno studente di ingegneria, in questo periodo sto svolgendo un corso di sicurezza sul lavoro; io e i miei compagni parlando di normativa macchine ci siamo fatti una vaga idea di come progettare una macchina e di cosa significhi la marcatura CE.
    La mia domanda è la seguente: nelle vesti di progettista devo creare una macchina che rispetti la direttiva , ma a quali norme tecniche devo fare riferimento visto che sono facoltative? e come posso affermare che la mia macchina è a norma perchè la direttiva non dice i decibel ammessi però la UNI… impone un limite
    Ho forti dubbi in merito anche perchè non ho esperienza e studiare una norma su di un lucido è tutto semplice applicarla è ben più complesso.
    Ringrazio molto per la disponibilità.
    Oscar

  47. Renato Carraro 9 dicembre 2010 at 17:25

    Salve, la macchina è marcata e quindi in teoria rispetta la direttiva, essendo però priva di dichiarazione, viene meno un elemento importante tra quelli che determinano la possibilità di applicare il marchio.
    Occorre sapere se è disponibile il manuale di installazione uso e manutenzione e se questo è conforme a quanto dice la direttiva macchine.
    Altra questione riguarda le eventuali modifiche apportate alla macchina nel corso degli anni.
    Essendo un prodotto unico suggerirei di non procedere con la marcatura, ma con una perizia da parte di un tecnico abilitato, dovrebbe costare meno e dare le stesse garanzie.
    Cordiali saluti
    ing. Carraro

  48. luciano 9 dicembre 2010 at 15:45

    Gentile dott.Carraro, ho acquistato una macchina per pasta ripiena datata 1996 con marchiatura CE, numero di serie ecc, la macchina è funzionante ma mi dicono che bisogna avere la dichiarazione di conformità che è mancante, come si può fare per ottenere questa certificazione?

  49. Renato Carraro 11 marzo 2010 at 11:37

    Forse Lei ha chiesto alle persone interessate a farLe fare quella strada, provo ad indovinare: laboratori di prova, associazioni di categoria, commercianti di componentistica, quasi certamente ho centrato uno o più soggetti.
    Lei non ha l’obbligo di fare la prova di laboratorio, in quanto produce pezzi unici, e comunque non di serie, deve seguire la procedura della marcatura CE, che trova nell?E-Book in alto nelle pagine del nostro sito.
    A differenza degli altri con cui ha parlato, posso sostenere ciò che affermo con prove documentate.

  50. SALVATORE 10 marzo 2010 at 19:27

    Buonasera Ing. Carraro ma perchè tutti mi dicono che occorre che un ente notificato mi rilasci la prova tipo su un campione di cancelli, io non so come devo fare a capire quale sia la strada giusta da
    percorrere visto le informazioni diverse che ricevo, naturalmente essendo una piccola ditta artigiana vorrei quella meno dispendiosa ma assolutamente giusta e non dovermi un domani ritrovare a brutte sorprese, mi scuso ma se può darmi ulteriori informazini Le sarei grato.
    Grazie

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