La marcatura CE dei prodotti importati o da importare

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La marcatura CE dei prodotti importati o da importare 2017-03-29T14:13:19+00:00

La nostra società fornisce assistenza e consulenza per i clienti che importano da fuori UE ed hanno l’obbligo di marcatura CE dei prodotti!

Se sei un importatore ed hai l’obbligo di fare la marcatura CE, contattaci!

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i contatti sono attivi 7/7 – dalle 8 alle 24.


Ecco alcune informazioni sulla marcatura CE dei prodotti provenienti da fuori UE.

L’importazione all’interno del territorio europeo è disciplinata da vari Regolamenti, validi in tutti i Paesi UE senza la necessità di essere recepiti in sede locale, ovvero sono già leggi in tutto il territorio UE, in particolare il Regolamento 765/2008/CE, indica quali sono i compiti dei funzionari doganali.

Il Regolamento vale in tutta Europa, quindi anche in Italia e risultano francamente incomprensibili le ragioni per cui venga sistematicamente “NON RISPETTATO” da molti funzionari doganali ed ancora più incomprensibile è il fatto che nessun operatore reagisca a tale situazione.

Il Regolamento 765/2008/CE afferma anche se in modo indiretto, però chiaramente comprensibile che:

1 i funzionari doganali NON sono autorità di controllo del mercato, infatti dice che i doganieri si possono rivolgere alle autorità di controllo del mercato, quindi se fossero loro stessi potrebbero parlare allo specchio

2 che il transito in dogana non può durare più di 3 giorni lavorativi, in qualsiasi caso (esclusa la pericolosità immediata del prodotto)

3 che le merci ritenute non conformi dalle “autorità di controllo del mercato”, devono essere rilasciate comunque entro 3 giorni, con la  presente scritta sui documenti “Prodotto non conforme – immissione in libera pratica non autorizzata- Regolamento (CE) 765/2008(testuale). Questa rappresenta la “sospensione” dell’immissione in libera pratica, ma “sospensione” non significa: – sequestro, blocco, distruzione, respingimento o scomparsa delle merci, cioè tutto ciò che succede ogni giorno nelle dogane italiane.

Altre direttive specificano che l’immissione in libera pratica è la prima immissione sul mercato e non come alcuni funzionari decidono che sia, il passaggio in dogana, perchè li si paga l’IVA. Il pagamento dell’IVA anticipata è una decisione dello Stato per evitare evasioni, ma è evidente che l’importatore NON vende a sé stesso , quindi non immette in libera pratica.

Allora alcune domande sorgono spontanee:

  • perchè nelle dogane italiane e solo in queste, la merce rimane ferma per molti giorni, addirittura per mesi, facendo crescere esponenzialmente i costi di magazzinaggio?
  • perchè nelle dogane italiane vengono richiesti documenti che non dovrebbero MAI accompagnare i prodotti (vedi certificati che sono richiesti solo in alcuni casi dalle direttive, ma al produttore e non con documento accompagnatorio del prodotto)?
  • perchè si distrugge o si respinge la merce al mittente?
  • perchè si accettano i marchi CE apposti dai produttori extra europei (operazione sempre illegale) e non si fanno passare merci prive di alcun marchio, come invece sarebbe lecito?

Basta porsi una semplice domanda: Se il soggetto che deve fare la marcatura CE è l’importatore e lui non ha ancora ricevuto la merce, come potrà mai fare la marcatura CE? Appare comunque chiaro che la cosa più logica sarebbe consegnare la merce e poi eseguire i controlli presso la sede dell’importatore.

Con l’attuale comportamento si vessano alcuni importatori con l’imposizione di “leggi non scritte”, come ci è stato riferito da uno spedizioniere e si lasciano passare miliardi di prodotti privi di alcun controllo.

Per completare questo quadro è corretto aggiungere che, se da un lato ci sono doganieri (non tutti ovviamente) che non  rispettano la  legge, perchè non la conoscono o per altre loro ragioni, gli importatori non sono la parte “corretta” della medaglia. Infatti questi ultimi (non tutti ovviamente, ma molti, moltissimi) una volta ricevuta la merce, non si preoccupano minimamente di rispettare le leggi sulla marcatura CE e vendono candidamente i prodotti senza eseguire alcun controllo, l’importante anche per loro è poter esibire  “i certificati”, pur sapendo che se per caso non sono falsi, sono perfettamente inutili.

Non vogliamo prendere le difese di qualcuno e non vogliamo accusare alcuno, ognuno si prenda le sue responsabilità morali, ma per essere propositivi e dare un contributo concreto, consentiamo a tutti di scaricare il Regolamento 765/2008/CE ed anche il Regolamento delle dogane, che riporta gli articoli 27, 28 e 29 del Regolamento 765, così ognuno potrà documentarsi e non fidarsi delle interpretazioni di altri.

Come si vede nella prima pagina del sito, offriamo consulenza per importazione GRATUITA, per facilitare il lavoro di tutti, importatori e doganieri.

Per contattarci potete chiamare al + 39 335 7815770 o scrivere a carraro@marchioce.net , rispondere SEMPRE ed SUBITO.

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55 Comments

  1. Renato Carraro 17 novembre 2017 at 12:10

    La ringrazio, ma noi rispondiamo sempre a tutti coloro che ci gratificano con i loro commenti, anche quando sono in disaccordo con noi.
    In 10 anni abbiamo censurato due messaggi, palesemente dissennati, per il resto abbiamo risposto a tutti, anche a quelli in malafede.
    Devo ribadire che sono in pieno accordo anche con questo secondo Suo intervento, specificando che per i dispositivi medici gli organismi eseguono effettivamente dei sopralluoghi presso le sedi produttive, a prescindere da dove si trovano, con conseguenti aggravi di costi.
    Il ruolo dei consulenti è quello di indicare il percorso di marcatura CE e fornire eventualmente una traccia di cosa sia un fascicolo tecnico, noi specifichiamo che forniamo uno strumento di lavoro, che deve essere utilizzato dal cliente e non una documentazione da mettere nel cassetto in attesa di un’ispezione.
    Concordo sul fatto che l’applicazione di queste leggi, avanzatissime sul piano delle sicurezza formale, diventa un sostitutivo dei dazi all’incontrario, ovvero valgono solo per i produttori UE ed aggiungono un ulteriore difficoltà al contrasto all’invasione di prodotti con un livello di controllo molto scarso se non nullo.
    Ho ricevuto da un cliente ed installato nel mio bagno un termoventilatore, che viene impiegato per asciugare la biancheria, ma quando ho provato ad avviarlo è uscita una puzza incredibile che fa lacrimare gli occhi e provoca irritazione alla gola. Ho segnalato la cosa all’importatore che lo utilizza sui suoi prodotti e si è aperta una discussione, non tanto sui problemi evidenziati, quanto sul fatto che voleva sapere in che modo, certificati o altro, poteva non avere responsabilità sul prodotto, anche per la parte elettrica, sostenendo che lui non apporta alcuna modifica.
    Come vede siamo ben lontani, anche nell’ambito degli operatori commerciali, da una presa di coscienza dei problemi di sicurezza e queste leggi inapplicabili vanno bene anche a loro.
    In definitiva il tutto si riduce, come afferma Lei, ad un ulteriore carico sui produttori interni che spariranno, è solo questione di tempo.
    Sostengo da tempi non sospetti, che l’Europa ed in particolare l’Italia, diventerà un “villaggio” cinese, dove produrremo ciò che è necessario ai cinesi ricchi e dove consumeremo ciò che i cinesi produrranno per noi, è solo questione di tempo e sarà come una sorta di “inversione economica” che funzionerà sul principio dei vasi comunicanti, ma ovviamente ci saranno sempre livelli separati di vasi comunicanti, quello dei ricchi sempre più ricchi e quello di tutti gli altri.
    La ringrazio nuovamente e La saluto cordialmente
    ing. Carraro

  2. Luca 17 novembre 2017 at 00:51

    Gentile Ing. Carraro, sono onorato mi abbia risposto. La mia, lungi da essere una considerazione ampia, sulla quale oramai sono però stimolato a rendere qualche opinione in calce, si riferiva meramente alle incombenze burocratiche che l’operatore deve compiere: sostanzialmente mere scartoffie purché redatte in maniera credibile, prodotte al momento giusto e nei confronti dell’autorità giusta. Spero non consideri questo un affronto alla Sua professionalità o a quella del settore, anzi credo sia ancor più utile in questo caso piuttosto che se esistessero processi di certificazione assolventi e univoci (il che sarebbe solo un mercato con tutti i pro e contro: lei conoscerà benissimo il mondo delle certificazioni e immagino abbia spigolose opinioni su temi singolarmente spinosi come l’agricolo e l’alimentare, ad esempio, sul quale sorvolo).

    Come forse sottintende, se poi il prodotto è dannoso sta al buon senso e alla gestione del rischio dell’imprenditore più che altro (forse è un bene?). Questo vale in parte a “rassicurare” gli importatori più piccoli: abbiate cura nel produrre la documentazione adeguata, magari seguendo consigli di professionisti, ma fondalmentalmente la normativa vi lascia un buco enorme a disposizione è quindi abbiamo riportato il problema a casa, perché nessuno può andare a controllare i processi fuori.

    Su cosa sarebbe giusto o sbagliato potremmo passarci tutti le giornate, ma per quanto mi riguarda avrei l’autorevolezza di uno dei vari CT della nazionale da bar. Il tema è effettivamente complesso. Dico solo che, e forse non ce ne rendiamo conto, non può esserci che una implicita connivenza da parte delle istituzioni, che queste normative le sviluppano, con i cosiddetti pesci grossi.

    Per un piccolo imprenditore un blocco in dogana (che come lei spiega non dovrebbe neanche esistere oltre i 2-3 giorni) può significare il fallimento, mentre su tutta questa ambiguità Amazon ci ha costruito un impero (scaricando pure parte della pur minima responsabilità sui venditori registrati) inviando a cittadini di tutta europa prodotti senza neanche l’apparenza della legalità (quando i negozi non possono perché sono più controllati -anche se poco) e le varie multinazionali hanno fondamentalmente svuotato ogni famiglia e individuo dei risparmi, poiché se non produci più in Europa, compri a un decimo e vendi allo stesso prezzo, in 20 anni più o meno è andata a finire così: tutta la ricchezza collettiva è evaporata negli acquari di questi pescioloni, con buona pace di quelli che difendono la concorrenza e il mercato. Chissà come mai tutti i vertici di certe categorie sono contro i dazi: sarà perché non producono nulla e fanno fiumi di quattrini a gratis? Il problema non sono i dazi, ma i dazi impliciti nel produrre in Europa e ancor più in Italia che non vengono mai presi in considerazione.

    Mi fermo e mi scuso per l’afflato. So che questo non è il posto adatto e che probabilmente preferisce consulenze retribuite a complimenti gratuiti 🙂

    E’ che ho scoperto tutto questo da due giorni (un amico mi ha chiesto come poter commercializzare un DM), ho letto tutto quello che sono riuscito a leggere (e tutto il Suo sito ovviamente) senza sosta e mi pare veramente tutto incredibile.

  3. Renato Carraro 16 novembre 2017 at 19:52

    Salve, concordo perfettamente con tutta la Sua analisi e nel sito riportiamo solo ciò che sta scritto nella legge, non le nostre interpretazioni o opinioni, che sono coincidenti con le Sue.
    Non è possibile far aderire le leggi di una parte del mondo (l’UE) con il mondo globalizzato, che di fatto non ha regole.
    La soluzione reale sarebbe l’autarchia europea, ovvero fare tutto in Europa, limitando le importazioni alle materie prime non disponibili.
    Questa decisione metterebbe fuori gioco le multinazionali europee e le ditte europee che intendono esportare, perchè a quel punto gli stati extra europei applicherebbero la legge “occhio per occhio ….” e bloccherebbero le importazioni dall’UE, a prescindere dalla qualità dei prodotti.
    Facendo un discorso un po’ più ampio, che rende vane le nostre opinioni, bisogna considerare che qualsiasi transazione commerciale si basa in certa parte sulla fiducia, perchè nessuno può testare ciò che acquista anche se è nel solo mercato UE, infatti le truffe, le sofisticazioni e le contraffazioni esistono da sempre.
    Nel caso degli importatori la cosa è palese, perchè tutto ciò che dichiarano si basa su un atto di fede, si assumono la responsabilità in modo formale, ma quella responsabilità ce l’avrebbero comunque, quindi cambia poco.
    Concordo che tutto diventa un teatro nel quale ognuno recita una parte, per i consulenti il ruolo è quello del suggeritore in buca e nulla più, i protagonisti sono gli importatori, gli organismi notificati (quando sono necessari e loro vorrebbero SEMPRE), le autorità di controllo e per ultimi noi consumatori, che ci autoconvinciamo che se un prodotto ha il marchio CE, la dichiarazione di conformità ed un bel manuale, allora va tutto bene.
    Va tutto bene solo se la filiera intera, compreso il produttore extra europeo è fatta di soggetti onesti e su questo punto ognuno ha la sua opinione.
    Come per i mercati finanziari, anche per il mercato dei beni di qualsiasi tipo, preferiamo girarci dall’altra parte e far finta di non vedere, adattandoci alle nuove situazioni, d’altronde non abbiamo alternative, a meno di non produrre tutto da soli.
    Ricordo infine una frase inascoltata ed “impossibile” di Pasolini – credo nel progresso, ma non credo nello sviluppo -, ma le aziende ed i Paesi “prosperano” nei modi che vediamo, solo grazie allo sviluppo, mettendo il progresso al servizio dello sviluppo, come se non contasse la qualità, ma la quantità.
    Il discorso ci porterebbe ben oltre i limiti di questo blog, sarebbe interessante ma rimarrebbe una discussione interessante, magari non per tutti.
    La ringrazio e La saluto cordialmente
    ing. Carraro

  4. Luca 16 novembre 2017 at 18:36

    Egregio e gentilissimo Ing. Carraro, mi aggiungo alla lunga lista degli ammiratori seppur certamente non ne abbia bisogno.

    Mi permetto di fare un’osservazione, che probabilmente verrà tacciata di pressapochismo, ma leggendo la normativa e i suoi commenti non riesco a capire in cosa sbaglio.

    Qualunque importazione, sia un semilavorato primario sia un prodotto finale da distribuire (in ogni caso il responsabile di tutta la filiera è l’importatore sia che trasformi sia che non trasformi il prodotto, oppure naturalmente il mandatario ma è un caso che in pratica immagino decisamente raro), necessita di numerosi controlli sulla produzione, di filiera, tracciabilità, qualità, etc.

    Il fabbricante come può dichiarare qualunque cosa rispetto alle fasi di lavorazioni precedenti? Per quanti documenti abbia ricevuto dal produttore extra-ue o ha del personale proprio in tutti i processi di produzione della filiera (in bocca al lupo) che fa ispezioni continue oppure dichiara se non il falso, quanto meno l’ignoto. L’unica cosa che può effettuare sono dei test all’arrivo sui prodotti importati: ma non si può testare tutto (alcuni processi chimici sono irreversibili) né testare in maniera invasiva (se non a campione, e comunque con quali costi rispetto a prodotti semplicissimi? Importo bic e poi le analizzo con lo spettrometro per vedere se non sono radiattive?).

    In conclusione: non capisco come sia anche teoricamente possibile essere a norma. Né, e questo è forse ancora più importante, come si possa essere NON a norma. Se il fascicolo tecnico ha tutto materiale inventato, di certo l’autorità italiana non va a controllare nelle fabbriche a Shenzen. Questo incidentalmente crea anche una notevole distorsione della concorrenza.

    Questo dovrebbe valere sia se uno rimarchia il prodotto tale e quale (cosa che comunque deve fare), sia se si tratta di semilavorati. Resta comunque l’ambiguità e contraddizione tra norma comunitaria e nazionale fiscale e contributiva ma lasciamo perdere (fabbricante, artigiano, commerciante, distributore, chi cosa quando e quanto deve pagare?).

  5. Renato Carraro 11 settembre 2017 at 10:14

    Salve, questi prodotti non hanno l’obbligo di marcatura CE, ma devono rispettare la 2001/95/CE ed i compiti relativi spettano all’importatore, che deve garantire la sicurezza dei prodotti.
    Cordiali saluti
    ing. Carraro

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