La marcatura CE dei prodotti importati o da importare

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La marcatura CE dei prodotti importati o da importare 2017-03-29T14:13:19+00:00

La nostra società fornisce assistenza e consulenza per i clienti che importano da fuori UE ed hanno l’obbligo di marcatura CE dei prodotti!

Se sei un importatore ed hai l’obbligo di fare la marcatura CE, contattaci!

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i contatti sono attivi 7/7 – dalle 8 alle 24.


Ecco alcune informazioni sulla marcatura CE dei prodotti provenienti da fuori UE.

L’importazione all’interno del territorio europeo è disciplinata da vari Regolamenti, validi in tutti i Paesi UE senza la necessità di essere recepiti in sede locale, ovvero sono già leggi in tutto il territorio UE, in particolare il Regolamento 765/2008/CE, indica quali sono i compiti dei funzionari doganali.

Il Regolamento vale in tutta Europa, quindi anche in Italia e risultano francamente incomprensibili le ragioni per cui venga sistematicamente “NON RISPETTATO” da molti funzionari doganali ed ancora più incomprensibile è il fatto che nessun operatore reagisca a tale situazione.

Il Regolamento 765/2008/CE afferma anche se in modo indiretto, però chiaramente comprensibile che:

1 i funzionari doganali NON sono autorità di controllo del mercato, infatti dice che i doganieri si possono rivolgere alle autorità di controllo del mercato, quindi se fossero loro stessi potrebbero parlare allo specchio

2 che il transito in dogana non può durare più di 3 giorni lavorativi, in qualsiasi caso (esclusa la pericolosità immediata del prodotto)

3 che le merci ritenute non conformi dalle “autorità di controllo del mercato”, devono essere rilasciate comunque entro 3 giorni, con la  presente scritta sui documenti “Prodotto non conforme – immissione in libera pratica non autorizzata- Regolamento (CE) 765/2008(testuale). Questa rappresenta la “sospensione” dell’immissione in libera pratica, ma “sospensione” non significa: – sequestro, blocco, distruzione, respingimento o scomparsa delle merci, cioè tutto ciò che succede ogni giorno nelle dogane italiane.

Altre direttive specificano che l’immissione in libera pratica è la prima immissione sul mercato e non come alcuni funzionari decidono che sia, il passaggio in dogana, perchè li si paga l’IVA. Il pagamento dell’IVA anticipata è una decisione dello Stato per evitare evasioni, ma è evidente che l’importatore NON vende a sé stesso , quindi non immette in libera pratica.

Allora alcune domande sorgono spontanee:

  • perchè nelle dogane italiane e solo in queste, la merce rimane ferma per molti giorni, addirittura per mesi, facendo crescere esponenzialmente i costi di magazzinaggio?
  • perchè nelle dogane italiane vengono richiesti documenti che non dovrebbero MAI accompagnare i prodotti (vedi certificati che sono richiesti solo in alcuni casi dalle direttive, ma al produttore e non con documento accompagnatorio del prodotto)?
  • perchè si distrugge o si respinge la merce al mittente?
  • perchè si accettano i marchi CE apposti dai produttori extra europei (operazione sempre illegale) e non si fanno passare merci prive di alcun marchio, come invece sarebbe lecito?

Basta porsi una semplice domanda: Se il soggetto che deve fare la marcatura CE è l’importatore e lui non ha ancora ricevuto la merce, come potrà mai fare la marcatura CE? Appare comunque chiaro che la cosa più logica sarebbe consegnare la merce e poi eseguire i controlli presso la sede dell’importatore.

Con l’attuale comportamento si vessano alcuni importatori con l’imposizione di “leggi non scritte”, come ci è stato riferito da uno spedizioniere e si lasciano passare miliardi di prodotti privi di alcun controllo.

Per completare questo quadro è corretto aggiungere che, se da un lato ci sono doganieri (non tutti ovviamente) che non  rispettano la  legge, perchè non la conoscono o per altre loro ragioni, gli importatori non sono la parte “corretta” della medaglia. Infatti questi ultimi (non tutti ovviamente, ma molti, moltissimi) una volta ricevuta la merce, non si preoccupano minimamente di rispettare le leggi sulla marcatura CE e vendono candidamente i prodotti senza eseguire alcun controllo, l’importante anche per loro è poter esibire  “i certificati”, pur sapendo che se per caso non sono falsi, sono perfettamente inutili.

Non vogliamo prendere le difese di qualcuno e non vogliamo accusare alcuno, ognuno si prenda le sue responsabilità morali, ma per essere propositivi e dare un contributo concreto, consentiamo a tutti di scaricare il Regolamento 765/2008/CE ed anche il Regolamento delle dogane, che riporta gli articoli 27, 28 e 29 del Regolamento 765, così ognuno potrà documentarsi e non fidarsi delle interpretazioni di altri.

Come si vede nella prima pagina del sito, offriamo consulenza per importazione GRATUITA, per facilitare il lavoro di tutti, importatori e doganieri.

Per contattarci potete chiamare al + 39 335 7815770 o scrivere a carraro@marchioce.net , rispondere SEMPRE ed SUBITO.

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49 Comments

  1. Renato Carraro 14 luglio 2017 at 15:28

    Non comprendo la ragione per la quale sia necessario specificare che la Cina è un Paese extra UE, i capelli neri sono una specifica aggiuntiva che non tutti gli uomini hanno, se scrivesse uomo e soggetto di sesso maschile, scriverebbe una cosa in più senza alcuna necessità, quindi l’esempio più calzante è il secondo, però ovviamente Voi siete liberi di fare come volete, ma dato che la scritta doppia Vi crea problemi, non ne comprendo doppiamente la ragione.
    Che Paese è “Extra UE”, tutti quelli fuori dell’UE, quindi quell’indicazione è vaga e non fornisce le informazioni richieste dalla legge, ma quando si tratta di complicare le cose semplici, non ci sono limiti.
    Cordiali saluti
    ing. Carraro

  2. Andrea 12 luglio 2017 at 09:45

    Ing. Carraro, intanto la ringrazio per la pronta e chiara risposta che mi ha dato.
    la scelta del Made in extra UE è stata una decisione commerciale a seguito di un’analisi fatta su della documentazione dove veniva specificato che a livello di agenzia delle dogane e WTO erano accettate altre diciture oltre al Made in China. il problema sta nascendo perchè alcune deviazioni nazionali di paesi come Georgia, Argentina, ecc.. pretendono l’indicazione specifica del made in sul prodotto.
    quello che non capisco è che se su un mio prodotto dove è stampata la dicitura Made in extra UE aggiungo un’etichetta con il Made in China perchè il mio cliente me lo chiede, mi venga contestato la presenza di entrambe sul prodotto e la rimozione della Extra UE. ripeto, non stiamo dando informazioni forvianti…è come dire “è un uomo” ed in più specifico “ha i capelli neri” ..

  3. Renato Carraro 11 luglio 2017 at 13:08

    Salve, comprendo le Sue perplessità, ma la legge dice chiaramente che l’indicazione sui prodotti deve essere relativa all’ultimo Paese nel quale viene svolta un’azione produttiva significativa all’interno del ciclo produttivo, quindi ad esempio non certamente l’imballo.
    Non trova riscontro alcuno invece la dicitura “progettato e sviluppato in Italia”, che viene apposta, magari in inglese, indicando in modo indiretto che un prodotto progettato in Italia, può mantenere le sue caratteristiche del famoso “made in Italy” anche se eseguito in Vietnam.
    Tralasciando qualsiasi considerazione a favore o contro le produzioni extra UE, sul prodotto va indicato “made in …..”, tutto il resto sono indicazioni aggiuntive, non richieste e per questo possibile causa di confusione per l’acquirente.
    Non fornite indicazioni false o contraddittorie, ma informazioni non richieste ed i latini dicevano “escusatio non petita, acusatio manifesta”, quindi la domanda che sorge spontanea è: per quale ragione non scrivete semplicemente “made in Cina” come richiesto dalla legge?
    Molti scrivono R.P.C., ma se tutti la conoscono come Cina, perchè scrivono R.P.C.?
    Ci sono sempre della ragioni che generano delle azioni, ognuno conosce le proprie, sia quelle vere, che quelle “ufficiali”, dal mio punto di vista la cosa migliore è semplicemente seguire le indicazioni della legge.
    Spero che la risposta sia chiara ed esaustiva.
    La saluto cordialmente
    ing. Carraro

  4. Andrea 11 luglio 2017 at 09:45

    Buongiorno,

    siamo un’azienda di apparecchi di illuminazione per il mobile. oltre al discorso di marcatura CE, stiamo cominciando ad avere delle questioni legate l’indicazione di origine sul prodotto. andando ad apporre sul prodotto l’indirizzo del fabbricante, abbiamo scelto di indicare il “developed by” e l’indirizzo del fabbricante accompagnato dall’indicazione di origine come “Made in extra UE” . non ci sentiamo di dare informazioni forvianti dato che il prodotto è effettivamente sviluppato da noi e dato presso conto terzi (nelle fatture comunque l’indicazione è segnata). Stiamo scoprendo però che pur essendo nella legalità, alcune deviazioni nazionali di paesi dove i nostri clienti esportano le nostre lampade, vietano l’uso di tale indicazione generica, ma pretendono l’indicazione specifica sul prodotto. Dato che gli articoli hanno stampata sulla scocca questa indicazione, noi andiamo ad integrare l’informazione con l’indicazione specifica con un’ ulteriore etichetta. Ma questo ci viene contestato…è possibile? sto indicando che il mio articolo è made in extra UE ed in più vado a specificarlo inserendo ad esempio Made in China..non mi sembra che stiamo dando informazioni false o contraddittorie..

  5. Renato Carraro 30 giugno 2017 at 08:47

    Salve, mi scuso per il ritardo, ma una disfunzione tecnica non ha segnalato i commenti.
    Preferisco non commentare le innumerevoli corbellerie che i “professionisti” del settore importazione dicono ai loro clienti, per non parlare poi dei doganieri che non solo dicono, ma agiscono, sulla base di scelte volontarie, basate su ignoranza se non peggio.
    Come si fa a marcare un prodotto che non necessita di marcatura CE e quindi NON si può marcare CE?
    Lo si deve forse marcare illecitamente, per accontentare le richieste assurde di un funzionario ignorante?
    Gli attrezzi da palestra, se non hanno fonti di energia, devono rispettare le direttiva 2001/95/CE che non prevede e non consente la marcatura CE.
    Che poi la marcatura CE sia apposta a nome del costruttore cinese è una richiesta assurda nell’assurdo, dato che spesso e giustamente, in questo caso, le autorità contestano la marcatura CE apposta da un soggetto non europeo, in quanto priva di qualsiasi valore legale e quindi contraffatta.
    Come ovviare a tutto ciò?
    Facendo, da parte dell’importatore (Lei), tutti i documenti prima di far partire la merce e chiedendo al cinese di stamparne una parte, quindi il cinese è solo una mano operativa, ed allegare ai prodotti quei documenti, che saranno scritti in italiano e riporteranno i Suoi dati e non quelli del cinese.
    La cosa mi sembra, semplice, ovvia e di buon senso, ma è proprio questo che manca in questo ambito e non solo in questo.
    In alternativa, può importare passando dalla Slovenia, nei Paesi civili queste cose non succedono.
    Cordiali saluti
    ing. Carraro

  6. Martino 17 giugno 2017 at 20:49

    Gentile Ing. carraro,

    grazie mille per la competente disponibilità. A quanto risulta dall’articolo è IMPOSSIBILE che un produttore cinese abbia il marchio CE, le loro documentazioni sono dunque dichiarazioni di idoneità ad un futuro marchio CE che verrà apposto nella comunità europea, mi corregga se sbaglio.

    Ho intenzione di acquistare un piccolo quantitativo di macchinari da palestra e, proprio per inesperienza, mi sono affidato ad una agenzia di import della mia città, poiché qui è presente un porto internazionale.
    L’agenzia di import mi ha espressamente chiesto i documenti del fornitore (marchio CE e test report) onde evitare, come leggo anche nel suo articolo, che la merce finisca sotto sequestro con conseguenti multe e sanzioni. Ma, come apprendo solo adesso, quello che chiede l’agenzia di import è dunque IMPOSSIBILE.

    Come faccio dunque a barcamenarmi in questo stallo alla messicana (o alla cinese)?

    Grazie mille,

    Martino

  7. Renato Carraro 19 maggio 2017 at 08:59

    Salve, per questi prodotti non si DEVE e non si PUO’ mettere il marchio CE.
    Questi prodotti devono rispettare il codice del consumo, che prevede quasi gli stessi obblighi, ma non il marchio
    Cordiali saluti
    ing. Carraro

  8. Andrea 18 maggio 2017 at 21:13

    Ciao! Importo regolarmente prodotti dalla Cina in eco pelle e nylon, sono prodotti per pratiche BDSM (per sexy shop) come ad esempio manette, cinghie di costrizione ecc. e anche prodotti come plug anali in silicone (per ora niente di elettronico) Volevo sapere se c’è l’obbligo delle etichette con marchio CE o comunque altri obblighi (sicurezza età ecc). Sul web non riesco a trovare nessun informazione, grazie!

  9. Renato Carraro 15 maggio 2017 at 16:29

    Salve, non c’è nulla da controllare, perchè esiste una certezza assoluta, il cinese Le sta raccontando delle frottole, che magari hanno raccontato anche a lui.
    A prescindere dalla bontà del prodotto, di cui non stiamo discutendo e sulla quale dovrà decidere Lei, è fuori discussione che un cinese possa fare la marcatura CE, quindi qualsiasi prodotto marcato CE da un cinese è di fatto illegale, perchè è illegale la marcatura CE.
    Qualsiasi danno provocato dal prodotto, indipendentemente da dove e da chi Lei lo acquista, ricade sotto la Sua responsabilità civile e penale.
    Lei potrà rivalersi sul fornitore (mi piacerebbe sapere come rivalersi su un cinese), ma nei confronti dei Suoi clienti, risponde sempre e solo Lei.
    La saluto cordialmente
    ing. Carraro

  10. Franca 15 maggio 2017 at 16:21

    Salve,
    vorrei comprare in Cina apparati per l’elettrostimolazione muscolare. Siamo una palestra e vorremmo dare un servizio aggiuntivo ai nostri soci.
    Il produttore cinese dichiara di avere il marchio CE della comunità europea. Visto quanto scritto nell’articolo e negli altri post, ovvero che il marchio CE può essere ottenuto solo all’interno della comunità europea, mi è venuto qualche dubbio.
    Volevo farle due domande:
    1) Cosa posso controllare per verificare che il marchio sia autentico e che le normative siano state rispettate?
    2) Eventuali danni provocati ai clienti dal macchinario, per non conformità, a chi sono attribuibili?
    Grazie
    Franca

  11. Renato Carraro 6 febbraio 2017 at 12:45

    Salve, il prodotto deve rispettare la direttiva 2001/95/CE Sicurezza generale dei prodotti, inoltre devono rispettare le norme sugli indumenti, che indicano alcuni obblighi specifici.
    Consiglio di fare tutto ciò che è obbligatorio, prima dell’importazione, per evitare problemi con qualche “solerte doganiere”.
    La saluto cordialmente
    ing. Carraro

  12. Andrea 5 febbraio 2017 at 16:45

    Buongiorno,
    vorremmo importare dalla Thailandia all’Italia alcuni prodotti di abbigliamento. Si tratta di magliette di cotone con stampe, e scarpe disegnate a mano e dipinte con vernici apposite. Oltre all’iva e i dazi doganali, che si aggirano intorno al 30-32% da quanto abbiamo capito, avremmo altre certificazioni o documenti da richiedere? L’obiettivo finale è un e commerce, non un negozio fisico.

    Grazie mille
    Cordiali saluti

    Andrea

  13. Renato Carraro 30 novembre 2016 at 19:34

    Salve, gli alimenti non sono soggetti alla marcatura CE, ma devono rispettare regolamenti comunitari molto precisi e devono ottenere il Nulla Osta Sanitario che in questo caso sarebbe applicato in modo corretto e sensato e non come succede tutti i giorni nelle nostre dogane dove è richiesto a discrezione e sulla base di circolari in contrasto con la legge europea.
    Cordiali saluti
    ing. Carraro

  14. Verusca bartolacci 30 novembre 2016 at 18:49

    Buonasera ingener Carraro,
    Vorremo esportare dalla costa rica all’ Italia le aragoste vive , cosa mi.può dire al riguardo delle certificazioni e del marchio ce ?
    Grazie
    Vera B

  15. Renato Carraro 18 novembre 2016 at 17:56

    Comprendo la Sua domanda, e la risposta sintetica sarebbe NESSUNO, perchè la Sua domanda nasce da una disinformazione mondiale, creata ed alimentata da coloro che hanno interesse a fra credere che fare un certificato equivalga a la marcatura Ce dei prodotti.
    La legge chiede SEMPRE la marcatura CE per ogni prodotti immesso in libera pratica, solo in alcuni e limitati casi (non il Suo) impone al produttore e solo a lui, senza alcun riferimento al cliente finale, dei certificati.
    Per marcare CE dispositivi medici o prodotti di costruzione importanti per sicurezza, è necessario fa fare dei certificati, ma sono solo un’aggiunta e non una sostituzione di tutto ciò che è necessario per fare la marcatura CE.
    La marcatura CE è un obbligo del produttore/importatore, che il solo a poterla fare.
    Se non vuole cadere in facili trabocchetti, usi sempre e solo la parola marcatura e chieda spiegazioni a chi Le parla di certificati. Chieda che Le mettano per iscritto e firmino, in quale legge è riportato l’obbligo ci certificati.
    Bisogna fare come quando si ricevono telefonate da sedicenti associazioni di carabinieri o polizia, che chiedono soldi, si deve semplicemente richiedere un fax, non molesteranno più.
    Nel caso necessiti di ulteriori chiarimenti o di un preventivo per la nostra consulenza non esiti a contattarci all’indirizzo carraro@marchioce.net
    Rimango a disposizione e La saluto cordialmente.
    Ing. Carraro

  16. paolo 18 novembre 2016 at 10:52

    Salve
    Sono un gelataio artigiano, vivo e lavoro in Spagna
    Vorrei importare dalla Cina un mantecatore ,quindi una macchina elettromeccanica per la produzione di gelato (alimento),che inoltre ha un circuito ermetico con gas refrigerante di tipo r404 .
    Quali e quanti tipi di certificazione dovrebbero accompagnare la macchina per la sua importazione ?
    Quelli rilasciati dalla impresa costruttrice cinese sono validi ?
    Grazie per la sua disponibilita

  17. Renato Carraro 13 ottobre 2016 at 08:34

    Salve, le catene da neve sono un accessorio funzionale degli autoveicoli, devono essere omologate, secondo quanto previsto da codice stradale e non devono essere marcate CE.
    Cordiali saluti
    ing. Carraro

  18. Luca Maione 12 ottobre 2016 at 20:32

    Buona sera ,
    vorremmo importare delle catene da neve dalla Cina , il produttore dichiara di avere la certificazione TUV , è sufficiente per la marcatura CEE
    Grazie

  19. Renato Carraro 4 agosto 2016 at 15:39

    Salve, per questi prodotti c’è la necessità di fare tutto il processo di marcatura CE e lo dovete fare Voi, in quanto importatori.
    Il problema della targa è proprio l’ultimo da affrontare, prima c’è molto altro.
    Nel caso abbiate necessità, la nostra ditta fornisce assistenza e consulenza per la marcatura CE.
    Cordiali saluti
    ing. Carraro

  20. Florbela 4 agosto 2016 at 10:59

    Buongiorno,
    noi importiamo dalla Cina dell’attrezzatura per la ristorazioni(frigoriferi,impastatrice,piastre induzioni,….)volevamo sapere se nella targa dati deve riportare il produttore?
    Grazie

  21. Renato Carraro 2 agosto 2016 at 19:10

    Salve, per la legge il produttore legale siete Voi, quindi Voi dovete fare tutta la procedura di marcatura CE.
    La nostra società è a disposizione per fornire assistenza e consulenza.
    Cordiali saluti
    Ing. Carraro

  22. Florbela 2 agosto 2016 at 17:46

    Buonasera,
    noi importiamo dalla Cina attrezzatura per la ristorazione( impastatrice, tortiera , piastre induzioni…)e avrei bisogno di sapere se nella targa dati c’è bisogno di riportare il nome del produttore?

  23. Renato Carraro 24 maggio 2016 at 17:15

    Salve, dalla Sua descrizione il prodotto appare come un “prodotto da costruzione”, in quanto destinato ad essere stabilmente inglobato in un’opera edile o di ingegneria civile.
    Non credo esistano norma armonizzate che disciplinano le prestazioni di questo prodotto, data la sua novità e dato che mancano ancora le norme armonizzate per prodotti presenti sul mercato da decenni.
    L’unica soluzione per poter marcare questo prodotto è la richiesta di un ETA alle competenti autorità europee, oppure rispettare la direttiva 2001/95/CE, che però non prevede la possibilità di apporre il marchio CE sui prodotti.
    In sintesi al momento attuale questo prodotto NON può essere marcato CE, ma DEVE rispettare il Decreto Legislativo 206 del 6 settembre 2005 “codice del consumo”.
    Siamo a disposizione per fornire assistenza in merito.
    La saluto cordialmente
    ing. Carraro

  24. Mauro Papagni 24 maggio 2016 at 16:55

    Buongiorno, noi importiamo dagli Stati Uniti un prodotto per efficientamento energetico passivo, biologico. Una massa termica intelligente che cambia il suo stato caricandosi di energia termica latente e scaricandosi quando avviene l’inversione termica. Sostanzialmente un prodotto da edilizia anche se prevede una fase di progettazione in virtù degli ambienti e delle condizioni climatiche che si devono gestire. Attualmente il prodotto è certificato secondo le EN 1286:2013 EN 13501-1:2007+A1:2009 EN-ISO 11925-2:2011 EN 13823:2012
    Attualmente il materiale arriva senza marchiatura CE sul prodotto.
    E’ obbligatorio avere la marchiatura e se si quali sono i costi?
    Grazie

  25. Renato Carraro 29 aprile 2016 at 12:38

    Salve, i prodotti da Lei indicati sono accessori NON funzionali, quindi NON sono soggetti alle direttive dei prodotti principali, cioè i cellulari.
    Per rispettare la legge questi prodotti devono essere conformi alla direttiva 2001/95/CE ed è opportuno espletare tutti gli obblighi PRIMA di far partire le merci dalla Cina, per evitare problemi in dogana.
    Cordiali saluti
    ing. Carraro

  26. Frank 29 aprile 2016 at 12:33

    Buongiorno,

    vorremmo importare accessori per cellulari (cover, adesivi e proteggi schermo in vetro) dalla Cina, nulla di elettronico o che emette onde elettromagnetiche, solo materiale in plastica, silicone e vetro.
    Ovviamente non si tratta di merce contraffatta o che viola diritti e copyright. Sono prodotti generici fabbricati in Cina da un’azienda di cui abbiamo i contatti.

    Ancora non siamo riusciti a capire se per questi prodotti è necessaria la marcatura CE.

    Riuscite a darci una risposta esaustiva su quali categorie di prodotti (riguardante gli accessori per cellulari) richiedono la marcatura CE per essere importati?

    Grazie mille

  27. Renato Carraro 24 febbraio 2016 at 14:41

    Salve, questi prodotti devono rispettare la direttiva 2001/95/CE, sicurezza generale dei prodotti, che in Italia è diventata il “codice del consumatore” che deve essere sempre rispettata, per ogni tipo di prodotto, anche immateriale.
    Cordiali saluti
    ing. Carraro

  28. Marat Latypov 24 febbraio 2016 at 11:06

    Buongiorno! Stiamo progettando di importare da Hong Kong gioielli e di produzione di Hong Kong a Russia. Argento, oro e palladio rivestite. È necessario ottenere la marcatura CE per questi prodotti, o no? Grazie e buona giornata.

  29. Renato Carraro 7 gennaio 2016 at 20:16

    Ringrazio Lei, non si incontrano spesso persone disposte a recepire ciò che gli si dice, anche se non è in pieno accordo con ciò che fanno, ritengo che questo sia un segnale di intelligenza e siccome è merce rara, fa sempre piacere trovarla.
    La saluto cordialmente.
    Ing. Carraro

  30. fabrizio 7 gennaio 2016 at 20:12

    La ringrazio per le informazioni molto chiarificanti e porterò all’attenzione dell’azienda la sua società per collaborazioni future visto che avremo molti prodotti da lanciare.
    la ringrazio e le auguro una buona serata

    fabrizio

  31. Renato Carraro 7 gennaio 2016 at 20:02

    Salve, nel momento stesso in cui si inizia la progettazione di un prodotto inizia di fatto l’analisi dei rischi.
    Il progettista la fa nella sua mente ed in base alla sua esperienza, però la legge chiede che essa sia formalizzata, cioè scritta e condotta con criteri definiti, in base alle caratteristiche richieste dalle direttive, per i prodotti che esse disciplinano.
    Ovviamente parlando di prodotti già eseguiti è più corretto parlare di valutazione che di analisi dei rischi, ma comunque è un documento fondamentale, perchè dimostra che si sono valutati i rischi collegati al prodotto e si è concluso che essi, o sono stati rimossi in fase produttiva, oppure la loro entità è accettabile.
    Purtroppo nel campo elettrico ho avuto molte esperienze negative sui prodotti cinesi, che sembrano avere per l’elettricità una considerazione diversa dalla nostra.
    Non intendo mettere in dubbio la conformità dei Vostri prodotti, ma ritengo che una verifica su ciò che fanno gli altri sia opportuna, soprattutto quando se ne assume la piena responsabilità.
    Certamente la Sua azienda saprà valutare ciò che è meglio per Voi, noi rimaniamo comunque a disposizione.
    La ringrazio e La saluto cordialmente
    ing. Carraro

  32. fabrizio 7 gennaio 2016 at 19:53

    La ringrazio per le risposta molto esaustiva.
    Mi domandavo cosa comporta il fatto di non aver fatto noi il CE ma di aver raccolto quello del produttore cinese , comunque certificato dal TUV.
    Infine noi ho mai sentito parlare dell’analisi dei rischi. Mi può dare qualche dettaglio anche su questo?
    Credo che proporrò alla direzione di aprire un canale con la sua azienda per risolvere altre controversie visto che stiamo partendo con altri prodotti.
    grazie

  33. Renato Carraro 7 gennaio 2016 at 19:41

    Salve, l’indicazione del produttore cinese oltre che inutile è anche commercialmente poco producente, ma è una scelta Vostra, di fatto non modifica di nulla la Vostra totale responsabilità.
    Tra tutti i documenti che ha citato non compare l’analisi dei rischi, che in qualche misura potete fare anche Voi a posteriori e che è il documento in assoluto più importante di tutta la marcatura CE, purtroppo spessissimo ignorato anche dai produttori e non solo dagli importatori.
    Cordiali saluti
    ing. Carraro

  34. fabrizio 7 gennaio 2016 at 19:35

    La ringrazio per la risposta veloce.
    Si di fatti è assolutamente corretto. Quello che mi chiedevo però è se in qualche misura il fatto di indicare o meno il produttore cinese sul pack del prodotto come fanno alcune aziende, diminuisca la responsabilità dell’importatore.
    Per quanto riguarda il fascicolo tecnico, attualmente raccogliamo , disegni tecnici, distinta base , manuale d’uso, schema circuiti elettrici, certificato ce, dichiarazione di conformità e di equivalenza.
    grazie per la cortese risposta

  35. Renato Carraro 7 gennaio 2016 at 19:24

    Salve, La ringrazio per l’attenzione e mi scuso se parto con una domanda più che retorica:
    – secondo Lei, in caso di contestazione di uno di questi prodotti, esiste la remota ipotesi che qualcuno chiami in giudizio una ditta o un cittadino cinese? Ovvero Voi Vi potreste giustificare dicendo, andate dal produttore cinese, noi non abbiamo fatto nulla?
    Ho anticipato che la che la domanda era retorica, perchè la risposta è evidente ed unica, cioè NO.
    La legge dice che solo un soggetto europeo può fare la marcatura CE e che l’importatore è considerato “produttore”, quindi ciò che succede prima di lui non interessa a nessuno, neppure le dichiarazioni di equivalenza, che sono una pura e semplice invenzione di qualche buontempone (chiamiamolo così) italiano o extra europeo.
    La legge è chiarissima: l’importatore ha tutta la responsabilità civile e penale dei prodotti che importa e vende sul territorio UE.
    Ritengo che ciò che Lei chiama fascicolo tecnico, sia in realtà il manuale, perchè se avesse predisposto realmente il fascicolo tecnico, saprebbe esattamente cosa prevede la legge per fare tutto il processo di marcatura CE.
    Penso che in questo momento la Sua azienda stia operando illegalmente, anche se in buona fede, ma questa buona fede non la protegge da eventuali azioni legali delle autorità di controllo, che sono sia sul piano civile, che su quello penale.
    Le consiglio di leggere attentamente le direttive che disciplinano questi prodotti ed il decreto relativo alle apparecchiature per estetica.
    Lasci perdere tutto ciò che le dice il produttore cinese, per lui l’importante è vendere, dato che non corre alcun rischio, in ogni caso.
    Spero di aver chiarito la situazione e che Lei cerchi di informarsi adeguatamente in merito, perchè le sanzioni sono da 10.000 a 50.000 € di ammenda, il sequestro della merce e fino ad un anno di condanna penale.
    Cordiali saluti
    ing. Carraro

  36. fabrizio 7 gennaio 2016 at 19:07

    Buona sera ingegnere Carraro,

    Lavoro in una piccola azienda che ha iniziato ad importare dalla cina dispositvi “di bellezza” elettrici (a batteria), tipo roller per il pedicure o spazzole rotanti per il viso.

    Ci siamo trovati di fornte ad un dubbio, ovvero se inidcare o meno il produttore anche sul pack e manuale. Premetto che abbiamo completato il fascicolo tecnico dei prodotti con tutte le informazioni necessarie e richieste. Abbiamo chiesto anche una dichiarazione di equivalenza tra il nostro prodotto ( che ha un suo codice, nome e edescrizione) e quello del fornitore stesso. Dove il fornitore cinese afferma che il nostro prodotto è esattamente identico al suo prodotto, quindi le certificazioni sul suo prodotto varrebbero automaticamente estese anche al il nostro.
    Per le informazioni che ho raccolto, non indicando il produttore diventeremmo noi responsabili dell’immissione del prodotto sul mercato. In caso di controversie dovremmo rispondere in “prima persona ” e non potremmo far riferimento al fascicolo tecnico e al reale produttore, è cosi? Oppure è possibile in ogni caso far valere il fascicolo tecnico e quindi il fatto di essere l’importatore del prodotto?
    La ringrazio se vorrà rispondere
    cordiali saluti
    fabrizio

  37. Renato Carraro 31 luglio 2014 at 12:14

    Parto lunedì, un giro in Europa fino in Svezia passando per varie città che non abbiamo ancora visitato e senza date precise, una tappa ala volta, poi se vuole al ritorno parliamo del mondo delle formiche.
    Buone vacanze anche a Lei.
    Ing. Carraro

  38. Cinzia 31 luglio 2014 at 11:02

    Per ora andrò in ferie pensando al mondo delle formiche.
    Grazie e buona vacanze a Lei, se le fa (glielo auguro).
    Grazie, cordiali saluti.
    Cinzia

  39. Renato Carraro 31 luglio 2014 at 10:24

    Il produttore PUÒ fornire i certificati in un rapporto di collaborazione, ma se uno legge un certificato si rende conto che non dice nulla sulla produzione di serie, a meno che non sia relativo al sistema gestionale.
    Sul resto concordo, ritengo che in nostri produttori e tutti noi siamo semplicemente “cornuti e mazziati”, ma il lamento non serve, così come è inutile l’agitazione.
    Se vuole un giorno parliamo del mondo delle formiche, è un argomento molto interessante per comprendere il nostro “status”.
    La saluto cordialmente
    ing.Carraro

  40. Cinzia 31 luglio 2014 at 09:36

    Buongiorno di nuovo,
    Grazie a Lei per le sue considerazioni.
    Ammetto che su alcuni aspetti particolari di prodotto possiamo avere delle lacune, ma in effetti in genere è la consulenza preventiva dei fornitori, che hanno la massima competenza su questi aspetti, a permetterci di lavorare in un certo modo. Il laboratorio fornisce poi una conferma imparziale su prodotti su cui noi peraltro siamo già sostanzialmente sicuri, infatti non è quasi mai successo che i nostri prodotti non passassero i test, e mai per i dispositivi medicali.

    A parte alcuni Distributori che richiedono legittimamente i nostri certificati CE per procedere con le application nei loro paesi, anche in altri casi ci sono stati richiesti i certificati, e sinceramente non ho mai avuto problemi a fornirli, ritenendo che sia corretto che un distributore estero voglia assicurarsi che il modello che lui distribuisce compare sul nostro certificato. Ma parliamo sempre di medicali.

    Stendiamo un velo pietoso su chi ci governa.
    Quello che infastidisce parecchio, tra le altre cose, è che dalla Cina entra di tutto e di più, mentre per entrare in Cina si devono fare salti mortali, e questo anche se i Cinesi non vogliono i prodotti cinesi ma vogliono quelli fatti in Europa (esperienza personale).
    Cordiali saluti e buon lavoro.

  41. Renato Carraro 31 luglio 2014 at 09:09

    Salve, tutte le Sue osservazioni sono corrette, io ho parlato di inutilità dei certificati quando vengono intesi come “marcatura CE” o come unica cosa da fare, perché è questo che comunicano i “venditori di certificati”.
    Il Suo approccio alla questione (peraltro molto raro) è corretto, il laboratorio notificato o meno, come supporto tecnico, è sempre un fatto positivo, anche se ritengo che se un produttore non è sicuro di quello che sta facendo, si dovrebbe porre la domanda: ma cosa sto facendo? Questo però rientra nella sensibilità di ognuno.
    Personalmente mi metto a fare le cose che so fare, quelle che non so fare, prima le imparo bene e poi cerco di metterle in pratica e la consulenza che chiedo è sempre preventiva, mai successiva, perché altrimenti rischio di lavorare male ed inutilmente, ma questa è solo la mia scelta, non certo la legge.
    Quindi il laboratorio utilizzato come verifica va più che bene.
    Come ha riferito Lei ho distinto i casi in cui il certificato non è richiesto, da quelli in cui è richiesto, ma comunque MAI deve essere consegnato al cliente, come invece fanno con molta prodigalità, quelli che usano i certificati come specchietti per le allodole.
    Per quanto riguarda l’ultima questione, potrei fare delle battute sul “doganiere preparato”, ma evito per pudore, e Le assicuro che il doganiere preparato non Le ferma la merce, mentre il pericolo viene dai “pochi” altri.
    Se si applicasse il criterio da Lei giustamente indicato, non entrerebbe sul mercato UE praticamente nulla, con beneficio della nostra salute e della nostra industria, ma questa è un’altra storia che va oltre le nostre “umane” possibilità.
    La soluzione sta nelle mani dei governanti europei, che se non sanno che pesci pigliare di fronte all’assassinio di 300 persone, cosa vuole che decidano in merito alla nostra salute?
    La ringrazio per i commenti veramente chiari e corretti nei contenuti e La saluto cordialmente.
    ing. Carraro

  42. Cinzia 31 luglio 2014 at 08:53

    Egr. ing. Carraro,
    innanzitutto grazie per la Sua rapidissima risposta, e grazie per la critica!

    In realtà ho letto il considerando 9 della direttiva, ma ad essere sincera non credo – ma forse sbaglio – che sia così inutile rivolgersi ad un laboratorio (un qualunque laboratorio che sia in grado di farlo, non necessariamente il proprio Organismo Notificato) per effettuare delle prove, dato che non sempre il produttore dispone della strumentazione necessaria per svolgerle.
    So che la responsabilità è mia, ma se voglio davvero mettere in commercio prodotti sicuri, rivolgermi ad un laboratorio esterno è la scelta quanto meno più onesta, almeno nei casi in cui non abbiamo il know-how interno per dimostrare la conformità alle Direttive in altro modo. In ogni caso, avendo noi diverse proprietà di brevetti e sapendone davvero, su diversi aspetti dei nostri prodotti, ben più di un laboratorio, siamo abituati a lavorare in cooperazione con il laboratorio stesso in modo da risolvere e chiarire eventuali aspetti critici.

    Peraltro sospetto che da parte mia ci sia una confusione di fondo perché io al laboratorio non chiedo un certificato CE, ma un rapporto di prova che servirà a me per la mia marcatura CE.
    Il suo articolo – interessante e messo subito tra i preferiti del mio browser – l’ho letto, e dopo averlo fatto sono andata a verificare i nostri certificati CE.
    Premetto che abbiamo certificati CE solo per i dispositivi medici (classe IIa).
    Nei nostri Certificati CE (sottotitolati “Dichiarazione di approvazione del sistema qualità”) la certificazione non diventa un’opinione ma semmai una dichiarazione del fatto che il produttore mantiene un sistema qualità che assicura la conformità di XXX prodotti alla direttiva (92/42/CEE nel nostro caso, in allegato II). E’ quindi l’ambito di applicazione a fare la differenza dato che anche nelle Sue pagine leggo che, mentre ad esempio per le apparecchiature elettriche “I certificati CE anche se rilasciati da Organismo Notificato NON sostituiscono la marcatura CE”, per i dispositivi medici invece “I certificati rilasciati da Organismo Notificato quando richiesti dalla direttiva, NON sostituiscono la marcatura CE, ma ne fanno parte integrante.”
    Le verifiche periodiche del resto servono appunto a permettere all’Organismo Notificato di prendersi “la responsabilità” di dichiarare quanto dichiarato nel certificato CE.

    Ultima cosa, poi non mi dilungo più: cosa succede se faccio apporre la marcatura CE in Cina ma trovo un doganiere preparato che mi chiede come posso aver fatto la marcatura CE senza aver prima controllato i prodotti che importo? Lui avrebbe ragione e io torto, e come me la caverei in quel caso?

    Grazie mille di nuovo per l’attenzione.

  43. Renato Carraro 30 luglio 2014 at 17:05

    Salve, innanzitutto siccome Lei mi sembra una persona preparata, Le muovo un critica (critico solo le persone che lo meritano, per le altre non spreco il mio tempo), che consiste in questo, Lei forse non ha letto il considerando n° 9 della direttiva che ha citato, perché se lo avesse letto attentamente non mi parlerebbe di prove da organismo indipendente, che non solo sono inutili e non richieste, ma che la direttiva indica come non suggerite dalla direttiva stessa. Perché farsi controllare da persone che forse ne sanno meno di Voi? Lo chiede la direttiva, non io.
    Lei solleva anche il problema dei problemi, ovvero come si fa a controllare la corretta produzione in un Paese extra UE? Se le autorità di controllo si facessero la stessa domanda, forse ci sarebbero meno schifezze sul mercato, infatti il controllo di produzione previsto da TUTTE le direttive, viene sistematicamente ignorato sia dagli importatori, che dalle autorità di controllo.
    Per quanto riguarda le dogane o meglio i doganieri, ciò che dice Lei è corretto ed è quello che dice la legge, ovvero prima importo, controllo la merce e poi faccio la marcatura CE, purtroppo però moltissimi doganieri, che non rispettano la legge, agiscono al contrario e bloccano le merci (illegalmente), quindi il mio consiglio è di far apporre la marcatura al produttore in Cina, così la merce arriva in dogana già pronta per l’immissione in commercio.
    Avevo capito che era l’EMC, ma vale lo stesso discorso di prima, non sprechi soldi per carte inutili, legga quello che sta scritto sui certificati, oppure legga il mio ultimo articolo http://www.marcaturace.net/iso-9001-2008/nel-caso-ci-fossero-ancora-dubbi
    La saluto cordialmente
    ing. Carraro

  44. Cinzia 30 luglio 2014 at 15:25

    Mi perdoni, naturalmente intendevo test EMC (compatibilità elettromagnetica).
    Ne approfitto per ringraziarLa della disponibilità e per complimentarmi per questo sito e l’aiuto che Lei e i Suoi collaboratori offrite.

  45. Cinzia 30 luglio 2014 at 14:51

    Buongiorno,
    lavoro in un’azienda produttrice di dispositivi elettromedicali ad uso domestico e piccoli apparecchi elettrici, sempre ad uso domestico.
    Volendo ampliare la nostra gamma di prodotti, abbiamo progettato un apparecchio (non medicale) che per ora faremo produrre da un’azienda cinese, non avendo noi al momento l’organizzazione per produrlo internamente.
    E’ la prima volta che importiamo un prodotto finito (non un componente) da paesi extraeuropei e non sono sicura di come muovermi ai fini della marcatura CE.

    Ai sensi dell’articolo 2, comma 3 della direttiva 2014/35/UE, io mi ritengo fabbricante in quanto ho progettato l’apparecchio, lo faccio produrre, e lo commercializzo a mio nome.
    Io quindi mi muoverei in questo modo:
    – cercherei prima di tutto di ottenere dal costruttore i documenti pertinenti sulla sua organizzazione, sulle procedure aziendali, sui controlli fatti in ingresso, in produzione e finali;
    – farei eseguire test di laboratorio LVD e ECM sui prototipi da un laboratorio indipendente in Italia;
    – elaborerei l’analisi dei rischi e predisporrei il mio fascicolo tecnico.
    L’unica cosa in più che posso fare è fare controlli all’arrivo dei prodotti alla nostra azienda, e, se il lotto è conforme, apporre la mia bella etichetta con il marchio CE e autorizzarne il rilascio.
    Anche effettuando controlli capillari però non posso obiettivamente essere sicura che il fornitore cinese ha prodotto secondo le specifiche, ad esempio non posso sapere se il tipo di plastica che ha usato è diversa da quella richiesta e dichiarata, a meno che ovviamente non ci siano differenze evidenti e a meno di inviare dei campioni ad un laboratorio per le analisi del caso (impensabile).
    Vista la sua esperienza, ha dei suggerimenti?

    Una questione pratica: per noi sarebbe più conveniente stampare i dati di targa completi di marcatura CE sull’involucro plastico, quindi già in fase di stampaggio del materiale. Questo è quello che già facciamo in qualche caso su altri prodotti che però produciamo qui in Italia: progettiamo l’intero prodotto, testiamo, prepariamo tutti i documenti del caso, e quando arriviamo alla produzione facciamo produrre le plastiche con il marchio CE da un fornitore della nostra zona, poi assembliamo, controlliamo tutto internamente e rilasciamo per la distribuzione.
    In questo caso invece abbiamo di mezzo un’importazione. Ciò significherebbe che il prodotto sarebbe importato già con il marchio CE.
    Capisco che le dogane, per ignoranza o altro, siano più contente di vedere un CE piuttosto che niente. Ma se la marcatura da parte di un soggetto extraeuropeo è illegale, la cosa corretta da fare è importare senza marchio CE e mettere un’etichetta qui in Italia, dopo aver avuto la possibilità di assicurarci della conformità dei prodotti?

    Grazie per l’attenzione e mi scuso per essermi così dilungata.

  46. Renato Carraro 14 luglio 2014 at 08:56

    Salve, per poter avere un preventivo per la nostra consulenza, deve inviarci una mail all’indirizzo carraro@xvoi.net con la descrizione delle macchine, per sapere almeno che dimensioni hanno ed a che utilizzo sono destinate.
    In attesa della Sua mail, La saluto cordialmente.
    ing. Carraro

  47. ANGELO TRAVERSO 11 luglio 2014 at 21:43

    Egregio Ingegnere ,
    vorrei importare dalla Cina dei generatori di ozono ,per poi eventualmente produrli in Italia , se il mercato risulta ricettivo , onde poter dar lavoro ai nostri connazionali .
    Avrei bisogno di sapere il costo della marchiatura CE , sia per l’importazione che la produzione in Italia .
    Distinti saluti .

  48. Renato Carraro 18 giugno 2014 at 10:05

    Salve, questi prodotti non rientrano in una direttiva che ne impone la marcatura CE, ma devono rispettare la direttiva 2001/95/CE, che impone alcune procedure comuni a tutte le direttive sulla sicurezza.
    I Vostri obblighi sono quindi simili anche se non comprendono il marchietto CE sul prodotto.
    Moltissimi purtroppo non fanno assolutamente nulla, quindi la scelta di rispettare la legge o meno, dipende da Voi.
    Vi invierò un preventivo alla mail personale, perchè in questo sito non parliamo di questioni commerciali.
    Cordiali saluti
    ing. Carraro

  49. Luca 18 giugno 2014 at 09:53

    Salve, stiamo importando piccoli fornellini a legna da campo, di quelli che costano poche decine di euro e consentono di alimentare con due legnetti un fuoco per un pentolino. Non c’è elettricità. Solo quattro lamierini in acciaio inox. Per legge ho bisogno di certificazione e/o marcatura? Nel caso in cui dovessimo necessariamente produrla, quanto ci costerebbe realizzarla con la Sua azienda?
    Saluti,

    Luca

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